Detto da noi: 30 anni di CICAP

Intervista a Massimo Polidoro

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Massimo Polidoro (fotografia di Roberta Baria).
Inauguriamo oggi la rubrica "Detto da noi", dedicata a raccontare le attività del CICAP e le persone che se ne occupano. Il nostro primo ospite è il Segretario Nazionale della nostra associazione, Massimo Polidoro.

Massimo Polidoro, scrittore e divulgatore scientifico, è tra i fondatori del CICAP, di cui è anche Segretario. Ha insegnato Metodo scientifico e Psicologia dell'insolito all'Università di Milano-Bicocca e insegna ora Comunicazione scientifica ai dottorandi dell’Università di Padova. Autore e conduttore televisivo, presenta a “Superquark” una rubrica dove, con Piero Angela, smonta falsi misteri e bufale. È molto attivo sui social e ha un canale YouTube molto seguito per le sue indagini nel campo dei misteri. Ha pubblicato oltre 50 libri, tra cui: l’Atlante dei luoghi misteriosi d’Italia, Houdini: il mago dell’impossibile, Leonardo. Il romanzo di un genio ribelle e il suo nuovo libro per ragazzi: Io, Leonardo da Vinci. Il suo sito è: www.massimopolidoro.com


Tu hai contribuito più di tutti a far nascere il CICAP e farlo diventare quello che è oggi. Qual è secondo te la differenza più grande tra il CICAP degli inizi e quello del 2019?

Il CICAP degli inizi era molto diverso: a quell'epoca le bufale più grandi erano quelle che riguardavano il mondo del paranormale e dell'occulto, le tv ne erano piene, e si sentiva tantissimo il bisogno di riportare un po' di razionalità. Oggi il paranormale è quasi scomparso, ma il suo posto è stato preso da nuove forme di irrazionalità e pseudoscienza, molto più subdole, pericolose e difficili da smascherare. Per fortuna, nel frattempo, è evoluto anche il CICAP. Se all'inizio tutto partiva da una grande passione e dall'entusiasmo che due studenti, quali eravamo Lorenzo Montali e io, mettevamo in quella nuova avventura, con il tempo siamo cresciuti, sono arrivate altre persone, sono nati tanti gruppi locali, ci siamo strutturati meglio, abbiamo avviato tantissime iniziative, le persone con ruoli e responsabilità diverse sono aumentate e alla fine il CICAP è diventato un interlocutore imprescindibile nel nostro Paese per chiunque si occupi di diffusione della mentalità scientifica e contrasto alle pseudoscienze.
Oggi siamo riconosciuti dal MIUR e iniziamo a portare in maniera sempre più diffusa lo spirito critico ai giovani, attraverso i corsi di formazione per gli insegnanti; organizziamo eventi come il CICAP Fest che mobilita migliaia di persone. E grazie ai social siamo in grado di raggiungerne ogni giorno centinaia di migliaia! Per dire solo tre delle tantissime cose che facciamo. Se trent'anni fa ce lo avessero detto, giuro che non ci avrei creduto.

Che cos'è cambiato invece nel modo in cui il CICAP viene percepito quando ci presentiamo al pubblico o ai media?
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Il servizio dell'Espresso del 1991.


All'inizio venivamo considerati quasi degli eccentrici, gente che perdeva tempo appresso a fantasmi, guaritori, astrologi e quant'altro. Ricordo un servizio dell'Espresso che con un fotomontaggio aveva infilato le teste di Piero Angela, Montalcini, Rubbia, Hack e Bovet sopra i corpi in maschera dei "Ghostbusters"! «Se la gente vuole credere a certe sciocchezze, perché ci perdete del tempo? Peggio per loro» era la frase che si sentiva ripetere più spesso, in particolare dal mondo accademico. Poi, pian piano, con un lavoro che non ha mai conosciuto rallentamenti o interruzioni, siamo riusciti a cambiare questa percezione. Un poco alla volta siamo riusciti a rendere sempre più evidente il pericolo esercitato dal pensiero irrazionale e antiscientifico, al punto che oggi la consapevolezza che si tratta di un problema che riguarda tutti è generale. Basta vedere come, anche grazie ai social, prendano facilmente piede le idee e le teorie più strampalate e dannose: cure improbabili per malattie terribili, paure per inesistenti legami tra i vaccini e certe malattie, teorie della cospirazione che inducono a fare scelte basate non sui fatti ma sull'emotività... Nessuno più guarda al CICAP con un sorrisetto di sufficienza, ma anzi ci chiedono che cosa possiamo fare per contrastare questa dilagante irrazionalità.

Qual è stato il ruolo di Piero Angela nei primi anni di vita del CICAP?

Oltre che l'ideatore del CICAP, Piero è stato (ed è tutt'ora) un autentico “apriti-sesamo": la parola magica che apre tutte le porte! È grazie a lui se i premi Nobel e i grandi nomi della scienza si sono subito messi al nostro fianco come Garanti della nostra serietà. Agli inizi ci sentivamo di continuo e lui era sempre disponibile per incontri, conferenze o convegni: consigliava, naturalmente, creava contatti, portava a bordo nuovi nomi prestigiosi... E poi, visto che internet era ancora un sogno lontano, ogni volta che andava ospite di qualche programma TV a parlare dei temi a noi vicini segnalava l'indirizzo del CICAP a cui gli interessati potevano scrivere... E, naturalmente, il suo sostegno è stato fondamentale per riuscire ad acquistare i nostri uffici di Padova. Insomma, non c'è dubbio che senza Piero non saremmo qui. E ancora oggi è al nostro fianco: non perde occasione per darci una mano, ci coinvolge, ci segnala e non manca mai ai nostri raduni annuali.

Di tutte le iniziative che ha realizzato il CICAP negli anni, qual è quella di cui sei personalmente più soddisfatto?

Direi che vedere quello che è oggi il CICAP è la cosa che mi da più soddisfazione: pari a quella che mi da immaginare che cosa può ancora diventare. Ma se devo scegliere una sola iniziativa, allora direi che il CICAP Fest si è rivelato un progetto che è andato oltre ogni nostra aspettativa. Lo scorso anno, nella sua prima vera edizione siamo riusciti a parlare di scienza, di razionalità e di curiosità a un pubblico che mai avevamo raggiunto prima con un singolo evento: oltre 12.000 presenze registrate. Quest’anno proveremo a fare ancora meglio.

C'è invece qualcosa che non faresti o faresti diversamente se potessi tornare indietro?

Probabilmente più di una! Ma è sempre troppo facile ragionare con il senno di poi. Invece, credo che bisogna sempre tentare, provare nuove strade e vedere dove portano. Magari si rivelano vicoli ciechi, come è capitato qualche volta, e allora si torna sui propri passi. Ma altre volte si possono avere delle sorprese e, dunque, vale sempre la pena tentare.

Quali sono i rapporti con le altre organizzazioni scettiche? Come vedono il CICAP i nostri "cugini" delle altre nazioni?
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Massimo Polidoro e Piero Angela al CICAP Fest in una fotografia di Roberta Baria.


I rapporti sono sempre stati ottimi con tutti, sin dall’inizio, e i nostri “cugini” ci vedono come una delle realtà più solide e organizzate in Europa. L’unica “pecca” che posso vedere è il fatto che non siamo un paese dove l’inglese è diffuso come in molte altre nazioni europee: se lo fosse, potremmo condividere molto più materiale e informazioni con il resto del mondo.

Quando nasce un nuovo gruppo locale può essere difficile gestire le persone che sono attratte dal CICAP ma non hanno compreso bene le finalità della nostra associazione. Immagino che a maggior ragione ci sia stato questo problema quando è nato il CICAP. Come avete fatto a partire con il piede giusto? C'è qualche aneddoto curioso?

Certo! Basti pensare che alla primissima riunione del 1988, in realtà un pranzo, a Torino, dove ci siamo trovati in una ventina di persone interessate a far nascere quello che sarebbe poi diventato il CICAP c’era persino un’astrologa! Non aveva ben capito chi fossimo, ma restò per tutto il tempo e conversammo amabilmente. Non la vedemmo più. Ci sono poi capitati i personaggi più curiosi: da quelli che avevano già tutte le soluzioni in tasca a quelli che si candidavano subito come Presidente! Il fatto è che Lorenzo e io eravamo molto cauti e valutavamo con molta attenzione chi si avvicinava. Però fummo fortunati. Oltre ad alcuni che erano già presenti a quella riunione di Torino, come Steno Ferluga, che diventò poi il primo presidente, e Sergio Della Sala, che è il vero precursore del CICAP, visto che le primissime riunioni per far nascere un “gruppo scettico” in italia, già nel 1987, si tennero a casa sua, ce ne furono altri che si misero a disposizione per dare una mano e che si rivelarono fondamentali per partire con il piede giusto. Uno di questi fu il prof. Adalberto Piazzoli, fisico all’Università di Pavia, che accettò di diventare vice-presidente dopo averci incontrato una sola volta. Gli avevamo fatto una buona impressione! Altri due furono Franco Ramaccini e Laura Rossetti, persone straordinarie, con una curiosità e una preparazione ineguagliabile, che si misero completamente a disposizione del CICAP. E poi Patrizia Caneparo, grazie alla quale si organizzò il primo evento a Còrmons, da 1500 persone, e poi altri convegni nazionali. E preziosi furono anche Cesare Baj, che ci aiutò a pubblicare il primissimo bollettino del CICAP, Corrado Lamberti, Héctor Abad, Aldo De Rosa, Angelo Marchetto e Luisella Seveso. Poi si è unito Luigi Garlaschelli, che divenne subito un punto di riferimento per la conduzione di esperimenti in laboratorio, insieme al bravissimo Claudio Marciano, e di seguito sono arrivate tutte le persone che sono ancora oggi tra i soci effettivi.

E nei prossimi trent'anni, quali obiettivi vedi per il CICAP?

Mi piacerebbe poter dire che in futuro il CICAP dovrà lavorare sempre meno perché razionalità, senso critico e mentalità scientifica saranno la norma presso tutti i popoli, ma temo che sia solo un bel sogno. Almeno per ora.