Animali sensitivi

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Lo chiamano l’Angelo della morte, ma a dispetto dell’inquietante soprannome Oscar è solo un bel gattone di due anni. Tuttavia, dopo essere stato adottato quando era un micino di sei mesi dalla Steere House, un ospizio per pazienti psichiatrici e persone malate di Parkinson e Alzheimer a Providence (Rhode Island), si è scoperto che possiede un talento tale da giustificare quel soprannome.

Oscar, infatti, sembra in grado di capire in anticipo quando un paziente sta per morire. Quando si accoccola sul letto, accanto a un paziente, significa che la morte è vicina, non più di quattro ore. Ha già anticipato in questo modo la morte di 25 pazienti, al punto che ora quando gli infermieri lo vedono entrare in una stanza chiamano i familiari del paziente.

«Non fa molti errori» dice David Sosa, uno dei medici della clinica. «Per i familiari è un sollievo sapere che il gatto faccia compagnia ai loro cari nelle ultime ore della vita, ma per altri Oscar è una sorta di maledizione. Viene allontanato quando entra in una stanza. E lui insiste nel volere entrare, graffia la porta come a dire che la morte è vicina e inesorabile».

La notizia ha fatto il giro del mondo perché al gatto è stato dedicato un articolo dal New England Journal of Medicine, una delle più prestigiose riviste scientifiche esistenti, e perché sembra alimentare l’idea che i gatti, e gli animali in genere, siano dotati di particolari doti “sensitive”.

Alfabeto chimico


Per Rupert Sheldrake, biologo e studioso inglese, c’è un’unica spiegazione per i gatti come Oscar che anticipano la morte, i cani che “sentono” quando il loro padrone sta per tornare (vedi box) o quelli che ritrovano la strada di casa da decine di chilometri di distanza. «È una teoria che io chiamo del “campo morfico”. Un campo morfico unisce tutti i membri di un gruppo e contiene in sé ogni appartenente a questo gruppo. Se un individuo si trasferisce in un luogo distante rimane ugualmente legato al gruppo attraverso questo campo sociale, che ha le caratteristiche dell’elasticità. I campi morfici permetterebbero il passaggio di una gamma di flussi telepatici da un animale all’altro dello stesso gruppo, da una persona all’altra o da una persona a un animale compagno».

La teoria manca però di prove convincenti e non è accettata in campo scientifico. «È suggestiva», dice Roberto Marchesini, etologo e presidente della Società italiana di scienze comportamentali applicate, «ma non è necessario scomodare qualcosa di indimostrato come la telepatia per spiegare il comportamento straordinario di cani e gatti. Sono dotati di sensi enormemente più sviluppati dei nostri e quello che riescono a fare può sembrare a un profano davvero magico, ma per loro è normale».

Il gatto, per esempio, ha un olfatto fine quasi quanto quello del cane. Per rendersene conto basta paragonare i 5 milioni di cellule olfattive presenti nel naso dell’uomo contro i circa 200 milioni presenti in quello del gatto.

«Il suo sistema paraolfattivo, costituito dall’organo vomeronasale posto sopra il palato» continua Marchesini «capta intensi segnali chimici, i feromoni, che lui stesso o altri gatti hanno rilasciato, anche a chilometri di distanza. E sono sostanze che non spariscono tanto in fretta. Capita, per esempio, che se un gatto si spaventa in casa rilascia feromoni che restano attaccati ai mobili. Da quel momento in poi, passando da quel punto della casa, il gatto sente i feromoni e si spaventa ogni volta».

Questo sistema di analisi chimica del mondo circostante consente per esempio, tanto ai cani che ai gatti, di utilizzare gli odori per orientarsi e ritrovare la strada di casa.

«Un animale che si è perso» spiegava lo scomparso Danilo Mainardi, etologo e docente di Conservazione della natura, «per un po’ gira a caso, finché non riconosce un segnale olfattivo. In seguito, grazie al fatto che immagazzina gli odori nella propria memoria, si serve di questa mappa olfattiva come di una carta geografica per iniziare il suo viaggio a ritroso. Negli ultimi chilometri, quando si trova ormai nel suo territorio d’origine, riconosce a vista la zona e raggiunge facilmente casa sua».

I feromoni sono alla base anche del sistema di comunicazione delle formiche che, considerate le loro piccole dimensioni, riescono a scambiarsi informazioni a grandissime distanze. Un po’ come se noi ci scambiassimo messaggi vocali tra Roma e Firenze. «Le formiche scaricano i loro feromoni nell’aria» dice Bert Holdobler, studioso del linguaggio delle formiche all'Università di Harvard. «Queste sostanze vengono portate dal vento a notevole distanza, centinaia di metri, forse anche più. Bastano poche molecole, per esempio, a segnalare al maschio la presenza della femmina: il maschio allora si dirige controvento, cercando altre molecole. Se non ne trova, comincia a girare in circolo fino a quando rintraccia nuovamente questi segnali chimici. E così si avvicina a mano a mano alla femmina. Anche certi mammiferi in calore, come i gatti o i cani maschi, giungono da notevoli distanze quando sentono nell'aria le molecole liberate dalle femmine. Oltre a quelli di tipo sessuale, però, i segnali possono essere anche di pericolo o relativi al cibo, o altro».

Prevedere catastrofi


Discorso diverso quello dei piccioni, o delle oche, che riescono a viaggiare per centinaia di chilometri e a ritrovare la loro casa perché sono dei magnetorecettori, riescono cioè a orientarsi anche grazie al campo magnetico terrestre.

«Le oche, inoltre, utilizzano anche i riferimenti astrali nelle loro lunghe migrazioni» dice Marchesini. «Così come si servono di numerose altre segnalazioni che sono fuori dalla portata dell’uomo. Molti animali, per esempio, sentono gli infrasuoni a bassissima frequenza. Questi suoni coprono distanze lunghissime e, a differenza dei suoni più alti, aggirano gli ostacoli. Possono coprire anche centinaia di chilometri e questo permette a molti animali di fare una cartografia della zona. Un’oca, quindi, grazie agli infrasuoni sa dove c’è l’acqua, dove si trova una roccia, dove un ruscello anche senza vederli».

Gli infrasuoni consentono anche agli animali di anticipare l’arrivo di terremoti, tifoni e inondazioni. Sono riportati dalla cronaca i casi di cani, galline, cavalli e altri animali domestici che improvvisamente abbandonano paesi e città, senza apparente motivo, salvo poi scoprire l’arrivo di qualche catastrofe. «Terremoti ed eruzioni sono preceduti da un bombardamento di infrasuoni», dice Marchesini. «Sono suoni del tutto silenziosi per l’uomo ma addirittura fastidiosi per gli animali. La gallina faraona, per esempio, è uno dei migliori campanelli d’allarme per i terremoti perché non solo sente gli infrasuoni ma li usa per comunicare con i propri simili».

Per questo l’uomo ha imparato a osservare gli animali, perché rappresentano sentinelle ambientali infallibili. E non solo, ora la ricerca ci dice che gli animali possono rivelarsi preziosissimi nella diagnosi medica.

Animali medici


«Da poco sappiamo che il cane, se debitamente istruito, è in grado di riconoscere con l’olfatto la presenza di un melanoma» dice Marchesini. «Se lo si educa a toccare con la zampa quando sente quell’odore, è in grado di fare una diagnosi precoce del melanoma. Riconosce anche il carcinoma polmonare, perchè produce un odore che il cane sente dal fiato del paziente. Se questa prassi, ora agli inizi, prendesse piede ci consentirebbe di evitare ai malati le continue radiografie».

Sempre grazie al loro olfatto straordinario, un cane, un gatto o anche un coniglio sono in grado di anticipare le crisi epilettiche. Continua Marchesini: «Il paziente epilettico, prima della crisi, ha una maggiore secrezione di adrenalina e noradrenalina, e l’emissione è puntualmente avvertita dai recettori olfattivi degli animali. Anche in questo caso, se il cane impara a dare una risposta comportamentale quando avverte questo odore, può aiutare il paziente epilettico a sedersi prima della crisi».

Oscar, il gatto di Providence, dunque, potrebbe essere in grado di avvertire qualche variazione chimica nel corpo del morente. Ne è convinto Joan Teno, medico e professore di medicina alla Brown University, che si trova proprio a Providence e fa parte della prestigiosa Ivy League: «Sono convinto che la spiegazione del comportamento di Oscar sia di tipo biochimico. Credo, infatti, che alcune sostanze chimiche vengono rilasciate nell'atmosfera quando una persona è sul punto di morire, e che il gatto sia in grado di percepirle».

Non è nemmeno da escludere, però, che Oscar sia, in realtà, un gatto molto osservatore, in grado di riconoscere un paziente immobile e morente e di individuare i comportamenti del personale medico, molto più indaffarato quando un paziente è sull'orlo della morte. Le capacità osservative degli animali hanno indotto in passato alcuni a ipotizzare che certe creature, come cavalli e maiali, fossero addirittura in grado di leggere il pensiero (vedi box).

«Effettivamente, giorno dopo giorno scopriamo cose sempre più complesse rispetto alla sensorialità degli animali» dice Nicholas Dodman, che sovrintende una clinica di comportamento animale alla Scuola veterinaria della Tufts University. «Ma l’unico modo di sapere con certezza da cosa dipenda il comportamento di Oscar è quello di documentare i suoi movimenti. Vedere come divide il tempo tra i vivi e i morenti, in modo da capire se sono solo coincidenze o meno. E neppure possiamo escludere che Oscar cerchi il tepore di una coperta calda posta vicino a una persona morente».

Alla clinica di Providence, tuttavia, non sembrano particolarmente interessati a capire cosa guidi Oscar nelle sue visite ai morenti, fintanto che la sua anticipazione di una morte prossima regala alle famiglie un’occasione per dare l’ultimo saluto a chi sta per andarsene. Su una parete della clinica compare ora una targa dedicata a Oscar per la sua “cura compassionevole” che offre all’ospizio.

L’astuto Hans


Gli animali hanno una sorprendente capacità osservativa. Uno dei casi più eclatanti è quello verificatosi ai primi del Novecento e noto con il nome del cavallo protagonista, l’“Astuto Hans” (v. Query n. 2). Battendo lo zoccolo, Hans sembrava in grado di rispondere quasi a ogni tipo di domanda, fare calcoli matematici e, addirittura, leggere il pensiero. Solo dopo una serie di esperimenti si scoprì che se la persona che poneva la domanda non conosceva la risposta Hans non era più capace di rispondere correttamente. Lo stesso accadeva se chi poneva la domanda era nascosto alla vista del cavallo e nessun altro era presente. Ciò permise di escludere nel primo caso che il cavallo possedesse un’intelligenza simile a quella umana, nel secondo che si trattasse di telepatia. La conclusione fu che Hans aveva sì un’abilità straordinaria, ma non paranormale: poteva cioè riconoscere i più piccoli movimenti involontari trasmessi da chi poneva le domande. Si trattava di movimenti così lievi e impercettibili che gli stessi studiosi, anche dopo avere imparato bene il sistema di segnalazione, continuavano a mandare stimoli involontari ad Hans, nonostante stessero consapevolmente cercando di evitare di trasmettere il messaggio visivo. In altri casi di “animali sapienti”, invece, le segnalazioni da parte del padrone si sono rivelate essere deliberate e coscienti, come movimenti della frusta o del braccio o della testa, oppure parole chiave, suoni della gola e simili.

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Cani in attesa


Quando Pamela Smart finisce di lavorare, si dirige a casa dei suoi genitori per riprendersi Jaytee, il suo terrier di cinque anni. E ogni volta, Jaytee sembra mettersi in agitazione prima che Pamela arrivi. Rupert Sheldrake condusse una serie di verifiche con il cane e concluse di avere trovato una prova di comunicazione telepatica: «Se un cane risponde con più di 5 minuti di anticipo all’avvenimento che sta per accadere, l’ipotesi telepatica va presa in seria considerazione, specie se l’animale si trova al chiuso e se il vento è contrario, cioè se le condizioni non sono favorevoli alla trasmissione dei suoni e degli odori».

Lo psicologo Richard Wiseman fu chiamato a verificare gli esperimenti di Sheldrake con Jaytee. «Cercai di eliminare ogni fonte di errore possibile» dice Wiseman. «Per esempio, cambiammo l’orario in cui Pamela doveva tornare a casa, per vedere se quella di Jaytee era solo un’abitudine dovuta al fatto che sapeva che la padrona andava a prenderlo a una cert’ora. Oppure le chiedemmo di cambiare ogni volta mezzo di trasporto con cui tornare, per evitare che il cane riconoscesse il rumore della sua auto. La conclusione fu che Jaytee si dirigeva continuamente alla finestra, durante tutta la giornata, e non lo faceva più frequentemente quando Pamela stava tornando a casa».

Altri cani che sembrano sapere quando il padrone sta per tornare a casa, probabilmente riconoscono il comportamento delle altre persone presenti. Notano che la tavola viene preparata, che si accendono le luci in certe stanze, e concludono che il padrone sta tornando, diventando così più irrequieti.

«Il cane è un animale sociale» spiega Marchesini. «Non pensa in maniera individuale ma collettiva, come il giocatore di una squadra. Lui si identifica totalmente con la squadra. I cani guida per i ciechi si identificano così tanto con il padrone che, davanti a una strettoia, il cane non calcola se riuscirà a passarci, ma se il corpo del padrone è abbastanza snello per superare l’ostacolo. Non è altruismo, è proprio l’identità del cane a essere collettiva e non individuale. Questo fa sì che da sempre il cane cerchi la presenza dell’uomo e vada in ansia da separazione se il suo padrone si allontana. Se un cane fosse lasciato libero di circolare, non si staccherebbe mai da lui, lo seguirebbe ovunque e dormirebbe con lui sul letto. Ecco perchè non vede l’ora che il padrone torni a casa quando va via».

Gli infrasuoni consentono anche agli animali di anticipare l’arrivo di terremoti, tifoni e inondazioni. Sono riportati dalla cronaca i casi di cani, galline, cavalli e altri animali domestici che improvvisamente abbandonano paesi e città, senza apparente motivo, salvo poi scoprire l’arrivo di qualche catastrofe

Il cane elettricista


Tra il personale tecnico dell'azienda di distribuzione di energia elettrica Chilectra, di Santiago del Cile, è entrato da qualche tempo anche Rex, un cane di razza Labrador. A fronte di quindici chiamate di emergenza a causa di difetti nelle linee elettriche di bassa tensione sotterranee, è riuscito a localizzare il problema tredici volte, con un grado di efficienza dell’87%.

La prestazione del quadrupede, che tuttavia non entra mai direttamente in contatto con i cavi elettrici e dunque non corre rischi, ha fatto registrare un risparmio in termini di tempo del 55% rispetto a quello che sarebbe stato necessario se l’intervento fosse stato eseguito da un uomo. Un vantaggio non indifferente, considerando che le linee elettriche sotterranee spesso misurano alcune centinaia di metri.

Rex è stato sottoposto a un addestramento messo a punto dalla squadra per la sicurezza pubblica dei carabinieri del Cile. Durante l’addestramento, ha imparato a distinguere l’odore dei cavi bruciati e, in caso di successo, ogni volta era premiato con porzioni di cibo: la stessa tecnica utilizzata per i cani antidroga o per quelli impegnati nella ricerca di esplosivi.

(Ha collaborato Mauro Nogarin)