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Sfere di luce: La scienza discutibile dei
cerchi nel grano
(Versione italiana: Ottobre 2005)
di Francesco Grassi,
Claudio Cocheo e Paolo Russo
La storia ufficiale delle misteriose impronte circolari che
compaiono periodicamente nelle coltivazioni cominciò nel 1980 quando
l'attenzione del dottor Terence Meaden fu attirata da una formazione
apparsa in un campo di avena vicino a Bratton (Inghilterra), ai
piedi dei ripidi pendii erbosi dove è disegnato il famoso Cavallo
Bianco di Westbury.
Questi "primi" cerchi furono chiamati "cerchi misteriosi" o
semplicemente "anelli", ma a partire circa dal 1988 vennero indicati
in tutto il mondo con il termine "cerchi nel grano" (crop
circles, alla lettera "cerchi nelle coltivazioni"). I cerchi nel
grano consistono in regioni geometriche all'interno delle
coltivazioni, in cui le piante (soprattutto cereali) sono appiattite
in posizione orizzontale.
Nel corso degli anni i cerchi nel grano guadagnarono sempre più
l'attenzione dei mass media, evolvendo da semplici strutture
circolari a figure sempre più complesse, e il loro numero crebbe da
alcune dozzine agli inizi della loro apparizione documentata, a
centinaia solo pochi anni dopo. Negli anni Ottanta e Novanta, ad
esempio, il numero di cerchi apparsi in Gran Bretagna aumentò
rapidamente da una manciata per anno nei primi anni Ottanta a
dozzine a fine del decennio e a centinaia già nel 1991.
Nel corso degli anni in molti ammisero di aver creato
personalmente dei cerchi ma, nonostante queste confessioni, i
"credenti" continuarono a rifiutare l'idea del coinvolgimento umano
come sola spiegazione dell'origine del fenomeno. Proliferarono così
numerose teorie alternative nel tentativo di spiegare le possibili
cause non-umane della creazione dei cerchi. La maggior parte delle
affermazioni fu costituita nient'altro che da semplici ipotesi le
quali non guadagnarono una credibilità sufficiente a superare
l'esame di riviste scientifiche referate.
Solo tre studi ottennero la pubblicazione su una rivista
scientifica: il primo a firma di W.C. Levengood (1994), il secondo
di W.C. Levengood e N.P. Talbott (1999) e l'ultimo di E.H. Haselhoff
(2001). Tutti e tre gli articoli suggerivano il coinvolgimento di
una qualche forma di radiazione elettromagnetica nella creazione dei
cerchi. Tuttavia nessuno dei tre forniva una lista di condizioni
sufficienti (o perlomeno necessarie) per stabilire senza dubbio se
una data formazione fosse o meno opera dell'uomo.
Levengood (1994) affermò di aver trovato nelle formazioni delle
alterazioni anatomiche (le cosiddette "anomalie") che non potevano
essere spiegate assumendo un'origine antropica dei cerchi. Tra le
altre anomalie, che non discutiamo in questo articolo, egli osservò
una presunta espansione anomala dei nodi degli steli delle piante
che si trovavano all'interno dei cerchi rispetto a quelle poste
all'esterno (si tratta del cosiddetto a-test, cioè del rapporto fra
la lunghezza dello stelo e del nodo). Levengood concluse che queste
alterazioni erano probabilmente causate da un effetto termomeccanico
dovuto all'espansione delle pareti cellulari, direttamente legato a
un assorbimento di energia elettromagnetica. Nel corso di un
esperimento condotto nel Maryland nel 1997, Levengood e Talbott
(1999) realizzarono essi stessi un cerchio, giungendo alla
conclusione che la risposta gravitropica non superava il 10% a tre
giorni dalla creazione del cerchio; troppo poco, secondo loro, per
spiegare gli allungamenti osservati nelle presunte formazioni
"genuine". Discuteremo in seguito questa affermazione.
Nel 1999 Levengood e Talbott pubblicarono i risultati di un
campionamento eseguito su tre semplici formazioni circolari apparse
a Devizes (Inghilterra, 1993), Chehalis (Washington, USA, 1994) e
nel Sussex (Inghilterra, 1994). Riportarono inoltre un quarto caso
in cui analizzarono una formazione più complessa, a forma di
spirale, che comparve in un campo di orzo a Beckhampton
(Inghilterra) nel 1995.
È importante sottolineare come due dei tre cerchi apparvero in
zone in cui vivevano e operavano da almeno un decennio numerosi
circlemakers. La formazione di Devizes comparve in un'area
vicina a Beckhampton, Wiltshire, e vicina a Bratton dove nel 1990
apparve il più famoso falso crop circle ("Operazione
Blackbird"), dove nel 1983 fu creato uno dei primi falsi con la
sponsorizzazione di alcuni quotidiani nazionali, dove ha vissuto e
operato, dal 1990 al 1991, uno dei principali gruppi di
circlemakers noto come "United Bureau of Investigation" e
dove nei primi anni Novanta i Wessex Skeptics crearono appositamente
delle formazioni per mettere alla prova i ricercatori dei cerchi nel
grano. La formazione del Sussex apparve in una zona in cui la
diffusione di "falsi" cerchi nei raccolti era meno evidente rispetto
a Beckhampton, ma dove vivevano numerosi potenziali
circlemakers. I campioni furono raccolti in un'area in cui,
come anche i ricercatori sui cerchi nel grano più inclini
all'ipotesi paranormale dovettero in seguito ammettere, la
diffusione di hoax era elevata. Questi campioni inoltre erano
stati raccolti vicino alle due regioni in cui Doug Bower e Dave
Chorley avevano probabilmente iniziato a creare cerchi nel grano già
dagli anni Ottanta (South Wiltshire, Alfriston, East Sussex).
Entrambe le zone sembrano aver attratto numerosi emuli degli
originali cerchi di Doug e Dave.
Levengood e Talbott raccolsero, per ogni posizione di misura,
gruppi di 10-15 piante a distanze crescenti dal centro del cerchio
e, per ciascun gruppo, calcolarono il valor medio della lunghezza
dei nodi. Confrontando in grafico il logaritmo delle lunghezze medie
di gruppo dei nodi con la distanza dal centro, essi individuarono
una relazione lineare fra le due variabili. Quindi, la lunghezza dei
nodi sembrava decrescere con legge esponenziale negativa, dal centro
delle aree appiattite verso i bordi.
Gli autori suggerirono che questo andamento si accordava con un
assorbimento di energia elettromagnetica dovuto a un fronte d'onda
piano incidente sulle piante dopo essersi propagato in aria seguendo
la legge di Beer-Lambert.
Essi descrissero la relazione fra la lunghezza dei nodi e
l'intensità della radiazione incidente come:
NL = b(I/I0) = b(e-acd)
dove NL è la lunghezza dei nodi, b una
costante di proporzionalità, I l'intensità della radiazione
alla distanza d dalla sorgente, I0
l'intensità della radiazione alla sorgente, a il
coefficiente di assorbimento dell'aria e c la concentrazione
delle molecole assorbenti.
Due anni dopo Haselhoff commentò l'articolo, mettendo in
evidenza, in particolare, due errori: la lunghezza dei nodi degli
steli normali era stata assunta uguale a zero e non si era tenuto
conto della dispersione dell'energia all'aumentare della distanza.
Egli pertanto suggerì di correggere il primo errore sottraendo un
termine N0, che rappresenta la lunghezza media dei
nodi delle piante esterne alle formazioni ("controlli") non affette
quindi dal presunto irraggiamento. In tal modo egli accettava
implicitamente sia la discutibile strategia di campionamento degli
esperimenti di Levengood e Talbott, sia l'ipotesi termomeccanica
come spiegazione per l'allungamento dei nodi.
L'articolo di Haselhoff si focalizzava su un nuovo modello di
propagazione della presunta radiazione elettromagnetica che sarebbe
stata coinvolta a suo parere nella creazione dei cerchi. Analizzando
i dati raccolti nei primi tre cerchi sopra menzionati, Haselhoff
identificò un andamento quadratico inverso nell'allungamento dei
nodi all'aumentare della distanza radiale. Propose quindi un modello
basato su una sorgente di radiazione puntiforme, definendola come
una "Sfera di Luce" (Ball of Light - BOL) che irraggiasse la
coltura sottostante.
Per dare maggior consistenza alla sua ipotesi Haselhoff riportò,
come controprova, i risultati di uno studio condotto su una
formazione di sicura origine umana, comparsa a Nieuwerkerk nel 1997,
nella quale lo stesso andamento quadratico non sembrava evidente.

Figura 1 Rappresentazione geometrica del modello BOL.
L'ipotesi BOL consiste in un modello che descrive la diminuzione,
con il crescere della distanza, dell'intensità di un fronte d'onda
sferico di radiazione elettromagnetica originato da una sorgente
puntiforme posta ad un'altezza finita h sopra il campo (fig.
1).
Sebbene non esplicitamente indicata nel testo dell'articolo di
Haselhoff, l'equazione del modello può essere dedotta da semplici
considerazioni fisiche, assumendo una decrescita 1/r2
dell'intensità della radiazione moltiplicato per una costante di
proporzionalità, secondo la relazione:
NL - N0 = b/r2 dove b
è la costante di proporzionalità e r2 = d2
+ h2, dove d è la distanza proiettata al suolo del
punto dal centro del cerchio e h l'altezza dell'ipotetica
sorgente dal centro del cerchio. Per ogni formazione il parametro
h fu ottimizzato per regredire al meglio i dati secondo
l'andamento 1/r2. Riscalando l'asse delle x secondo
1/r2 e scegliendo NL-N0 come
ordinate, se l'ipotesi BOL fosse corretta ci si dovrebbe attendere
un elevato valore del coefficiente di correlazione
R2.
Discussione
Sia per i sensazionali contenuti scientifici, sia per lo
straordinario impatto esercitato sulla pubblica opinione, sembra
necessaria un'analisi più dettagliata sul trattamento dei dati e
sull'analisi statistica, in base alla regola che affermazioni
straordinarie richiedono prove altrettanto straordinarie.
Prima di iniziare la trattazione riteniamo importante evidenziare
come i tre articoli sopra menzionati siano di fatto considerati il
"punto di riferimento scientifico" per la comunità delle persone
interessate al fenomeno dei crop circles. Physiologia
Plantarum Journal giocò un ruolo cruciale, pubblicando tutti e
tre gli articoli e fornendo agli autori supporto e credibilità
scientifica. Inoltre, il nostro articolo fu dapprincipio sottoposto
a Physiologia Plantarum Journal e l'editore si dichiarò
d'accordo con i nostri commenti sulla pseudoscientificità dei
contenuti dei tre articoli (Physiologia Plantarum Journal,
comunicazione agli autori, 2004), ma rifiutò la pubblicazione del
nostro articolo con la sorprendente motivazione secondo la quale
"non c'è alcun dibattito scientifico in atto su questo
argomento".
La nostra prima critica all'articolo di Haselhoff riguarda la
strategia di campionamento e l'approccio statistico. Sia il numero
di formazioni esaminate, sia il numero di dati raccolti all'interno
e all'esterno di ciascuna di esse sono inadeguati per eseguire
un'analisi statistica attendibile .
È significativo osservare (vedi Tab.1) come, nel suo articolo del
2001 su Physiologia Plantarum, non sia riportato il numero di
campioni raccolti nei vari siti. Omissione piuttosto sorprendente,
considerato che la maggior parte delle pubblicazioni scientifiche
indica la dimensione della popolazione campionata, in modo da poter
dimostrare che le conclusioni statistiche a cui giungono non si
fondano su un insieme di pochi dati. Questa è una considerazione
importante, perché l'articolo di Haselhoff su Physiologia
Plantarum del 2001 sostiene chiaramente che il fenomeno che essi
dichiarano di aver scoperto si applica a molti cerchi, non a pochi.
Nel caso della formazione di Chehalis, per esempio, i campioni sono
stati raccolti solo in tre posizioni e non stupisce che un modello a
due parametri possa fornire una regressione apparentemente buona per
tre punti, sebbene ciò non indichi una relazione causa-effetto.
| Devizes |
Chehalis |
Sussex |
d (m) |
Nl (mm) |
d (m) |
Nl (mm) |
d (m) |
Nl (mm) |
| 0.303 |
6.0 |
1.110 |
4.1c |
0.315 |
4.6c |
| 1.510 |
4.4 |
1.825 |
3.7 |
1.558 |
3.5 |
| 1.529 |
5.5 |
4.543 |
3.5 |
4.476 |
3.3 |
| 2.812 |
4.4 |
9.109 |
3.3 |
4.830 |
3.4 |
| 2.897 |
4.3 |
|
|
12.224 |
2.8e |
| 3.300 |
3.3e |
|
|
19.775 |
2.4e |
| controllo |
3.2 |
controllo |
2.9 |
controllo |
2.4 |
Tabella 1. Dati sperimentali per le formazioni di Devizes, Chehalis e
Sussex. d è la distanza della posizione di misura da
centro del cerchio; Nl è la lunghezza media
dei nodi; l'apice c indica dati appartenenti ai ciuffi
centrali; l'apice e indica dati raccolti all'esterno
delle formazioni.
La BOL è un modello di regressione a due parametri: l'altezza
h dal suolo e la costante di proporzionalità b. Il
parametro b non è così insignificante da meritare di essere
superficialmente trascurato, come è stato fatto nell'articolo di
Haselhoff, ma dovrebbe giocare un ruolo cruciale nel processo fisico
sottostante. In realtà il parametro b contiene tutte le
informazioni non geometriche del fenomeno. Piuttosto che una
costante esso rappresenta, in effetti, un insieme di più variabili.
Esso descrive tutte le proprietà fisiche del fenomeno come, per
esempio, la durata dell'irraggiamento, l'intervallo spettrale della
radiazione emessa, l'intensità della sorgente, l'assorbimento
dell'aria, il contenuto di umidità delle piante e del suolo
circostante, le proprietà assorbenti e riflettenti delle piante e
del suolo e così via.
Per le formazioni di Devizes e Chehalis, entrambe all'interno di
coltivazioni di frumento, abbiamo trovato rispettivamente b=10,3 e
b=68,9; si tratta di valori ben diversi. Haselhoff non solo ha
omesso di spiegare il significato dei parametri e la ragione delle
loro differenze, ma ne ha omesso anche la pubblicazione dei valori.
In particolare, solo l'altezza h della BOL dal suolo è
riportata nella tabella 1 dell'articolo di Haselhoff. Ne segue che
il modello sembra possedere un solo parametro, l'altezza h,
fornendo dei risultati sorprendentemente buoni per un modello a un
solo parametro.
Un altro aspetto criticabile riguarda la mancanza di un
protocollo standardizzato per stabilire quali misure includere nel
gruppo di controllo. Alcune piante rimaste erette molto lontano
dalle formazioni furono definite come "controlli" e considerate come
piante indisturbate; i loro valori medi e le deviazioni standard
furono calcolate in modo da permettere il paragone tra piante
affette e piante non affette. Le piante appiattite
all'interno dei cerchi furono considerate "affette" (cioè
non-controlli). In realtà, anche alcune piante erette, raccolte
all'esterno dei cerchi, furono considerate "affette" e non
classificate nel gruppo di controllo: due campioni nella formazione
del Sussex furono raccolti a 6 e 14 metri dal limite esterno del
cerchio e un campione a Devizes fu raccolto 30 centimetri oltre il
bordo della formazione (figure 2a e 2c). Nessuna giustificazione
relativamente a questa decisione è stata addotta nell'articolo.
Nessuna distanza limite per l'inclusione o meno dei campioni nei
gruppi di controllo è menzionata. Dobbiamo supporre che gli autori
abbiano deciso di assegnare queste piante al gruppo delle "affette"
piuttosto che a quello dei controlli dopo aver osservato che i loro
allungamenti erano maggiori di quelli delle piante definite
"controllo". Questa è una procedura che può generare artefatti.
Ci potrebbero essere delle ragioni per includere alcune piante
rimaste erette all'esterno dei cerchi nel gruppo delle piante
"affette", dato che gli autori sembrano indagare su effetti che
potrebbero non essere strettamente limitati all'area del raccolto
abbattuto al suolo. Tuttavia, se nessun criterio oggettivo viene
stabilito chiaramente e a priori, ogni analisi successiva diventa
discutibile, perché la deviazione standard dei controlli può essere
sottostimata, rendendo i valori degli allungamenti dei nodi delle
piante "affette" apparentemente più anomali di quanto essi
siano.
Inoltre, se il bordo del cerchio non è assunto come criterio
discriminante, diventa più complicato assicurarsi che gli effetti
che si stanno investigando siano realmente provocati dal fenomeno
che ha generato il cerchio, piuttosto che da altre cause
concorrenti. Questo è particolarmente rilevante se si considera che,
a causa dello scarso numero di campioni raccolti, l'analisi manca di
risoluzione spaziale e che le piante di controllo sono state
raccolte solo a grandi distanze dal bordo dei cerchi, dove le
condizioni ambientali potrebbero essere state un po' diverse. Nessun
test statistico per confrontare le medie e le varianze dei campioni
presi all'interno e all'esterno delle formazioni è stato applicato.
Qualsiasi conclusione fondata sul paragone fra campioni raccolti
all'interno dei cerchi e quelli provenienti dal resto del raccolto
non è, quindi, supportata da un'analisi statistica robusta.
La figura 2 mostra le misure effettuate nelle tre formazioni di
Devizes (a), Chehalis (b) e Sussex (c). I raggi dei tre cerchi
furono rispettivamente di 3, 6 e 9 metri e tutte le piante rimaste
erette all'esterno avrebbero dovuto essere considerate come campioni
di controllo, a meno che non venisse dichiarato un diverso criterio.

Figura 2. Paragone fra
il modello BOL (linea tratteggiata) ed una semplice
regressione lineare (linea continua) per le formazioni: (a)
Devizes, (b) Chehalis, (c) Sussex e (d) Nieuwerkerk. I ciuffi
centrali sono inclusi nell'analisi. I quadrati vuoti indicano
i ciuffi centrali; i cerchi vuoti rappresentano le piante
raccolte all'esterno delle formazioni.
Ciò nonostante, il primo punto a destra nel grafico di Devizes e
i primi due in quello del Sussex furono inclusi nel modello di
regressione sia da Levengood e Talbott che da Haselhoff, nonostante
la loro reale natura di controlli. Particolarmente sorprendente è il
caso del Sussex, in cui l'intervallo di confidenza del gruppo di
controllo è molto piccolo mentre uno dei campioni (controllo) si
trova ben al di fuori di esso. Chiaramente questo punto fu escluso
dal calcolo della deviazione standard dei livelli di controllo,
conducendo a una sottostima del reale valore e rendendo, quindi,
impossibile un confronto attendibile fra la variabilità degli
allungamenti dei nodi delle piante interne al cerchio e di quelle
appartenenti al resto della coltivazione.
Nelle formazioni del Sussex e di Chehalis furono rinvenuti ciuffi
circolari di piante rimaste erette al centro dei cerchi, eppure
questi campioni furono esclusi dall'analisi della regressione del
modello, nonostante si trovassero nel cuore dei cerchi e nonostante
l'importanza di questi campioni vista la loro prossimità alla
presunta sorgente radiante. Levengood e Talbott esclusero il ciuffo
centrale sebbene, grazie all'omissione del fattore di dispersione
dell'energia, questo non costituisse alcuna singolarità per il loro
modello esponenziale. Sebbene Haselhoff possa aver escluso i ciuffi
centrali con l'obiettivo di confrontare i propri risultati con
quelli di Levengood e Talbott, egli avrebbe dovuto includerli al
fine di valutare correttamente le prestazioni del suo modello.
Inoltre critichiamo la mancanza di informazioni sulla
significatività statistica dei parametri del modello proposto.
Questo tipo di valutazione è imprescindibile perché permette di
giudicare l'attendibilità della regressione, basata sulla
trasformazione dell'asse x in seguito all'ottimizzazione del
parametro h. Ripetendo le analisi di regressione di Haselhoff
sui dati originali, abbiamo scoperto che il parametro h non è
significativo al livello a=0,05 (tabella 2a), che costituisce già un
limite piuttosto generoso per un'affermazione tanto clamorosa.
Includendo i ciuffi centrali nei dati, peggiorano sia i coefficienti
di correlazione R2 sia la significatività
statistica di h (tabella 2a); pertanto, il modello BOL appare
statisticamente privo di attendibilità o, perlomeno, non
sufficientemente significativo da ritenere ragionevole l'esistenza
di una sorgente puntiforme di radiazione elettromagnetica che
irraggi dall'alto i cerchi nel grano.

Tabella 2a. Parametri
del modello BOL, applicato ai dati di Chehalis, Sussex e
Devizes. Il parametro h è l'altezza dal suolo della
sorgente radiante puntiforme, R2 è il coefficiente
di correlazione, p è la probabilità che il valore
effettivo del parametro h sia zero anziché il valore
indicato. I risultati di Haselhoff furono ottenuti escludendo
i ciuffi centrali di piante erette. Sia escludendo che
includendo i ciuffi centrali nel calcolo, i parametri del
modello BOL non sono statisticamente significativi al 95% di
confidenza (il valore p è maggiore di 0,05). Devizes non è
stato preso in considerazione perché mancante di ciuffi
centrali.
Va sottolineato come una semplice regressione lineare, che ha lo
stesso numero di parametri, approssimi i dati meglio di quanto
faccia il modello BOL (tabella 2b). Naturalmente, non stiamo
suggerendo l'esistenza di uno specifico sottostante fenomeno
lineare, ma vogliamo semplicemente mettere in luce un concetto
basilare: l'esistenza di una correlazione non è necessariamente
indice di un nesso di causalità. In aggiunta, è molto importate
sottolineare che l'applicazione di test statistici a un numero così
scarso di dati può condurre a conclusioni errate che sono ben lungi
dall'essere statisticamente significative.

Tabella 2b. Parametri
del modello di regressione lineare applicato ai dati di
Chehalis, Sussex e Devizes. Il parametro h è l'altezza
dal suolo della sorgente radiante puntiforme, R2 è il
coefficiente di regressione lineare e a è il parametro
di pendenza. Una semplice regressione lineare interpola tutti
i dati con maggiore significatività statistica; nel caso senza
ciuffi centrali considerato da Haselhoff, li approssima anche
meglio.
Il modello BOL, inoltre, è irrealistico anche da un punto di
vista fisico. Un ipotetico modello BOL dovrebbe essere molto più
complesso, perché la quantità di energia che colpisce le piante
dovrebbe dipendere dall'angolo di incidenza della radiazione
rispetto ai nodi degli steli e l'assorbimento di energia
dipenderebbe dal cammino percorso dalla radiazione all'interno delle
piante e, di conseguenza, dalla loro effettiva trasparenza. Uno
stelo parzialmente trasparente schermerebbe in parte il nodo; ne
conseguirebbe che il modello di Haselhoff potrebbe funzionare solo
assumendo che le piante fossero del tutto trasparenti alla
radiazione e pertanto non potrebbero assorbire alcuna energia.
Quindi, se ci fosse davvero una sorgente puntiforme ad irraggiare i
raccolti, la sua impronta non mostrerebbe comunque un andamento
1/r2.
Abbiamo ottenuto da Haselhoff (Haselhoff, comunicazione agli
autori, 2003) le misure originali raccolte nella formazione di
origine umana di Nieuwerkerk (fig. 3) e le abbiamo confrontate con
quanto riportato nell'articolo di Haselhoff.

Figura 3.
Rappresentazione schematica delle formazioni di conclamata
origine umana di Nieuwerkerk. Il cerchio in grigio chiaro è
quello campionato. In alto a destra, un ingrandimento del
cerchio campionato e l'indicazione delle posizioni di misura.
Entrambi i set A e B sono stati raccolti da Haselhoff, ma solo
il set A è stato pubblicato. Il set B non è riportato
nell'articolo di Haselhoff.
La prima cosa che osservammo fu che gli allungamenti dei nodi
arrivavano sino al 30%, contraddicendo le conclusioni
dell'esperimento di Levengood e Talbott nel Maryland (1997), in cui
si stimò che il gravitropismo ammontasse a non più del 10%, e
dimostrando nel contempo che piante prelevate in formazioni di
dichiarata origine umana potevano presentare allungamenti
confrontabili con quelli di piante raccolte in formazioni
considerate non antropogeniche ("genuine").
Esaminando il caso di Nieuwerkerk, inoltre, notammo che questa
volta il primo punto esterno al cerchio era stato escluso
dall'analisi, nonostante distasse appena 10 centimetri dal bordo del
cerchio (cioè 12,8 metri dal centro). Includendo questo punto nella
regressione, come necessario per eseguire un confronto coerente con
le analisi eseguite sulle altre formazioni "genuine", il
coefficiente di correlazione del modello BOL cambia da R=0,54 a
R=0,63.
La cosa più sorprendente, tuttavia, fu scoprire che solo una
parte delle misure sperimentali era stata pubblicata nell'articolo.
Durante l'esperimento, Haselhoff raccolse due serie di misure,
chiamate set A e set B, raccogliendo i campioni
secondo due direttrici perpendicolari fra loro sulla stessa impronta
circolare, ma pubblicò i risultati del solo set A. Il coefficiente
di correlazione del modello BOL applicato al set B è R=0,71,
decisamente più alto di quello del set A.
Usando entrambi i set, mediando i valori dei punti che si
trovavano all'interno del cerchio, alla stessa distanza dal centro
(fig. 2d), trovammo che il coefficiente di correlazione per il
modello BOL cresce a R=0,73. Inoltre, includendo tutti i dati
disponibili appartenenti alla parte esterna dei cerchi e usando come
valore di controllo la media di tutti i punti esterni, il
coefficiente di correlazione sale a R=0,83. In conclusione: piante
raccolte in formazioni di dichiarata origine umana possono rivelare
proprietà statistiche simili a quelle di formazioni considerate
"genuine".
Un'altra critica riguarda la mancanza di analisi della formazione
a spirale di Beckhampton, sebbene questo esperimento fosse stato
dettagliatamente descritto nell'articolo di Levengood e Talbott, lo
stesso articolo commentato da Haselhoff. In realtà, la formazione di
Beckhampton non presenta alcun andamento 1/r2; gli
allungamenti dei nodi non sembrano neppure correlati con la distanza
dal centro. Ricordiamo che tutti gli esperimenti devono essere presi
in considerazione e che una teoria è valida solo quando è in grado
di spiegare tutti i casi e non solo quelli che si accordano con
l'ipotesi sperimentale.
Si potrebbe ipotizzare che, per riuscire a tracciare una spirale
nel raccolto, una BOL avrebbe dovuto muoversi in modo complesso
piuttosto che stazionare semplicemente sopra il centro; questo
movimento complesso impedirebbe di scorgere nei dati l'andamento
1/r2, rendendo chiare le ragioni dell'esclusione
dall'analisi.
Tuttavia, questa giustificazione condurrebbe a porsi domande
circa la portata dei tre articoli. È normalmente accettato dai
"credenti" che i cerchi nel grano siano opera di esseri senzienti,
perché (presumibilmente) i fenomeni naturali non sarebbero in grado
di generare una tale varietà di figure geometriche dall'apparenza
così simbolica. Queste avvincenti proprietà geometriche non sono
però presenti nelle semplici forme circolari o in quelle irregolari
(non-geometriche). Se una pubblicazione scientifica si focalizza
solo sui semplici cerchi, le sue conclusioni non possono poi essere
estese alle formazioni complesse se non affidandosi alla discutibile
implicita assunzione che possa esistere una sola unica causa per
l'abbattimento delle piante. Se un articolo scientifico non prende
in considerazione anche le formazioni complesse allora la sua
rilevanza nei confronti di ciò che la gente chiama "cerchi nel
grano" rimane tutta da dimostrare.
Un'altra critica fondamentale riguarda l'inconsistenza delle
assunzioni. Nell'articolo di Levengood e Talbott è suggerito che
l'allungamento dei nodi sia dovuto ad un rapido e intenso
riscaldamento dei tessuti delle piante, conseguente all'assorbimento
di radiazione elettromagnetica. Il riscaldamento dell'acqua
contenuta nelle cellule sarebbe all'origine di un aumento di
pressione interna che, a sua volta, forzerebbe i tessuti
visco-elastici ad allungarsi. Nel suo articolo, pubblicato nel 1994,
Levengood sostenne che "se energia da microonde è coinvolta nella
formazione dei crop circles, la quantità di calore dovrebbe
dipendere dal contenuto d'acqua della pianta". La dilatazione
termica dell'acqua liquida fra 15 °C e 90 °C, tuttavia, è non più
del 3,5%, non sufficiente a giustificare gli allungamenti tra il 30%
e il 200% osservati per i nodi nelle formazioni (Levengood &
Talbott, 1999).
Inoltre, sia Levengood e Talbott (1999) che J.A. Burke (1998), un
membro dello stesso gruppo di ricerca (BLT), affermarono che danni
alle piante (allungamenti dei nodi) di maggior entità si rinvengono
in piante abbattute al suolo a causa del vento o di condizioni
meteorologiche severe.
Tutte le ipotesi formulate attorno alla creazione dei cerchi si
fondano su un effetto termomeccanico, ma nessuno degli autori ha mai
dimostrato la possibilità per i nodi di potersi allungare sino del
200% o anche del 100%, così come osservato nelle formazioni
"genuine", sotto l'azione di un riscaldamento. Eppure non sembra
difficile verificare se i nodi possano effettivamente allungarsi
sotto l'azione di calore radiante (senza bruciare o uccidere le
piante); ma finché una qualche evidenza di laboratorio per l'effetto
termomeccanico non viene prodotta, allungamenti dei nodi come quelli
dichiaratamente osservati nei cerchi nel grano non possono essere
collegati all'assorbimento di una qualche forma di irraggiamento
elettromagnetico.
Un'altra critica riguarda la mancanza di informazioni dettagliate
su ogni argomento trattato negli articoli: nessuna fotografia delle
tre formazioni genuine, né del "falso" di Nieuwerkerk è stata
prodotta; nessuna tabella con i dati originali è stata riportata;
non è stata fornita alcuna descrizione sulla geometria
dell'appiattimento delle piante (cioè nulla è stato detto sulla
posizione delle piante abbattute); nulla è stato scritto sulla
posizione in cui i campioni sono stati raccolti all'interno del
cerchio, tranne la loro distanza dal centro. Quindi lo studio non
permette un'analisi bidimensionale; nessuna incertezza sul valore
delle ascisse è riportata, laddove ogni punto di campionamento
rappresentava in effetti la lunghezza media dei nodi di circa 10-15
piante e piccole differenze nella distanza dal centro producono
enormi variazioni nell'allungamento dei nodi, come nel caso della
formazione di Devizes in cui il secondo e terzo punto distavano solo
1,9 cm eppure gli allungamenti differiscono addirittura dell'86%.
Nessuna ipotesi è stata formulata su ciò che riguarda la durata,
l'intensità e la frequenza della presunta radiazione. Infine,
l'opacità delle piante alla radiazione, che implica la necessità di
considerazioni sugli angoli di incidenza, può drammaticamente
modificare la simmetria del meccanismo di assorbimento di energia e,
quindi, l'equazione del modello; questo elemento è stato del tutto
ignorato.
Conclusioni
La nostra conclusione è che le affermazioni sul coinvolgimento di
una qualche forma di irraggiamento elettromagnetico all'origine
della formazione dei cerchi nel grano non trova supporto
nell'evidenza sperimentale. In particolare, l'andamento
1/r2 esiste solo in virtù di un'esclusione ingiustificata
di dati indesiderati; nonostante ciò, anche in queste condizioni
privilegiate, il modello proposto non interpola i dati altrettanto
bene quanto una semplice regressione lineare. E seppure un andamento
1/r2 fosse evidenziabile nei dati sperimentali, esso non
potrebbe comunque essere attribuito ad una sorgente puntiforme di
radiazione, perché implicherebbe la completa trasparenza delle
piante rispetto alla radiazione incidente, impedendo qualunque
assorbimento di energia. Inoltre, il modello BOL è stato
selettivamente applicato alle sole formazioni dalla struttura
circolare semplice, laddove le forme rettangolari o più complesse
sono state deliberatamente ignorate per l'impossibilità di adattarle
all'ipotesi BOL.
I fatti discussi nel nostro articolo critico non dimostrano
nient'altro che l'esistenza di una semplice differenza
nell'allungamento dei nodi delle piante abbattute all'interno dei
cerchi rispetto a quelle rimaste erette al loro esterno, come ci si
dovrebbe attendere nel caso in cui un qualunque tipo di azione
meccanica riuscisse ad appiattire al suolo le piante, corde e assi
comprese.
Bibliografia
- Levengood, W.C. & Talbott, N.P. (1999), "Dispersion of
energies in worldwide crop formations". Physiol. Plant.
105, 615-624.
- Haselhoff, E.H. (2001), "Opinions and comments on Levengood
WC, Talbott NP (1999) Dispersion of energies in worldwide crop
formations". Physiol. Plant. 111: 123-125.
- Levengood, W.C. (1994), "Anatomical anomalies in crop
formation plants". Physiol. Plant. 92
Francesco Grassi Ingegnere, Gruppo
sperimentazioni CICAP
Claudio Cocheo Centro di Ricerche Ambientali,
Fondazione Salvatore Maugeri, CICAP Veneto
Paolo Russo Programmatore, CICAP Friuli Venezia
Giulia
Tutti e tre fanno parte del Gruppo di Ricerca del CICAP sui Crop
Circles Traduzione italiana a cura di Claudio Cocheo pubblicata su Scienza & Paranormale
(S&P N. 63 - Anno XIII -
Set/Ott 2005) dell'articolo originale in inglese pubblicato su Journal of Scientific Exploration Vol. 19, n.2,
pp. 159-170, 2005 [PDF version]
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SPECIALE Crop Circles
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crops@cicap.org
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