Il gatto del Cheshire ha acchiappato il topo?
 
 
 

Forse noi scettici, tanto severi nei confronti (tra l'altro) delle
"medicine alternative", diamo l'idea di volerci opporre al dilagare di tali
pratiche perche' mossi da ragioni ideologiche o morali, o come una sorta di
tifoseria...  Forse molti pensano che sia ormai fuori discussione
l'efficacia delle "medicine alternative" e che - secondo noi scettici -
esse vadano comunque respinte per qualche particolare ragione etica o
politica, o per favorire la "medicina ufficiale" (per la quale, si sa,
"facciamo il tifo"), anche se esse - com'e' ben risaputo - funzionano.
In realta', l'unica ragione che sta alla base del nostro atteggiamento e'
questa: non e' mai stata dimostrata l'efficacia (ne', in molti casi, la non
pericolosita') delle ormai dilaganti "pratiche alternative".
  Che cosa affermiamo talvolta, noi scettici, quando critichiamo la
significativita' di taluni risultati che sembrano dimostrare la grande
efficacia di qualche "pratica medica alternativa"?  Diciamo che, si', sono
stati riscontrati davvero dei miglioramenti nello stato di salute della
persona sottoposta alla "terapia alternativa", pero' tali risultati sono
dovuti al noto "effetto placebo".  Quest'ultima e' purtroppo un'espressione
gergale, che alle orecchie di moltissime persone non suona diversamente da
frasi come - per dire - "i risultati pero' son dovuti all'effetto Doppler"
o "all'effetto della fotosintesi".  In effetti, che importanza ha se le
medicine alternative agiscono attraverso un "effetto placebo" oppure un
"effetto iperproteosintetico", o un "effetto Goodman-Masoni", o qualunque
altro effetto comunque denominato?  Purche' funzionino...
        Il concetto di "placebo" e' - ammettiamolo - molto particolare...
Quando affermiamo che i miglioramenti nello stato di salute delle persone
sottoposte a "terapie alternative" sono dovuti "soltanto all'effetto
placebo", non intendiamo affatto dire (parafrasando un noto proverbio) «il
gatto che ha acchiappato il topo ha un colore che a noi non piace», ovvero
«il miglioramento c'e' stato, ma e' stato ottenuto con mezzi immorali o
antiestetici»...  Intendiamo dire che il gatto - brutto o bello che fosse
il suo colore - non ha affatto acchiappato il topo!  Non e' stato lui: il
topo e' stato acchiappato da qualcos'altro.  La difficolta' concettuale
deriva anche dal fatto che pero' era in qualche modo necessario che nei
paraggi vi fosse un gatto...
        Lasciando da parte la terminologia presa in prestito dal proverbio,
prendiamo adesso in esame il caso di un medico che, non avendo purtroppo
niente di meglio a disposizione, prescriva a un paziente delle pillole
contenenti soltanto sostanze inerti sul piano farmacologico - ma
confezionate in modo da presentare l'aspetto di ottimi farmaci -,
accompagnando la prescrizione con persuasive spiegazioni circa la
particolare efficacia del preparato.  Questo e' un classico scenario nel
quale puo' aver luogo il nostro effetto placebo.  Puo' darsi, cioe', che lo
stato di salute della persona sottoposta a terapia migliori sensibilmente,
come non sarebbe invece migliorato - presumibilmente - in assenza del
"piccolo pezzo di teatro" messo in atto dal medico.  Possiamo dire, in
questo caso, che le inesistenti sostanze curative nelle pillole abbiano
avuto un effetto curativo (o palliativo)?  Oppure "il gatto che ha
acchiappato il topo" non era l'amido contenuto nella pillola-placebo, e il
roditore e' stato invece catturato dalla messa in scena (con i suoi vari
elementi)?  La vera farmacologia, giustamente, studia e attua controlli
sempre piu' severi per verificare se gli effetti di ciascuna molecola
proposta come farmaco siano superiori a quelli che e' possibile ottenere
attraverso il meccanismo del placebo (naturalmente, si studiano sia gli
effetti desiderati sia quelli indesiderati).
        Infine, volendo considerare lecita la somministrazione, da parte
del medico, di pillole contenenti sostanze inerti per ottenere un effetto
placebo, non sarebbe giusto permettergli di somministrare anche i rimedi
omeopatici?  A parer mio assolutamente no, per almeno due ragioni:
1) La somministrazione di sostanze farmacologicamente inerti per ottenere
un effetto placebo puo' giustificarsi soltanto quando non e' possibile
somministrare farmaci dotati di una propria reale efficacia; altrimenti si
commettono peccati (ed eventualmente reati) di omissione.
2) Una cosa e' somministrare sostanze inerti, in mancanza di meglio,
dicendo: «Guardi, questo e' un nuovissimo ritrovato che agisce sulla
sintesi di alcuni enzimi...».  Altra cosa e' creare delle vere e proprie
mitologie deliranti (tali probabilmente sono parecchie delle "medicine
alternative") gravemente nocive per il senno di milioni e milioni di
persone...

 Vs Sandro
 

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