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A DOMANDA … RISPONDA!

A DOMANDA … RISPONDA!

Ad un programma televisivo un giornalista intervista un personaggio politico. Il giornalista pone una domanda ben circostanziata e puntuale, che richiede una risposta altrettanto ben definita e non ambigua: un si o un no. Il politico, invece di rispondere alla domanda come sarebbe naturale aspettarsi, inizia una lunga perifrasi aggirando la questione, spostando il discorso su altri temi non inerenti, e alla fine non risponde alla domanda iniziale. Il giornalista sfoglia le sue carte e passa ad un’altra domanda, e quella precedente rimane cosi’ senza risposta. Situazioni di questo tipo sono comunissime nei dibattiti politici, tanto che ormai non ci facciamo più  molto caso. Alle domande non e’ necessario rispondere, ma e’ sufficiente manifestare un’opinione decisa e forte su un qualche argomento, non necessariamente inerente al tema della domanda.
Mi capita spesso di fare presentazioni scientifiche nelle quali riporto ad un gruppo di collaboratori i risultati del mio lavoro. E’ normale, in queste situazioni, che vengano poste domande di vario tipo. Alcune sono semplici richieste di chiarimento, ma altre sono a volte obiezioni sostanziali sul metodo adottato, sull’interpretazione dei risultati, e più  in generale sul lavoro svolto. Obiezioni che mirano a verificare la correttezza delle affermazioni e dei risultati che vengono presentati. Di fronte a situazioni di questo tipo un ricercatore ha due sole possibilità : rispondere alla domanda nel modo migliore possibile, confutando l’obiezione nel modo più  efficace, oppure ammettere che non aveva tenuto in considerazione quell’aspetto  o che comunque su quel punto specifico ci sta ancora lavorando, e che presenterà  successivamente studi più  accurati. Evitare di rispondere alla domanda spostando il discorso su un altro argomento e’ semplicemente impensabile, perché’ alla fine la domanda verrebbe comunque riproposta fino a che non verrà’ data una risposta sufficientemente adeguata e esauriente.
In ambiente scientifico questa e’ la prassi, e non ci sono alternative. Nessuno si lamenta o protesta di fronte a questo modo di procedere, che e’ condiviso e pienamente accettato da tutti. Se i risultati del proprio lavoro non vengono presentati al resto della comunità  e passati al setaccio della critica non potranno mai essere pubblicati e resi noti. Non si può  eludere questa fase. E’ per questo che rimango esterrefatto quando questa regola di comportamento che ritengo assolutamente normale, l’unica accettabile, addirittura l’unica possibile, viene violata spudoratamente in tante situazioni della quotidianità , come ad esempio il dibattito politica e economico. Ma la cosa che trovo veramente sorprendente e’ che non solo l’intervistato eviti di rispondere, ma anche che l’intervistatore non pretende la risposta.
Il modo di procedere della ricerca scientifica passa attraverso questi semplici gesti di onesta’ e trasparenza perché  la scienza “deve” essere trasparente. Non si può’ semplicemente chiedere agli altri di fidarsi della veridicità  di una scoperta scientifica, ma bisogna fornire al resto della comunità  tutti gli strumenti per controllare se quello che si afferma e’ vero oppure falso. Sembrerebbe una norma comportamentale cosi’ ovvia per qualunque tipo di attività  umana che abbia un impatto importante sulla società’, ma sappiamo che non e’ cosi’.

About Stefano Marcellini

Primo ricercatore dell' Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Bologna, esperto in fisica delle particelle, lavora all'esperimento CMS dell'LHC al Cern di Ginevra.