Tutto comincia dalle stelle; La scienza nel pallone; Apologia dello scetticismo; Bizzarre Illusioni; Lontano dall' ansia...

Tutto comincia dalle stelle.
Viaggio alla velocità della luce tra pianeti, astri e galassie
Margherita Hack
Gianluca Ranzini
Sperling & Kupfer, 2011
pp. 254, € 16,00


di Silvano Fuso

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«E poi intercetterebbero tutte le radiazioni elettromagnetiche prodotte dalle diverse attività che si svolgono sulla Terra, per esempio le comunicazioni con i telefonini o le trasmissioni tv. Forse questo basterebbe per farli desistere dalla tentazione di invaderci: se si mettessero a guardare i nostri canali televisivi sintonizzandosi su qualche reality o su qualche programma domenicale potrebbero spaventarsi abbastanza da andarsene via...».
Così, secondo gli autori di Tutto comincia dalle stelle, si comporterebbero ipotetici alieni intelligenti che si accorgessero della nostra presenza sul pianeta Terra. Queste sagge riflessioni dovrebbero essere prese in considerazione dai tanti ufologi che vedono extraterrestri in ogni dove. Gli autori di questo piacevolissimo compendio di astronomia, rivolto principalmente ai ragazzi ma godibilissimo anche per gli adulti, sono Margherita Hack e Gianluca Ranzini. La nostra Margherita nazionale non ha certo bisogno di presentazioni. Astrofisica di fama internazionale e instancabile divulgatrice, è oramai famosa come una rockstar (e proprio come una rockstar, di recente, ha simpaticamente partecipato alla realizzazione di un videoclip musicale dal titolo “Alfonsina e la bici”). Gianluca Ranzini è invece astrofisico e giornalista scientifico, già direttore del planetario di Milano, e collaboratore di diverse testate.
Unendo le loro competenze e la loro capacità divulgativa, i due autori hanno realizzato questo bel libro che, come recita il sottotitolo, rappresenta un immaginario viaggio, alla velocità della luce, tra pianeti, astri e galassie, a bordo dell’avveniristica nave cosmica Aldebaran. Quella del viaggio alla velocità della luce è però l’unica concessione alla fantasia. Tutto il libro è infatti rigorosamente scientifico ed estremamente aggiornato con le più recenti conoscenze che le scienze astronomiche ci consentono di avere.
Il viaggio si articola in cinque grandi tappe che danno il nome ad altrettanti capitoli (suddivisi poi in paragrafi più specifici): “Guardando dalla Terra”, “Il sistema solare”, “Le stelle”, “Le galassie”, “La cosmologia”.
Il libro è ricchissimo di informazioni e leggendolo si imparano davvero un sacco di cose. A differenza però dei tanti testi divulgativi di astronomia disponibili sul mercato, esso non si limita semplicemente a fornire nozioni al lettore, ma lo abitua a ragionare, a porsi le domande corrette e a cercare le risposte più sensate: in altre parole fornisce al lettore una chiara idea di come funzioni la scienza.
Questo è particolarmente importante soprattutto per i giovani lettori cui il libro è rivolto e in un paese come il nostro dove la scienza (ahimè troppo spesso anche a livello scolastico) viene presentata più come un elenco di risposte preconfezionate piuttosto che come un efficace metodo di indagine della realtà.
Anche le cose apparentemente più banali vengono presentate nel libro come indizi interessanti per elaborare ipotesi e teorie sul mondo in cui viviamo.
Un esempio tra tutti.
Già nel secondo capitolo, nel paragrafo dedicato alla nascita del sistema solare, ci si chiede come si possa riuscire a conoscere qualche cosa relativamente a un evento avvenuto in un passato lontanissimo e di cui nessuno può essere stato testimone.
Si parte da un’osservazione apparentemente insignificante: tutti i pianeti del sistema solare ruotano intorno al Sole nello stesso senso. Si accompagna quindi il lettore nel calcolo di quale potrebbe essere la probabilità di un simile evento, se fosse casuale. Visto che i pianeti sono otto e che ciascuno ha il 50% di probabilità di ruotare in un senso piuttosto che nell’altro, si calcola che la probabilità che tutti ruotino nello stesso senso è di una su centoventotto, cioè meno dell’1%.
Probabilità decisamente bassa per pensare che si tratti di un evento casuale. Appare quindi più ragionevole ipotizzare che i pianeti ruotino nello stesso senso per una causa comune e che tale causa debba risiedere proprio nel modo in cui essi sono nati.
Da queste considerazioni il libro passa ad esaminare le varie ipotesi che sono state formulate sulla nascita del sistema solare: dai vortici di Cartesio, all’idea della nebulosa primordiale rotante di Kant e Laplace, fino alle più moderne teorie che l’astrofisica ci propone.
Di esempi analoghi il libro ne offre parecchi. In tal modo il giovane lettore si rende conto che la scienza è una straordinaria avventura della mente umana, non dissimile da un romanzo giallo, dove lo scienziato investigatore, raccogliendo indizi, formulando ipotesi e confrontandole con i dati osservativi, cerca di fornire una spiegazione razionale del grande mistero rappresentato dalla realtà in cui viviamo. E il libro stesso è avvincente come un giallo. Ogni pagina suscita curiosità che vengono puntualmente soddisfatte in quelle successive, al punto che, una volta iniziata la lettura, è difficile sospenderla prima di arrivare alla fine. Lettura resa ulteriormente gradevole dalle simpatiche illustrazioni di Allegra Agliardi che raffigurano una divertente Margherita Hack in maglione a righe gialle e rosse e spesso in compagnia dei suoi beneamati amici a quattro zampe.
Non mancano poi, naturalmente, suggestive fotografie astronomiche riprese dai più moderni telescopi.
Al termine del libro rimane ancora tanta curiosità. E questo, che dovrebbe essere il prioritario obiettivo di qualsiasi libro di divulgazione scientifica, è sicuramente uno dei principali pregi dell’opera di Hack e Ranzini. Chiunque decida infatti di dedicarsi alla scienza lo fa fondamentalmente per soddisfare la propria curiosità e i buoni testi divulgativi sono un importante strumento per stimolare future vocazioni scientifiche, di cui il nostro paese ha particolarmente bisogno.
Non a caso il libro si conclude con queste parole:
«D’altra parte, l’idea di riuscire a sciogliere tutti i dubbi, di sapere tutto, non è attraente come potrebbe sembrare. Lo stimolo di avere sempre nuovi confini da esplorare davanti a sé, come abbiamo fatto in questo nostro viaggio con Aldebaran, serve a rendere più interessante (e divertente) l’esistenza!»

La scienza nel pallone. I segreti del calcio svelati con la fisica
Nicola Ludwig
Gianbruno Guerrerio
Zanichelli, 2011
pp. 176, € 10,50


di Luca Menichelli

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Gli italiani, un popolo di santi, di poeti, di navigatori e... appassionati di calcio.
Chi non ricorda i tempi pionieristici delle passeggiate domenicali con la radiolina incollata all'orecchio per non perdere nemmeno un secondo delle gesta eroiche dei nostri calciatori preferiti?
Eravamo tutti attenti a cogliere ogni piccola variazione determinata dalle azioni dei ventidue giocatori in campo, che cercano di spingere una palla quasi sferica in cuoio dentro la rete dell'avversario.
Ma quanti si sono soffermati a studiare cosa si nasconde dietro a queste azioni? Se ancora ci fosse bisogno di ricordarlo, tutto è regolato dalle leggi della fisica; il calcio non fa eccezione.
Perché la palla non è veramente sferica?
La risposta non è certo dettata dalla difficoltà di realizzare uno strumento perfettamente liscio: le tecnologie attuali lo permetterebbero, ma verrebbe realizzata una cosa inutile a causa della mancanza di alcune caratteristiche che solo una superficie disomogenea potrebbe dare.
Questo ed altri esempi di fisica ricreativa si possono trovare nel libro che abbiamo tra le mani, La scienza nel pallone. Come in altri libri simili che abbiamo recensito su queste pagine, anche in questo caso si parla di fisica: della scienza dura per eccellenza, che definisce le leggi che regolano l'universo.
Il libro è divertente da leggere, vi si trovano anche aneddoti particolari che rasentano l'inverosimile, ma risulta comunque completo e rigoroso nella trattazione. Nulla viene lasciato al caso e tutti gli aspetti vengono spiegati in maniera semplice, ma efficace e approfondita.
Gli sportivi troveranno una risposta sul metodo migliore di calciare in determinate condizioni, analizzando energia cinetica, energia potenziale, attriti e balistica.
Il sistema muscolo-scheletrico viene preso come modello per definire le leve; il campo di gioco, in definitiva, diventa un laboratorio di fisica presentato alla mente vorace di sportivi appassionati di scienze, che lo sfruttano per ogni sorta di esperimento.
È un libro adatto a tutti ed un ottimo regalo per un appassionato di calcio che non si limiti a seguire il vorticare della palla da porta a porta. La scienza nel pallone è un ennesimo esempio di come la scienza possa essere spiegata in maniera semplice e divertente e di come possa appassionare anche chi nel quotidiano non se ne occupa professionalmente.

Apologia
dello scetticismo
Giuseppe Rensi
La Vita Felice editore, 2011
pp. 139, € 10,50


di Anna Rita Longo

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Che l’aggettivo scettico sia in Italia spesso usato, irragionevolmente, in senso dispregiativo è una cosa che i membri del CICAP sanno bene. Dichiararsi scettici sembra, infatti, come asserire di essere persone prive di valori e di etica, pronte a fare un mucchio di tutte le convinzioni morali, religiose, metafisiche della società per gettarle indiscriminatamente via.
Nulla di più sbagliato, come ricorda lo stesso Nicola Abbagnano (un nome ben noto a tutti i liceali, che hanno sudato sui suoi libri di filosofia), che rammenta che la radice della parola “scettico” risiede nella skepsis degli antichi Greci, che indica la “ricerca”, l’“investigazione” della realtà.
In breve, skepsis è una sorta di sinonimo di filosofia (dal greco “amore per il sapere”), che di questa riassume lo scopo principale, quello di porsi delle domande e di ricercare.
È questo aspetto della skepsis - la ricerca paziente e critica - che il CICAP ama particolarmente e sul quale fonda da sempre la sua attività, ragion per cui ama ed amerà sempre definirsi “associazione scettica”.
Non può che farci piacere, quindi, la riscoperta, da parte della casa editrice La vita felice di uno dei maggiori studiosi dello scetticismo novecentesco, un intellettuale di grande spessore ma di fortuna non altrettanto grande, Giuseppe Rensi.
Il primo contributo del Nostro al chiarimento della causa scettica in Italia furono i suoi Lineamenti di filosofia scettica (1919).
In questa Apologia dello scetticismo si propone di precisare alcuni comuni fraintendimenti filosofico-dottrinali in merito allo scetticismo e di definire, con precisione unita alla sintesi, quali aspetti accomunino e distinguano le diverse scuole scettiche che si sono succedute nel corso della storia del pensiero umano.
L’opera pregevole di Rensi non ha perso d’attualità, perché è noto come in campo filosofico raramente si riesca a coniugare chiarezza e semplicità di esposizione.
La sistematicità con la quale Rensi ha proceduto nella propria esposizione rappresenta un altro pregio del suo lavoro. I capitoletti, leggibili anche indipendentemente l’uno dall’altro, riguardano, dopo una breve nota introduttiva, la definizione di scetticismo, il suo rapporto con la metafisica, con la religione, con la teoria della conoscenza e la logica e, infine, con etica, politica ed estetica.
Tra i rilievi più interessanti posti dall’autore, ricordiamo il suo sottolineare l’opposizione di fondo tra la prospettiva razionalistica-idealistica e lo scetticismo, che si presenta, pertanto, come la scuola filosofica che nega che esista qualcosa di vero, giusto, morale “per natura”, senza peraltro, come pensano molti, negare che si possa prendere una posizione etica relativamente ai “fenomeni”, ai fatti.
Anche lo scettico può, quindi, sulla base di quello che vive nella propria quotidiana esperienza, decidere ciò che è bene o ciò che è male. Semplicemente non lo fa secondo la ragione filosofica, ma attraverso l’osservazione.
Tutte le accuse di immoralità rivolte allo scetticismo dimostrano, quindi, la propria inconsistenza. Allo stesso modo l’autore mostra come le varie scuole scettiche abbiano assunto diverse posizioni nei riguardi della religione, proprio perché non esiste la presunta opposizione tra scetticismo e pensiero religioso e, se, da una parte, vi è chi sottolinea l’impossibilità di dimostrare l’esistenza degli dei (Protagora, il padre dello scetticismo greco, la pensava così) vi è chi mette in rilievo, dall’altra, il fatto che tutto sia possibile, anche ciò che le religioni affermano.
Sebbene lo spirito dello scetticismo tenda sostanzialmente all’incredulità, non vi è, dunque, un netto rifiuto della componente religiosa.
Se ne può, quindi, ricavare un richiamo alla tolleranza religiosa, che nella nostra società, teatro di continui scontri di matrice fondamentalista da parte dei più disparati culti, non appare affatto superfluo.
Ma proprio nella sua essenza, costituita dal dubbio costruttivo e dalla continua ricerca, lo scetticismo appare come una corrente filosofica di indubbia attualità. Se tutte le culture si aprissero, scetticamente, alla ricerca, alla tolleranza e alla comprensione, il mondo sarebbe un posto più umano e vivibile.
Ben venga, dunque, il saggio di Rensi, che ce lo rammenta così efficacemente.
Una piccola nota appare d’obbligo in un quadro così decisamente positivo.
Un apparato di note a piè di pagina redatte da un curatore sarebbero state un utile complemento per aiutare il lettore che non ha seguito studi liceali e potrebbe avere il bisogno di piccoli chiarimenti in merito alla terminologia filosofica.
Allo stesso modo, alcuni lettori potrebbero gradire la traduzione di alcuni brani francesi e tedeschi che Rensi non fornisce e che il curatore avrebbe potuto affidare a una nota.
Si tratta di un espediente che, senza togliere nulla al testo, ne avrebbe ulteriormente incrementato il già evidente carattere divulgativo.
A chi consigliare il libro di Rensi? Potrei dire a chi ha ancora pudore nel definirsi scettico e a chi ritiene che sia cosa di cui ci si debba vergognare.

Bizzarre illusioni.
Lo strano mondo della pareidolia e i suoi segreti
Romolo G. Capuano
Mimesis, 2011
pp. 304, € 22,00



di Silvano Fuso

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«A tutti sarà capitato di sdraiarsi sull’erba durante un picnic con le mani dietro la testa a osservare le nuvole. In queste occasioni il divertimento consiste nello scorgere figure improbabili tra le masse di vapore acqueo che si muovono nel cielo. Cavalli, mucche, volti. Niente di male. Finito il picnic tutto torna come prima e si dimenticano quelle strane figure. È un'occupazione innocente a cui non prestiamo molta attenzione. Ma è proprio così innocente
Così inizia l’introduzione di Bizzarre Illusioni. Lo strano mondo della pareidolia e i suoi segreti, l’ultimo libro di Romolo G. Capuano, sociologo, criminologo, traduttore e autore di altri interessanti saggi, tra cui ricordiamo: Oracoli Quotidiani. Cos’è e come funziona la profezia che si autoavvera (Napoli, 2003), Dizionario della credulità e degli inganni della mente (S. Maria a Vico, 2007).
Che l’occupazione di cui sopra non sia necessariamente innocente, lo dimostra subito dopo lo stesso autore elencando alcuni inquietanti episodi ad essa legati: miracoli riconosciuti dalla chiesa cattolica, opere d’arte ispirate a tali visioni, ipotesi dell’esistenza di civiltà marziane, presunti messaggi satanici nella musica rock, ecc. Alla base di tutto ciò vi è un singolare fenomeno che gli psicologi chiamano pareidolia, ovvero la tendenza della nostra mente a individuare informazioni di senso compiuto anche in immagini o suoni che si sono originati casualmente e che di per sé non hanno quindi alcun significato.
Chi si occupa di indagini critiche sul paranormale conosce bene la pareidolia, che ha consentito innumerevoli volte di interpretare in modo perfettamente razionale ciò che per molti rappresentava invece un fenomeno straordinario, soprannaturale, miracoloso o comunque inspiegabile.
Se il fenomeno della pareidolia è ben trattato nelle opere specialistiche di psicologia della percezione, mancava invece fino a oggi un testo divulgativo che la portasse a conoscenza del grosso pubblico.
L’opera di Capuano colma finalmente questa lacuna, offrendo al lettore generico un testo chiaro e leggibilissimo, molto ben documentato (anche dal punto di vista iconografico) ed estremamente rigoroso dal punto di vista scientifico.
Il volume è costituito da sei capitoli: 1) La mente ci inganna e le illusioni dominano la nostra vita, 2) “E solo l’uomo riguarda il cielo”: l’incanto della pareidolia astronomica; 3) Gesù in una macchia di ketchup, ovvero pareidolia del sacro e del soprannaturale; 4) “Suonala ancora Sam” o della pareidolia acustica; 5) Immagini casuali e creatività, ovvero come la pareidolia genera arte; 6) Testi ed eventi come nuvole: il fascino irresistibile della pareidolia interpretativa. Seguono le conclusioni, un’accurata bibliografia e un’utile sitografia minima di riferimento.
È impossibile sintetizzare in poche righe il contenuto di questo libro, davvero ricchissimo di informazioni. Il lettore potrà scoprirlo da solo immergendosi in una lettura affascinante e piacevolissima.
Terminata la lettura ci si rende conto dell’importanza del fenomeno pareidolia. Essa, infatti, non è un oscuro fenomeno che coinvolge occasionalmente pochi individui dotati di una fantasia troppo accesa. È, al contrario, una tendenza molto comune della percezione umana.
Se nella maggior parte dei casi essa non comporta conseguenze particolari, in altre circostanze le conseguenze possono essere clamorose.
Ad esempio, c’è chi si affida alla pareidolia, utilizzando test (come quelli delle macchie di Rorschach) per decidere l’esclusione o l’ammissione di un candidato a una posizione lavorativa o, addirittura per sentenziare diagnosi psicologiche. Può, inoltre, legittimare pretese miracolistiche nel caso di “apparizioni divine”; ispirare azioni eroiche; far diventare una persona o un luogo famosi per pochi giorni o per anni; favorire la creatività artistica; determinare l’illusione di parlare con i morti o avere un’esperienza paranormale; farci immaginare la presenza di misteriosi messaggi nascosti chissà dove; imporci strane visioni nel cielo e molto altro ancora.
Conoscere meglio i meccanismi della nostra percezione, e la pareidolia in particolare, può quindi fornirci utilissime armi per difenderci da solenni cantonate. Nessuno di noi è infatti immune da tale illusoria percezione ed è assolutamente necessario esserne consapevoli.
Per citare ancora l’autore:
«la pareidolia è ubiquitaria e si annida dove meno ce lo aspettiamo: in un pezzo di pane, sulla tendina di una doccia, in una macchia di sugo, sulla superficie di una caramella, sul pavimento della cucina. Inoltre, ci beffa, ci sorprende, ci terrorizza, ci dà gioia, ci rivela cose, ci fa ridere, ci fa piangere. In una parola, ci fa essere umani».

Lontano dall’ansia e dalla psicoanalisi? Perizia sulla validità dei processi psicoanalitici.
Armando De Vincentiis
Libellula edizioni, 2012
pp.88, € 12


di Luca Menichelli

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Un padre viene interpellato dalla psicologa della scuola che frequenta la figlia per poter discutere di un disegno che la piccola ha realizzato.
La bambina ha rappresentato sul foglio una tigre triste rinchiusa in gabbia che, attraverso un fumetto, pensa: “Non ho mai rubato né ucciso, perché sono in galera?”.
La psicologa interpreta il disegno dicendo al padre che la figlia si sente oppressa dalla sua figura, proprio come in gabbia, e con il disegno cerca di esternare il suo bisogno di attenzioni da parte di un uomo che si comporta più da padrone che da padre.
Malgrado possa assomigliare ad una delle tante storie hollywoodiane cui siamo abituati, questa è una storia vera ed è vero il fatto che la psicologa non ha colto il reale significato del disegno: la bambina è un socio della Lega Antivivisezione e odia gli zoo.
La psicologa ha fatto l'errore di interpretare in maniera troppo precipitosa il disegno nel quadro della psicoanalisi di stampo freudiano, che in questo caso si è dimostrato del tutto inadeguato.
È proprio sulla psicoanalisi che si incentra l'ultimo lavoro letterario di Armando De Vincentiis, psicoterapeuta e coordinatore del CICAP Puglia.
Attraverso una vera e propria perizia, De Vincentiis mette alla prova le basi teoriche della psicoanalisi evidenziando in quali casi essa possa trovare una valida applicazione, in quali non produca effetti rilevanti e infine in quali casi possa addirittura peggiorare il quadro clinico.
Si tratta di una lettura adatta a tutti, dal momento che l'autore non scade mai in tecnicismi e usa un tono correttamente divulgativo, che può interessare sia i semplici curiosi che desiderano avvicinarsi all'affascinante mondo della psiche umana, sia chi cerca delle risposte sulla validità scientifica della psicoanalisi nel trattamento dei disturbi psicologici.
Il libro non piacerà invece a chi ha sposato in maniera fideistica l'approccio psicoanalitico, anche se è proprio a queste persone che forse bisognerebbe consigliarne la lettura dal momento che esso analizza in maniera scientifica e non aneddotica i pilastri della creatura freudiana nel trattamento psicoterapeutico.

Fobie
Giampaolo Perna
Piemme, 2011
223 pp., € 16


di Anna Rita Longo
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DI CHE COSA SI PARLA: lo psichiatra Giampaolo Perna, tra i più grandi esperti al mondo dei disturbi d’ansia, spiega quale sia il giusto approccio terapeutico nei confronti delle fobie, spesso curate con metodi che non hanno radici ben piantate nel terreno della scienza.
PERCHÉ LEGGERLO: per sfatare luoghi comuni molto diffusi in tema di fobie e per vincere le paure che rendono più complicata la nostra vita, procedendo lungo la via della evidence based medicine, la medicina provata dai fatti, che resiste al rasoio di Ockham.

Un fisico in salotto
Guido Corbò
Salani, 2010
259 pp., € 14


di Anna Rita Longo

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DI CHE COSA SI PARLA: Guido Corbò è un fisico innamorato del proprio lavoro, che ama parlare di scienza e condividere con tutti la propria passione. In questo libro - privo di formule se si eccettua la celebre equazione di Einstein E = mc2 - spiega come chiacchierare con un fisico possa rivelarsi tutt’altro che noioso.
PERCHÉ LEGGERLO: per scoprire il mondo che ci circonda divertendosi, spigolando qua e là tra i vari brevi capitoli o concedendosi una entusiasmante full immersion, ma anche per riaccostarsi a una materia troppo spesso considerata appannaggio di occhialuti “secchioni”.