Placebo e medicine alternativeQuando la medicina ufficiale vuole
valutare l'efficacia di un nuovo farmaco, lo studio dev'essere condotto
in doppio cieco verso il placebo. Per placebo si intende una sostanza inerte,
ad esempio l'amido, avente una formulazione identica a quella del farmaco
in esame, ad esempio compresse di colore giallo o fiale di colore azzurro.
Doppio cieco significa che né il paziente né il medico sanno
qual è il farmaco attivo e qual è il placebo. I pazienti
candidati allo studio devono essere assegnati a caso all'uno o all'altro
trattamento.
Un farmaco è promosso
se - alla fine dello studio, quando i risultati saranno "decodificati"
- esso risulterà più attivo del placebo. La preoccupazione
di eliminare il c.d. effetto placebo nasce dal fatto che il solo atto di
somministrare un medicamento, anche inerte, produce un miglioramento della
sintomatologia in una percentuale di pazienti.
La guarigione da sostanze inerti
- l'effetto placebo - dipende dalla suggestionabilità dei pazienti,
dal carisma del medico, dal tipo di malattia (sono particolarmente sensibili
le malattie psicosomatiche), dal colore e persino dal costo della medicina...
Purtroppo la medicina ufficiale
ha eliminato l'effetto placebo non solo quando ciò è necessario,
come nello studio di un nuovo farmaco, ma anche nella pratica medica, quando
il rapporto è diventato asettico, frettoloso, impersonale.
Ad allontanare il medico dal
paziente hanno contribuito le nuove tecnologie che hanno sostituito il
medico nella diagnosi e, soprattutto, i farmaci veramente efficaci (come
gli antibiotici a largo spettro), ai quali il medico delega diagnosi e
cura.
Così la medicina ufficiale
ha lasciato un grande spazio alle 'medicine alternative', le quali invece
hanno qual comune denominatore proprio l'uso terapeutico, più o
meno inconsapevole, dell'effetto placebo.
Ad esempio, il medico che pratica
l¹omeopatia massimalizza l'effetto placebo attraveso un approccio
definito 'personalizzato', che consiste in un esame completo del malato,
un interesse rivolto non solo ai suoi sintomi, ma anche all¹ambiente
in cui vive, ecc. La visita medica si conclude con la prescrizione o la
somministrazione di un farmaco, anch'esso personalizzato, privo di tossicità,
che ha il fascino delle cose antiche (essendo stato ideato più di
200 anni fa dal dottor Samuel Hahnemann) e di un nome poetico come passiflora
o genziana anziché becozim o rectoparil.
La medicina ufficiale non riconosce
alcuna validità scientifica al farmaco omeopatico, in parte perché
esso non è stato validato da alcuna sperimentazione obiettiva (in
doppio cieco), ma soprattutto perché le basi razionali su cui si
fonda sono in realtà del tutto irrazionali.
Il principio su cui si basa la
medicina omeopatica è quello postulato dal dottor Hahnemann, che
recita: similia similibus curantur - in italiano: i simili (intesi
come effetti di un farmaco) curano i simili (intesi come sintomi patologici)
-.
Secondo tale principio (che,
ripeto, non ha alcuna base scientifica) il farmaco omeopatico, che se fosse
somministrato a un soggetto sano provocherebbe lo stesso disturbo di cui
il paziente soffre, ne stimolerebbe pertanto una reazione atta a contrastarlo.
Tuttavia quel farmaco viene somministrato
in soluzioni infinitesimali, tanto che la diluizione finale spesso non
contiene più neanche una molecola del farmaco originale.
Mentre la maggior parte degli
omeopati crede che la scientificità del farmaco somministrato consista
nel fatto che esso sia in alcuni casi efficace, altri si sentono a disagio
nell'esercitare una sorta di stregoneria e chiedono una validazione scientifica
da parte della medicina ufficiale.
Tuttavia, questa considera un'inutile
perdita di tempo e di energia il chiarire se una soluzione infinitesimale,
non contenente alcuna molecola della sostanza, sia veramente efficace nei
confronti di una determinata malattia.
La medicina ufficiale è
invece affascinata dal problema più generale del meccanismo attraverso
il quale l'omeopatia, l'agopuntura, la pranoterapia, la medicina ayurvedica
ecc. possano guarire determinati pazienti.
Il problema dell'effetto placebo:
esso è nato prima delle medicine alternative, quando la madre ha
fatto scomparire il mal di pancia del piccolo con una coccola o lo ha fatto
dormire con una ninna nanna, esempi di come il dolore e l'insonnia possano
essere curati da influenze psicologiche.
Ma come fa la psiche (il cervello)
a influire sul soma? La scienza moderna ha preso tanto a cuore questo problema
che alcuni anni fa è nata una nuova disciplina: la psicoimmunologia,
che studia proprio il rapporto tra psiche e immunità. Essa cerca
di spiegare, ad esempio, come mai l'umore può influenzare le difese
immunitarie, cioè come mai la tristezza per un lutto si accompagni
a una diminuita resistenza alle malattie.
La neuroscienza sta anche cercando
di chiarire come mai un ago infisso in un piede, un orecchio o lungo il
bordo dell'occhio possa togliere il dolore, un fenomeno non differente
nel suo meccanismo da quello più familiare del grattamento che sopprime
il prurito.
Nell'àmbito ristretto
di questo articolo non è possibile approfondire neanche brevemente
ciascuno di questi argomenti. È probabile che la luce della scienza,
togliendo la magia seduttrice alla medicina alternativa, ne tolga anche
l'efficacia terapeutica.
Mi diceva un amico cinese, grande
esperto di agopuntura, che da quando gli scienziati hanno scoperto che
quelle maledette endorfine sono alla base dell'agopuntura, questa non funziona
più come una volta!
