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UFO E DISCHI VOLANTI NEL CIELO

UFO E DISCHI VOLANTI NEL CIELO

Programma sugli UFO in tv, qualche anno fa. Si parla di un fotografo messicano, un certo Carlos Diaz, che raccoglie abitualmente immagini e filmati di presunte astronavi aliene presso Tepoztlan, una località turistica vicino Città del Messico. Nello studio televisivo partecipa alla trasmissione il presidente di un’associazione di ufologi, in qualità di esperto. Il filmato ripreso da Diaz, presentato come “incredibile”, inizia con una ripresa notturna dove è praticamente tutto buio e si intuiscono solo alcune case illuminate. La ripresa è chiaramente fatta a mano libera, perché’ si vedono le luci traballare leggermente. All’improvviso, senza nessun preavviso, istantaneamente, al centro dell’immagine compare un oggetto enorme, luminosissimo, con i colori cangianti che vanno dal giallo all’arancione fino al verde. Non ha contorni nitidi, è sfuocato e riempie gran parte dell’immagine, perfettamente posizionato al centro del fotogramma. Stupore in studio, parole di meraviglia da parte del conduttore, e sguardo tra il sornione e il compiaciuto dell’esperto ufologo, come a dire: “io a queste cose ci sono abituato!”

A parte che non è chiaro perche’ uno debba andare di notte a riprendere un cielo buio con la telecamera producendo un filmato completamente nero e senza soggetto, se non sa già che sta per succedere qualcosa di importante, oppure, ma questa è veramente una vergognosa illazione, se quel filmato verrà utilizzato per farci apparire un finto disco volante. A parte questo, dicevo, sorge spontanea una considerazione dettata dal semplice buon senso: se si sta riprendendo il cielo buio a mano libera e all’improvviso, senza nessun preavviso, ci compare nel bel mezzo dell’immagine un oggetto incredibilmente grande e luminoso, la reazione di chiunque sarebbe quella di stupirsi, e controllare direttamente con i propri occhi cosa stia succedendo, con il risultato di produrre un’immagine temporaneamente molto mossa. Se uno sta riprendendo il paesaggio e all’improvviso gli compaiono davanti gli extraterrestri, se non è un automa o un cavalletto vivente, ma un essere umano dotato di normali emozioni, come minimo l’immagine gli viene sul momento un po’così. Invece le immagini prodotte da Carlos Diaz sono incredibilmente ferme, a parte il leggero micro mosso causato dalla normale vibrazione di una ripresa a mano libera, che comunque era già presente prima della comparsa del misterioso oggetto. Come se lui sapesse in anticipo che stava per apparire qualcosa in cielo e fosse pronto a restare fermo, oppure, molto più prosaicamente, come se l’immagine luminosa sia il risultato di un trucco cinematografico. Per inciso, se si sta riprendendo un luogo buio e all’improvviso compare una luce molto intensa, l’obbiettivo della cinepresa, che ha il diaframma aperto per captare più luce possibile nel buio, ci mette un po’ a riadattarsi alla nuova luce violenta, con il risultato che l’oggetto luminoso resta per qualche secondo fortemente sovraesposto. Succede sempre, nei video amatoriali, quando si inquadra all’improvviso una forte luce. Niente di tutto questo accade invece nel filmato in questione, a riprova che si tratta molto probabilmente di un trucco, e che l’immagine del disco volante è stata aggiunta a posteriori.

Ad un certo punto, poi, il presunto UFO emette addirittura una specie di raggio verso il basso, talmente finto da risultare quasi patetico. Neanche in King Kong contro Godzilla avevano effetti così rudimentali! Un raggio netto, senza diffusione (quell’effetto delle particelle dell’aria che toglie nitidezza ai bordi di un qualunque raggio luminoso di luce bianca, come quella in questione) che più finto non si può. L’esperto in studio spiega che con quel raggio gli alieni risucchiavano nell’astronave oggetti e animali terrestri di vario tipo. Come facesse a saperlo, e soprattutto come un raggio di luce possa risucchiare oggetti, ovviamente non ci è dato sapere, ma si sa che agli ufologi, quando le leggi della fisica diventano un intralcio, basta affermare che gli alieni sono così evoluti da riuscire ad evaderle, ed ecco che diventa possibile muoversi più veloce della luce, annullare la forza di gravità, tele trasportarsi, violare il principio di conservazione dell’energia, risucchiare oggetti con la luce, e tutto quello che per noi umani e per il resto dell’universo è impossibile fare.
Tra parentesi, un argomento tipico e molto di comodo degli ufologi è che le leggi della fisica a noi note potrebbero essere diverse altrove nell’universo, e quindi diverse per gli alieni. A parte che Tepoztlan non è “altrove” nell’universo, è opportuno ricordare che quando noi osserviamo stelle e galassie distanti, e troviamo, ad esempio, che le righe spettrali caratteristiche degli elementi chimici emesse da quegli oggetti distanti sono identiche a quelle che osserviamo nei nostri laboratori, vuol dire che anche le leggi fisiche valide in quella galassia, distante qualche miliardo di anni luce, sono le stesse precise che a casa nostra. Non possiamo riscrivere le leggi della natura a nostro comodo, al grido di “metti che…”.

Tornando al nostro caso, Tepoztlan, dove avverrebbero gli avvistamenti, che sempre a detta degli esperti sono un fatto praticamente quotidiano, è una località turistica molto nota, posta a circa 30 Km da Città del Messico. Non ci vuole molto a intuire che se fosse vero che nel suo cielo compaiono così facilmente gli UFO, la cosa non sarebbe soltanto appannaggio di uno sconosciuto fotografo (molto mediocre, peraltro), e di qualche mandriano della zona suo amico, ma sarebbe nota a chiunque, scienziati compresi. E’ come se a Loch Ness il mostro decidesse, dopo decenni di gioco a nascondino, di apparire in tutto il suo fulgore tutti i giorni alle 5 per l’ora del te davanti al castello di Urquhart: tempo una settimana ci sarebbero le televisioni di tutto il mondo all’appuntamento. Invece niente, nel caso del nostro Carlos Diaz gli extraterrestri si fanno in quattro per farsi notare nei cieli di Città del Messico apparendo con astronavi enormi e coloratissime nel disinteresse generale. Chissà come ci sono rimasti male! Hanno attraversato mezza galassia con l’unico risultato di richiamare l’attenzione di un fotografo dilettante che non riesce neanche a prendere immagini decenti della loro astronave, e qualche allevatore della zona. E’ come se noi arrivassimo sul pianeta XW4_2, e mentre la nostra astronave sta atterrando nella piazza principale in un tripudio di laser e luci colorate dopo un viaggio di dodicimila anni, non ci si filasse nessuno a parte lo scemo del paese.

Tutte queste considerazioni le esprimo in modo educato per e-mail al gruppo ufologico di cui faceva parte l’esperto ospite della trasmissione, evitando l’ironia e le battutine ma manifestando comunque le mie perplessità, e sottolineando che per analizzare questo tipo di fenomeni sarebbe necessario un maggiore spirito critico. La risposta, come previsto, è un attacco alla chiusura mentale della scienza ufficiale (come se ne esistesse una diversa) incapace di aprirsi alla conoscenza, chiusa nella sua grettezza, e restia ad accettare tutto quello che non si conosce. E comunque nella risposta mi spiegano che il motivo per cui Carlos Diaz si mette a riprendere la notte buia così senza motivo è ovvio: lui ha la premonizione di quando l’oggetto non identificato apparirà in cielo, essendo telepaticamente in contatto con gli alieni! Che stupido a non averci pensato, era una spiegazione così ovvia! Gli rispondo che quella scienza che lui accusa di grettezza e chiusura alle novità è stata capace di scoprire e accettare tutto quello che solo 400 anni fa non si conosceva o appariva inaudito, e fare proprie rivoluzioni culturali come la relatività, la meccanica quantistica, l’evoluzione delle specie viventi e dell’universo, che nessun filosofo, pur dotato di grande fantasia, avrebbe mai osato immaginare. Ma so già che è tempo perso: per alcuni capire e credere sono sinonimi.

About Stefano Marcellini

Primo ricercatore dell' Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Bologna, esperto in fisica delle particelle, lavora all'esperimento CMS dell'LHC al Cern di Ginevra.