Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


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Come il Graal arrivò in Piemonte

Tecniche pratiche per creare una leggenda storica

Una decina di anni fa, la visione di Indiana Jones e l'ultima crociata mi “iniziò” alla ricerca di un oggetto leggendario: il Santo Graal, il calice della Passione di Cristo. Interessato ad approfondire le origini storiche del mito, mi misi alla ricerca di tutti i libri e le pubblicazioni che ne parlavano, e iniziai a collezionarli. Man mano che ne acquistavo, cresceva in me un certo disagio: tutti quei libri presentavano, infatti, mille e mille teorie tutte diverse sul luogo ove, oggi, poteva trovarsi nascosto il Calice di Cristo, e tutte dicevano di basarsi su dati storici certi e provati. C'era qualcosa che non andava… se tutti quei libri avessero avuto ragione, i Calici nascosti sarebbero dovuti essere centinaia! Ovviamente non era così: una e una soltanto era la coppa utilizzata durante l'Ultima Cena da Gesù… Questi pensieri fecero maturare in me un atteggiamento più critico nei confronti di quelle pagine: forse, come in alcune vignette tratte da La Settimana Enigmistica, dovevo semplicemente trovare l'errore nascosto che avrebbe invalidato l'intera teoria. Iniziai, dunque, ad andare alla ricerca dei meccanismi narrativi che conferivano grande credibilità a quelle pagine e cercai di scovare quei minuscoli salti logici che gli autori non avrebbero dovuto fare, ma che invece spesso nascondevano in mezzo ai loro capitoli.

Decisi dunque di fare un esperimento. Avrei messo insieme le tecniche mistificatorie identificate nei molti libri letti e mi sarei introdotto in punta di piedi nell'Olimpo degli “scrittori del Graal”, valutando il modo in cui le mie teorie sarebbero state recepite dal pubblico. Se di ironia doveva trattarsi, avrei dovuto dimostrare la cosa più assurda che mi fosse venuta in mente. Volevo anch'io affermare di aver individuato il nascondiglio del Graal, e il luogo più paradossale mi sembrava il minuscolo paese in cui, da sempre, trascorrevo le mie vacanze estive: Torre Canavese.

Di lì a breve, pubblicai un libretto dal titolo “Il Santo Graal a Torre Canavese”, nel quale - con un gioco di citazioni tutte rigorosamente autentiche - raccontavo il percorso che la reliquia avrebbe seguito dalla Terrasanta al Piemonte per mano di Guglielmo VI di Monferrato, che nel 1225 l'avrebbe sottratta ai Cavalieri Templari per custodirla in un primo tempo nella chiesa di Sant'Ulderico. Da qui, il Graal sarebbe stato trasferito a Torre Canavese all'inizio del XV secolo e nascosto sulle colline dietro il paese. La parodia si concludeva con una postfazione che rivelava, in modo volutamente ambiguo, l'intento ironico che volevo dare a quelle pagine. Mi sono chiesto a lungo se avrei dovuto essere più esplicito, ma ogni volta mi sono detto che spiegare una barzelletta significa privarla di tutta la sua carica umoristica: chi ne avesse autonomamente colto l'ironia, si sarebbe divertito molto più di chi lo avesse preso sul serio.

Pur nella sua assurdità, la storia fece in breve tempo diverse vittime. Il parroco del paese don Leandro Cima, sacerdote ma anche poeta e scrittore, non colse l'ironia ma percepì la forza archetipica del Graal quale calice di Cristo, ed iniziò ad includere in alcune omelie domenicali l'ipotesi storica da me avanzata, presentandola entusiasticamente come plausibile in diversi articoli del bollettino parrocchiale.
Nel corso del 1998 il Comune di Torre Canavese organizzò un convegno dal titolo “Alla ricerca del Graal”, che coinvolse studiosi di Alleanza Cattolica e del Centro Studi Nuove Religioni.
Oggi diversi siti Web, anche in lingua straniera, presentano la leggenda da me creata come verosimile e documentata. Quali sono le tecniche che ho usato per conferirle una certa credibilità? Ne presenterò qualcuna.

Il legame con la cultura preesistente

A Torre Canavese, da oltre un secolo si racconta che sulle colline sia nascosto un tesoro al centro di tre castani. La mia teoria si saldava ad un corpus leggendario preesistente, completandolo e fornendogli una spiegazione all'apparenza coerente e conclusiva.

La forzatura dei simboli

Il dipinto sul pilone di
Caraver

Fig 1. Il dipinto sul Pilone di Caraver

In diverse occasioni, per trattare la materia, ho fatto riferimento a dipinti o elementi architettonici simbolici, forzando la loro interpretazione e “leggendoli” in modo volutamente paranoico.
L'elemento più forte dello scenario è certamente il pilone di Caraver, che si trova sulle colline dietro il paese (fig. 1). Sulla sua superficie è rappresentata una Deposizione realizzata dal pittore Peller di Nomaglio. San Giovanni Evangelista ha in mano una coppa, che nelle mie pagine ho associato al Graal, ritenendo il dipinto un indizio della presenza della reliquia in paese.
In realtà la coppa rappresenta tutt'altro: secondo una leggenda, due malviventi avrebbero offerto a San Giovanni una coppa di veleno per ucciderlo, che lui avrebbe miracolosamente bevuto senza patirne nulla. In molti dipinti è dunque rappresentato con una coppa da cui esce un serpente, simbolo del veleno da lui reso innocuo.
Ancora, nella chiesa di Sant'Ulderico dove - secondo la mia teoria - sarebbe transitato il Graal, è esposto un quadro che ritrae Santa Teresa di Lisieux con una croce e delle rose in mano. Con un'operazione già compiuta da altri autori, ho letto nelle rose e nella croce un ulteriore indizio al Graal: si sarebbe trattato, infatti, di un riferimento esoterico alla società segreta dei Rosacroce, che intorno al Graal elaborarono un complesso scenario allegorico. Come facilmente immaginabile, la loro valenza simbolica è tutt'altra. Nella pagina di diario del 9 giugno 1897, Santa Teresa riportava questo dialogo: Suor Maria le disse: “Che dolore proveremo quando ci lascerà!”, e lei rispose: “Oh no, vedrete! Sarà come una pioggia di rose…”. Da tempo è tradizione evocare sui ritratti della santa l'immagine della pioggia di rose associandone un mazzo alla croce, simbolo della morte.

La forzatura delle assonanze

Nel corso del mio studio citavo Wolfram von Eschenbach che, sul Parzival, parlava della famiglia del Graal con il nome di Monsalvat. L'assonanza tra Monsalvat e Monferrato diventava a tutti gli effetti una prova del legame tra la famiglia piemontese e la reliquia. Anche il fisico americano Alan Sokal giocò su un'ambiguità linguistica, affermando nel suo celebre articolo parodia che l'assioma di scelta, un concetto logico di teoria degli insiemi, sosterrebbe le posizioni del movimento per il diritto all'aborto.
Tra gli scrittori che hanno maggiormente abusato di queste forzature c'è Gérard de Sède, che in un libro sui misteri di Rennes-le-Château - descrivendo un quadro della Deposizione di Gesù dalla croce - proponeva un vero e proprio “rebus”: l'immagine mostrava Cristo morto sulle ginocchia di sua madre.
La sua mano, rivolta verso il basso, indicava un oggetto in cui De Sède riconobbe un ragno. Secondo la sua lettura, Cristo indicava il luogo della sua sepoltura: in lingua francese, “ragno” si dice “araignée”, il cui suono è simile a “a Rennes”. Ma davvero Cristo stava indicando simbolicamente il paese di Rennes-le-Château? Naturalmente no: se si osserva bene il quadro, è evidente che l'oggetto è banalmente la corona di spine, deposta dalla croce accanto al titulus crucis e ai chiodi. Il gioco delle assonanze ci porta ad un'altra tecnica molto simile…

I giochi di parole

L'iscrizione misteriosa
nella chiesa di Torre Canavese

L'iscrizione misteriosa nella chiesa di Torre Canavese

La mia teoria aveva un solido supporto enigmistico. Avevo fatto notare che nella chiesa parrocchiale di Torre Canavese compariva un'iscrizione (fig. 3).
Non poteva trattarsi di un'iscrizione normale: dovevo presentarla come un'iscrizione “misteriosa”. Il bollettino parrocchiale del paese si intitolava “L'amico”, ed era firmato da don Cima. Per citare un qualsiasi articolo, si sarebbe dovuto scrivere il titolo del libro seguito dall'autore, ovvero “L'AMICO”, CIMA L. La frase così composta era palindroma: poteva essere letta da sinistra verso destra ma anche da destra verso sinistra. Lì si trovava nascosta la chiave interpretativa dell'iscrizione misteriosa: leggendo al contrario la parola centrale LARGIENTUM, le prime quattro lettere formavano la parola GRAL. La finezza consisteva nel fatto che don Cima, nei suoi articoli, usasse sempre la parola Gral con una sola “A”!
Leggendo con occhio paranoico le raccolte di sonetti del sacerdote, mi sono imbattuto in altri messaggi nascosti. In questo sonetto, ad esempio, ho trovato un altro indizio inequivocabile:

Innanzi l'alba mi ridesta Amore
per le sublimi vaste prospettive
che reputo un aspetto a mio fervore
dell'ottimo, esigente alle sue rive…
Aprendo diario in tremulo chiarore
sicura, in fretta, la mia mano scrive:
“La Vita è immensa pena di chi muore,
La Morte è immensa gioia di chi vive!...
Vuoto è il piacere che non è conquista
per cui non preme assurgere alle porte
del tempo, in fede a meglio ch'oltre esista!
Felicità non comodo ha consorte
Mai… mai. - Così concludo - L'alpinista
d'un sogno d'alto è soprattutto forte…”

Il verso centrale della prima terzina recita assurgere alle porte”. Se si parte dalla G di assurgere e si prendono una lettera sì e una no, si ottiene ancora la parola “gral”.
Quello che nel mio caso era un gioco, in altre occasioni è diventato fondamento di teorie alquanto bizzarre, come nel caso di Michael Drosnin, che seguendo lo stesso procedimento sul suo libro “Codice Genesi” ha trovato nella Bibbia moltissimi nomi di persone e luoghi, aiutato anche dal fatto che l'ebraico non ha le vocali e quindi è molto più ambiguo. Quei nomi nasconderebbero, secondo lui, inquietanti profezie. C'è anche chi ha giocato con la traduzione inglese della Bibbia, trovando ad esempio “UFO” e “Roswell” nel libro della Genesi. Il lavoro di Drosnin è stato screditato da Brendan McKay che ha dimostrato che qualsiasi testo consente il gioco presentato da Drosnin. Su Internet ho io stesso realizzato un programma che cerca una parola qualsiasi in un testo qualsiasi.

Paralleli irrilevanti

Fig 4

Nel mio saggio cito un passo del

Perceval, il romanzo che introdusse il termine Graal nel medioevo. Dice il testo: “Perceval vede la vetta di una torre. Quadrata era la torre, di pietra bigia”. Quando affermo che la torre sia evidentemente identificabile con quella che dà nome al paese di Torre Canavese, sto ovviamente proponendo un parallelo irrilevante: basta pensare che al mondo ci sono decine di migliaia di torri. Per portare alle estreme conseguenze questo principio, ho proposto una lunghissima serie di paralleli tra Torre Canavese e il paesino di Rennes-le-Château, meta sin dagli anni Sessanta di orde di cercatori di tesori e seguaci della New Age che ne hanno fatto una sorta di luogo di pellegrinaggio eretico.

Fig 5

Invece di concludere che Rennes-le-Château è un luogo come un altro, perché contiene elementi architettonici identici a quelli che si possono trovare in qualsiasi altro luogo del mondo, con una sorprendente inversione logica va di moda oggi ritenere che i vari “altri luoghi del mondo” siano occultamente collegati a Rennes perché ne condividono alcuni particolari. Un esempio soltanto: poiché sullo sfondo di questo bassorilievo della Maddalena di Rennes-le-Château compare un paesaggio identificabile con la Francia meridionale (vedi il riquadro bianco in fig. 4), c'è chi ritiene che sia la prova che Maria Maddalena vi soggiornò prima di morire. Con la stessa logica, da questo quadro che rappresenta l'incontro di Maria e sua madre con lo sfondo della chiesa di Santa Elisabetta nel Canavese (vedi il riquadro bianco in fig. 5) ho dedotto che la Madonna soggiornò in Piemonte prima di concepire Gesù.

Gli anacronismi

La mia teoria è costretta a basarsi su coordinate temporali molto imprecise: dal momento che il Perceval succitato è stato scritto alla fine del 1200, come potrebbe descrivere Torre Canavese se il Graal vi sarebbe giunto soltanto duecento anni più avanti? Il lettore distratto può non notarlo, com'era capitato a me leggendo un libro su Rennes-le-Château in cui si suggeriva che un bassorilievo carolingio raffigurante due uomini a cavallo fosse un simbolo templare. Quello che avrei dovuto subito chiedermi era: come può un bassorilievo datato 771 riferirsi ad un sigillo che nascerà soltanto nel XII secolo?

L'abuso di geometrie occulte

Fig 6

La parte su cui mi sono più divertito ad improvvisare è stata la ricerca di geometrie occulte negli elementi della leggenda che stavo creando. Ne cito soltanto due esempi. Innanzitutto ho mostrato che, su una mappa geografica, per i tre punti della chiesa del paese e dei due piloni votivi su cui la coppa è rappresentata passa un cerchio perfetto, a suggerire che al centro ci sia sepolto qualcosa (vedi fig. 6).
Poi ho fatto notare che la croce rappresentata sul pilone di Caraver è inclinata, e per raddrizzarla è necessario ruotarla di sei gradi verso sinistra. Se dalla meridiana che compare sulla chiesa parrocchiale si isolano alcune frecce e la si fa ruotare di sei gradi verso sinistra, sovrapponendola ad una cartina geografica e facendo coincidere il cerchio del sole con Torre Canavese, le due frecce di sinistra si intersecano in un punto che non è affatto casuale: lì, infatti, sorge la città di Ivrea, dove il Graal era custodito in passato. E nella chiesa di Ivrea, la croce che compare accanto alla coppa sorretta da un angelo è a sua volta inclinata a sinistra di 6 gradi (vedi fig. 7).

Fig.7: In alto, la meridiana sulla chiesa di San Giovanni Evangelista a Torre Canadese. Al centro pagina, a sinistra, la croce inclinata di 6° sul Pilone di Caraver; a destra, le frecce fondamentali della meridiana ruotate di 6°. In basso, a sinistra, il punto evidenziato dove si incontrano le due frecce di sinistra; a destra, le frecce sovrapposte ad una cartina: facendo corrispondere il sole a Torre Canavese, l'intersezione delle due frecce cade su Ivrea.

Per chiudere lo scenario con un tocco inquietante, ho fotografato uno dei pannelli in ceramica esposti nella piazza dei ceramisti di Torre in cui il sole, già presente sulla meridiana, è decorato con sinistri numeri… Quali? Ma è ovvio! I soliti sei, sei, sei… (vedi fig. 8)

Fig 8

Credo che non ci sia bisogno di spendere molte parole per confutare questi deliri topografici. Uno degli aspetti più paradossali di questa tecnica è il fatto di presentare come sorprendenti dei fatti assolutamente ovvi. Esiste un teorema secondo cui, dati tre punti non allineati, esiste sempre un cerchio che li attraversa! Per chi non lo sa, però, il fatto di indicare l'esistenza di quel cerchio può apparire motivo di riflessione.

Conclusioni

Per concludere, voglio tornare al 666 appena citato. Paradossalmente, credo davvero in un'implicazione diabolica in questa vicenda. Non mi riferisco, naturalmente, ad un angelo caduto e dotato di corna e zampe caprine. Se andiamo all'origine della parola, “diavolo” deriva dalla parola greca diaballo, che significa “dividere”. Da questo punto di vista, è impossibile non scorgere in questa vicenda l'eccessiva distanza tra il pensiero intuitivo, che si lascia ingannare da discorsi tendenziosi, e il pensiero critico, che analizza e valuta con attenzione gli elementi presentati. Ma tra i significati di Diaballo c'è anche quello di “presentare nel modo scorretto”, che è esattamente quello che ho fatto con la storia del Graal: un argomento certamente detto male, anzi: male… detto.

Mariano Tomatis
Mentalista, prestigiatore,
autore del libro “Il Santo Graal a Torre Canavese”

Links

Il libro ”Il Santo Graal a Torre Canavese“
Le slides delle conferenze di Mariano Tomatis su questo tema (da cui sono tratte le immagini di questa pagina)



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