Detto da noi: Query, la rivista del CICAP

Intervista a Lorenzo Montali

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Lorenzo Montali.
Detto da noi è la rubrica quindicinale di interviste ai responsabili delle iniziative CICAP, nata per raccontare le tante attività che realizziamo per promuovere lo spirito critico ma anche per far conoscere le persone in carne e ossa che le portano avanti e che spesso non ricevono abbastanza riconoscimento per il loro impegno.

Oggi parliamo con Lorenzo Montali, il direttore di Query, la rivista ufficiale del CICAP.

Laureato in filosofia con una tesi di psicologia sociale sul fenomeno delle leggende urbane, Lorenzo Montali ha un dottorato di ricerca in psicologia e si occupa di percezione pubblica della scienza e della tecnologia presso il Dipartimento di psicologia dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Tra i fondatori del CICAP, di cui è stato fino al 1998 il Segretario Nazionale, è oggi il Vicepresidente del Comitato. Nel 1988, grazie a una borsa di studio messagli a disposizione da Piero Angela, ebbe modo per alcuni mesi di seguire negli Stati Uniti il lavoro del Committee for the Scientific Investigation of Claims of the Paranormal (CSICOP), di realizzare il numero zero di una newsletter che sarebbe diventata col tempo Scienza & Paranormale e di organizzare un primo incontro a Torino, nell'ottobre 1988, da cui sarebbe nato il CICAP.


Quando sei diventato direttore di Query? Che cos'è cambiato nei temi di cui si occupa il CICAP da allora a oggi?

Sono direttore di Query dal suo primo numero, uscito nella primavera del 2010; nei due anni precedenti ero stato direttore di Scienza&Paranormale, la precedente rivista del CICAP, che fino a quel momento era stata diretta da Massimo Polidoro. Negli anni i contenuti della rivista sono certamente cambiati. In particolare, si è molto allargato lo spettro degli argomenti che affrontiamo perché ci siamo dovuti occupare dei diversi ambiti in cui le pseudoscienze hanno preso piede: dalla medicina alla psicologia, dalla nutrizione alla storia, solo per fare degli esempi. In secondo luogo, abbiamo dedicato una attenzione crescente ad analizzare i processi di costruzione della conoscenza in ambito scientifico e i problemi che la scienza stessa incontra, penso per esempio alla copertina che abbiamo dedicato al ruolo del caso nella scienza o a quella sugli errori sperimentali in medicina, ma anche ad alcune rubriche, come la tua o quella di Stefano Bagnasco, che sono proprio rivolte a chiarire i confini tra scienza e pseudoscienza. E poi abbiamo allargato lo sguardo a diversi fenomeni di tipo magico-religioso, per esempio lo sciamanismo, le presunte apparizioni di Medjugorje, la Santa Muerte messicana, il Raelismo e le guarigioni che avverrebbero a Lourdes. Parallelamente, alcuni dei temi di cui ci occupavamo nei primi anni di attività hanno nel tempo avuto un peso minore. Sto pensando in primo luogo al paranormale cosiddetto classico, per esempio la telepatia o la chiaroveggenza, che continua ad esistere, ma che oggi appare interessare una quota marginale di opinione pubblica, un pubblico di nicchia che, al momento, ha una limitata influenza nel discorso pubblico. Su alcuni di questi temi, peraltro, abbiamo scritto molto nei nostri anni di attività, penso per esempio all'astrologia, per cui non vale più la pena continuare ad occuparsene dato che non emergono novità rilevanti. Il che non implica che la nostra attenzione ai fenomeni cosiddetti misteriosi sia venuta meno e infatti in questi anni abbiamo dedicato per esempio diversi approfondimenti ad argomenti legati all'ufologia, ma anche ai cosiddetti animali prodigiosi o alla numerologia. E infine, un cambiamento rilevante della rivista è che ora molti dei suoi contenuti sono disponibili a tutti e non solo agli abbonati. Ogni volta che esce un nuovo numero, alcuni degli articoli possono essere liberamente letti su internet e dopo un anno dall'uscita tutta la rivista è direttamente consultabile online dal sito del CICAP. E' un grande regalo che i soci CICAP e gli abbonati a Query fanno a tutti, infatti è grazie alle loro quote e donazioni che possiamo continuare a stampare la rivista, mantenerla online e offrire quindi una informazione di qualità a chi è interessato a questi argomenti.

A quale tipo di pubblico si rivolge la rivista?

A persone che hanno interesse per la scienza e per la divulgazione scientifica, ma anche a chi è incuriosito dai misteri, o presunti tali, e vuole capire cosa ne pensa la scienza o come si possono esaminare in una prospettiva scientifica.

Ritieni che il fenomeno delle "fake news" sia davvero in aumento oppure che semplicemente se ne parli di più?

Non credo abbia molto valore parlare di aumento o diminuzione per un fenomeno di questo tipo: dovremmo in primo luogo averne una definizione condivisa e decidere dove e come misurarlo. Ma non mi pare che siamo a questo punto, né, tutto sommato, che si tratti di un elemento decisivo. È certo invece che è aumentato l'allarme sociale intorno a questo fenomeno e quindi la cosa merita attenzione di per sé. La questione nasce dall'incremento delle fonti informative che i social media hanno reso possibile, avendo sostanzialmente azzerato i tempi e i costi di produzione delle notizie. Ciò ha alcune conseguenze rilevanti. La prima è l'aumento di informazioni che vengono quotidianamente immesse nel sistema e la seconda è che tale produzione appare svincolata dai tradizionali sistemi di controllo interno, a loro volta non sempre efficaci, che caratterizzavano i media tradizionali. Il risultato complessivo è che una parte di tali informazioni non è adeguatamente sostenuta da evidenze o è del tutto falsa, costruita in maniera strumentale per supportare un punto di vista. A questo si aggiungono due elementi di preoccupazione specifici. Il primo è che i media tradizionali, che si sono indeboliti economicamente in questi anni, hanno reagito alla crisi attraverso un taglio di risorse che ha comportato un peggioramento della qualità dell'informazione che essi producono, con il risultato che ora finiscono talvolta per fare da cassa di risonanza delle notizie, non verificate, che compaiono sui social media (ma anche di quelle promosse dagli uffici stampa aziendali, istituzionali e politici), abdicando quindi di fatto alla funzione di controllo. Il secondo elemento è che, nel caso della diffusione orizzontale delle notizie tipica dei social media, la credibilità della notizia è in molti casi legata alla vicinanza sociale con la fonte, più che a una verifica adeguata della qualità dell'informazione. Questo ne facilita la diffusione e la difesa, anche quando ne venga dimostrata la totale o parziale infondatezza. L'insieme di questi elementi, quindi, più che un possibile aumento del fenomeno, genera un allarme che mi pare in questi termini condivisibile.

Si discute molto (forse anche troppo) di utilità/inutilità del debunking e di quale sia il taglio giusto da usare nella comunicazione della scienza. Qual è il tuo punto di vista in proposito e che cosa ti ha insegnato l'esperienza di direttore di Query?

Il debunking fornisce, a chi è interessato a verificare la qualità di una notizia, gli strumenti per farlo. Senza debunking, quindi, avremmo un mondo informativo più povero, nel quale chi è alla ricerca di informazioni critiche nei confronti di pseudoscienze o teorie del complotto non troverebbe risposte. Perciò, ben venga il debunking e anche Query, nel suo piccolo, cerca di promuoverlo. Il punto però è: il debunking è sufficiente per eliminare le false notizie o le pseudoscienze? No, non lo è, ma appunto perché solo una parte di coloro che hanno creduto a certe informazioni è disposto a metterle in discussione, ad ascoltare l'altra campana, per usare un'espressione di Piero Angela quando spiega in cosa consiste l'attività del CICAP. In altri casi, l'adesione a certe credenze si lega a sistemi ideologici o di rappresentazione del mondo che funzionano da “protettori” rispetto alla smentita, alimentando una tendenza alla ricerca di conferme che ci caratterizza tutti, in particolare in relazione a ciò che consideriamo maggiormente rilevante per noi. In altri casi ancora, le persone non sono particolarmente interessate e quindi motivate ad approfondire, e perciò credono alle false notizie semplicemente perché ci si imbattono, magari perché le sentono circolare nel loro gruppo di amici o nelle trasmissioni che ascoltano. Ecco che allora diventa importante lavorare sulla prevenzione. Questo significa in primo luogo sensibilizzare circa l'esistenza di fake news e di conseguenza sulla necessità di mantenere un certo grado di scetticismo, in particolare di fronte a affermazioni straordinarie. In secondo luogo implica la necessità di una azione educativa, che fornisca strumenti di ragionamento e analisi circa la qualità dell'informazione che tutti noi riceviamo. Solo l'educazione allo spirito critico può aiutare, non l'invito ad aderire a punti di vista più o meno ufficiali.

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La copertina di Query n. 38.
Rispetto a qualche anno fa sono molto più numerosi coloro che, soprattutto online, criticano le pseudoscienze e le teorie del complotto: scienziati, giornalisti scientifici, debunker e altre associazioni. In questo panorama quale diventa secondo te la missione specifica del CICAP nel contrasto alla disinformazione?

Il CICAP è l'organizzazione che da trent'anni ha fatto di questo punto la sua missione e in questo senso il suo compito è quello di facilitare il lavoro di quanti dentro e fuori dalla rete sviluppano una critica nei confronti delle pseudoscienze, di offrire spazi di visibilità, di aggregare e mobilitare risorse e di partecipare al discorso pubblico sul tema come un soggetto protagonista, sottolineando che la diffusione delle pseudoscienze è un problema sociale rilevante, rispetto al quale la società deve attrezzarsi sul piano educativo.

Query ha delle novità in programma per i prossimi mesi/anni?

Proprio nella logica di sviluppare maggiormente la nostra attenzione alla questione educativa, stiamo ragionando sulla possibilità di avere una sezione della rivista dedicata ai lettori più giovani. Ci sono già in Italia delle esperienze interessanti da questo punto di vista, penso per esempio all'ottimo lavoro che fa la rivista Planck . Noi stiamo cercando di capire se possiamo offrire un contributo partendo dalla nostra specificità, cioè parlando di scienza a partire dall'analisi di pseudoscienze e presunti misteri.