Viva Darwin, ma senza esagerare

C'è magia e... Magia; Il mistero dello Yeti risolto?; Caronia: un'ipotesi

Sul numero 56 di Scienza & Paranormale ho visto gli insistenti richiami a difendere Darwin contro il minacciato silenzio sulle sue dottrine. Per carità... il mondo è ancora pieno di fanatici che turbano il quieto vivere degli altri sulla base di strane idee, suggerite da metafisiche o da ideologie e, forse, dal nulla!

È ragionevole perciò ogni volta strillare e ripetere che con il fanatismo si fa sempre poca strada. In questo senso mi associo agli strilli e alle proteste.

Attenzione però a non diventare "fanatici" alla rovescia, perché anche così si farebbe poca strada. Chi scrive, per ovvia chiarezza, è un evoluzionista, ma non dimentica che in Darwin ci sono due aspetti: da un lato c'è la formulazione del fatto che gli organismi viventi presentano una qualche derivazione l'uno dall'altro, attraverso un lungo processo evolutivo, dall'altro c'è un tentativo di dar conto dei meccanismi che hanno consentito e che consentono i processi evolutivi e che si risolvono in Darwin attraverso il successo del più forte.

È noto che mentre sulla teoria dell'evoluzione c'è un singolare consenso tra gli specialisti, tra cui la stragrande maggioranza è indiscutibilmente evoluzionista, altrettanto non accade per quanto riguarda i meccanismi e le modalità che rendono conto del processo evolutivo. La disputa tra Richard Dawkins e Stephen Gould, di cui proprio nel numero di S&P citato abbiamo letto nella recensione di un libro, ne è uno tra i tanti casi possibili. E non parliamo qui del "caso" che non sembra render sufficienti i tempi disponibili e su cui una discussione approfondita ci porterebbe troppo lontano. Una polemica in proposito non sembra dunque fuori luogo; né essa può esser considerata "oscurantista".

Ma anche se Darwin avesse fatto degli errori (e certo ne ha fatti) forse che cesserebbe dall'essere una figura di rilievo nella storia della scienza? Forse che anche Galileo non ha fatto degli errori? Né per questo nessuno sembra aver pensato di escluderlo dalla considerazione degli studiosi. Naturalmente è facile ogni polemica preconcetta. Ma per evitarla bisogna ricordare anche le ragioni lontane della disputa.

Galileo, rifiutando la fisica aristotelica che S.Tommaso fortemente contribuì a inserire nella teologia cattolica, sembrò minacciare la stessa religione cattolica. Ma meno di un secolo dopo Leeuwenhoek con il suo rudimentale microscopio, parente in qualche modo di quel cannocchiale che con Galileo scatenò un finimondo, non suscitò affatto pari reazioni. Certo, un secolo non è poco e molte idee possono cambiare, però si conoscevano già animaletti molto piccoli e i monocellulari appena scoperti non sembravano minacciare proprio nulla, anzi sembravano attribuire nuova gloria alla infinita potenza del buon Dio. Oggi, digerito ormai Galileo (ma ce n'è voluto), la situazione sembra capovolgersi. Si accetta tranquillamente l'evoluzione dell'universo e astrofisici e cosmologi non hanno motivo di preoccupazione, nemmeno con la Chiesa Cattolica. Ma quell'evoluzione che si accetta per i corpi celesti sembra scandalosa se applicata agli organismi biologici.

E non si capisce proprio perché tutti si affannino a sostenere e dire ai quattro venti che una teoria scientifica è sempre provvisoria e che una esperienza negativa può sempre falsificarla e, da Popper in poi, metterla in crisi; per poi dimenticare tutto questo quando si parli di evoluzione biologica e considerare le affermazioni relative assolute e definitive come se fossero affermazioni metafisiche. E ciò accade, ohimè, per entrambi i partiti: per i darwiniani e per gli anti-darwiniani. Per questo ho parlato del rischio di un duplice fanatismo.

In realtà, se è doveroso riconoscere ai metafisici il diritto di fare il proprio mestiere, occorre riconoscere tale diritto anche agli scienziati. E da un punto di vista scientifico è difficile non riconoscere agli scienziati che non c'è un solo straccio di prova empirica che una singola specie sia stata "creata" ad un certo momento della storia geologica, mentre esistono numerosi fatti empirici che sembrerebbero in favore della realtà di un processo evolutivo (ho detto "sembrerebbero": un grattacielo è certamente più "evoluto" di una baita alpina, ma non si può dire che derivi da questa...). Insomma: non pare esservi dubbio che l'evoluzione è oggi l'ipotesi più largamente probabile per giustificare la molteplicità attuale degli organismi viventi.

Per tutte queste ragioni sono disposto a "strillare" contro ogni fanatismo: quello di coloro che vorrebbero che si dimenticasse Darwin, ma anche quello di chi vede l'evoluzione come una verità assoluta e metafisica.

Renzo Morchio, Biofisico - Università di Genova

Il mistero dello yeti finalmente svelato?

Lorenzo Rossi è da tempo noto per la sua passione verso la criptozoologia, cioè la scienza che studia gli animali misteriosi che non hanno ancora trovato una collocazione ufficiale negli archivi della zoologia. Rossi mette a disposizione tutte le sue conoscenze nel sito www.criptozoo.com. Nel sito, l'ultimo aggiornamento riporta l'esperienza vissuta in un recente viaggio in Nepal.

"In data 23 maggio - scrive Rossi - mentre stavamo muovendo verso Dunche, un portatore che apriva il gruppo ha scoperto delle strane impronte che tagliavano perpendicolarmente il sentiero. Per aspetto erano in tutto e per tutto uguali a quelle rinvenute dagli zoologi Cronin nell'Arun Valley e Schaller nella riserva di Serkteng, in Bhutan. Erano lunghe circa 22 centimetri e larghe 13, impresse nel terreno un po' sabbioso del sentiero. Ho potuto esaminarle attentamente per lungo tempo: non presentavano segni di deformazione, o di sovraimpressione tra zampa posteriore e zampa anteriore. Erano palesemente state lasciate da un animale bipede".

In prossimità delle impronte gli esploratori hanno rinvenuto campioni di escrementi. E la sorpresa viene proprio dalle analisi compiute in un laboratorio francese: potrebbe trattarsi di una scimmia ancora sconosciuta. La cautela, in questi casi, è d'obbligo, ma con un po' di fantasia si può arrivare a supporre che si tratti del rinomato Yeti, o uomo delle nevi.

I risultati delle analisi degli escrementi hanno lasciato sbalorditi gli scienziati. L'animale non è un carnivoro in quanto non c'erano residui di proteine animali; non è un erbivoro in quanto non c'erano tracce di amido. È perciò un frugivoro, cioè in grado di alimentarsi con frutta e semi.

In più sono state trovate due uova di parassiti di cui una del genere Trichiuris e l'altra di un parassita del tutto ignoto.

Riguardo alla spedizione in Nepal, parlando dello Yeti, Rossi ha capito che "la prima sensazione provata è stata quella descritta nei libri di Messner e Taylor Ide, cioè che lo Yeti è una figura che fa parte dell'immaginario collettivo occidentale più di quanto non lo sia in Nepal, dove sono ben poche le persone che ne hanno sentito parlare o che l'hanno visto".

Molto più onesto definire questo misterioso essere una scimmia ancora sconosciuta. Intanto, le analisi di laboratorio vanno avanti nella speranza di trovare qualche cellula intestinale intatta, in modo da poterne studiare il DNA. E chissà che il merito di risolvere il mistero non capiti proprio a Lorenzo Rossi.

Cristiano Riciputi, Cesena

Gli incendi di Caronia: la mia ipotesi

Ho letto che si sono ripresentati nei giorni scorsi gli strani fenomeni elettrici a Caronia, e vorrei sottoporvi una mia riflessione, nata da un episodio che mi è stato raccontato anni fa (e che non credo sia una leggenda metropolitana...)

Marano di Napoli è un grosso comune alle porte del capoluogo, di cui è divenuto una naturale estensione e che negli ultimi vent'anni ha costituito sempre più un'alternativa per le famiglie che cercavano alloggi meno costosi. Attualmente, comunque, la fame di case ha fatto lievitare i costi anche lì. Un mio amico, nato e residente proprio a Marano, mi parlò di una villa con giardino, antica e molto bella, quasi al centro del paese, che i proprietari volevano vendere. Non avrebbe dovuto esserci nessun problema... ma non avevano fatto i conti con i fantasmi. In paese, infatti, cominciarono a circolare strane voci: presenze misteriose, rumori e luci durante la notte, visioni spaventose. Al punto che passare una notte nella villa abbandonata era diventata una specie di sfida fra i ragazzi del posto. Mai nessuno però ci era restato a lungo, terrorizzato probabilmente dalla paura di avere paura. E così il prezzo scendeva, man mano che il tempo passava.

Finché un giorno la villa fu acquistata, per un prezzo assolutamente fuori mercato; da un pazzo temerario? Da uno scettico incallito? No, la risposta è molto più banale: dalle stesse persone, pare, che avevano messo in giro la voce dei fantasmi...

Da allora, ogni volta che sento storie di case o locali commerciali (in Inghilterra i pub con fantasma sono moltissimi) infestati dagli spiriti, non posso fare a meno di chiedermi a chi una tale situazione possa portare beneficio. A rigor di logica, le risposte sono due: a chi compra a prezzi decisamente bassi, o a chi vede aumentare la propria clientela grazie alle visite dei curiosi (un po' come accadde, e continua ad accadere, per Loch Ness).

E quelle case di Caronia, tra la ferrovia e il mare, in tempo di condono edilizio, potrebbero far gola a qualcuno che, a causa dei fenomeni paranormali, potrebbe liberarle rapidamente e a poco prezzo.

In conclusione, la mia è solo una delle tante interpretazioni, e forse neanche si avvicina alla verità. Però è una possibilità. E, come insegna Sherlock Holmes, "una volta scartato l'impossibile, quello che resta, per quanto improbabile, non può essere che la verità".

Fara Di Maio, Napoli

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