Detto da noi: RadioCICAP

Intervista a Enrico Zabeo

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Enrico Zabeo (fotografia di Roberta Baria).
Detto da noi è la rubrica di interviste dedicata a far conoscere le persone che portano avanti tutte le nostre iniziative e che con il loro talento e il loro impegno garantiscono il successo del CICAP.

Oggi il nostro ospite è Enrico Zabeo, il coordinatore di una delle iniziative più recenti della nostra associazione: il podcast RadioCICAP.

Nato e cresciuto a Padova, Enrico Zabeo lavora come tecnico informatico; nel CICAP, oltre al podcast, collabora attivamente con il gruppo locale veneto.

Lo appassiona praticamente tutto ciò che fa il CICAP; se proprio dovesse scegliere i suoi temi preferiti, direbbe le teorie del complotto e la disinformazione storica o storico-scientifica.

È coordinatore del gruppo tematico RadioCICAP.



Come è nata l'idea del podcast?

L'idea è nata da una conversazione con Sonia Ciampoli, quando abbiamo notato la mancanza di questo tipo di canale, che secondo noi aveva grandi potenzialità. Così abbiamo deciso di studiare il mezzo, scegliere un po' di temi, trovare altri soci interessati al progetto, nelle persone di Sofia Lincos e Raffaele Montagnoni, ai quali si è poi aggiunta Serena Fabbrini, e abbiamo cominciato a fare un po' di prove. Appena il prodotto ci ha convinti a sufficienza siamo partiti.

Che cosa avete imparato in questi anni?

Che dobbiamo sempre e solo imparare, da chi lo fa da più tempo ed è più esperto e dai nostri errori, ma questo vale per tutto quello che riguarda il CICAP e non solo. Per quanto riguarda specificamente il podcast siamo molto contenti del lavoro fatto e dei risultati ottenuti finora, ma sappiamo che il tiro va aggiustato in continuazione, ogni passo che facciamo ci fa crescere, anche i passi falsi.

Quali sono stati gli ostacoli più difficili da superare?

La cosa più difficile è sicuramente trovare il tempo, perché per preparare il podcast ne serve molto, soprattutto per coordinarsi. Abitiamo tutti molto distanti, e anche gli esperti che interpelliamo non sono quasi mai dietro l'angolo, quindi bisogna riuscire ad incastrare i tempi di tutti. Nel podcast siamo tutti volontari, quindi bisogna, in mezzo agli impegni quotidiani di ognuno, trovare qualche fazzoletto di tempo che vada bene a tutti. E poi, ovviamente, cercare di trovare argomenti che ci piacciano e che pensiamo possano interessare a chi ci ascolta, e il modo migliore per affrontarli.

E le soddisfazioni più grandi?

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Beh, quando abbiamo fatto la puntata sul CICAP, con Marta Annunziata, un ascoltatore ha deciso di iniziare a collaborare con il gruppo locale più vicino (mi pare fosse il CICAP Cuneo), e questo credo sia un bel successo. Poi anche sapere che chi ci ascolta apprezza quello di cui parliamo e come ne parliamo, tanto quanto le critiche costruttive, è una soddisfazione: chi ci ascolta lo fa con attenzione, e riesce a farci sapere dove andiamo bene e dove invece dobbiamo lavorare.

Che cos'ha di diverso RadioCICAP rispetto alle altre iniziative del CICAP?

Si tratta di un mezzo più immediato e, per certi versi, fresco, che consente, a noi e ai nostri ospiti ed esperti, maggiore libertà di approfondimento e di scelta di temi, e che è in grado di raggiungere anche un pubblico più multimediale o interessato a comunicazioni più agili e immediate.

Che obiettivi avete per il futuro?

Sarebbe bello riuscire ad aumentare la frequenza delle puntate e, se riusciamo a trovare qualche altro socio interessato a collaborare, potremmo farcela in tempi brevi. Inoltre ci piacerebbe riuscire a fare qualcosa di più simile ad una diretta, e questo non è molto distante dall'essere realizzato.

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