"Cum grano
salis"
(La "dieta mediterranea"
e io)
di Sandro
G. Masoni
Ci trovavamo
a Genova, un gruppo di colleghi e io, mentre si
avvicinava
la fatidica ora di pranzo. Dato che - come fortunatamente
accade alquanto
spesso - i colleghi erano per lo piu' colleghe, ci tenevo a
pranzare in
un posticino grazioso. Inoltre, dato che si doveva spendere
(vanto anch'io
qualche ascendenza genovese), desideravo naturalmente che
noi si spendesse
il denaro in una maniera gastronomicamente significativa.
Poiche' la
sera prima avevamo avuto un felice incontro ravvicinato con la
cucina locale,
i miei istinti alimentari si dirigevano a quel punto, per
cambiare un
po', verso alcuni manicaretti della cucina cinese; proposi
quindi di
pranzare in uno dei ristoranti orientali della citta'. Uno dei
colleghi,
a sua volta, si disse convinto che, per tenerci in forma, avremmo
fatto bene
a basarci sulla famosa "dieta mediterranea". Mi parve un saggio
proposito,
cosi' dissi: «Bene, allora andiamo a un ristorante cinese e
ordiniamo
solo pietanze rispettose dei canoni della dieta mediterranea».
Quasi immediatamente,
nei volti dei colleghi - e, purtroppo, anche nei
visetti delle
colleghe - si dipinse un'espressione che forse non conoscete,
la quale piu'
o meno significa "abbiamo colto Sandrino in castagna". Mi
spiegarono
che, per rispettare la dieta mediterranea, ci dovevamo recare -
ovviamente
- in un ristorante italiano, o, al piu', ligure; mi ricordarono
che la Cina
- come sanno, o dovrebbero sapere, tutti quanti - si trova
assai distante
dal Mar Mediterraneo e che avevano ragione a pensare quello
che avevano
sempre pensato di me. Tralasciando quest'ultimo punto (che mi
era parso
piuttosto oscuro), obiettai che il rispetto o la violazione delle
regole della
c.d. dieta mediterranea dipendevano - ovviamente (sentivo
ch'era il
mio turno di usare quest'avverbio) - da cio' che, in concreto,
avremmo ordinato,
non dall'etnia dei ristoratori. L'espressione di tutti
(che probabilmente
non sono riuscito a descrivere efficacemente) si
accentuo'...
Mi fu spiegato - con modi che mi parvero piuttosto
sbrigativi,
per non dire quasi rudi - che, se qualcuno pranza o cena in un
ristorante
italiano, rispetta senz'altro la dieta mediterranea (a quanto
pare, a prescindere
totalmente da quel che ordina), mentre, se mangia in un
ristorante
cinese, tradisce ineluttabilmente la dieta mediterranea,
ovviamente
(toccava di nuovo a loro pronunciare quest'avverbio, a quanto
pare).
Punto. Be', sospetto che, a questo punto, vi troviate d'accordo
piu' con loro
che con il sottoscritto, ma vi prego di non giudicarmi
severamente
prima d'aver provato a leggere quanto mi accingo a scrivere...
Le cose,
normalmente, bisogna pur chiamarle in qualche modo - ne
converrete...
-. Tanto meglio se si conia un'espressione capace di
sintetizzare
abbastanza efficacemente il concetto che si vuole divulgare,
com'e' appunto
- sono pronto ad ammetterlo - il caso della gradevolissima
locuzione
"dieta mediterranea". Tuttavia - ammoniva anche il buon Francis
Bacon -, non
bisogna diventare vittime del linguaggio, se si vogliono
comprendere
le cose. Per quel che posso capire io, alcuni dietologi hanno
notato che
alcune abitudini alimentari, maggiormente diffuse nell'area
mediterranea
piuttosto che nell'America settentrionale o nell'Europa
centrale,
presentano notevoli vantaggi per la nostra salute. Cosi', se non
erro, si consiglia
di utilizzare olio d'oliva piuttosto che burro, pesce
azzurro piuttosto
che mucca pazza, pietanze in umido piuttosto che fritte,
nonche' frutta
e verdura fresche in abbondanza. Dato che una chiara
tendenza in
questo senso sembra tipica del mediterraneo, s'e' appunto
coniato il
suggestivo termine "dieta mediterranea". Quest'ultima
espressione
- decisamente sintetica e, in qualche modo, poetica - dovrebbe
riassumere,
in realta', tutta una serie di preferenze alimentari che
costituiscono
un regime dietetico consigliato da parecchi esperti,
piuttosto
che rappresentare una sorta di vittoria campanilistica o
addirittura
un vessillo xenofobo.
Tornando
ai miei colleghi che si trovavano con me a Genova (ma,
posso rivelarvelo,
erano quasi tutti sardi come me; cioe', voglio dire:
sardi, ma,
a quanto pare, non nello stesso modo in cui sono sardo io), se
si fosse trattato
di scegliere tra ordinare in modo casuale le pietanze in
un ristorante
italiano e ordinarle in modo parimenti casuale in un
ristorante
tedesco, avrebbero avuto ragione, indubbiamente... Nel senso
che avremmo
avuto senz'altro maggiori probabilita' di seguire la dieta
mediterranea
ordinando a casaccio in un ristorante italiano piuttosto che
ordinando
a casaccio in un ristorante tedesco. Ma, immagino, nemmeno loro
ordinerebbero
a casaccio, in qualsivolglia ristorante...
D'altra parte,
un altro collega, tempo addietro, si era lasciato
trascinare,
in quel di Cagliari, in un ristorante cinese, pur blaterando
secondo i
piu' ritriti dettami della nota diffamazione metropolitana
"cucina cinese:
tutto fritto"... Che cosa ordino', giunto al dunque, il
tizio che
non voleva pranzare in un ristorante cinese perche' era "tutto
fritto"?
Be', un'omelette! (Ho testimoni, anche in questo caso.)
Vi assicuro
tuttavia che non e' affatto difficile trasgredire
abbondantemente
i dettami della dieta mediterranea pranzando in un
ristorante
italianissimo. In questo momento mi trovo a Tempio Pausania, in
Sardegna,
dunque nel cuore del Mar Mediterraneo... Ebbene, conosco - e
ogni tanto
mi concedo di goderne - varie pietanze locali che, secondo i
parametri
della dieta mediterranea consigliata dagli esperti, sarebbero
quanto di
piu' antimediterraneo mente umana possa concepire. Se poi
qualcuno dei
colleghi "anticucinacinese" volesse sostenere (e' possibile;
li conosco...)
che la "vera dieta mediterranea" e' quella delle coste, non
quella delle
localita' che distano piu' di venti chilometri dal mare
(appunto Mediteraneo),
ebbene, si sappia che a Cagliari, cittadina situata
proprio sul
mare, si fa pure di peggio, in qualche caso. A meno che, se
l'etnia dei
ristoratori e' quella giusta, qualunque pietanza (anche la piu'
iperfritta
in verace italico lardo) diventi - come per incanto -
dietologicamente
mediterranea e, dunque, quanto di piu' salutare - gli
esperti ce
l'hanno assicurato adesso e per sempre - possa esistere al
mondo.
E c'e'
di piu'... Non so se l'avete notato, ma l'espressione
"dieta mediterranea"
e' stata nei fatti tradotta, dai soliti colleghi, in
"dieta italiana".
Quei tizi che volevano basarsi sul puro (cioe'
incontaminato
dall'intelligenza) significato letterale dell'oramai famosa
formuletta
dovrebbero forse ricordare che sul Mare Mediterraneo non si
affaccia soltanto
il nostro amato Belpaese, ma vi si affacciano -
particolare
di cui personalmente trovo difficile non accorgersi - anche
tanti altri
bei Paesi. Ora, voi pensate che se, invece di un ristorante
cinese, avessi
proposto, a quegli encomiabilissimi strenui difensori della
mediterraneita'
dietetica, un ristorante, che so, marocchino, algerino,
egiziano,
turco o greco, essi avrebbero risposto in coro "oh, si', sembra
una buona
idea, Sandro; cosi' potremo seguire la nostra adorata dieta
mediterranea"?
Io proprio non saprei...
Naturalmente,
puo' benissimo darsi che io abbia torto e che, se
entrate in
un italico ristorante, siete sicuri di seguire sempre la dieta
mediterranea
- su qualunque pietanza vi avventiate -, mentre, se entrate in
un ristorante
cinese, siete vittime certe di una dieta antimediterranea - a
dispetto di
qualunque zuppa, porzione di spaghetti con verdure o pesce al
vapore possiate
mai ordinare -. Ma ora vi prego di scusarmi; dovrei fare
un salto in
Inghilterra per comperare una zuppa inglese...
Vs Sandro
NOTA:
Qualcuno potra' forse osservare: «In fin de' conti, che puo' mai
saperne, il citato Bacon, di Dieta Mediterranea, con il cognome che si
ritrova?». Be', si tratta di una battuta molto stupida che
ci si sarebbe potuti tranquillamente risparmiare... Piuttosto, vorrei
specificare che, tra i vari "Idola" baconiani, quelli che ci riguardano
particolarmente in questa sede sono, nella dizione in lingua inglese, i
noti "Idols of the Marketplace". Have a nice lunch!
© S.G.M TUTTI I DIRITTI RISERVATI
Sugli emisferi
cerebrali
di Sandro
G. Masoni
Il cervello,
si sa, e' diviso in due distinti emisferi, collegati
tra loro dal
corpo calloso (da non confondere, se vi riesce, con i corpi
cavernosi).
Negli scorsi decenni, si e' potuto riscontrare, per via
sperimentale,
come nell'encefalo esistano aree specializzate, deputate a
specifiche
funzioni. Inoltre, sembra che si sia rivelata una notevolissima
asimmetria
nella distribuzione dei diversi compiti tra le aree comprese
nell'emisfero
destro e quelle che si trovano nell'emisfero sinistro.
Quest'ultima
suddivisione ha dato luogo a quella che parrebbe una
rappresentazione
alquanto manicheistica della bipartizione cerebrale:
secondo questo
modo di considerare la faccenda, un emisfero sarebbe sede di
emozioni e
sentimenti, mentre nell'altro troverebbero spazio, in qualche
modo, le nostre
facolta' razionali.
Ora,
questa rigida ripartizione dei ruoli potrebbe considerarsi
un'esagerazione,
oppure no; ma non e' di questo che vorrei discutere qui.
Piuttosto,
trovo che sia decisamente curiosa la traduzione in termini
fumettistici
- o, per meglio dire, nello stile dei "cartoni animati" -
secondo la
quale un emisfero cerebrale spingerebbe il nostro comportamento
verso una
certa direzione mentre l'altro emisfero vorrebbe portarci da
tutt'altra
parte. Il riferimento ai "cartoons" risultera' chiaro, penso,
per coloro
che hanno assistito a qualcuna di quelle frequenti scenette
nelle quali
un personaggio si trova con un diavoletto (caratterizzato,
grosso modo,
dai suoi stessi tratti somatici, a parte le corna, la coda
biforcuta
e le dimensioni molto ridotte) che gli parla a un orecchio per
cercare di
persuaderlo a tenere un particolare comportamento, mentre,
all'altro
orecchio, una sua versione con sembianze d'angioletto tiene un
sermoncino
affinche' il nostro eroe agisca nella maniera diametralmente
opposta.
Ma non e' nemmeno quest'idea dei due emisferi conflittuali - i
quali tenterebbero,
costantemente, di spingerci verso direzioni opposte -
che mi colpisce
profondamente...
Il tratto
comune che ho riscontrato nei discorsi di molte persone,
quando si
e' parlato della divisione delle funzioni tra gli emisferi
cerebrali,
e' che la meta' del cervello dove si dice abbia sede la
razionalita'
riveste invariabilmente il ruolo del diavoletto, laddove la
meta' dove
si collocano i sentimenti e le emozioni recita sempre la parte
dell'angioletto.
Piu' volte mi si e' spiegato (ho l'impressione che un
sacco di persone
mi spieghino un sacco di cose...) questo meccanismo -
l'emisfero
razionale in conflitto con l'emisfero emozionale - mediante
raccontini
del tipo di questo che riporto qui per voi... Passeggiando per
un lungomare
o qualche cosa del genere, a un certo punto si scorge una
persona che
sembra proprio stia per annegare; la parte razionale dice
"lascia perdere,
non correre rischi!", mentre la generosa meta' emotiva (e
sentimentale)
dice "buttati in acqua e salvala!". Storielle illustrative
come questa
ne ho ascoltate - ahime'! - a bizzeffe, ma era l'emisfero
considerato
sede delle emozioni che, immancabilmente, spingeva il nostro
eroe a comportarsi
in modo altruistico, cosi' com'era ogni volta il freddo
emisfero "razionale"
che, da parte sua, incarnava inequivocabilmente
l'egoismo.
A prescindere ora dal discorso anatomico-cerebrale, mi ha
proprio colpito
come le persone che hanno parlato con me di queste cose
tendano ad
associare, automaticamente, la razionalita' all'egoismo e
l'emotività
all'altruismo - anche se non credo affatto, a esser sincero,
che in tutte
quelle persone albergassero emozioni e sentimenti connotati
esclusivamente
da bonta' assoluta (a stento frenati, talvolta, da quella
cosaccia cattivona
che si suol chiamare razionalita') -.
Eppure,
tanto per portare un esempio, l'intero sistema penale - in
tutti i Paesi
del mondo e in tutte le epoche, si puo' dire - presuppone un
punto di vista
esattamente opposto. Prescindiamo pure da talune
disposizioni
codicistiche di parte generale, come l'art. 90 c.p. - il
quale, nello
stabilire che "gli stati emotivi e passionali non diminuiscono
la punibilita'",
evidentemente presuppone che possano perpetrarsi delitti
proprio sull'onda
emotiva -. Un'idea portante dell'intera prevenzione
generale di
tipo penalistico e' che sentimenti ed emozioni piuttosto comuni
- brama di
possesso, ira violenta e mille altri - possano portare al
compimento
di atti delinquenziali, mentre, da parte sua, un calcolo
razionale
- qual e' "se ci si lascia trascinare dalla cupidigia e da
istinti violenti
(e poi si e' scoperti) si finisce in prigione" -
tenderebbe
spesso a porre un freno agli istinti egoistici e antisociali.
Dal punto
di vista dei legislatori penali di tutto il mondo, sarebbe
piuttosto
l'emisfero "emotivo", assai spesso, a vestire i panni del
diavoletto,
mentre l'emisfero "razionale", con tanto di aureola e alucce,
dovrebbe invece
sussurrare all'orecchio del personaggio: «Be', forse non e'
il caso di
andare allo stadio di calcio con i coltelli e il bastone
chiodato»
L'agente
Sonnacchioso
ovvero La
smentita mancata
di Sandro
G.Masoni
Accade
talvolta che un credulone abbia un soprassalto "scettico",
cosi' come
l'agente sonnacchioso di un qualche romanzo umoristico si
scrolla di
dosso il torpore giusto in tempo per afferrare non gia' il
delinquente,
ormai fuori dalla sua portata, bensi' il volenteroso
concittadino
impegnato nell'inseguimento...
Un improvviso
anelito verso uno scetticismo mai prima conosciuto sembra
pervadere
un articolo che apparve, come per incanto, il 10 settembre 1991
su 'La Nuova
Sardegna' (quotidiano sardo, non il peggiore) nei giorni in
cui molti
altri periodici pubblicavano la rivelazione della reale origine
dei "misteriosi"
disegni comparsi in alcuni campi di grano della Gran
Bretagna e
imitati poi in varie parti del mondo.
Tale improvviso
anelito - che avremo prestissimo occasione di ammirare -
equivale alla
fulminea azione del nostro agente sonnacchioso compiuta ai
danni del
malcapitato onest'uomo. Con cio', sia ben chiaro, non desidero
assolutamente
paragonare all'agente sonnacchioso (che per comodita'
chiameremo,
d'ora in avanti, Sonnacchioso anche di cognome) l'anonimo
articolista
autore del pezzo in questione, quanto piuttosto l'articolo
stesso, per
cosi' dire, nella sua oggettivita'. Non capita quasi mai,
infatti, che
un articolo di quotidiano sia pubblicato esattamente com'era
stato concepito
dal giornalista. In genere, lo scritto del redattore o
collaboratore
e' soggetto a ulteriori interventi: tagli, interpolazioni,
errori di
trascrizione e di stampa e, mi hanno detto, sconvolgenti fenomeni
paranormali...
Ma a noi qui interessa quel che e' apparso sul giornale,
appunto, nella
sua oggettivita'.
Si puo'
facilmente constatare come, nel dar notizia d'avvenimenti
"paranormali",
la consuetudine ben consolidata sia oramai quella di non
concedere
spazio, se non in misura irrisoria, all'altra campana, ovvero al
parere di
un autorevole studioso non arrendevolmente credulo. In genere,
l'articolista
di turno si guarda bene dal punteggiare i resoconti
d'inverosimili
"testimonianze" con osservazioni che vadano al di la' di una
blanda, blandissima
ironia (quando pure vi sia). Ebbene, la notizia in
esame - che,
in tutti i maggiori quotidiani, si presenta sostanzialmente
come una smentita
della presunta origine paranormale di almeno alcuni dei
"cerchi sul
grano" - e', nel giornale in questione, trattata in modo tale
da regalare
all'altra campana (per una volta, e' quella "paranormale" che
sulla stampa
assume il ruolo di altra campana) tutto lo spazio possibile,
sino a sommergere,
con l'esorbitante quantita', la stessa notizia vera e
propria...
Gia' dal titolo,
il nostro neofita dello scetticismo esprime la propria
titanica capacita'
di dubitare. Leggiamolo insieme: "Una burla i cerchi
sul grano?".
Oh, guarda un po' chi si vede: un nostro vecchio amico, il
punto interrogativo...
Se ne son visti molti quando si sono date notizie
su "rivelazioni"
paranormali? Il punto interrogativo - ancorche' raffinato
strumento,
di rado adoperato - non e' tuttavia sufficiente per il nostro
zelante eroe
Sonnacchioso. Subito, infatti, l'occhiello avverte: "Ma un
esperto contesta
i due 'buontemponi' inglesi".
Giusto, andiamoci
piano con queste notizie che paiono scuotere i pilastri
su cui poggia
la verita' assodata. A chi per un attimo - poiche' debole e'
la nostra
natura - abbia vacillato leggendo un titolo che (pur in maniera
rispettos:
si veda il punto interrogativo) pone tuttavia in dubbio una
spiegazione
cosi' rispondente al buon senso come un'origine paranormale
degli ormai
celebri "cerchi sul grano", non si manchi poi d'offrir subito
un bell'occhiello
- forte della rassicurante persuasivita' niente meno che
di un "esperto"
- affinche' il vacillante ne sia senz'indugio rinfrancato!
Vi e' un'ultima
osservazione che val forse la pena di fare, sulla bella
coppia Titolo
& Occhiello del capolavoro in esame: non e' priva di valore
neppure la
scelta dell'aggettivazione. Per il lettore medio sardo sarebbe
stato un po'
diverso leggere "un esperto inglese contesta i due
'buontemponi'"
anziche' "un esperto contesta i due 'buontemponi' inglesi".
Sono infatti
ancora piuttosto vivi in Sardegna (come in altre zone del
Belpaese)
gli effetti della propaganda mussoliniana contro quella ch'egli -
anzi, che
«lui» - amava definire "la perfida Albione". Sottolineare
l'anglicita'
di qualcuno puo' dunque servire a porlo gia' un po' in
difficolta'
- di fronte, s'intende, al suddetto tipo di lettore -.
Iniziamo
dunque la lettura del testo... "Due buontemponi inglesi,
Dug Bower
e Dave Chorley si sono presentati ieri al quotidiano inglese
'Today' asserendo
di essere gli autori dei misteriosi cerchi nel grano, cui
da anni scienziati
di tutto il mondo si affannano a dare una risposta. Da
13 anni, secondo
il loro racconto i due disegnerebbero nelle messi mature i
loro segni
cabalistici. Se fosse vera, la rivelazione sarebbe destinata ad
avere ripercussioni
anche in Giappone dove erano gia' stati stanziati oltre
12 miliardi
di lire per ricerche sul misterioso fenomeno".
Particolarmente
meritevole di elogio mi sembra la sincera preoccupazione
dell'articolista
di un giornale regionale sardo circa la sorte di uno
stanziamento
di 12 miliardi in Giappone. Da parte mia, vorrei proprio
confortare
il cuore generoso dell'agente Sonnacchioso; sono sicuro,
infatti, che
i nostri amici giapponesi sapranno trovare una nuova
destinazione
per tali fondi. Magari - chi lo sa? - anche piu' degna...
Cio' che il
nostro neofita dello scetticismo vuol surrettiziamente indurre
a percepire,
piuttosto, e' che - con la rivelazione a 'Today' - i due
sessantenni
goliardi si son comportati, ne' piu' ne' meno, come autentici
guastafeste.
Guardate un po': "da anni scienziati di tutto il mondo"
profondono
le proprie preziose energie affannandosi "a dare una risposta"
al mistero
- e i Giapponesi addirittura rompono il salvadanaio contenente i
loro risparmi
di lavoratori infaticabili -, quando tutt'a un tratto
arrivano questi
due "buontemponi" e che combinano? Forniscono la soluzione
all'enigma
completamente gratis!
Ma si ammiri
lo scetticismo rampante del nostro eroe. Nelle poche righe a
disposizione,
dissemina abbondanti segnali di dubbio: "secondo loro",
"disegnerebbero",
"se fosse vera"... S'e' mai visto risveglio di
scetticismo
piu' degno di nota?
Non si creda
pero' che l'articolista parteggi per le spiegazioni
paranormali...
Egli - o ella (problemi dell'anonimato) - fornisce,
immediatamente
dopo, un ulteriore dettaglio, dimostrando spirito equanime
nei confronti
dei due fastidiosi gentiluomini albionici: "I due hanno
comunque rivelato
la loro tecnica". Si tratta evidentemente di una
piccolezza,
come vien suggerito da quel "comunque", che tradisce la mite
consapevolezza
del nostro eroe circa la propria generosita' nell'occuparsi
di simili
dettagli secondari... Si noti anche la finezza del soggetto
della proposizione:
"I due" e basta.
Riprendiamo
la lettura: "Il giornale ha pregato Bower e Chorley, anche per
accertarsi
della veridicita' delle loro rivelazioni, di realizzare una
delle loro
'opere d'arte' in un campo di grano del Kent e li ha fotografati
mentre, armati
di una semplice asta di legno azionata da cordicelle,
disegnavano
nel grano circoli perfetti completati da disegni accurati. Poi
ha informato
uno dei massimi esperti del settore, Patrick Delgado, autore
di due best
seller sui misteriosi cerchi, sostenendo che quest'ultimo
avrebbe affermato:
'nessun essere umano potrebbe realizzare un'opera
simile'".
Questa parte
dell'articolo si avvicina nel contenuto a quanto pubblicato,
in relazione
agli stessi avvenimenti, da 'la Repubblica' e altri importanti
quotidiani.
V'e' tuttavia di che incuriosirsi: Patrick Delgado - che
presumibilmente
e' l'esperto di cui si faceva sfoggio nell'occhiello che
domina l'articolo
in esame - viene definito "uno dei massimi esperti del
settore".
Cio' presuppone, evidentemente, l'esistenza di una pluralita' di
"esperti del
settore", alcuni dei quali si collocano - cosi' pare - nei
gradini piu'
bassi della categoria, altri (ma questa e' solo un'ipotesi)
nei gradini
intermedi, finche' giungiamo al massimo livello, ove -
chiaramente
in ottima compagnia - si situa Mr Delgado. Ma quale sara' mai
questo "settore"?
"Campodigranologia"? "Frescacce varie"? O forse,
diremmo piu'
realisticamente, "pubblicazione di 'best sellers' con i quali
arricchirsi
a spese della credulita' popolare"?
Lasciamo pero'
da parte questi futili interrogativi, perche' l'agente
Sonnacchioso
(ormai solo di nome) e', infine, quanto mai desto: si giunge
ora all'apoteosi
dello scetticismo! Nella migliore tradizione del
giornalismo
mondiale fondato sui noti principii anglosassoni, egli (o
ella), come
dire, scava piu' a fondo dei colleghi e sottopone al proprio
vaglio critico
(nuovo di zecca) l'intera faccenda. Confermando lo spirito
equanime che
gia' gli (o le) si era dovuto riconoscere, incomincia
cautamente:
"Questa versione dei fatti raccontata dal 'Today' non
sembrerebbe
pero' collimare con la realta'". Questa frase, isolatamente
considerata,
non mi dispiace affatto; anzi, puo' costituire un modello di
riferimento
per frasi che vorrei leggere piu' spesso nei giornali (magari
anche - perche'
no? - quando si riportano "testimonianze" pro paranormale).
Eccoci al
dunque: l'agente Sonnacchioso s'e' scosso del tutto il torpore di
dosso, siamo
nel bel mezzo dell'acciuffamento! Osservate come ragiona,
intrepido,
il nostro eroe, per guadagnarsi l'agognata promozione da agente
semplice (per
di piu' preso in giro dai colleghi) a 'detective' di prima
classe: "Delgado
si e' infatti recato a controllare i cerchi solo
successivamente
alle rivelazioni giornalistiche e ha smentito che i cerchi
tracciati
dai due abbiano qualcosa a che fare con quelli comparsi un po'
dappertutto
nel mondo".
Le due versioni
dei fatti - questo non si puo' negare - non collimano per
niente...
Se le "rivelazioni giornalistiche" consistono nell'articolo del
'Today' e
Mr Delgado si e' espresso sui cerchi in esame solo
successivamente
alla sua pubblicazione, il quotidiano britannico ha
dichiarato
clamorosamente il falso e, come tale, l'esperto in questione
avrebbe potuto
denunciarlo tranquillamente, evitando che ci cascassero
tutti (tranne,
s'intende, 'La Nuova Sardegna'). Viceversa, egli si limita
a imbastire
un raccontino "ad usum credulorum" a figuraccia consumata,
confidando
anche nel fatto che molti comunque non baderanno a quanto segue:
se il famoso
esperto s'era recato a "controllare" i cerchi dopo che gli
autori avevano
rivelato d'averli disegnati loro (e avevano pure rivelato
come avevano
fatto) che cosa ci si poteva attendere da parte di un vero
autore di
'best sellers'? Come minimo, la smentita, appunto, "che i cerchi
tracciati
dai due abbiano qualcosa a che fare...".
Prosegue la
campana solista: "'Si vede chiaramente - ha detto l'esperto -
che i cerchi
tracciati da Bower e Chorley sono uno scherzo: le piante sono
spezzate.
Chiunque potrebbe fare una cosa del genere'". Mica male, visto
che cio' sarebbe
avvenuto dopo ch'era stato rivelato tutto quanto! Ma il
meglio deve
ancora arrivare...
Dopo
l'assolo dell'altra campana, l'articolo (non necessariamente
l'articolista
come persona) regala ancora, al mattatore Delgado, congruo
spazio per
il Grande Finale... Udite, udite, quale frase ha l'onore di
suggellare
l'opera: "Delgado ha inoltre chiesto polemicamente se i due
fossero ieri
in Canada dove sono apparsi nuovi cerchi".
Meraviglioso,
non e' vero? Se avessimo saputo che avrebbero tutt'a un
tratto - quando
ha fatto loro comodo - rovesciato furbescamente le regole
del gioco,
non ci saremmo certo presi il disturbo di parteciparvi... Cio'
dimostra ancora
una volta sino a che punto possono giungere i bari: ci
avevano giusto
spiegato - riempiendo migliaia di pagine di libri, giornali
e quant'altro
- che quei segni sul grano dovevano essere, senz'alcun
dubbio, opera
di extraterrestri dato che non era assolutamente concepibile
che alcun
terrestre potesse averli prodotti - ragion per cui, una volta
dimostrata
l'inattesa fattibilita' 'ope humanorum', non vi sarebbe piu'
alcun bisogno
di ricorrere a "spiegazioni" extraterrestri (tutt'al piu',
extracomunitarie)
- e ora, giunti al dunque, che fanno? Ci dicono invece
che, se non
viene dimostrata l'origine terrestre di ciascun disegno, si
deve concludere
che trattasi d'opera di extraterrestri: vale a dire
l'esatto contrario...
In precedenza - non dimentichiamolo - ci avevano
dato a intendere
che: a) si presumeva (com'e' normale) fosse opera di
terrestri
quanto compiuto sul nostro pianeta da forme di vita piu' o meno
intelligente;
b) solamente dopo aver escluso ogni possibilita' in tal senso
si erano dovuti
ipotizzare interventi da parte di extraterrestri. Ora
invece, di
punto in bianco, i "cerchi sul grano" debbono essere considerati
opera di esseri
d'altri mondi, a meno che non si dimostri che qualche
terrestre
si e' dedicato a tale campestre attivita' - a quanto pare
piuttosto
'trendy' -. Quel che si definisce, insomma, un'inversione
dell'onere
della prova; solo che non viene dichiarata esplicitamente,
bensi' assunta
'sic et simpliciter' come nuovo punto di partenza logico (si
fa per dire),
sperando che gli affezionati lettori non s'accorgano della
sostituzione...
A questo punto
appare evidente che - se dobbiamo rintracciare ogni singolo
buontempone
mondiale autore di qualcuno di tali disegni che, ci dicono,
"sono comparsi
un po' dappertutto nel mondo" - tanto vale rinunciare in
partenza,
perche' sicuramente (dato che i terrestri, almeno da Socrate in
poi, sono
mortali) nel frattempo alcuni degli autori saranno scomparsi - di
certo non
a bordo di qualche astronave aliena, bensi' vittime, che so,
d'incidenti
stradali o del marito dell'amante... -.
Rimane
da chiedersi che cosa pensi Mr Delgado quando trova il
marciapiedi
sotto casa sporco. Se non riesce a provare che l'autore del
"bisognino"
e' un determinato cane terrestre, certamente pensera' che
l'origine
extraterrestre di tale produzione organica e' definitivamente
dimostrata.
Bene, chi
non sapesse dove portare il cagnolino...
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