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LE PIRAMIDI? NON PUÒ AVERLE FATTE L’UOMO!

LE PIRAMIDI? NON PUÒ AVERLE FATTE L’UOMO!

Tra i sostenitori dell’origine misteriosa e extraterrestre della Piramide di Cheope, un argomento molto in voga e’ l’impossibilita’ di spiegare come gli Egizi dell’epoca abbiano potuto spostare per chilometri le pietre che la compongono con la semplice forza delle braccia, fino a metterle in posizione. La Grande Piramide e’ infatti costituita per il 97% da pietre ognuna pesante dagli 800 kg alle 4 tonnellate, mentre per le camere interne sono stati usati monoliti di granito pesanti dalle 20 alle 80 tonnellate. Per chi paventa l’origine misteriosa delle piramidi sono in particolare questi blocchi in granito a rivelare l’intervento “non umano” in queste costruzioni.
In effetti e’ un’argomentazione che, posta in questi termini, colpisce e dà da pensare. Sembra impossibile che qualche migliaio di anni fa gli uomini, con la sola forza delle braccia, abbiano potuto spostare per chilometri pesi di decine di tonnellate. Sicuramente un’operazione impensabile ai giorni nostri, quindi figuriamoci 4700 anni fa! E’ per questo che alcuni ipotizzano un intervento di tipo extraterrestre, con l’utilizzo di tecnologie sconosciute agli uomini di allora.Fermo restando che la costruzione della Piramide di Cheope non e’ stata una cosa da poco, e che 4 tonnellate, 20, o 80 da spostare a colpi di forza bruta non sono bazzecole, questo ragionamento ha due falle.

La prima e’ che per spiegare qualcosa che ci sembra poco chiaro, si introduce, così alla leggera, senza pensarci troppo, una spiegazione (gli extraterrestri) ancora più astrusa e fantasiosa, e sicuramente ancora meno credibile. Di questo modo di argomentare, abbastanza tipico delle pseudoscienze, abbiamo parlato già in passato . La seconda e’ che e’ molto curioso che questo ragionamento venga fatto per la Piramide di Cheope e solo per essa o per poche altre costruzioni, quando il mondo è in realtà pieno di realizzazioni architettoniche che, in era pre-tecnologica, hanno implicato lo spostamento di pesi incredibilmente grandi, spesso molto maggiori di quelli presenti nella Grande Piramide.

Eppure nessuno, in questi altri casi, mette in dubbio la loro origine umana, sebbene la tecnologia per sollevare e spostare pesi enormi fosse sostanzialmente la stessa degli antichi egizi. Infatti e’ solo con l’uso delle macchine, e quindi in epoca industriale, che e’ avvenuto il vero salto di qualità nel ridurre lo sforzo necessario per spostare enormi pesi. Prima di allora era solo questione di forza di braccia, e nel 3000 a.C. come nel 1600 d.C. di fronte a qualche decina di tonnellate da spingere e sollevare, tutto il resto, ruote, legni, tronchi e corde di canapa, facevano veramente ben poca differenza.
La tomba di Djehutihotep, risalente al 1900 a.C., contiene l’immagine di 172 uomini che trascinano una statua di alabastro con una slitta. Il peso della statua è stato stimato in 60 tonnellate. Non hanno caschi da astronauta in testa, ne’ un numero dispari di occhi e orecchie, e non dispongono di congegni annullatori della forza di gravità, ma sono stranamente vestiti da antichi egizi: per quanto faticoso e difficile fosse quel trasporto, esso è stato direttamente rappresentato da un disegno dell’epoca. Per quanto inconcepibile ci appaia oggi, è stato realmente effettuato con le tecniche primitive di 4000 anni fa. Viene da chiedersi come mai, se avessero disposto di incredibili tecnologie apprese dagli extraterrestri per sollevare pesi enormi, gli egizi dell’epoca si ostinassero comunque a usare l’olio di gomiti per effettuare trasporti simili.

L’obelisco incompiuto di Assuan, sempre in Egitto, e’ lungo 42 m, e’ distante 2 Km dal fiume, e pesa 1200 tonnellate. Quindi addirittura 15 volte più pesante del più pesante blocco posto nella Grande Piramide! Eppure nessuno insinua che quell’obelisco sarebbe stato spostato dagli extraterrestri, perche’ lì nella cava, in parte ancora attaccato alla roccia a causa di una frattura nella pietra che ne ha impedito il trasporto, esso mostra chiaramente a chiunque tutte le fasi della lavorazione, e i segni lasciati dagli scalpelli dell’epoca indicano senza ambiguità che non ci sono stati extraterrestri a tagliarlo dalla roccia grazie a tecnologie sconosciute, ne’ ci sarebbero stati alieni a spostarlo e posizionarlo nella sua sede definitiva, ma soltanto normalissimi esseri umani, con immensa e umanissima fatica.
Sempre in tema di obelischi egizi, quello che si trova in Piazza San Pietro, a Roma, pesa 330 tonnellate, quindi molto di più dei pesanti blocchi di granito della piramide di Cheope che tanto turbano i fanta-archeologi. Esso, oltre a essere stato trasportato dagli egizi dalla cava al sito dove era poi stato eretto, e’ stato in seguito portato dall’Egitto a Roma nell’anno 37 d.C. Il suo trasporto e’ ben documentato da fonti storiche, e non si parla di astronavi aliene che hanno cancellato la forza di gravità facendolo volare dall’Egitto a Roma, ma di schiere di esseri umani, funi, rulli in legno, navi dell’epoca e tanto sudore. Un opera colossale, “sovrumana”, ma comunque assolutamente umana. E Roma e’ piena di obelischi, a ricordarci che questo lavoretto è stato ripetuto molte volte, sempre con tecnologie assolutamente primitive rispetto alle nostre, e nella sostanza identiche a quelle usate dagli antichi egizi per la costruzione delle piramidi.

Il dolmen di Sa Coveccada, in Sardegna, contiene lastre di pietra del peso di decine di tonnellate, ed è stato costruito nel 3000 a C. A Stonehenge le pietre più grandi hanno un peso di 25-50 tonnellate, sono state tagliate da una collina distante 30 Km dal sito archeologico, e vennero probabilmente trasportate con slitte che scivolavano su rulli in legno, tirate con corde di cuoio da centinaia di uomini. Certo, i sostenitori dell’intervento extraterrestre vedono anche in Stonehenge un luogo ideale a supporto delle loro teorie. Viene in questo caso da chiedersi, applicando il semplice buon senso, come mai questi presunti extraterrestri, capaci di viaggiare attraverso la galassia e quindi conoscitori di tecnologie incredibilmente evolute anche per i giorni nostri, abbiano sagomato i blocchi di pietra in modo comunque molto primitivo e approssimativo per individui in possesso di simili conoscenze, quando, per costruire un osservatorio astronomico, avrebbero certamente avuto a disposizione tecniche e strumenti di ben altro livello.
E ancora, le grandi cattedrali gotiche, che svettano a più di 100 metri di altezza in tutta Europa, sono state costruite sollevando pietre a forza di braccia, con corde e tecnologie che, seppure diverse è più raffinate, nella sostanza differivano ben poco dalle tecnologie egizie. Le campane della cattedrale di Notre Dame, a Parigi, arrivano a pesare più di 10 tonnellate, e sono in cima al campanile dal dodicesimo secolo, quando i motori erano ancora oggetti immaginari.

Il fatto che al giorno d’oggi ci appaia impossibile che nel passato l’uomo possa avere compiuto certe opere, dipende principalmente dal fatto che nel frattempo si sono perse le tecniche usate all’epoca, a vantaggio di tecnologie molto più efficienti. Nessuno stacca più i blocchi di marmo dalle cave di Carrara a mano, a colpi di scalpello, per portarli poi a Roma trainati da cavalli. E pensare di chiedere agli operai di oggi di compiere un simile sforzo ci appare solo un’inimmaginabile follia. Eppure è così che a Michelangelo hanno portato il blocco di marmo per la Pietà. In qualche modo lo hanno fatto, ma non solo, all’epoca era addirittura una cosa normale, se si considerano le statue di marmo di Carrara che riempiono i nostri musei. Un esempio emblematico fra tutti di una tecnologia che si e’ completamente persa e’ il fuoco. Oggi praticamente nessuno sa più accendere il fuoco senza un fiammifero o un accendino. Se dovessimo basare la nostra vita quotidiana sul dover accendere il fuoco per cucinare, per illuminare, o per scaldarci, senza la tecnologia adatta, ci sembrerebbe un’impresa impossibile. Eppure fino a un centinaio di anni fa tutti facevano così. Adesso semplicemente non sappiamo più farlo perche’, per fortuna, ci pensa la tecnologia.

About Stefano Marcellini

Primo ricercatore dell' Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Bologna, esperto in fisica delle particelle, lavora all'esperimento CMS dell'LHC al Cern di Ginevra.