ANCHE I PIANETI VANNO ALLA DERIVA?

di Robert Schadewald



  La Terra è queai entrata in collisione con Venere circa 3.400 anni fa? e questo evento ha dato origine a una danza di morte a livello interplanetario tra la Terra, Venere, Marte e la Luna, danza che è proseguita sporadicamente per 800 anni? “Sì, senz'altro! ” rispondono i seguaci di Immanuel Velikovsky. Gli astronomi, all'unanimità, respingono l'idea di Velikovsky sui pianeti vaganti, la definiscono un'idiozia o anche peggio. I sostenitori di Velikovsky asseriscono che gli astronomi stanno imitando la generazione di geologi che ha respinto la teoria di Alfred Wegener sulla deriva dei continenti.
    E’ indubbio che i geologi abbiano commesso uno sbaglio enorme rifiutando la teoria di Wegener. Questo, però, non significa che tutte le teorie che vengono rifiutate siano vere!  Come possono gli scienziati (e tutti i profani intelligenti in genere) distinguere una teoria speculativa che potrebbe essere vera da un'altra che è quasi certamente falsa? Il paragone fra la teoria di Wegener e quella di Velikovsky può suggerirci qualche risposta. Inoltre, nel caso di Wegener possiamo vedere (con una prospettiva perfetta) come un intero ramo della scienza si sia trovato di fronte a un bivio e abbia scelto senza esitazioni la direzione sbagliata.

    Alfred Lothar Wegener, astronomo e meteorologo tedesco, pubblicò Die Entstehung der Kontinente und Ozean (L'origine dei continenti e degli oceani) nel 1915.  Nel libro, egli sostenne che un tempo i continenti della Terra formavano un'unica massa che chiamò Pangaea.  Milioni di anni fa, teorizzò We-gener, questo supercontinente si spezzò.  Dopo di che, i frammenti della Pangaea, cioè sostanzialmente i continenti come li conosciamo oggi, andarono lentamente alla deriva sino ad assumere la loro posizione attuale.
Wegener aveva notato che i continenti combaciano l'uno con l'altro, come tessere di un gigantesco puzzle sferico.  Altri scienziati ne avevano già parlato, ma Wegener andò oltre.  Raccolse un'imponente mole di prove da geologia, fitogeografia, paleontologia e paleoclimatologia, prove che non solo indicavano che i continenti un tempo formavano un'unica massa ma che lasciavano anche capire in quale era geologica fosse avvenuta la loro separazione.
La teoria di Wegener venne discussa e dibattuta sulle pubblicazioni di geologia, ma ebbe pochi seguaci. Wegener, tuttavia, continuò a sviluppare il suo concetto, estendendolo e modificandolo in base alle critiche più sensate e alle nuove prove.  Durante la sua esistenza, Le origini dei continenti e degli oceani ebbe quattro edizioni.  Alla fine, la teoria venne respinta da quasi tutti i geologi (e messa in ridicolo da qualcuno).  Si trattò di uno dei più colossali sbagli nella storia della scienza. A partire dalla metà degli anni Sessanta, divenne sempre più evidente che Wegener aveva ragione.  Non è un'esagerazione dire che il mattone rifiutato allora divenne pietra su cui si fonda la geologia moderna.

    Immanuel Velikovsky, uno psicoanalista di origine russa, pubblicò Mondi in collisione nell'aprile del 1950. Velikovsky sosteneva che la composizone del sistema solare era cambiata drasticamente in tempi storici. Secondo lui, nel secondo millennio avanti Cristo un cataclisma su Giove aveva fatto nascere una cometa gigantesca. La cometa vagò nel sistema solare forse per secoli finché, attorno al 1450 a.C., colpì di striscio la Terra.  La quasi-collisione scatenò catastrofi diffuse, ma per qualcuno provvidenziali.
    A quell'epoca, Mosè e i Figli d'Israele erano in prigionia in Egitto. Volevano andarsene, ma il Faraone si rifiutava di lasciarli partire. Mosè invocò le piaghe sugli egiziani, e la cometa lo accontentò. I fiumi si riempirono di sangue.  Rane e insetti infestarono la terra.  Insomma, tutte e dieci le piaghe descritte nell'esodo vennero causate dalla cometa. Lo stesso vale per la divisione delle acque del Mar Rosso, che permise finalmente agli israeliti di lasciare l'Egitto. In seguito, gli idrocarburi della coda della cometa, reagendo con l'atmosfera della Terra, crearono la manna, che scese dal cielo a nutrire gli israeliti
    Le calamità provocate dalla cometa continuarono, e dopo un po’ la cometa spinse Marte in un'orbita che minacciava Terra e Luna. Dopo aver scatenato a sua volta una serie di disastri terrestri e lunari, Marte si assestò nell'orbita che ha oggi. La cometa assunse un'orbita circolare e diventò il pianeta Vene-re.
Velikovsky costruì la sua teoria su miti, leggende, e antiche cronache come la Bibbia.  Fece ben pochi sforzi per giustificarla in modo scientifico. La sua ipotesi venne respinta all'unanimità dagli astronomi, molti dei quali non hanno mai letto Mondi in collisione.  Nei ventinove anni e mezzo tra la pubblicazione di Mondi in collisione e la morte, avvenuta il 17 novembre 1979, Velikovsky pubblicò cinque libri e nu-merosi articoli. In alcuni di essi egli riscrisse la geologia e la storia antica, come già aveva riscritto l'astronomia. Velikovsky continuò a sostenere, sino agli ultimi giorni di vita, di aver ragione; erano gli esperti ad avere torto. E per quanto l'esplorazione della Luna e le sonde planetarie abbiano notevolmente ampliato la nostra conoscenza del sistema solare, Velikovsky non rivide mai Mondi in collisione e non modificò la sua teoria. E, per quanto ne so, non fece mai una sola concessione ai suoi critici.
    Come possono gli scienziati valutare una teoria rivoluzionaria? Il grande problema delle teorie rivolu-zionarie è che ne esistono un'infinità. Ogni giorno vengono proposte nuove ipotesi, e quasi tutte sono prive del minimo valore. Dato che è molto più facile ideare un'ipotesi che non valutarla, la maggioranza delle nuove idee è soggetta solo a un esame sommario. Agli scienziati, quindi, è necessario un meccani-smo di Oltraggio per separare il possibile utile dal probabile inutile.
    I filosofi della scienza hanno scritto interi libri su come funziona (o dovrebbe funzionare) questo mec-canismo. In pratica, di fronte a una teoria nuova quasi tutti gli scienziati applicano alcuni semplici test. La nuova teoria concorda con le leggi scientifiche già ampiamente dimostrate? (Se no, la teoria deve for-nire ottime ragioni per questo.) La nuova teoria offre una spiegazione dei dati più coerente di quella della vecchia teoria? La nuova teoria ha conseguenze non ambigue (o, meglio ancora, fa previsioni) che si possano controllare sperimentalmente? Se la risposta a una di queste domande è un “no” inequivocabile, con ogni probabilità la nuova teoria viene rifiutata.
    Le teorie che escono intatte da questa opera di filtraggio non vengono automaticamente accettate, e nemmeno verificate. Se la teoria è relativa a un problema poco importante, o se la sua verifica è troppo costosa in ragione di ternpo e denaro, può restare a languire all'infinito in un angolo. D'altra parte, quan-do qualcuno presenta una teoria rivoluzionaria ma promettente (la teoria generale della relatività, ad esempio) subito tutti vi s'interessano.
Sia Wegener che Velikovsky hanno proposto teorie che concernevano questioni importanti. La teoria di Wegener sopravvisse a stento all'esame iniziale, e in seguito venne respinta. La teoria di Velikovsky non superò i primi due test e se la cavò male col terzo,.  Venne rifiutata subito.

    La teoria della deriva dei continenti aveva diverse cose a suo favore. La prova più convincente era la corrispondenza fra le coste atlantiche dell'Africa e del Sud America. Wegener, giustamente, ignorò le linee costiere attuali, prendendo invece in esame le sporgenze delle piattaforme continentali. Combaciava-no notevolmente bene; troppo bene, secondo lui, perché si potesse trattare di una coincidenza. Oltre alla forma, c'era poi l'argomento delle formazioni geologiche.
Sui due lati dell'Atlantico, formazioni rocciose simili combaciavano. Ha scritto Wegener: “E’ un po' come se, per rimettere assieme un giornale stracciato, unissimo gli orli dei vari pezzi e poi controllassimo se le righe di stampa risultano complete. Se così è, non ci resta che concludere che i pezzi erano uniti proprio in quel certo modo”.
    Non erano solo le formazioni rocciose a combaciare. I fossili di un genere di rettile estinto, il Mesosaurus, si trovano soltanto in Africa, nei pressi del Capo di Buona Speranza, e nel Brasile del sud, in Uruguay e in Paraguay. Nello stesso modo, i fossili di una felce estinta, la Glossopteris, si trovano nelle rocce del Sud America e dell'Africa, sui lati opposti dell'Atlantico. Tra i vegetali ancora viventi, l'erica, ad esempio, si trova solo a Terranova e nell'Europa occidentale. La chiocciola di giardino vive solo nel-l'est del Nord America e nell'Europa occidentale. Se immaginiamo i continenti riuniti come nello schema di Wegener, tutte queste strane distribuzioni assumono immediatamente un senso.
    Gli studi di Wegener sulla topografia terrestre misero in rilievo un altro fatto notevole. La stragrande maggioranza della superficie terrestre si trova a qualche centinaio di metri al di sopra o diversi chilometri al di sotto del livello marino. Wegener concluse che i continenti e i bacini oceanici sono composti di tipi di roccia fondamentalmente diversi. I continenti, sostenne, sono composti di “sial” (rocce ricche e d'alluminio), mentre i bacini oceanici sono composti di “sima” (rocce ricche di silicio e magnesio). Il sial è meno denso del sima, e i continenti letteralmente fluttuano sopra le rocce dei bacini oceanici.
    Ma come avevano potuto i continenti muoversi sulla faccia della Terra? Wegener ipotizzò che i conti-nenti fossero riusciti ad aprirsi un varco nel sima sottostante per influenza di una forza pohlflucht (“fuga dal polo”), che egli riteneva una conseguenza della gravità e della forma della Terra.
    I Geologi accolsero la teoria di Wegener con uno scetticismo che ben presto si mutò in ostilità. La teo-ria allora prevalente era che i Continenti e i bacini oceanici fossero una realtà perenne della Terra, formatisi quando il pianeta si era raffreddato e contratto. I geologi ritenevano che un tempo il Sud America e l'Africa fossero uniti dalla Terraferma, ma che questo “ponte di terra” fosse sprofondato in mare da moltissimo tempo. Pensavano sì che parti della crosta terrestre si potessero alzare e abbassare, ma che non potessero muoversi in senso orizzontale, a parte certi limitati spostamenti di faglie.
    Per quanto concerneva i tre test di filtraggio, era chiaro che la teoria di Wegener implicava conseguen-ze non ambigue. Se, ad esempio, la teoria era vera, i continenti avrebbero dovuto incastrarsi l'uno nell'al-tro come pezzi di un puzzle, e le antiche formazioni rocciose su sponde opposte avrebbero dovuto com-baciare. Queste e altre deduzioni sembravano confermate dalle prove disponibili. I detrattori di Wegener, però, sostenevano che l'apparente combaciare dei continenti era in parte coincidenza e in parte illusione, e che le formazioni rocciose simili e i depositi fossili continuavano in realtà nel ponte di terra sommerso. Alcune delle altre prove erano piuttosto ambigue, per cui non era chiaro se la teoria della deriva dei con-tinenti fosse più coerente di quella della contrazione terrestre. L'obiezione più ricorrente era che la teoria di Wegener appariva in contrasto con le leggi scientifiche conosciute.
    Per quanto la teoria fosse affascinante, molti scienziati si ribellavano istintivamente all'idea che i conti-nenti scivolassero sulla roccia sottostante. Tra le altre obiezioni, a Wegener venne fatto notare che (a) se esistevano forze capaci di muovere i continenti, quelle stesse forze li avrebbero contemporaneamente di-strutti; e che (b) non esistevano forze del genere. Sir Harold Jeffreys, il più influente geofisico dell'epoca, calcolò che la supposta forza pohlflucht, ammesso che esistesse, era troppo debole per vincere la viscosità delle rocce oceaniche.
Alcune di queste critiche vennero accettate di buon grado. Wegener stesso ammise che la meccanica da lui ipotizzata presentava serie difficoltà. Nell'edizione del 1929 di L'origine dei continenti e degli oceani, scrisse: “Non è ancora nato il Newton della teoria della deriva”. Pochi dei geologi più noti (tra cui John Joly, Arthur Holmes e Alexis du Toit) accettarono la teoria. Quasi tutti la respinsero come impossibile. Quando Wegener morì, nel 1930, la deriva dei continenti era quasi lettera morta.

    La teoria di-Wegener, quindi, venne presa in esame dai geologi, ma in seguito fu rifiutata per le difficoltà tecniche intrinseche. La teoria di Velikovsky, al contrario venne respinta senza mai essere stata pre-sa seriamente in esame. Allora, gli astronomi degli anni Cinquanta hanno commesso lo stesso errore dei geologi degli anni Venti?
    L'astronomo che si trovi di fronte per la prima volta a Mondi in collisione vi trova parecchie cose che appaiono proibite da leggi scientifiche indiscutibili. Le obiezioni si affollano alla mente.  Com'è possibile che un corpo delle dimensioni di Venere sia stato espulso da Giove?  Il più approssimativo dei calcoli dimostra che il proto-Venere dev'essere stato lanciato attraverso 65.000 chilometri di idrogeno liquido con una forza sufficiente a farlo decollare dalla superficie di Giove a più di 59 chilometri al secondo. La cosa richiederebbe quasi la stessa quantità d'energia che il Sole produce in un anno!  Nel sistema solare non si conosce nessun meccanismo del genere, ma Velikovsky ignorò tranquillamente questa difficoltà. E anche ammettendo che Giove abbia potuto espellere un corpo delle dimensioni di Venere, i movimenti orbitali ipotizzati da Velikovsky violano i principi della conservazione dell'energia e della conservazione della quantità di moto angolare. Velíkovsky sostenne che il passaggio di Venere ha fermato la rotazione della Terra mentre Giosuè combatteva a Grabaon, come dice la Bibbia. Ma noi non conosciamo nessun meccanismo che renda possibile un effetto simile a Venere.
    In quanto alla coerenza, Mondi in collisione tentava ovviamente di rendere coerente e preciso il rac-conto dell'Antico Testamento. Ma la sua coerenza scientifica era limitata. Alcune parti della tesi discen-devano da altre, ma che parti! Velikovsky credeva che enormi forze magnetiche ed elettriche dominino l'universo. Sosteneva che, nel corso degli “incontri” cosmici, enormi fulmini si fossero sviluppati tra Ve-nere e la Luna, creando buona parte dei crateri lunari. Più tardi, quando Marte minacciò la Luna, sarebbe accaduta la stessa cosa.  Il calore d'induzione dovuto ai tremendi campi elettrici e magnetici di Venere e di Marte avrebbe fuso la superficie della Luna, e le bolle di gas che scoppiavano in superficie avrebbero scavato altri crateri.
    Alcune antiche leggende parlano di fuoco che piove dal cielo. A una mente normale, queste leggende fanno immaginare spettacolari piogge di meteoriti. Ma Velikovsky aveva letto che le comete contengono metano, e così per lui le piogge di fuoco erano grandi quantità di idrocarburi che bruciavano nell'atmosfera. Anzi, sostenne che quasi tutto il petrolio che oggi si trova sulla Terra era precipitato sul nostro pianeta durante questi incontri e più tardi era stato assorbito dal suolo. E, dato che non sapeva distingue-re fra idrocarburi e carboidrati, ipotizzò che fulmini celesti avessero trasformato gli idrocarburi in manna.
    Ai pochi astronomi che lessero Mondi in collisione furono evidenti diverse cose. In primo luogo, spes-so Velikovsky fa affermazioni sorprendenti senza minimamente tentare di giustificarle.  Non offre mai l'analisi quantitativa che potrebbe dimostrare che alcune delle sue stupefacenti asserzioni sono effettivamente possibili. In campo scientifico, di solito le teorie complesse trovano una loro coerenza matematica, ma in Mondi in collisione non c'è una sola equazione. Inoltre, molti scienziati capirono, dal modo in cui Velikovsky si serviva della fisica, che egli aveva soltanto una vaghissima idea dei suoi principi basilari.
    Pochi astronomi si presero il disturbo di leggere Mondi in collisione, ma questo non impedì loro di bollarlo come libro fasullo. Anzi, Mondi in collisione venne attaccato ancora prima della pubblicazione. Qualcuno non si limitò alle critiche. Un gruppo di astronomi, guidati dal professore di Harvard Harlow Shapley, tentò di convincere la Macmillan Company, editrice del libro, a non pubblicarlo. Quando il tentativo fallì e Mondi in collisione entrò nella lista dei bestseller, gli stessi astronomi minacciarono di boi-cottare i libri di testo della Macmillan se il volume non veniva ritirato dalla circolazione. Questo ricatto funzionò: Macmillan cedette i diritti di Mondi in collisione alla Doubleday.
    Quel goffo tentativo di sopprimere Mondi in collisione procurò al libro una pubblicità tremenda e sol-levò un polverone di proteste negli ambienti accademici e letterari. Persone che diversamente avrebbero ignorato il libro lo lessero solo per capire il perché di tanto scandalo. Nel tentativo di proteggere il pub-blico da quelle “idiozie”, gli astronomi riuscirono solo a interessare maggiormente i lettori. Inoltre con-cessero automaticamente a Velikovsky il manto del martire, che egli indossò con aria di sfida per venti-nove anni e mezzo. Poco per volta, attorno a lui si raccolse un gruppo di seguaci fedelissimi che conti-nuano ancora oggi, dopo la sua scomparsa, a propagandare le sue teorie.
    Ma Velikovsky non si fece praticamente nessun accolito tra chi aveva una certa preparazione in mate-matica o in fisica, e le poche riviste scientifiche che recensirono il libro lo fecero a pezzi.  Velikovsky cercò di ribattere alle recensioni, ma gli venne rifiutato lo spazio per farlo. Ogni volta che inviava un arti-colo per difendere le proprie tesi, veniva respinto. “Science”, “Scientific American” e altre riviste scienti-fiche rifiutarono persino di pubblicare inserzioni pubblicitarie per Mondi in collisione.  E, regolarmente, ogni volta che Velikovsky cercò di entrare in un consesso di scienziati ortodossi gli venne sbattuta la porta in faccia.

    Wegener non subì mai un trattamento del genere. L'origine dei continenti e degli oceani venne recen-sito dalle pubblicazioni di geologia, e alcune recensioni furono favorevoli. Wegener lesse i suoi scritti sulla deriva dei continenti a riunioni di società scientifiche, e suoi articoli apparvero su riviste scientifiche. I suoi seguaci, in particolare il geologo sudafricano Alexis du Toit, cercarono e trovarono molte prove a suo favore. Per quanto fosse laureato in astronomia, nel 1924 Wegener fu designato come professore di meteorologia e geofisica dall'università di Graz, in Austria.
    Da quest'ultimo fatto si deduce come mai, pur rifiutando la deriva dei continenti, i geologi presero sul serio Wegener. Si trattava di un astronomo che era diventato un'autorità in meteorologia (Wegener scrisse un libro di testo di meteorologia di grande successo) e un ottimo competente di geofisica. Inoltre aveva studiato la geologia e comprendeva, anzi cercava di risolvere, le difficoltà sollevate dalla sua teoria. Avesse ragione o torto chiunque sentisse parlare Wegener o leggesse il suo libro capiva di aver di fronte un uomo che comprendeva l'importanza delle prove concrete.
    Velikovsky non capì mai l'evidenza scientifica. Anzi, a me pare che non abbia mai capito cosa sia la scienza. Come uno scolastico medievale impegnato nel tentativo di trarre verità scientifiche dagli scritti di antichi filosofi, Velikovsky cercò di trovare verità scientifiche nella mitologia. Quando la sua inter-pretazione, a volte piuttosto inedita, degli antichi scritti cozzava con le leggi della fisica, era perfetta-mente disposto a gettare quelle leggi dalla finestra. A differenza di Wegener, le difficoltà tecniche non lo preoccupavano affatto e in fondo non capiva perché mai gli scienziati dovessero soffermarcisi tanto. Po-co prima di morire, Velikovsky mi disse che gli scienziati non potevano criticarlo sul punto della mecca-nica dell'espulsione di Venere da Giove, dato che lui non aveva mai parlato di questa meccanica!
    In realtà, Velikovsky aveva una sua fisica del tutto particolare, ed è impossibile capire a fondo Mondi in collisione senza aver letto un suo scritto minore poco conosciuto, Cosmo senza gravitazione.  Il libretto fu pubblicato nel 1946, quando già Velikovsky faceva circolare tra gli amici una prima stesura di Mondi in collisione. E’ un'opera che traccia esplicitamente i presupposti teorici di Mondi in collisione e ci spiega cosa intendesse Velikovsky quando parlava di grandi forze elettriche e magnetiche fra i pianeti.
Forse, il modo migliore di commentare Cosmo senza gravitazione è citarne il paragrafo iniziale.
“La teoria fondamentale di questo saggio è: La gravitazione è un fenomeno elettromagnetico. Non esi-ste nessun movimento primario inerente di per sé a pianeti e satelliti.  L'attrazione elettrica, la repulsione e la circonduzione elettromagnetica governano i loro movimenti. La Luna non "cade", attratta verso la Terra da un presunto moto inerziale in linea retta, e nemmeno il fenomeno degli oggetti che cadono all'interno dell'atmosfera terrestre è paragonabile all’”effetto di caduta” dei movimenti della Luna, ipotesi che costituisce invece la base della teoria newtoniana della gravitazione.”
    In sole quattro frasi, Velikovsky ha sistemato l'inerzia, la relatività generale e la gravitazione universale. Nelle pagine che seguono immediatamente, egli enumera venticinque “fatti... incompatibili con la legge della gravitazione”. Si può avere una buona idea dei tutto dai primi tre.  Riassumendoli in breve, i fatti sono che, se la gravità esistesse davvero: (a) i diversi gas dell'atmosfera si separerebbero l'uno dall'altro per le specifiche, diverse gravità; (b) l'ozono si troverebbe, data la sua densità, negli strati inferiori dell'atmosfera, non in quelli superiori; (c) le gocce d'acqua, ottocento volte più dense dell'aria, non potrebbero restare sospese in aria a formare le nubi.  Il resto del saggio è altrettanto convincente.
    Gli ammiratori di Velikovsky preferirebbero dimenticare che egli abbia mai scritto Cosmo senza gravitazione, ed è raro che lo citino. Alcuni dei suoi primi critici lo conoscevano, il che non ha certo contribuito ad accrescere la loro stima di Mondi in collisione.  Ma non era necessario conoscere quel testo per formarsi un'opinione. La tattica adottata da Shapley e dai suoi compagni non è degna di lode, però il loro giudizio sul valore di Mondi in collisione è perfetto.

    “Ma,” sento urlare un seguace di Velikovsky livido di rabbia, “come possono condannare il libro senza nemmeno averlo letto?” Offro un contro-esempio. Verso la metà dell'Ottocento, un mercante di Liverpool, un certo James Smith, pubblicò ben 17 libri allo scopo di dimostrare che pi greco, cioè il rapporto tra la circonferenza di un cerchio e il suo diametro, è esattamente 3. Quanti libri di Smith bisogna leggere prima di respingere la sua tesi?  Nessuno!  Il valore di pi greco, anche se non lo si potrà mai conoscere esattamente, è stato calcolato fino a più di un milione di decimali. E non è, al di là di ogni dubbio, 3,125. Nei mesi prima che Mondi in collisione uscisse, tre importanti riviste ne hanno parlato: “Harper's”, “Collier's” e il “Reader's Digest”. Quegli articoli contenevano informazioni più che sufficienti a formarsi un'opinione. Per gli astronomi era già chiaro che gli eventi orbitali descritti da Velikovsky non potevano essere accaduti, per lo meno non nel breve lasso di tempo da lui implicato.
    Ma non è proprio questo stesso tipo di atteggiamento (“è impossibile!”) che ha portato i geologi a respingere la teoria di Wegener, che in seguito si è dimostrata esatta?  Più o meno, sì, ed è questo che rende così interessante il confronto Wegener-Velikovsky. Ma è importante ricordare che i geologi hanno ri-fiutato la teoria della deriva dei continenti per un'ottima ragione.
    Wegener sbagliava in pieno circa i meccanismi che causano la deriva dei continenti.  La forza pohl-flucht da lui ipotizzata non c'entra per niente. Inoltre, non è affatto vero che i continenti si aprano un varco nella roccia sottostante. Semmai, a quanto sappiamo oggi, enormi parti della crosta terrestre (le falde tettoniche) vengono spinte lungo la superficie dei pianeta da correnti di convezione che si propaga-no sulla Terra. Quindi, sia Wegener che i suoi avversari avevano in parte ragione. Ma Wegener aveva tanta perspicacia da capire che, se anche non si poteva spiegare come si fosse verificata la deriva dei continenti, le prove dimostravano chiaramente che era avvenuta.

    E’ facile dimenticare che la scienza descrive, e non predice. “I fatti sono fatti,” come si usa dire; e se i fatti contraddicono la teoria scientifica di qualcuno, la teoria si dimostra fasulla.  Nel caso di Wegener, il conflitto tra l'ipotesi del movimento dei continenti e le leggi fisiche della viscosità era solo apparente, dato che si basava su un equivoco circa il vero meccanismo della deriva. t possibile che il conflitto tra le teorie di Velikovsky e le leggi della meccanica celeste sia solo apparente, oppure che queste leggi siano sbagliate?
    In primo luogo, anche se è chiaro che le leggi a noi note di meccanica celeste potrebbero non essere la verità assoluta, è altrettanto chiaro che non possono essere seriamente sbagliate. Gli astronomi le usano da secoli per predire la posizione dei corpi celesti; e queste leggi ci permettono di prevedere le eclissi con decenni di anticipo, fino al secondo.  Inoltre, sono ormai vent'anni che la NASA utilizza le stesse equazioni per inviare le sue sonde in regioni sempre più remote dello spazio; e si è visto che queste equazioni sono estremamente precise.  E se il conflitto è solo apparente, spetta ai seguaci di Velikovsky dimostrarlo. Hanno avuto a disposizione trent'anni per pubblicare un'orbita ipotetica che assomigli anche solo vagamente al percorso attribuito da Velikovsky a Venere. Dato che non l'hanno pubblicata, l'unica ipotesi possibile è che non siano in grado di farlo.
    Se, d'altronde, Mondi in collisione fosse più rispondente al vero dell'astronomia convenzionale, mette-rebbe conto di riprenderlo in esame. Come metro di paragone possiamo prendere le predizioni implicite nel libro, nonché le predizioni più esplicite che Velikovsky fece in seguito.  Queste predizioni non lo hanno troppo riabilitato. Ad esempio, i crateri della Luna sembrano derivare esclusivamente dall'impatto di corpi celesti; e, a quanto ne sappiamo, sono trascorsi miliardi di anni da che una larga parte del nostro satellite si è trovata allo stato di fusione.  Anche se Velikovsky ha ipotizzato potenti forze magnetiche tra Venere, Marte e la Luna, i campi magnetici dei tre corpi sono stati misurati dalle sonde spaziali, e sono deboli.  Nell'introduzione a edizioni successive di Mondi in collisione, Velikovsky scrisse che Venere “dev'essere circondata da uno strato molto esteso di gas d'idrocarburo (petrolio) e polvere”, e ha definito la loro presenza “una prova cruciale” delle sue teorie. Le sonde spaziali non hanno rinvenuto quantità si-gnificative di idrocarburi o di polvere nell'atmosfera venusiana. Dopo che gli astronomi hanno scoperto che Venere è un pianeta caldissimo (prossimo alla temperatura del piombo fuso), Velikovsky ha soste-nuto a gran voce di averlo predetto.  Certo, in Mondi in collisione aveva scritto che “Venere emana ca-lore”. Ma aveva anche scritto che “in base a certe indicazioni storiche Venere...dovrebbe essere popolata di vermi”, per cui, presumibilmente, non si aspettava nemmeno che il pianeta fosse tanto caldo.

    Ma il senno di poi è il senno di poi. Dando per scontato che i geologi sbagliano a rifiutare la teoria di Wegener, e che gli astronomi abbiano avuto ragione a rifiutare quella di Velikovsky, ci resta sempre una domanda: come può un profano, senza l'aiuto del senno di poi, valutare una teoria speculativa? Chi ha familiarità con le leggi e i procedimenti della scienza può sottoporre la teoria agli stessi test di cui si ser-vono gli scienziati. Chi, invece, è digiuno di scienza può usare altri metodi, meno sicuri ma spesso indi-cativi.
    Chi non capisce la teoria può forse capire l'autore della teoria. Diffidate dei teorici che cercano di so-stituire ai fatti affermazioni gratuite. Diffidate doppiamente dei teorici i cui sforzi appaiono rivolti alla nazionalizzazione di un sistema d'idee personale. (Diffidate ancora di più delle teorie a cui voi vorreste credere!) Le credenziali vengono spesso sopravvalutate, ma siate scettici davanti a una teoria proposta da qualcuno che palesemente non conosce l'argomento di cui parla. (Se, ad esempio, il drago della relatività dev'essere abbattuto, dovrà morire per mano di qualcuno che la comprenda meglio di quanto non la comprendesse Einstein.) E fate attenzione a chi si autodefinisce genio e sostiene di avere conoscenze maggiori di qualsiasi altro individuo.
    Studiando Wegener e Velikovsky in questa luce otteniamo un netto contrasto.  Wegener era sprovvisto di credenziali in geologia, ma la sua opera stava a dimostrare che conosceva l'argomento a sufficienza per i suoi scopi.  Stava molto attento a ciò che diceva, non possedeva scopi reconditi, e non pretendeva assolutamente di essere infallibile. Velikovsky, al contrario, ha fatto spesso affermazioni basate su prove fragilissime.  Mondi in collisione è, chiaramente, il tentativo di sostenere la fedeltà storica dell'Antico Testamento.  E, per quanto Mondi in collisione e altre sue opere successive fossero piene di errori co-lossali, Velikovsky finì col sostenere di aver scardinato l'astronomia, la fisica, la geologia e la storia antica convenzionali.
    Questi metodi non sono infallibili, né singolarmente né collettivamente. Per ogni teoria valida esiste un numero quasi infinito di teorie false. Alcune teorie valide saranno sempre respinte, e al loro posto verranno accettate teorie false. La politica, i pregiudizi e la personalità degli uomini coinvolti continueranno ad avere un loro ruolo, com'è accaduto nel caso delle reazioni scientifiche alla teoria di Velikovsky. Quando una forza irresistibile (un fatto indiscutibile) si scontra con un oggetto inamovibile (una legge scientifica accettata da tutti), una delle due cose finirà col dover cedere. In questo caso, in particolare, gli errori sono inevitabili, ed è difficile condannare chi li commette in piena onestà.
    Comunque, io continuo a pensare che i geologi abbiano commesso uno sbaglio enorme quando hanno rifiutato la deriva dei continenti.

Titolo originale  If continents can wander, why not planets?
1981 by Robert Schadewald
Tratto da Isaac Asimov, rivista di fantascienza n. 3. Dicembre 1981  SIAD edizioni © 
© Davis Publications, Inc.