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Rabdomanzia

La ricerca dell'acqua e di altri tesori nascosti
di Luigi Garlaschelli, Andrea Albini

ISBN: 9788887328585

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Avverbi, 2005 -pp 163

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Rabdomanzia: cosa c'è di vero in questa pratica antica e misteriosa che permetterebbe all'uomo di scoprire acque sotterranee, metalli, oggetti nascosti? Per quale ragione si muovono la bacchetta del rabdomante e il pendolino del radioestesista? Ed è vero, come spesso si afferma, che nella ricerca dell'acqua i rabdomanti hanno più successo dei geologi? In questo volume si racconta la storia di questa antica disciplina e le teorie che si sono succedute per tentare di spiegarla. In esso sono raccolti per la prima volta, in modo conciso ma completo, i più interessanti e rigorosi esperimenti volti a indagarne l'efficacia, nel tentativo di rispondere a quella che è la vera domanda di fondo: "Funziona?"

Gli autori

Luigi Garlaschelli è chimico e ricercatore presso l'Università di Pavia. Autore di numerosi lavori scientifici, si occupa da tempo anche di divulgazione scientifica e dello studio dei fenomeni misteriosi. Per Avverbi ha già pubblicato Processo alla Sindone (1998) e, con Massimo Polidoro, I segreti dei fachiri (1998) e Investigatori dell'Occulto. Dieci anni di indagini sul paranormale (2001). Andrea Albini è tecnico presso l'Università di Pavia, dove si occupa dello studio dei materiali per l'ingegneria elettrica. Oltre a una serie di lavori scientifici, ha pubblicato numerosi articoli divulgativi su riviste e quotidiani italiani.

Dall’Introduzione

La rabdomanzia è una pratica antica e misteriosa cui si fa ricorso nel tentativo di percepire e localizzare la presenza di acque sotterranee, metalli e oggetti nascosti. Ottiene "realmente" questi risultati? Tentare di rispondere a questa domanda significa affrontare una contraddizione. Da un lato, i sostenitori ci mettono di fronte ad argomenti che sembrano accordarsi con l'intuizione e il buon senso: ad esempio, esistono innumerevoli testimonianze sull'efficacia di questa tecnica, così come c'è da considerare che le vibrazioni e i movimenti degli attrezzi usati dai rabdomanti non sono fenomeni simulati ma reali, anche un principiante alla sua prima esperienza li può percepire. D'altro canto, gli scettici ci assicurano che, ogniqualvolta la rabdomanzia è stata messa alla prova in loro presenza usando metodi rigorosi e scientifici, i risultati ottenuti non sono stati diversi da quelli dovuti al caso e quindi nessun "fenomeno inspiegabile" si è manifestato. Anche le prove finora portate a favore, insistono gli scettici, sono state ottenute con metodi non sufficientemente affidabili, e non possono essere considerate conclusive. In questo libro tenteremo di seguire un percorso alternativo a questa contrapposizione: ammetteremo che entrambi i contendenti, sostenitori e scettici, abbiano ragione in ciò che dicono di avere verificato. La forcella del rabdomante si muove come di sua volontà, i testimoni assicurano che l'acqua è stata trovata, gli scettici non riescono a trovare nei loro esperimenti alcun effetto statisticamente significativo. Esiste un modo per mettere in accordo questi fatti senza cadere in contraddizione? Forse sì, affermano alcuni psicologi che studiano il comportamento umano, e va ricercato nei meccanismi dell'apprendimento e in quelli con cui la mente comanda le azioni motorie. Da secoli l'uomo ha imparato a osservare la natura per comprenderne le leggi, utilizzando come principale strumento i cinque sensi e le proprie capacità razionali. Oltre a osservare "ciò che sta fuori", ha imparato a rivolgere la propria curiosità verso se stesso e ne ha ricavato una lunga serie di osservazioni sui complessi processi biologici e cognitivi. È ormai ben noto, di conseguenza, che la mente umana può rivelarsi uno strumento decisamente inaffidabile per compiere determinati tipi di osservazioni. Spesso, ad esempio, siamo portati a vedere delle regolarità dove non esistono e a prendere delle "scorciatoie mentali" che ci aiutano a fare valutazioni rapide ma non per questo esenti da errori. Forse questa consapevolezza può aiutare a capire il "mistero dei misteri": come possa cioè persistere una credenza diffusa in fenomeni misteriosi la cui esistenza risulta, al contrario, indimostrabile a una verifica rigorosa. Quando si raccolgono informazioni sulla rabdomanzia non è facile ricostruire un quadro equilibrato a partire dalle fonti. La maggior parte del materiale pubblicato, infatti, la presenta come un dato di fatto. A giudicare dalla quantità di pagine scritte in suo favore, la rabdomanzia dovrebbe essere acquisita e accettata da tempo, ma la realtà è ben diversa. Si sa che molti sono critici o scettici su questa pratica, ma non è facile reperire le loro precise argomentazioni. Come spesso capita per gli argomenti cosiddetti "paranormali", lo scontro tra razionalisti e credenti tende a collocarsi sul piano verbale invece che su quello dei fatti. Eppure, fin dalle origini c'è stato chi si è preso la briga di esaminare queste affermazioni secondo i metodi della conoscenza scientifica. Per ovviare a questa carenza abbiamo pensato che fosse utile presentare al pubblico italiano anche quello che dice "l'altra campana", fornendo la situazione aggiornata sugli esperimenti che dovrebbero valutare l'esistenza e l'efficacia della rabdomanzia e la realtà dei fenomeni su cui si fonda. Nel complesso, questo viaggio si svilupperà attraverso tre percorsi principali. Innanzi tutto, per poter avere un'idea completa della rabdomanzia, abbiamo ritenuto indispensabile delinearne la storia per mostrare come il suo significato, il suo uso e la sua interpretazione non sono rimasti stabili ma sono cambiati nel tempo. Il secondo percorso è più pragmatico: valutare se la rabdomanzia funziona e se può essere accettata alla luce degli esperimenti più recenti e dei casi più frequentemente citati. Da ultimo, abbiamo considerato i fattori culturali e psicologici che stanno dietro una pratica ancora oggi controversa e che le consentono di sopravvivere ormai da secoli. Seguendo un percorso analogo, in un prezioso libro sulla rabdomanzia pubblicato per la prima volta in America nel 1959, l'antropologo Evon Z. Vogt e lo psicologo Ray Hyman arrivavano a una conclusione ben definita. Secondo questi studiosi, a giudicare da quanto se ne sapeva fino ad allora, la rabdomanzia non era una tecnica empirica ossia basata sulla pratica affidabile, ma piuttosto una forma di divinazione magica.1 Da allora il numero di indagini è aumentato. Lo scopo di questo libro è anche quello di verificare se alla luce delle informazioni più aggiornate il giudizio di Vogt e Hyman debba essere modificato...


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