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LA SCIENZA NON SPIEGA TUTTO!

LA SCIENZA NON SPIEGA TUTTO!

Nonostante sia largamente condivisa, per lo meno a parole, l’importanza della scienza nella cultura contemporanea, e’ altrettanto condivisa l’idea che la scienza sia comunque limitata nel suo campo di applicazione e che ci siano cose che essa non può riuscire a spiegare.

E’ vero, la scienza ha un campo di applicazione ristretto, dato che studia i fenomeni naturali, e può rispondere, o per lo meno tentare di rispondere, solo alle domande che riguardano i fenomeni naturali. Non solo, ma le domande devono anche essere poste correttamente dal punto di vista scientifico. Ad esempio la scienza può tentare di spiegare come e’ fatto l’universo, ma e’ impotente di fronte al problema dello “scopo” dell’universo. Non sa rispondere perché’ non comprende la domanda, dato che l’espressione “qual e’ lo scopo” non esiste nel linguaggio scientifico, visto che la natura non manifesta intenti o scopi. La scienza semplicemente non e’ programmata per affrontare questo tipo di problemi, perché’ questi non sono problemi scientifici.

Preso atto di questo, l’affermazione che tipicamente segue e’ che le risposte a questi grandi quesiti, di fronte ai quali la scienza abdica impotente, sono appannaggio delle religioni, o più in generale del pensiero e della filosofia. Quello che si sottintende e’ quindi che la scienza può affrontare e eventualmente risolvere problemi sostanzialmente tecnici, mentre per le questioni fondamentali dell’esistenza umana deve scendere in campo la filosofia. Benedetto Croce, filosofo italiano del 900, era uno strenuo e agguerrito sostenitore di questa tesi, e in questo modo influenzò e condizionò pesantemente l’idea di ciò che era ritenuta essere la “Cultura” (con la maiuscola) nell’Italia del 900, idea secondo la quale la scienza aveva il ruolo secondario di mera tecnica, peraltro continuamente superata, rivisitata e aggiornata da se stessa nel suo divenire, e quindi addirittura intrinsecamente inaffidabile. A questo proposito e’ emblematica una sua dichiarazione: “Le scienze naturali e le discipline matematiche, di buona grazia, hanno ceduto alla filosofia il privilegio della verità, ed esse rassegnatamente, o addirittura sorridendo, confessano che i loro concetti sono concetti di comodo e di pratica utilità, che non hanno niente da vedere con la meditazione del vero.” (Indagini su Hegel e schiarimenti filosofici (1952)). Anche se con toni meno estremistici e fanatici di quelli usati da Benedetto Croce, questo concetto nella sostanza e’ ripetuto talmente spesso e sembra così apparentemente ovvio che raramente ci si sofferma a chiedersi se esso abbia effettivamente senso.

E’ vero che la scienza non può rispondere a certe domande, perché’, abbiamo visto, non le capisce neppure. Certamente la filosofia e la religione sono invece libere da questi vincoli, perché’ il pensiero umano non conosce in linea di principio barriere. Però le risposte fornite dalla scienza, pur nel suo limitato campo di azione, hanno un grado di affidabilità verificabile. Quando costruiamo un aeroplano il cui progetto e’ basato sulla teoria dell’idrodinamica, e poi l’aeroplano effettivamente è in grado di volare, e assieme a migliaia di altri aerei simili trasporta ogni giorno in modo sicuro milioni di passeggeri in giro per il mondo, otteniamo automaticamente un grado di affidabilità sulla risposta che la scienza offre alla domanda “come si muove un corpo in un fluido”. Forse un giorno scopriremo che certi aspetti delle turbolenze, in condizioni particolari, sono diversi da come li descriviamo adesso, ma sostanzialmente sappiamo che la risposta che la scienza ha già fornito a questo problema e’ sufficientemente corretta da poterla ritenere molto affidabile. Tanto e’ che, quando prendiamo un aereo, se siamo preoccupati lo siamo per l’eventualità di un’improvvisa avaria, e non certo per come supponiamo che l’ala si muova attraversando l’aria. Mettiamo in discussione, eventualmente, l’affidabilità delle saldature e delle connessioni elettriche, ma non certo il Teorema di Bernoulli! I relativisti culturali, che sul divano di casa sostengono convinti che ogni forma di conoscenza e’ soggettiva e non esiste niente di assoluto, su un aereo a 10000 metri rivedono le loro convinzioni.

Allo stesso modo se sappiamo prevedere il passaggio di un asteroide o di una cometa vicino alla terra con decenni di anticipo, o sappiamo far giungere una navicella spaziale sulla luna e farla ritornare a terra, o farla posare su Marte, o farla circumnavigare Saturno per inviarci immagini fantastiche dei suoi anelli, possiamo essere sufficientemente convinti che le nostre conoscenze su come la forza di gravità attira i corpi sono corrette, perché’ proprio quelle leggi sono state utilizzate per calcolare e programmare i dettagli di queste complesse missioni spaziali. Magari un giorno si scoprirà che esistono nuovi effetti che non sono previsti dalle teorie note, (e questo è già successo con la Teoria della Relatività Generale), ma sicuramente le eventuali modifiche da apportare saranno molto piccole e non scardineranno l’impianto di base, che continuerà a rimanere più che valido nelle condizioni in cui finora e’ stato applicato.

In altri termini, quindi, quando la scienza ci fornisce una spiegazione per i fenomeni naturali che osserviamo, ci offre anche gli strumenti per verificarne il grado di affidabilità’. E’ un offerta che fa parte del “pacchetto scienza”: una legge fisica, la spiegazione di un fenomeno, non vengono mai venduti senza un adeguato controllo della loro veridicità. Un’offerta speciale che esiste da più di 300 anni, da quando Galileo Galilei scoprì questo metodo innovativo e rivoluzionario per studiare i fenomeni naturali. Alcune spiegazioni sono tuttora affette da dubbi importanti, come per esempio quelle inerenti a certi aspetti dell’evoluzione dell’universo su grande scala, altre sono sostanzialmente certezze, nei confronti delle quali non c’e’ relativismo culturale che tenga. In ogni caso la scienza ce lo dice prima.

Possiamo a questo punto dire la stessa cosa delle risposte che fornisce la filosofia a quelle questioni che la scienza non può affrontare? Senza nulla togliere, ci mancherebbe altro, all’immensa importanza che il pensiero umano ha giocato e gioca nella cultura e nella storia, la risposta e’ “certamente no! “. Altrimenti non si spiegherebbe perché’ esistano correnti di pensiero radicalmente diverse sul perché’ esiste la materia, l’universo, la vita, l’uomo. Non si spiegherebbe perché’ religioni diverse danno risposte diverse alle stesse domande, tutte ugualmente lecite. Chi ci garantisce che la reincarnazione non sia da preferire all’ idea cristiana della vita sulla terra e dell’aldilà? Abbiamo un qualche indicatore di affidabilità delle risposte a quei problemi fondamentali che la filosofia asserisce di poter affrontare, unica fra le discipline umane?

La scienza e’ quindi certamente limitata nel suo campo di applicazione e nei suoi intenti. Ma e’ anche molto onesta con i suoi “utenti”. Di questi tempi è una qualità da non sottovalutare.

About Stefano Marcellini

Primo ricercatore dell' Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Bologna, esperto in fisica delle particelle, lavora all'esperimento CMS dell'LHC al Cern di Ginevra.