11 settembre, anniversari e complotti

E ancora sul futuro del CICAP...

Ancora una delle mille uguali domande che ricevete e avete ricevuto sull'11 settembre, ma recentissima!
Vorrei infatti sapere se le vostre tesi anticomplottiste sull'11 settembre sono ancora da voi ritenute tutte valide, a oggi 5 settembre 2008!
Vi chiedo questo perché, e lo sapete meglio di me, è capitato spessissimo che gli stessi autori di una teoria, di una ricerca abbiano nel tempo cambiato idea, aggiornato le loro ricerche, quando ancora però le loro vecchie pubblicazioni hanno continuato a essere diffuse, sebbene, almeno parzialmente, rinnegate dagli stessi autori! Ciò succede per vari motivi e vi chiedo appunto se alla luce di tutte le più recenti ricerche nulla è cambiato delle tesi del libro La cospirazione impossibile ad esempio.
Francesco Formiconi


Risponde Massimo Polidoro:

Ha ragione il lettore, la ricorrenza dell'anniversario dell'11 settembre ha spinto molti a scriverci per proporci le prove che dimostrerebbero che gli attentati delle Twin Towers furono organizzati dall'amministrazione Bush o perlomeno condotti contando sulla sua complicità. Purtroppo si tratta sempre di testimonianze di esperti che a ben guardare non si rivelano tali, di fotografie sapientemente ritoccate, di presunte ricerche scientifiche che stanno per essere pubblicate ma i cui risultati non si vedono mai. La realtà è che a sette anni dall'attentato, l'analisi delle teorie cospirazioniste che avevamo presentato ne La cospirazione impossibile è perfettamente attuale e valida. Il che non implica, come abbiamo detto e scritto tante volte, una difesa delle scelte politiche e militari dell'amministrazione Bush, ma significa semplicemente che è possibile uscire dalla logica che impone di credere a qualcuno solo perché sta "dalla mia parte" sforzandosi invece di provare a capire.

Omeopatia e giustizia


Curiosando in rete ho letto un po' di notizie riguardanti una causa per diffamazione nei confronti di Piero Angela. Nel leggere con attenzione il vostro sito e quello dei querelanti, mi sono reso conto che siete davvero abilissimi!
Pur pubblicando per esteso la sentenza, e dando ampio risalto alla decisione dell'organo giudicante, siete riusciti a tenere nascosta la parte più interessante, ovvero la requisitoria del Pubblico Ministero. Ora, non tanto da giurista quanto da privato cittadino, è davvero sconvolgente che le parole del Pm non abbiano attirato la vostra attenzione. Ciò non mi sorprende, perché il sancta sanctorum della scienza scientista (vera Religione del nostro secolo) è guardato bene a vista dai munifici sacerdoti delle multinazionali farmaceutiche. A me, molto sinceramente, pare veramente strano che un presentatore televisivo senta il dovere di farsi difendere, in una causa contro i sostenitori dell'acqua fresca, da alcuni dei più costosi penalisti della Repubblica Italiana… intelligenti pauca. A quando una bella inchiesta sui risultati modestissimi della ricerca contro il cancro in questo mezzo secolo di finanziamenti fiume?
Vi segnalo a proposito un bell'articolo del direttore di Fortune (guarito dal cancro) sull'economia dei tumori… soldi, tanti soldi… (vi ricordate la canzoncina?)

Ricordatevi che vostro padre Galileo e il povero Giordano Bruno furono perseguitati dagli amici del potere e dai nemici della Meraviglia.
Giovanni Lippa


Risponde Lorenzo Montali:

Non si capisce davvero come avremmo potuto tenere nascosto qualcosa dal momento che abbiamo pubblicato per esteso sul sito del Cicap le 64 pagine di sentenza del giudice nelle quali si spiega perché nel 2004 Piero Angela venne assolto in un processo per diffamazione intentato contro di lui dai responsabili di due società di omeopati che si erano dichiarati offesi per una trasmissione dedicata proprio all'omeopatia: stava esercitando un legittimo diritto di critica scientifica. Quanto alla requisitoria del Pm basti dire che si concluse con la richiesta di assoluzione per Angela, il che, venendo dalla pubblica accusa, pare abbastanza indicativo del valore della causa. Come evidenzia lei, Angela ha dovuto ricorrere a due costosi penalisti per difendersi. A me pare del tutto ovvio che, potendoseli permettere, una persona scelga di avvalersi di professionisti qualificati. Piuttosto mi sembra grave che chi svolge il mestiere di giornalista debba investire il proprio tempo e le proprie risorse per difendersi da accuse che, alla prova del tribunale, si dimostrano così poco consistenti. Mi sembra invece che sui risultati della ricerca contro il cancro sia poco informato, dal momento che sono ormai tantissime, solo negli Stati Uniti si calcola almeno10 milioni, le persone che sopravvivono a queste patologie grazie ai progressi delle diverse terapie. Il che implica certamente l'esistenza di un grande business. Sembra però si tratti di soldi ben investiti, mentre non sembra potersi dire altrettanto per quelli spesi nell'acquisto di prodotti omeopatici, considerando che alla sfida lanciata pubblicamente dal CICAP agli omeopati ("Sapete mostrare un esperimento ripetibile, almeno uno, grazie al quale si possa distinguere - in qualunque modo - acqua normale da acqua ‘omeopatica'?") nessuno ha ancora risposto...

Ancora sul futuro del CICAP


Ho visto che si discute sul cambiamento del nome del CICAP e di S&P. Per quanto riguarda la sigla Cicap, io vi consiglierei di tenerla: ormai è nel suo campo famosa e almeno per un lungo tempo ogni nuova sigla finirebbe per essere accompagnata da "ex Cicap". Se l'intento è quello di rispecchiare il più ampio ambito di interesse del Cicap, che non si ferma solo al paranormale propriamente detto, suggerirei di trovare un nuovo significato alle lettere mantenendo la sigla. A me è venuto in mente: Comitato italiano per il controllo sulle anomalie e le pseudoscienze.
Per la rivista il problema di un cambio di nome mi sembra minore. Anzi, per esperienza posso dire che il nome attuale rischia persino di trarre in inganno e far credere che si tratti di una rivista pro-paranormale. Quindi, di fronte a un nome azzeccato il mio parere, per quel che conta, sarebbe favorevole.

Giorgio Castiglioni


Caro Polidoro,
raccolgo il tuo invito a contribuire alla discussione sul futuro del CICAP e ti invio alcune idee in proposito.
Il mondo è cambiato negli ultimi vent'anni, l'attività del CICAP pure, ma il bisogno della gente di credere non è cambiato affatto. Il ventaglio di attività di chi specula sulla credulità si è ampliato e diversificato e di conseguenza anche il volume d'attività del CICAP.
Credere è una caratteristica della nostra mente evolutasi per selezione naturale. Avere una credenza qualsiasi aiuta probabilmente a vivere meglio, credere che la nostra esistenza serva a qualcosa sembra renderci più performanti. Spesso questo bisogno si manifesta nei luoghi e nei modi più impensabili. Ricordo tempo fa un messaggio affisso nel sito web dei liberi pensatori svizzeri "non credo in Dio, perché mi basta credere nella scienza". Paradossale, per qualcuno perfino la scienza è una questione di fede. La ricerca scientifica ci ha mostrato che molte delle nostre credenze non hanno alcun fondamento fattuale ma non ci ha fornito di un corredo alternativo di certezze. E, secondo me, qui sta il nocciolo della questione. Scienza e razionalità sono la pratica sistematica del dubbio; ciò che conosciamo è solo lo stato attuale della nostra ignoranza; e questa è una situazione che alla maggioranza degli esseri umani non dà alcuna soddisfazione, anzi molti reagiscono spesso violentemente contro chi mette in dubbio le loro credenze.
Oggi quella del CICAP sembra un'attività da pompieri, intervenire a posteriori per spegnere focolai di assurdità. E se cominciassimo a fare prevenzione? Cerco di spiegarmi meglio. Da anni il CICAP divulga informazioni scientifiche e verifiche di affermazioni su credenze ma mi sembra che non sia mai stato affrontato sistematicamente questo bisogno innato di credere.
Se è vero che credere fa stare meglio è importante studiare questo fenomeno. Probabilmente l'umanità è arrivata dov'è perché gli esseri umani hanno evoluto questa capacità: credere in se stessi, affrontare con coraggio le vicissitudini che la vita ci propone, credere a chi questo coraggio ce lo infonde. Purtroppo molti credono invece a chi non è affatto benevolo, a chi, sotto le spoglie di un aiuto, sfrutta a suo solo vantaggio, la credulità degli altri. Una caratteristica potenzialmente positiva viene manipolata a fini negativi: l' effetto placebo trasformato in nocebo.
Forse il CICAP potrebbe cominciare a interessarsi non solo del controllo delle affermazioni sul paranormale ma anche delle persone che credono ai fenomeni paranormali: che tipo di persone sono? che cosa cercano? come si può aiutarle a a credere in se stesse, malgrado i dubbi e le incertezze, invece di finire preda di persone che sfruttano la loro credulità allo scopo di arricchirsi alle loro spalle? Una ricerca in questo senso non potrebbe ottenere finanziamenti da parte dei ministeri della sanità e della socialità? E il giornale del CICAP non potrebbe prevedere anche una rubrica di problemi personali oltre ai contributi "tecnici"? Una rubrica che affronti proprio il bisogno di credere e dia consigli su come comportarsi, come affrontare certe situazioni, come fanno molti rotocalchi, perché no? Per darvi un'idea penso a qualcosa tipo la rubrica "sweet reason" sul sito web dell'IHS (www.humaniststudies.org/enews/?view=sweetreason). Giovanni Ruggia
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