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IL PAZIENTE IMPAZIENTE

IL PAZIENTE IMPAZIENTE

…ovvero come non farsi abbindolare da santoni e praticoni.

Nel corso della bellissima conferenza di Mariano Tomatis dal titolo “Segreti, magie & illusioni del paranormale” tenuta a Reggio Emilia a maggio, mi sono imbattuto in un interessante volantino dal titolo: “Rovinati dai movimenti del benessere” scritto, credo, dal Gris (gruppo di l’informazione su sette e movimenti religiosi alternativi).

Il volantino terminava con otto regole di autodifesa da movimenti per lo sviluppo umano, sette, magia (diffidare da chi fa domande troppo personali, da climi artificiosamente benevoli, da chi propone costose medicine alternative, da chi non è psicologo iscritto all’Albo, da costi eccessivi, da climi di eccessiva segretezza).

L’ho letto con attenzione e, in quanto psicologo e psicoterapeuta (ovviamente iscritto al relativo albo professionale), mi sono reso conto che spesso è molto più difficile di quanto si creda, soprattutto per un profano, distinguere il confine tra corrette situazioni psicoterapeutiche e abusivi, “praticoni” o, peggio ancora, sette e santoni che ti propinano e propongono improbabili percorsi il raggiungimento di mete utopistiche.

Credo possa essere utile quindi provare a definire, senza pretesa di completezza, alcune linee guida al fine di trovare, nel caso ce ne fosse bisogno, un professionista serio e affidabile.

Innanzi tutto partiamo dalle norme: l’articolo 1 della legge 56/89 istitutiva la professione di psicologo stabilisce che: “la professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione, riabilitazione e sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito”.

Per svolgere l’attività di psicoterapeuta è necessario il conseguimento di una specializzazione quadriennale in una scuola universitaria o presso istituti riconosciuti dal Ministero dell’Università (gli elenchi sono disponibili nel sito del Murst e in quello dell’Ordine degli psicologi). Come primo suggerimento generale, chi ha intenzione di rivolgersi ad uno psicoterapeuta si informi se è iscritto all’Albo e quale tipo di specializzazione abbia conseguito (basta una telefonata all’Ordine regionale). Una volta fatta la scelta è comunque importante tenere presente alcune indicazioni che possono essere una guida per capire se si è intrapresa una strada adeguata.

a) Pretendete un’indicazione della durata di massima della terapia. Ciò serve a capire l’attendibilità e l’efficienza del percorso terapeutico intrapreso. Il professionista infatti è tenuto, nella fase iniziale del rapporto professionale, a fornire adeguate e comprensibili informazioni circa le sue prestazioni, le finalità e le modalità delle stesse.

b) Valutare attentamente e concretamente l’effettivo raggiungimento degli obiettivi proposti all’inizio della terapia. Ovviamente ciò che è determinante sarà la concreta valutazione fatta dal paziente/cliente non le interpretazioni del terapeuta. Se dopo qualche mese non si rilevano sostanziali benefici psicologici (es. riduzione dell’ansia oppure miglioramento della capacità di relazionarsi con gli altri) o miglioramenti di tipo comportamentale (es. diminuzione o totale scomparsa delle fobie, degli attacchi di panico, dei rituali ossessivo-compulsivi, ecc.) può significare che forse è meglio rivolgersi ad altro tipo di approccio psicoterapeutico.

c) Se valutate la necessità, non abbiate paura di cambiare terapeuta.

Lo stesso codice deontologico, a cui si debbono attenere tutti gli psicologi, afferma che: “in ogni contesto professionale lo psicologo deve adoperarsi affinché sia il più possibile rispettata la libertà di scelta, da parte del cliente e/o del paziente, del professionista cui rivolgersi”.

Quindi diffidate da chi cerchi con varie scuse di trattenervi, di non farvi provare altre strade o semplicemente non vi permetta di chiudere il rapporto. E’ il terapeuta a vostro servizio, non voi al suo!

d) Non delegare le scelte di vita allo psicoterapeuta.

Un serio professionista potrà aiutarvi nell’incrementare le vostre possibilità di scelta, nel prospettare nuovi punti di vista, ma la decisione ultima dovrà essere sempre e solo vostra. L’autonomia e l’indipendenza del paziente/cliente è un fattore basilare nello scegliere e portare avanti il percorso terapeutico. Infatti lo stesso codice deontologico dice che: “Nell’esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione ed all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori”.

e) Credo che un ultimo, ma non secondario punto riguardi gli aspetti economici. Nella scelta di un qualsiasi approccio terapeutico è necessaria un’attenta valutazione di costi e benefici.

Il compenso deve essere pattuito nella fase iniziale del rapporto e il professionista è tenuto a rispettare le tariffe dell’Ordine, sia minime che massime (sono on-line nei sito dell’Ordine nazionale). Ovviamente nell’esercizio della sua professione allo psicologo è vietata qualsiasi forma di compenso che non costituisca il corrispettivo di prestazioni professionali. Inoltre al professionista è vietata qualsiasi attività che, in ragione del rapporto professionale, possa produrre per lui indebiti vantaggi diretti o indiretti di carattere patrimoniale o non patrimoniale, ad esclusione del compenso pattuito. Spero che queste sintetiche indicazioni operative possano offrire piccolo contributo per creare una linea di demarcazione tra chi seriamente e coscientemente svolge un’importante e delicata attività per un concreto aiuto alla persona e chi, purtroppo ancora troppo spesso, specula su situazioni di disagio, difficoltà e fragilità.

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