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I FIORI DI BACH CHE FANNO AL CASO TUO

I FIORI DI BACH CHE FANNO AL CASO TUO

Sito web dedicato ai fiori di Bach: sembra molto dettagliato e, incuriosito, mi metto a leggere.

I fiori di Bach, apprendo, non curano la malattia ma lo stato d’animo. Esempio: come reagiamo ad un determinato avvenimento? Con rabbia, paura, indifferenza, scoraggiamento? La risposta che diamo all’evento ci indica quali fiori ci saranno utili in quel momento. Leggo poi che (cito testualmente): “i diversi rimedi sono la somma dell’azione congiunta dell’acqua e del fuoco, visto che gli elementi terra ed aria sono già presenti nel fiore, la pianta che li ha generati è difatti cresciuta fra la terra e l’aria del cielo”. Questa frase è talmente demenziale e priva di qualunque significato, e tuttavia così irritante nella sua presunzione di apparire dotta e ponderata, che faccio sinceramente fatica a mantenere la concentrazione e procedere nella lettura. Avrei bisogno di un fiore di Bach, suppongo!

Apprendo comunque che “i fiori vengono messi in acqua e, una volta che l’informazione trasformatrice del fiore si trasferisce nell’acqua, a questa è aggiunto del brandy (come conservante) e i fiori di Bach sono pronti”. Che cosa sia l’azione trasformatrice che passa dal fiore all’acqua e come ci passi non e dato sapere, ma è tipico, quando si ha a che fare con le pseudoscienze, doversi prestare ad atti di fede verso qualcosa che non è in alcun modo definito, ma che vuol lasciare supporre lunghi studi alle spalle. Suppongo si faccia riferimento alla (inesistente) memoria dell’acqua, quella stessa acqua che, insieme di molecole fatte di atomi di idrogeno e ossigeno adesso ammassate nel bicchiere, è stata nelle ere geologiche alternativamente mare, ghiaccio, nuvola, fiume, stagno, pozzanghera, saliva dei dinosauri e urina dei mammut, continuamente rimessa in circolo dall’evaporazione, dai venti e dalle piogge, e che, nelle sue vicissitudini, è venuta a contatto innumerevoli volte con virus, batteri e sostanze di tutti i tipi ma che, misteriosamente, si è dimenticata di tutto tranne che del fiore di Bach. Perche’ se l’acqua avesse anche una pur vaga memoria, con tutto quell’iradiddio che ha visto nella sua vita (una molecola d’acqua può dire a pieno titolo “ho visto cose che voi umani…”) non saremmo qui a scrivere queste cose. Per nostra fortuna, però, l’acqua non si ricorda di niente, a parte il fiore di Bach, che come il primo amore evidentemente non si scorda mai.

Procedo nella lettura e apprendo subito dopo che “per informazione s’intende un messaggio vibrazionale positivo.” Non ho idea di cosa sia un “messaggio vibrazionale positivo”, ma sospetto che non ce l’abbia neanche l’autore di quello che sto leggendo, anche se questa è solo l’illazione di uno scettico.

L’articolo poi conclude dicendo che “le proprietà dei fiori sono state confermate dagli attuali studi scientifici”. In genere in un articolo scientifico serio alla fine di una frase del genere c’è sempre una referenza a uno o più articoli scientifici altrettanto seri che attestano quanto appena affermato, e che, se uno è interessato, può leggersi con calma. E’ una cortesia che si usa al lettore, che sta a significare: “guarda, caro lettore, quello che ho appena detto non l’ho fatto io, ma non me lo sono neanche inventato, perche’ è certificato e spiegato in dettaglio QUI.” E’ una prassi consolidata nelle pubblicazioni scientifiche, che impedisce a chiunque di fare affermazioni strampalate senza citare le fonti. Non solo, ma chi legge ha anche modo di valutare la credibilità della fonte, se è un’autorevole rivista scientifica soggetta a per review o un sito web autogestito, o un libro pubblicato in proprio. Questa prassi impedisce ad esempio di affermare che, cito a caso, “è ben noto che il bicarbonato faccia guarire dal cancro”, o che “studi scientifici hanno provato che il bagno nell’acqua colorata di verde guarisce l’ulcera” senza indicare anche “dove” è scritto che è ben noto e soprattutto come ha fatto a provarlo. Certo, questa non è e non vuole essere una pubblicazione scientifica, ma soltanto un sito web sui fiori di Bach. Però, dato che l’affermazione è molto forte, avrebbe certamente giovato innanzitutto alla credibilità dell’autore dell’affermazione citare fonti affidabili. In questo caso invece non c’è nessuna referenza, nessuna fonte, e dubito che si tratti di una banale dimenticanza.

Alla fine comunque compare un test: 100 domande sulle reazioni personali ai vari stati d’animo. Le domande sono del tipo: “Hai delle paure specifiche, o da identificare e che vorresti superare?”, “Sei risentito e amareggiato verso coloro che possono averti trattato male? “, “Sei sospettoso o diffidente riguardo le motivazioni o le intuizioni altrui?” , “Ti senti in difficoltà con dei pensieri persistenti ma non voluti?” e cos’ via. Le risposte possibili per ciascuna domanda sono “spesso”, “qualche volta”, oppure “mai”. Il testo introduttivo spiega che in base alle risposte date il test valuta che tipo di fiori di Bach sono necessari per curare gli stati d’animo evidenziati dalle risposte stesse.

Da una semplice occhiata al tipo di domande appare chiaro che se uno risponde sempre “mai” a tutte le domande è un automa, un essere cibernetico privo di emozioni, che se lo aprono ci trovano dentro condensatori e circuiti stampati, mentre se uno risponde sempre “spesso” ha un esaurimento nervoso conclamato di quelli brutti, e probabilmente si trova già affidato alle cure di qualche bravo specialista. Se invece uno a tutte le domande risponde “qualche volta” è semplicemente una persona normale, che probabilmente se ne frega anche dei fiori di Bach e ignorerà quindi i risultati del test.

Siccome io sono comunque una mente fortemente disturbata, e avrei probabilmente bisogno di ben altro che una dose massiccia di fiori di Bach, faccio il test tre volte, rispondendo per la prima volta a tutte le domande “mai”, poi “qualche volta” e infine “sempre”. Mi aspetterei un kit di fiori di Bach consigliato decisamente diverso nei tre casi, e invece, sorprendentemente, il risultato del test consiglia sempre lo stesso mix di fiori, indipendentemente dalle risposte. Puoi essere un asociale psicopatico che odia il mondo e progetta di fare una strage per poi suicidarsi, oppure un asceta al cui confronto Ghandi era un pericoloso teppista, i fiori di Bach per te sono sempre gli stessi. Come dire che se non hai mai avuto mal di testa in vita tua, oppure soffri di emicrania cronica devastante che ti impedisce di vivere, un pediluvio tutti i giorni è il rimedio che fa per te. E siccome il test si conclude con la frase “sono comunque a vostra disposizione per ogni chiarimento” faccio un gesto ancora più inconsulto e scrivo.

Scrivo che secondo me c’è qualcosa che non va nel test, perche’ i fiori consigliati sono sempre gli stessi indipendentemente dalle risposte, e vorrei capire meglio come funziona la cosa. La risposta arriva pronta e, in modo molto gentile, mi viene spiegato che le risposte vengono elaborate da un “complesso algoritmo matematico messo a punto da esperti, che tiene conto delle variegate e innumerevoli proprietà dei fiori di Bach” e che insomma, sarebbe troppo lungo da spiegare, ma dietro c’è un bel po’ di studio e di ricerca, e che in sostanza mi posso fidare.

A questo punto, siccome sono in gioco, decido di continuare a giocare, e rispondo che non mi sembra proprio che ci sia dietro alcun “complesso algoritmo matematico” perche’, sottolineo di nuovo, i fiori consigliati sono sempre quelli, indipendentemente dalle rispose, e che l’unico algoritmo che c’è dietro è: “ha fatto il test? Inviagli la lista di tutti i fiori, non importa cosa abbia risposto”. Come quelli che tu gli scrivi per protestare che non ti hanno riparato l’auto ancora in garanzia, e mai e poi mai ricomprerai in futuro un’auto di quella marca, e loro, per tutta risposta, ti mandano una e-mail che ti informa delle nuove promozioni dai concessionari. Devono avere lo stesso algoritmo: basta che gli scrivi e loro ti mandano sempre la stessa risposta! E poi invito il responsabile del sito a fare lui stesso la prova variando le risposte, semplicissima da effettuare, e decidere lui, di testa sua, senza preconcetti, se gli sembra sensato che i fiori siano sempre gli stessi anche se uno manifesta stati d’animo e un approccio alla vita diametralmente opposti.

La risposta giunge di nuovo velocemente, ma questa volta non c’è traccia di gentilezza. Il tipo mi invita senza mezzi termini a non disturbarlo più, perche’ lui è a disposizione di chi vuole capire, e non di chi, come me, si permette di criticare una pratica che vanta milioni di utilizzatori al mondo e che è unanimemente ritenuta di grande efficacia. Che cosa significhi per lui “capire” a questo punto non lo so. Forse significa semplicemente “credere”.

Ultima ora: prima di dare il presente manoscritto in pasto alle rotative, leggo su Wikipedia, alla voce “fiori di Bach”, che esiste un “rimedio di emergenza”. Cito testualmente: “Il rimedio di emergenza è chiamato Rescue Remedy ed è una miscela di cinque fiori, che secondo Bach sarebbe utile in situazioni più acute: fortissimi stress, attacchi di panico, svenimenti, brutte notizie ecc.”. Una specie di defibrillatore dell’animo, insomma, o qualcosa tipo l’iniezione di adrenalina direttamente nel cuore su Pulp Fiction, da usare per emergenze, ma, suppongo, anche con grande cautela. Non so perche’ ma a pensare al kit di emergenza fatto di Fiori di Bach mi viene da ridere…

About Stefano Marcellini

Primo ricercatore dell' Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Bologna, esperto in fisica delle particelle, lavora all'esperimento CMS dell'LHC al Cern di Ginevra.