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IL RASOIO DI OCCAM … E GLI OOPARTS

IL RASOIO DI OCCAM … E GLI OOPARTS

Un filmato visibile su youtube contiene spezzoni girati negli anni 20 e 30 del secolo scorso dove si vedono alcune donne che, camminando, portano all’orecchio la mano nella tipica posa di chi sta parlando con un telefono cellulare. Un classico OOPART. Ma cosa sono gli OOPARTS? Il termine, che deriva dall’acronimo inglese Out Of Place ARTifacts (reperti o manufatti fuori posto), venne coniato dal naturalista e criptozoologo americano Ivan Sanderson per dare un nome a una categoria di oggetti che sembrerebbero avere una difficile collocazione storica, ossia rappresenterebbero un anacronismo. Vengono classificati come OOPArt tutti quei reperti archeologici o paleontologici che, secondo comuni convinzioni riguardo al passato, si suppone non sarebbero potuti esistere nell’epoca a cui si riferiscono le datazioni iniziali.

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A commento di questo video, in un articolo pubblicato online in questi giorni da un noto settimanale  si ipotizza che le donne in questione possano essere viaggiatori provenienti dal futuro di allora, corrispondente al nostro presente.

A parte le ovvie e scontate obiezioni all’enormità  di questa conclusione, la noncuranza dei passanti di fronte a un simile evento, i dubbi più  che legittimi sul fatto che quella mano accanto all’orecchio stia effettivamente reggendo un cellulare, e il fatto che comunque, anche portandosi un cellulare dal futuro, non ci sarebbero stati, nella prima meta’ del secolo scorso, ne’ gestori telefonici, ne’ ripetitori, ne’ tutte le tecnologie di supporto alla telefonia cellulare necessarie per poter conversare amabilmente in strada, quello che colpisce e’ l’approccio alla questione.

Infatti per spiegare qualcosa di apparentemente incredibile, ovvero persone che sembrano conversare al cellulare quasi 100 anni fa, si inventa una spiegazione che e’ persino più  incredibile di quello che si tenta di spiegare. Questo approccio lo si ritrova in tutti i cosiddetti “misteri”, nei quali la spiegazione introdotta per giustificare quello che ci appare strano o di non immediata comprensione spesso supera ogni razionale immaginazione. Dalle macchie sfocate riprese dalle telecamere a circuito chiuso, per le quali si invoca la presenza di un fantasma, ai cerchi del grano, per i quali si preferisce l’ipotesi dell’astronave extraterrestre al banale e prevedibile gruppo di burloni nostrani, alle linee di Nazca, dove per alcuni la spiegazione più  ovvia e naturale e’ che siano piste di atterraggio per gli alieni (per inciso, sono veramente poco credibili questi alieni, capaci di attraversare anni e anni luce di galassia e che poi, una volta arrivati, hanno bisogno di quattro linee tracciati coi sassi come riferimento per atterrare), la soluzione proposta e’ di gran lunga meno credibile di qualunque spiegazione tramite fenomeni noti, per quanto questa ci possa apparire forzata.

In contrasto a questo modo di procedere, uno dei principi fondamentali della metodologia scientifica e’ il cosiddetto “Rasoio di Occam”, espresso nel XIV secolo dal filosofo e frate francescano inglese William of Ockham, noto in italiano come Guglielmo di Occam. Questa “linea guida” afferma sostanzialmente che a parità  di fattori, la spiegazione più  semplice e’ sempre da preferire, e se per un dato fenomeno esiste già  una teoria che lo spiega, e’ inutile o addirittura controproducente aggiungere una nuova ipotesi. Quindi, nel nostro caso, se si può  ragionevolmente ipotizzare che le signore del filmato stessero portando all’orecchio un qualunque oggetto dell’epoca piuttosto che un telefono cellulare, anche in virtù’ della scarsa definizione delle immagini, di per se poco conclusive, non serve introdurre nuove ardite ipotesi.

Questo principio e’ in genere seguito dai ricercatori in qualunque settore, e sebbene alcuni lo possano percepire come una manifestazione della chiusura della scienza verso le novità  (che comunque e’ una affermazione falsa), esso ha rappresentato e rappresenta uno degli ingredienti che hanno permesso e permettono alla scienza di progredire nella comprensione dei fenomeni naturali. Il rischio (ed ecco perché  le spiegazioni non necessarie possono essere addirittura controproducenti) e’ altrimenti quello di inventarsi fenomeni che non esistono, e scervellarsi per tentare di spiegarli con altrettante ipotesi che non hanno riscontro nei fatti. Senza il “Rasoio di Occam” si rischia di imboccare una miriade di binari morti. Tuttavia, ogniqualvolta le teorie e le conoscenze esistenti non erano sufficienti a spiegare i nuovi fenomeni che venivano osservati, la scienza ha saputo inventare e fare sue le spiegazioni più  ardite. La teoria della relatività’ e la meccanica quantistica, teorie realmente rivoluzionarie nei principi e nella applicazioni, sono solo alcuni esempi.

About Stefano Marcellini

Primo ricercatore dell' Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Bologna, esperto in fisica delle particelle, lavora all'esperimento CMS dell'LHC al Cern di Ginevra.