![]() Nazca ![]() |
Pittogrammi degli dei?"Davanti a questo panorama di altopiani e monti si cela uno degli enigmi più grandiosi dell'umanità" recita la voce nelle nostre orecchie. Sotto i nostri piedi scorrono le immagini della piana di Nazca e davanti ai nostri occhi quelle della Cordillera andina. Siamo virtualmente su un aereo, di quelli a quattro posti che ogni giorno portano decine di turisti a vedere le meravigliose linee, perché, si sa, "i disegni si possono vedere solo dall'alto". Dal cielo le figure brillano imponenti, enigmatiche, silenziose. Scimmie, rospi, colibrì, condor, ragni, uomini, "astronauti", spirali e figure geometriche, tutte disegnate con tratti decisi che si perdono nell'orizzonte del deserto. "In questa terra senza tempo l'uomo diventa un umile osservatore che riconosce solo un frammento di tutto l'insieme", continua la voce e piano piano veniamo accompagnati in un viaggio da un frammento all'altro alla scoperta della Verità… già, ma quale verità? La pampa di Nazca è una pianura color rosso-bruno, coperta di ciottoli e schegge di pietra, dove i disegni furono realizzati asportando le pietre superficiali e mettendo allo scoperto il terreno sottostante più chiaro. I disegni più antichi risalgono all'800 avanti Cristo; i più recenti al 600 della nostra era. Le linee furono scoperte nel 1926 dallo scienziato peruviano Toribio Mejì a Xespe sulla base delle testimonianze dei viaggiatori che sorvolavano le pampas negli anni Venti. Da allora sono state scoperte più di diciannovemila linee, classificate in due gruppi principali: i biomorfi e i geoglifi. I disegni di animali (biomorfi) sono una settantina molti dei quali sono tipi di uccelli (condor, fregata, colibrì, pappagallo ecc.) e altri animali tra cui il ragno, la scimmia, l'orca marina, il cane e la rana. I geoglifi sono figure geometriche, spirali, triangoli, trapezi e gigantesche linee rette che raggiungono i dieci chilometri di lunghezza. Un Calendario Astronomico? Maria Reiche, la Dama della Pampa. Matematica tedesca che ha abbandonato casa, famiglia e lavoro per studiare le linee e le ha studiate caparbiamente, a fondo, facendosi travolgere e ha badato loro per più di cinquant'anni, perché dopo un po' che si studia un fenomeno ci si affeziona. E mentre le immagini scorrono me la immagino con l'espressione orgogliosa di un genitore alla laurea del figlio quando nel 1994 le comunicano che le Linee sono state dichiarate dall'Unesco Patrimonio Culturale dell'Umanità, tanti sacrifici sono valsi a qualcosa. ![]() Maria Reiche
Un giorno molti anni prima e precisamente il 21 giugno del 1941, uno storico, Paul Kosok, vide il sole tramontare lungo una delle linee. Era il primo giorno dell'inverno australe e Kosok si trovava nella piana di Nazca per uno studio sui meccanismi di irrigazione delle civiltà precolombiane. Quella visione lo convinse dell'esistenza di un nesso tra i disegni sul terreno e le osservazioni astronomiche, tanto da definire la pianura di Nazca come "il più grande libro astronomico del mondo". Maria ha conosciuto Kosov a Cuzco in un caffè, ha iniziato a lavorare per lui come traduttrice e un giorno lo ha accompagnato in uno dei suoi sopralluoghi e da allora non se ne è più andata da lì. Ha misurato più di mille linee, molte sono state scoperte da lei e scoperte vuol proprio dire che "scopa alla mano" ha reso visibili le linee ricoperte di sabbia e sassolini trasportati dal vento. Ma negli anni Sessanta, un analista americano, Gerald Hawkins, ha ricostruito i movimenti del cielo sopra Nazca negli ultimi 7000 anni, scoprendo che l'80% delle figure non presenta analogie con corpi celesti. L'ipotesi della correlazione astronomica non è morta con la scomparsa di Maria Reiche: c'è chi sostiene che i disegni terrestri rappresentino determinate zone della Via Lattea; e c'è chi sostiene che la risposta sia da cercare sulla terra e non nel cielo. L'astronomo Anthony Aveni, ha fatto notare come vi sia un concentramento delle linee nelle zone dove il sole sorge e tramonta il 17 novembre, che è l'inizio della stagione delle piogge e anche il giorno nel quale gli antichi abitanti della pianura di Nazca facevano le loro offerte alle divinità della pioggia. "Tutte le linee hanno un elemento comune, sono visibili solo dall'alto" Già, ma per gli studiosi delle linee, il vero elemento comune è l'acqua.
Come Kosov di fronte al tramonto sulle linee, David Johnson è stato folgorato guardando uno di questi puquios. Johnson sostiene che come noi oggi mappiamo le falde acquifere nelle nostre campagne e le tubature delle nostre città, così facessero anche gli antichi Nazca disegnando le mappe delle fonti d'acqua direttamente sul terreno. Lo studio è ancora in corso, ma i primi risultati sembrano dimostrare che una correlazione tra la posizione di alcuni disegni e quella dei pozzi ci sia. Antony Aveni ha ipotizzato, invece, per i geoglifi posizionati sulle cime delle colline, una spiegazione differente: sarebbero stati luoghi di culto per invocare le divinità della pioggia. ![]() La scimmia
Arrivano gli archeologi E arriva uno studioso italiano, Giueseppe Orefici, che da più di vent'anni scava nella regione di Nazca. I suoi studi hanno permesso di scoprire che a realizzare i misteriosi disegni furono i popoli che crearono le culture Paracas e Nazca. I loro villaggi, allineati lungo i piccoli fiumi gravitavano sul centro culturale di Chauachi, una città-santuario di ventiquattro chilometri quadrati. I 1400 anni durante i qual furono realizzati i geoglifi son stati divisi dagli studiosi in tre periodi caratterizzati da diverse tipologie iconografiche che rappresentano tre diversi momenti culturali. Per prime compaiono le spirali, quindi le figure "naturalistiche" di animali e vegetali e la prima fase - che va dall'800 a.C. al 100 dC. - si conclude con la comparsa di immagini di uccelli. Il passaggio alla seconda fase è graduale, ma l'iconografia cambia profondamente: vengono eseguite solo immagini di uccelli, sempre più grandi. L'uccello è il simbolo della pioggia per eccellenza e l'enfasi con cui è rappresentato suggerisce una richiesta di pioggia sempre più pressante. L'abbandono delle altre immagini animali sembra riflettere una crisi ideologica grave. Per quattrocento anni le figure di uccelli dominarono il deserto di Nazca in una corale richiesta di pioggia. Ma gli dei non risposero alle suppliche dei popoli incalzati dalla siccità e i geoglifi della terza fase sembrano il risultato di una crisi ideologica che dovette avere risvolti traumatici sull'assetto sociale. La classe sacerdotale fu abbattuta e il grande centro di Chauachi abbandonato. Nei livelli archeologici di questo periodo spessi strati di argilla portati da devastanti alluvioni si alternano a fasi sempre più ravvicinate di siccità. Le tribù cominciarono ad abbandonare i villaggi e migrarono verso est e verso sud in cerca di nuovi territori. Nel deserto i disegni si fanno via via più schematici, lunghe linee attraversano il territorio in tutte le direzioni senza rispettare i geoglifi precedenti; anzi, sembrano volutamente cancellare le ormai inutili divinità-uccello che non hanno ascoltato le richieste degli uomini. Una furia iconoclasta pare aver pervaso le popolazioni che comunque si riconoscevano ancora nelle divinità più antiche e risparmiarono le spirali e le grandi immagini del periodo arcaico. Ancora una volta, però, gli dei della pioggia ignorarono le invocazioni, i campi inaridirono, la vita delle popolazioni Nazca divenne sempre più difficile. A niente servirono le imponenti cerimonie sui grandi spazi geometrici, disegnati sulla pampa desertica. Secondo Josue Lancho Rojas, il massimo esperto peruviano della cultura Nazca, le linee erano sentieri di culto, disegnati per invocare le divinità. Ogni clan aveva una divinità e ogni divinità veniva rappresentata con un disegno differente. Ma cosa accadde ai Cahuachi e perché smisero di disegnare? Orefici spiega che tra il 300 e il 350 dC ci sono stati due grandi disastri, un alluvione e un forte terremoto. ![]() La "pista d'atterraggio"
Le misteriose frane chiamate in causa dalla voce che ci parla non sono gli effetti dell'atterraggio di antiche astronavi, ma di un molto meno poetico, ma molto più verosimile terremoto, che ha segnato la fine della cultura Cahuachi. I superstiti decisero di cancellare ogni traccia del loro passato sotterrando tutti i loro monumenti. Forse siamo riusciti a comprendere un certo numero di frammenti, sappiamo che le linee sono state costruite in periodi differenti, scopi e probabilmente anche metodi differenti. Come spesso accede la verità non è assoluta, non possiamo dire che le linee fossero tutte un enorme calendario astronomico, non possiamo dire che fossero tutte delle mappe per segnare le correnti sotterranee di acqua, non possiamo dire che fossero tutte sentieri o luoghi dove celebrare riti propiziatori, ma quello che ci dicono gli studi effettuati è che le linee sono tutto questo. E a questo punto, dopo i racconti delle vite delle persone che alle Linee hanno dedicato e dedicano la loro vita, dopo la scoperta di una civiltà ricca e complessa, l'ipotesi avanzata dalla voce nelle orecchie ci sembra ridicola e anche un po' riduttiva... alieni? Facciamo da soli, grazie! Approfondimenti
Traduzione di Roberto Grassi |