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Desiderio di Medicina o Medicina del Desiderio? di Andrea Forghieri | |
Nel panorama delle pubblicazioni internazionali ci sono testi che sembrano cogliere lo spirito del tempo con una lucidità impressionante. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, essi non vengono accolti dall’attenzione che meriterebbero. Uno di questi è senza dubbio "L’irresistible dèsir de naissance" (L’irresisitibile desiderio di nascita) di René Frydman. Questo autore sottolinea l’evidente evoluzione della medicina alla quale stiamo tutti assistendo. Da Ippocrate in poi il ruolo del medico è sempre stato caratterizzato da questa domanda: "Dove ha dolore?". Gli sviluppi più recenti della medicina moderna invece, sembrano averla mutata in "Che cosa desidera?". Non si tratta più semplicemente di guarire quanto di soddisfare dei desideri. La chirurgia estetica ne è sicuramente il filone più rappresentativo, tuttavia questo tipo di orientamento è riconoscibile anche in altri ambiti (pensiamo al fenomeno del Viagra o a quello della cosiddetta "inseminazione selvaggia"). Sulla scia di questo cambiamento anche la pratica medica rischia sempre più di trasformarsi, proprio come i farmaci, in una medicina "da banco" (o dovrei dire da supermercato?) dove ciascuno si serve come vuole. In questo nuovo contesto anche la figura del medico e degli altri operatori sanitari cambia. Egli è sempre di più un tecnico che deve semplicemente soddisfare delle richieste: domanda d’aborto, di impianto d’embrione ecc... E i pazienti, almeno i pazienti di un certo tipo, si aspettano che il medico svolga questo nuovo ruolo e sempre meno quello del professionista responsabile che deve valutare la pertinenza della richiesta o le possibilità di riuscita di un intervento. Questo infatti, implica un giudizio da parte sua e, in certi casi, la facoltà di respingere la richiesta che gli viene rivolta. |
La "sensibilità" che caratterizza questo nostro scorcio di secolo fa sì che i desideri vengano percepiti come diritti. Si grida cioè alla discriminazione ogni volta che non vengono esuditi. Il problema naturalmente è che in una logica del desiderio non esistono limiti possibili. Oggi si parla della sofferenza di una coppia omosessuale che desidera un figlio. Domani si parlerà probabilmente della sofferenza di una coppia che vuole conoscere il codice genetico del nascituro. Si è realizzato quanto scriveva ironicamente Jacques Testart in "L’uovo trasparente": ...Gli psichiatri potranno attestare i pericoli esistenti per l’equilibrio della coppia e per l’avvenire del bambino, qualora venisse negato ai futuri genitori il supporto tecnologico da loro richiesto, qualora i desideri (stimolati dal possibile) venissero frustrati dalle istituzioni...". Non si tratta più dunque di generare un figlio, quanto piuttosto di rigenerarsi in un figlio. Leon Kass, noto genetista, pone alla nostra epoca un interrogativo inquietante:"...Sono stato concepito dopo l’avvento degli antibiotici, ma prima dell’amniocentesi; tardi abbastanza per non soccombere ad una banale malattia infettiva, ma presto abbastanza per non soccombere alla terapia eugenetica. Soffro di miopia, asma e tendenza alla depressione, e forse ho 4 o 5 geni recessivi di malattie letali non diagnosticate (condizione oggi "normale"); ebbene nel futuro questi problemi presi insieme e diagnosticati prima della nascita mi avrebbero consentito di nascere? Andrea Forghieri A.S.M.N. Cardiologia Per gentile concessione del periodico "Notizie", bimestrale dell’ASMN di Reggio Emilia
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| CICAP - sezione Emilia-Romagna - Ultimo aggiornamento: 18 ottobre 2001 Per commenti o inesattezze su questa pagina scrivi a debastiani@mail.com |