L’altra figlia dello Zar

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  • 16-06-2016
  • di Paola Dassori
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Famiglia Romanov nel 1913 ©Wikicommons
La tragica fine della famiglia imperiale russa, nel luglio 1918, fu per molto tempo avvolta nel mistero: i corpi furono bruciati e poi seppelliti in una fossa nel cuore di una foresta, e per molti anni si credette che qualche membro della famiglia si fosse salvato. Per questo ci furono parecchie persone che, nel corso del tempo, sostennero di essere l’uno o l’altro dei figli dello Zar.

La più famosa di questi “pretendenti” fu sicuramente Anna Anderson, una misteriosa donna che dagli anni ‘20 alla sua morte nel 1984 proclamò di essere Anastasia Nikolajevna, figlia minore di Nicola II Romanov. La sua vicenda ispirò articoli, romanzi, opere teatrali e film, di cui il famoso Anastasia, girato nel 1956, che fruttò alla protagonista Ingrid Bergman l’Oscar come miglior attrice protagonista. Fu solo negli anni ‘90 che l’esame del DNA mise la parola fine a tante supposizioni, rivelando che la Anderson non discendeva assolutamente dai Romanov e che, con tutta probabilità, era la domestica polacca Franziska Schanzkowska.

Un po’ meno nota è Marga Boodts, una donna vissuta a lungo sul lago di Como, che fino alla sua morte nel 1976 dichiarò di essere Olga: la figlia maggiore dello zar.

Olga di Russia, nata a Tsarskoye Selo nel 1895, era la figlia primogenita dello zar Nicola II Romanov, e morì a 22 anni con tutta la sua famiglia a Ekaterinburg. Secondo il racconto di Marga Boodts, quando la famiglia imperiale fu portata in una stanza sotterranea per essere fucilata, un ufficiale dei cosacchi chiamato Dimitri K. (ovviamente innamorato segretamente di lei) la colpì alla testa col calcio della pistola fingendo che fosse morta, e quindi la portò via sostituendo il suo corpo con quello di una cameriera sorpresa a rubare dai cadaveri. L’ufficiale la accompagnò a Vladivostok, da dove la ragazza con un viaggio avventurosissimo attraversò la Cina imbarcandosi quindi per la Germania, dove visse per alcuni anni; secondo lei, durante il suo soggiorno avrebbe incontrato il Kaiser Guglielmo II il quale le avrebbe assicurato sostegno economico vita natural durante in cambio della rinuncia a far valere i suoi diritti imperiali.

Dopo altre rocambolesche vicende Marga arrivò in Italia e si stabilì in una villa a Menaggio, sul lago di Como, conducendo una vita molto ritirata, con poche amicizie e pochi visitatori. Un giorno una signora russa, fuggita dal suo Paese ai tempi della Rivoluzione d’ottobre, andò a trovarla per renderle omaggio, salutandola nella sua lingua: al che la Boodts replicò seccata chiedendole, per favore, di parlare italiano, dato che non ricordava più il russo. La signora rimase molto sorpresa: lei, il russo, non lo aveva dimenticato...

La conversazione fu molto fredda e durò pochissimo, e da allora in poi la signora non fu più ricevuta nella villa.

Marga firmò nel 1955 un contratto con la casa editrice Mondadori per la pubblicazione di un suo libro di memorie, intitolato “Io Vivo”, che però non fu mai pubblicato in Italia; fu solo nel 2011 che l’editore Martinez Roca lo pubblicò in Spagna, ottenendo un grandissimo successo.

Nel 1957 Marga incontrò il principe Sigismund di Prussia (cugino primo di Olga Romanov) che riconobbe in lei la cugina scomparsa; c’è da dire, però, che non la vedeva da più di quarant’anni...

Si dice inoltre che Marga ebbe sostegno economico anche dal Vaticano: Suor Pascalina Lenhert, governante di Papa Pio XII, disse di aver assistito a parecchi incontri privati tra la Boodts e il Pontefice, e che quest’ultimo fosse convinto della veridicità dei suoi racconti.

Fu solo nel 1960, quando Anna Anderson si rivolse al Tribunale di Amburgo per far confermare le sue pretese, che Marga Boodts lasciò il suo riserbo; in un’intervista della United Press International proclamò con forza di aver visto sua sorella Anastasia fucilata a Ekaterinburg, e che stava prendendo in considerazione un’azione legale nei confronti della Anderson. Quest’ultima, da parte sua, ammise che la Boodts avrebbe, in fondo, potuto essere sua sorella maggiore; le due donne, però, non si incontrarono mai.

Marga Boodts morì nel 1976 in una casa di riposo di Sala Comacina dove viveva da qualche anno, e fu sepolta grazie all’interessamento del principe Sigismund, il quale aveva disposto nel suo testamento un lascito a tale scopo.

I pochi ancora convinti che Marga fosse la vera Olga di Russia furono smentiti nel 1991 e nel 2007, quando vennero ritrovati degli scheletri: l’analisi del DNA confermò con certezza quasi assoluta la loro identità con la sfortunata famiglia imperiale.