E' il caso, per esempio, di Stonehenge, uno dei luoghi più misteriosi del globo. Si tratta di una serie di grosse pietre disposte in modo insolito sull'erbosa piana di Salisbury, nell'Inghilterra meridionale. Più precisamente, la costruzione si compone di una serie di blocchi di pietra sarsen grigia, una varietà di dura arenaria tipica della zona, alti 4 metri e sormontati da lastre orizzontali, disposti a creare un cerchio. All'interno di questo cerchio si trova un secondo anello di pietre più piccole e di diversa composizione: le bluestones. A questo punto, nientepopodimenochè l'ologramma di Erich von Däniken, fondatore del Mystery Park, compare vestito da esploratore ed interrompe il racconto dell'indio. "Un attimo però!" esclama, "questa è una storia inventata!" Questa ammissione, un po' sorprendente da parte del padre dell'"archeologia misteriosa" è tuttavia immediatamente smentita dall'indio, che con voce ieratica continua dicendo che è così che viene raccontato da secoli… Il bassorilievo è ben noto agli archeologi, che conoscono persino il nome del personaggio raffigurato sulla lastra: si tratterebbe di Pakal, re di Palenque, nel Chiapas, dal 615 d.C. al 683, anno della morte. La Pietra è riprodotta in grandezza naturale al Mystery Park; leggiamo la descrizione che ne fa von Däniken, nel suo bestseller Chariots of the Gods. Esistono diverse teorie (non semplici ipotesi), suffragate da reperti archeologici, sulle origini degli antichi egizi. Tutte ruotano intorno al fatto che diverse migliaia di anni fa le popolazioni che vivevano intorno alla valle del Nilo, furono spinte verso la valle stessa dalla siccità o comunque da mutazioni climatiche sfavorevoli. Gli antichi egizi erano, molto probabilmente, la risultanza di una commistione di queste tribù: molte delle rappresentazioni grafiche che ci sono giunte mostrano "razze" tra le più svariate. Il termine Vimana che dà il nome al primo settore del Mystery Park è sanscrito, e indica delle entità simboliche descritte negli antichi poemi epici indù. Una lettura letterale di tali testi consente di immaginarle come moderne astronavi dotate di strumenti tecnologici ad altissima precisione, ma quella che viene sempre sottovalutata è l'enorme difficoltà a tradurre dei testi ricchi di simboli oscuri e appartenenti a culture molto lontane dalla nostra. Dal cielo le figure brillano imponenti, enigmatiche, silenziose. Scimmie, rospi, colibrì, condor, ragni, uomini, "astronauti", spirali e figure geometriche, tutte disegnate con tratti decisi che si perdono nell'orizzonte del deserto. Un Calendario Astronomico? Antony Aveni ha ipotizzato, invece, per i geoglifi posizionati sulle cime delle colline, una spiegazione differente: sarebbero stati luoghi di culto per invocare le divinità della pioggia.Ma il mistero rimane: perché linee così diverse tra loro, perché solo in quella regione, che significato hanno le figure biomorfe?