Il tesoro dell'abate Sauniere

di Jean-Michel Thibaux<br>Sonzogno editore, 2006<br>pp. 414, &euro; 18

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  • 16-11-2006
  • di Paolo Cortesi
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Se cercate un romanzo dal ritmo serrato e incalzante, questo non fa per voi. Perché Il tesoro dell'abate Saunière ha tempi decisamente lunghi e non molto rapidi, procede per scene che si susseguono con la pacata successione di diapositive, non con la frenetica vertigine delle sequenze cinematografiche. E ciò non è necessariamente un difetto; si tratta di scelte narrative che sono il primo diritto dell'autore e che il lettore può o meno condividere.

Il romanzo (titolo originale L'or du diable, uscito per la prima volta nel 1986, dunque non recentissimo) narra la storia dell'ormai celeberrimo abate Bérenger Saunière, protagonista - più o meno involontario - della ancor più famosa saga di Rennes-le-Chateau.

In queste pagine, il religioso è una figura alla Jean Gabin: un macho mediterraneo molto fortunato con le donne e abile pugilatore. Il Priorato di Sion (et voilà...) lo incarica della missione di scoprire il tesoro visigoto della cittadina di cui è parroco. Thibaux spiega questa scelta con la personalità di Sauniére: sensibilissimo al fascino femminile e al denaro. Thibaux non spiega, però, come il Priorato conoscesse così a fondo Sauniére che era, insomma, un abate fra mille abati. Ma il Priorato ha una potenza quasi ultraterrena e tutto poteva...

Sauniére trova il tesoro, con una rapidità fulminante, grazie alla famose mappe che sono state scoperte dentro una colonnina dell'altare della chiesetta curata dal bell'abate. Mappe che formano, come ben sa chiunque si sia interessato alla faccenda, la base di tutte le speculazioni sull'appassionante e controversa vicenda.

Priorato di Sion e Giovanniti, un'altra società segreta, si contendono il tesoro, in una lotta occulta, senza esclusione di colpi.

Il romanzo non è rapinoso, già si è detto. Ha tuttavia una caratteristica che lo rende godibile: Thibaux ha utilizzato una gran parte di documenti non inventati da lui, ma tratti dalla pseudo-storia dell'enigma di Rennes-le-Chateau.

Moltissimi personaggi sono reali e nel romanzo hanno tutta un'altra vita, considerati componenti di sette segrete o spiritisti convinti, in una miscela di realtà e di finzione che è sempre una piacevole avventura intellettuale.

Thibaux realizza un affresco della società francese della fine dell'Ottocento che è di innegabile fascino. Un'ultima osservazione: il romanzo (da cui l'emittente francese FR3 ha tratto uno sceneggiato in sei puntate) è praticamente costruito sul materiale che costituisce la controversa storia del mistero di Rennes-le-Chateau: personaggi, scoperte, mappe, luoghi, simboli, tracce e indizi... La domanda nasce allora spontanea: cosa è più romanzesco? Il libro di Thibaux o la pretesa storia segreta del paesino francese?