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LO STRANO CASO DELLA “TEORIA DELL’EVOLUZIONE”

LO STRANO CASO DELLA “TEORIA DELL’EVOLUZIONE”

Tra le teorie scientifiche che più smuovono gli animi e i sentimenti di pancia di certi cosiddetti “uomini di cultura” c’è sicuramente l’Evoluzionismo Darwiniano.
Non causa loro turbamento eccessivo la Teoria della Relatività, perché Einstein, si sa, era un genio, ed essi, per i quali una proporzione è un enigma matematico inaffrontabile, non osano mettere in dubbio la parola di un genio.
Non fanno una piega sulla meccanica quantistica, sebbene essa letteralmente stravolga i concetti della logica del pensiero, anche perché non sanno neanche cosa sia, e comunque non la capirebbero in ogni caso, perché per capirla bisogna prima studiarla, ed è uno studio tutt’altro che facile.
Digeriscono, anche se a fatica, il fatto che l’universo si sia evoluto, e che una volta, dicono addirittura più di 13 miliardi di anni fa (ma sarà poi vero?) era molto diverso da adesso. Lo digeriscono anche se con la segreta speranza che un giorno si scoprirà che era tutto un grande abbaglio. Lo sperano anche solo per il gusto di ridicolizzare questi scienziati che idolatrano la loro Scienza, con la quale credono di essere onnipotenti, tanto da poter andare indietro nel tempo a studiare quello che è stato una volta sola e non si ripeterà mai più.
Sono perfino costretti ad ammettere che la storia di Adamo ed Eva era solo una storia, e i sette giorni solo una metafora, perché in effetti descrivere la creazione del mondo parlando di disaccoppiamento tra materia e radiazione, sintesi degli elementi e formazione di galassie, nel V secolo avanti Cristo, quando la Genesi fu scritta, avrebbe confuso anche i più aperti di mente.
Però c’è un muro invalicabile per le loro menti, una verità inaccettabile per la loro coscienza: il fatto che l’essere umano si sia evoluto da specie viventi ormai estinte, che sicuramente non avevano quella caratteristica che chiamiamo genericamente “anima”, pur nel senso più laico del termine, e che, almeno apparentemente, contraddistingue l’uomo fra tutte le specie viventi. Che l’essere “uomo” sia soltanto il risultato del lavoro delle leggi della natura, quelle stesse leggi che rendono “sasso” un sasso, o “acqua” l’acqua, non riescono ad accettarlo. Le leggi della natura possono produrre pietre o liquidi, fuoco o ghiaccio, ma non esseri viventi, e men che meno umani. La vita, per non parlare della coscienza, non può essere un semplice prodotto delle leggi della fisica!
Il loro mantra preferito recita: “è impossibile che l’uomo derivi dalla scimmia”. Nella loro supponenza non si sono neanche presi la briga di studiare quello che realmente afferma la teoria di Darwin, secondo la quale non è affatto vero che l’uomo derivi dalla scimmia, ma piuttosto che scimmia e uomo hanno entrambi un progenitore comune, come peraltro è dimostrato senza ombra di dubbio dal corredo genetico praticamente identico fra le due specie. E se sapessero che non solo uomo e scimmia hanno un progenitore comune, ma anche uomo e triglia, uomo e prezzemolo, uomo e muschio hanno progenitori comuni! Se sapessero che il loro corredo genetico ha molto in comune a quello di un fungo, è ancor più simile a quello di una sogliola, e quasi identico a quello di un maiale! Se solo avessero letto qualcosa sulla Teoria dell’Evoluzione, qualcosa di diverso dai loro stessi preconcetti!
La veemenza con cui certi si scagliano contro l’Evoluzione Darwiniana e il consenso che essi sono in grado di raccogliere in certa opinione pubblica evidenzia in modo emblematico l’assenza della cultura scientifica nella società. Una società colta dal punto di vista scientifico, ovvero consapevole dei metodi della scienza, del suo modo di procedere, del suo approccio ai problemi, dei suoi scopi e del suo campo di applicazione, non reagirebbe in modo così scomposto e fuori luogo nei confronti di un risultato scientifico. Vediamo perché.
In primo luogo costoro se la prendono con Darwin, convinti di avere trovato “IL” colpevole. Lo accusano di essere stato un materialista, un ateo, un marxista, e pensano che i naturalisti degli ultimi 150 anni abbiano sposato la sua teoria prendendola così a scatola chiusa, “all inclusive”, allo stesso modo in cui si accetta un’ideologia o una religione. Non avendo alcuna cultura scientifica non sanno che nella scienza il parere di Darwin, di Einstein, o di qualunque altro emerito scienziato, conta meno di zero se non è suffragato da prove ottenute secondo i canoni del metodo scientifico. E nel caso della teoria dell’evoluzione abbiamo a disposizione un secolo e mezzo di prove sperimentali, di miglioramenti, di aggiunte, che rendono oggi il Darwinismo tutt’altro che una teoria formulata da una singola persona 150 anni fa, ma piuttosto lo strumento condiviso dai naturalisti di tutto il mondo per comprendere le specie viventi. Ad esempio Darwin non conosceva affatto la genetica moderna, che oggi ci permette addirittura di tracciare con precisione l’evoluzione delle specie viventi sulla terra nello spazio e nel tempo, e che quindi ha fornito un supporto sperimentale completamente indipendente dall’intuizione Darwiniana originaria.
Inoltre è disarmante assistere al fatto che, a fronte della totalità del mondo scientifico che sostiene come ampiamente assodata la validità dell’impianto della teoria dell’evoluzione, l’opposizione al Darwinismo ha origine, per lo meno in Italia, da giornalisti, filosofi, prelati, congregazioni religiose, mogli di sociologi, fisici delle particelle elementari in pensione, gente senza nessuna competenza nel settore (cosa che peraltro ammettono candidamente quasi con una punta di orgoglio). E’ il disconoscimento delle competenze. Per questa gente basta il sentito dire, l’opinione da bar, il fatto di essere noti in qualche altro settore delle attività umane, per convincersi di poter prendere posizione con autorevolezza su un argomento a loro totalmente sconosciuto, e che necessiterebbe invece di conoscenze approfondite di chimica, paleontologia, biologia, genetica, anatomia comparata, scienze naturali…
In certi casi è sufficiente manifestare le proprie opinioni con sufficiente arroganza e determinazione per diventare credibili, perché’ tanto nel teatro in cui ci si muove regna sovrana l’ignoranza in fatto di scienza. E questa ignoranza non solo funge da cassa di risonanza per chi blatera contro Darwin senza averne competenza alcuna, ma rende credibile al grande pubblico anche chi afferma di avere la ricetta per curare il cancro, la sclerosi multipla, l’Alzheimer. Mette sullo stesso piano chi, magari neanche laureato, afferma di saper guarire mali ritenuti incurabili, con tutto il resto della comunità scientifica che si dedica con metodo e competenza a questo lavoro da decenni. E’ la stessa ignoranza che fa credere a tanti che un elettricista in pensione che si interessa di sismologia sia l’unico essere umano al mondo in grado di prevedere i terremoti, disconosciuto da chi invece i terremoti li studia da una vita. La stessa ignoranza che nei talk show fa anteporre, per par condicio, un astrologo a un astrofisico, uno scrittore senza alcuna competenza di archeologia ad un egittologo, o considera equivalenti le farneticazioni di un qualunque sito web ai consigli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
La stessa ignoranza che, in sintesi, vede nella scienza e nel suo metodo assodato da secoli, nel suo procedere meticoloso e pedante, nella sua ricerca di conferme sperimentali ad affermazioni mirabolanti, un ostacolo più che un contributo al progredire della conoscenza.
E infine la chicca: il “Disegno Intelligente”. Di fronte all’evidenza dell’evoluzione della specie, ammessa perfino da un pontefice, l’ultimo baluardo al raziocinio è il “Disegno Intelligente”, ovvero che sì, d’accordo, le specie si sono evolute, ma non per caso (e chi lo dice che si sono evolute per caso? Di nuovo, se solo avessero almeno letto cosa dice la Teoria dell’Evoluzione…), ma piuttosto in seguito a un disegno, una causa intelligente. La teoria del Disegno Intelligente ha talmente la coda di paglia da non avere neanche il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome: Dio! E la cosa paradossale è che per giustificare la necessità di questa non-teoria essi accusano l’Evoluzione Darwiniana di essere affetta da lacune, e pertanto di non essere sufficientemente rigorosa dal punto di vista scientifico. Ovvero per curare quelle che secondo loro sono pecche dal punto di vista della metodologia scientifica (pecche che non esistono, per inciso) essi introducono, come parte attiva della teoria, “Dio”. Impeccabile, vero? Per rendere sufficientemente scientifica la teoria sull’ evoluzione della specie essi introducono nella teoria stessa l’entità che per definizione è l’antitesi della scienza, l’assolutamente indimostrabile, l’insondabile attraverso strumenti umani. In una teoria che contiene al suo interno addirittura Dio, tutto diventa ovviamente possibile. Come falsificare una teoria del genere? Come potrebbe un esperimento scientifico sbugiardare l’Onnipotente? Qualunque risultato potrà venir fuori, per quanto assurdo e incompatibile con un previsione scientifica, sarà però sempre compatibile col volere di Dio! Con Dio dalla sua, la teoria del Disegno Intelligente è “LA” teoria! Ai sostenitori del Disegno Intelligente è proprio il caso di dire: “ti piace vincere facile!”. Non sappiamo spiegare perché’ l’elefante ha la proboscide e il rinoceronte no? E’ il risultato di un disegno voluto da Dio! Non si sa perché’ la giraffa abbia il collo lungo e la zebra no, pur vivendo nello stesso ambiente? Sempre Dio! Questa sì che è vera scienza, altro che Darwin.
Personalmente ritengo che chi vede in una scoperta scientifica che illustra il modo di procedere della natura una minaccia per la propria fede, un pericolo per le proprie convinzioni religiose, non solo non ha capito cosa sia la scienza, il suo metodo e il suo scopo, ma ha anche idee molto confuse in fatto di fede. Un credente, un credente vero, dovrebbe semplicemente aborrire questo modo di pensare.

About Stefano Marcellini

Primo ricercatore dell' Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Bologna, esperto in fisica delle particelle, lavora all'esperimento CMS dell'LHC al Cern di Ginevra.