Home / SKEPTICS PILLS / LA MANCANZA DI CULTURA SCIENTIFICA
LA MANCANZA DI CULTURA SCIENTIFICA

LA MANCANZA DI CULTURA SCIENTIFICA

Alcuni anni fa partecipai, per curiosità e per informazione personale, ad un evento pubblico sul tema dell’inquinamento da polveri sottili, problema che riguarda gran parte delle grandi città italiane. La discussione si animò quando si prese a parlare del provvedimento del blocco del traffico a targhe alterne, adottato dalle amministrazioni locali per contenere i livelli di inquinamento in città. Un provvedimento definito dall’autorità competente “doloroso ma necessario”. In pratica il giovedì e la domenica alle auto con targhe pari o dispari, a turno, era impedita la circolazione in città e nei comuni limitrofi, con ovvi disagi per i cittadini. Disagi che tuttavia sarebbero stati ben tollerati a fronte di un concreto beneficio per la salute pubblica. Per inciso, tenendo conto di tutte le categorie e tipologie di veicoli esonerate dal provvedimento, contando gli immancabili furbi, le ore durante le quali la circolazione era permessa, e considerando che il provvedimento riguardava ogni volta soltanto metà delle auto in circolazione, la riduzione effettiva del traffico giornaliero era solo del 5 % sul totale dei veicoli normalmente circolanti.

Molti dei presenti in sala presero a dire la loro. C’erano quelli contrari al provvedimento perché ritenuto inutile, perché secondo loro la causa principale dell’inquinamento era da ricercarsi nei camion, nelle fabbriche, nel riscaldamento delle case o quant’altro, e quelli che invece ritenevano importante limitare il traffico, perché “da qualche parte bisogna pur cominciare”, e perché, dato che le polveri sottili provengono dai tubi di scappamento delle auto, limitando il numero dei veicoli in circolazione è ovvio che si agisce anche sulla causa dell’inquinamento. Il tutto in un tripudio di “secondo me”, “non è possibile che”, “sono convinto che” o “non credo che”. Ricordo bene quel dibattito, perché vi assistei allibito. Ecco, io penso che il modo in cui si sviluppò quella discussione, le motivazioni a supporto delle opinioni espresse, l’argomentare dei pro e dei contro abbia fotografato al meglio la mancanza di cultura scientifica nella società.

Questo perché fra tutti quelli che presero la parola, fra tutti i politici, i giornalisti o i semplici cittadini che espressero con veemenza, convinzione e trasporto la loro opinione a quell’acceso dibattito, a nessuno, sottolineo NESSUNO, venne in mente di chiedere di conoscere i dati delle misure che l’ARPA esegue ogni giorno sulla qualità dell’aria in varie zone della città e dei comuni circostanti. Da quei dati sarebbe stato immediato capire se il provvedimento in questione era efficace o meno nell’arginare l’inquinamento cittadino. Se dopo la giornata di stop del traffico il livello di poveri sottili diminuisce, e diminuisce in città, dove c’è di solito traffico, e non in collina, dove il blocco del traffico è comunque irrilevante, allora il provvedimento ha effetto, mentre se non cambia niente, o addirittura il livello di inquinamento aumenta nonostante lo stop del traffico, o aumenta e diminuisce allo stesso modo sia in città che in aperta campagna, allora vuol dire che esso è inefficace, per lo meno nei termini in cui è attuato, e che le eventuali variazioni sono dovute al variare delle condizioni meteo o a qualcosa che comunque non ha a che fare con il traffico. Sembra così semplice, no? Così ovvio! Perché quei dati c’erano, e, allora come oggi, sono pubblici e disponibili a qualunque cittadino, politico, giornalista o opinionista, sul sito web dell’agenzia pubblica preposta al controllo della qualità dell’aria. Sarebbe stato possibile accedervi con un paio di click, in pochi secondi, come io, per conto mio, avevo fatto da casa, e si sarebbe potuto sapere senza ambiguità alcuna se il blocco del traffico aveva un qualche impatto sul livello di inquinamento. Un’azione ovvia, banale nella sua scontatezza, che avrebbe immediatamente tolto valore a tutti i vari “io penso che…”. A nessuno venne invece in mente che le opinioni personali sull’efficacia del rimedio proposto nulla valgono di fronte ai numeri, e che solo questi ultimi sono effettivamente in grado di dare la risposta. Un’ovvietà a chi è abituato al metodo scientifico, ma nel mondo reale Il “secondo me” aveva relegato il dato di fatto a un’informazione trascurabile.

La mancanza di cultura scientifica è sintetizzata alla perfezione in questo esempio. Essa rende ogni opinione equivalente. Ogni parere, anche se irriverente della realtà, diventa lecito. Tutto diventa semplicemente un punto di vista. Il “secondo me”, purché esposto con adeguata retorica e con sufficiente decisione, su quanto fa 3 x 2, diventa più importante del risultato della calcolatrice.

About Stefano Marcellini

Primo ricercatore dell' Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Bologna, esperto in fisica delle particelle, lavora all'esperimento CMS dell'LHC al Cern di Ginevra.