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- Medicina, pseudoscienza e ciarlataneria -WeWeehttp://www.blogger.com/profile/14818538577647614522noreply@blogger.comBlogger235125
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Cosa c'è di difficile in oncologia?

Fri, 05/11/2012 - 20:00
Avete fatto caso a come i ciarlatani propongano cure "semplici", veloci, economiche e senza alcuna complicazione?
Fanno concorrenza ad una medicina che propone cure spesso difficili, ricche di effetti collaterali e costose da tutti i punti di vista.E' vero che i risultati ci sono solo da una parte (la medicina) mentre dall'altra si ruba al malato la dignità, i soldi e la salute, ma se la scienza riuscisse a curare sempre e senza difficoltà non esisterebbero i ciarlatani.Come mai non succede?
Com'è possibile che l'uomo riesce a comunicare da un capo all'altro del mondo, vola con dei mezzi modernissimi, è andato sulla Luna ma non riesce a curare una malattia, il cancro?
E' un dubbio che molti di noi si saranno posti.
Il motivo è lo stesso per il quale l'uomo riesce a volare ma non arriva oltre alla Luna o che riesce  comunicare ma ha bisogno di cavi. La domanda nasce da un equivoco mentale e culturale. Il primo ci spinge a credere che l'essere umano possa essere capace di qualsiasi conquista tecnica. Se guardiamo ai nostri avi, oggi ci sentiamo imbattibili, evoluti, tecnicamente avanzati. Ma tutto vive una sua epoca e come per i nostri bisnonni pensare ad un mezzo come il telefono equivaleva ad immaginare un miracolo, oggi sarebbe un miracolo volare senza mezzi metallici (come l'aereo) o curare le malattie definite "incurabili". Per comprendere però come il nostro punto di vista è piccolissimo e legato all'epoca in cui viviamo, basterebbe pensare che il DNA (uno dei componenti della nostra esistenza e base della biologia e dello studio delle malattie) è stato definitivamente descritto dopo il 1950, in termini scientifici, pochissimo tempo fa. L'equivoco culturale invece si basa sul concetto (errato) che il cancro sia un'unica malattia. Si può fare un paragone con una malattia che è all'opposto della scala di gravità, il raffreddore. Quello che chiamiamo con questo nome è in realtà il risultato (quasi sempre) di un'infezione da virus e di virus che causano i sintomi del raffreddore ne esistono centinaia. Per semplicità, buon senso e praticità diciamo che siamo affetti da "raffreddore". Un medico, se volesse parlare "tecnicamente" non dovrebbe mai pronunciare questo termine, sarebbe più corretto quello di "rinite" che letteralmente significa "infiammazione alle vie nasali" ma anche qui saremmo troppo sul generico. Raffreddore è un termine "popolare", per comprendersi e che racchiude un insieme di sintomi (starnuti, malessere, secrezioni nasali, difficoltà respiratorie ed altro) ma basterebbe che a questi si aggiungessero altri disturbi (febbre, dolori articolari, brividi ed altro) che si dovrebbe parlare di sindrome influenzale. Il "raffreddore" è una malattia causata quasi sempre da un virus di una specie che si chiama Rhinovirus nella quale esistono centinaia di tipi virali diversi, ognuno di loro può causare la malattia in forme e durata differente. Ecco, quando si parla di "raffreddore" quindi, sappiate che si usa un termine "generale" che semplifica la comunicazione e la comprensione.Sapete che non esiste cura per il raffreddore?
Se fosse una malattia mortale probabilmente non esisterebbe la specie umana, fortunatamente questi virus non causano mai sintomi pericolosi o letali e quindi la loro infezione ci consente di sopravvivere e di continuare a riprodurci. Se domani si scoprisse una cura definitiva efficace contro uno dei tipi di Rhinovirus (ammettiamo il sierotipo 50), avremmo risolto i raffreddori causati da questa specie ma probabilmente non quelli causati dalle altre specie (che sono circa un centinaio). Un fallimento? No, si tratta semplicemente di com'è fatto il nostro mondo.Mi sono lanciato in questa spiegazione per fare un paragone con i tumori (e per dimostrare come non è necessario prendere come esempio una malattia grave o considerata "letale"). Il termine "tumore" (letteralmente "gonfiore") serve a comprendere di cosa stiamo parlando. Un termine unico però potrebbe fare pensare ad una malattia "unica" e ciò non è assolutamente vero. Non solo esistono differenze tra un tumore di un tessuto (ad esempio osseo o epiteliale) ed un altro ma anche tra tumori che colpiscono lo stesso organo o apparato (ad esempio il tumore mammario). Oggi sappiamo che i tumori hanno un'origine genetica anche se non è semplice spiegare cosa accade, ci provo lo stesso ispirato da un articolo di un mio collega americano.Le nostre cellule hanno un unico scopo: riprodursi. Questa funzione serve a farci "crescere" ma anche a riparare eventuali danni subiti dal corpo (se ci feriamo, la crescita di nuove cellule "ripara" la ferita, se perdiamo sangue, la produzione di nuovi globuli rossi lo rimpiazza...).I "comandi" ai quali ubbidisce una cellula (crescere, riprodursi, morire) sono scritti nel nostro DNA (nei "geni" in particolare) i quali mediante particolari meccanismi "ordinano" alla cellula quando riprodursi, quando fermare questa riproduzione, quando riprenderla e quando morire per sempre (quest'ultimo meccanismo è chiamato "apoptosi"). Se avessimo un microscopio potentissimo, potremmo vedere che dentro ogni nostra cellula vi è un nucleo che contiene dei cromosomi, corpuscoli (l'uomo ne ha 23 coppie delle quali una regola le caratteristiche sessuali, il topo ne ha 21 ed il batterio Escherichia Coli 1) costituiti da due filamenti di un acido, chiamato DNA.
Se uno dei geni che regolano questi processi è mancante o difettoso (fenomeno molto comune, noi umani non siamo "perfetti"), la cellula non segue più le regole previste e così si riproduce di continuo o non muore come dovrebbe. Questo "difetto" può essere spontaneo, ereditato o causato da agenti esterni, così rispettivamente avremo dei geni che diventano "difettosi" durante la vita di un individuo, altri già "difettosi" perchè l'individuo è nato così ed altri normali che a causa di un agente esterno (fumo di sigaretta, virus, amianto ma anche traumi cronici) perdono la loro normalità. I "difetti" di una cellula possono essere diversi. Per esempio un cromosoma può avere l'assenza di una parte della sua struttura, persa durante le sue divisioni, un'altra può avere due cromosomi che si scambiano alcuni geni o addirittura intere parti del cromosoma ed altro ancora. Un difetto dei cromosomi si chiama "mutazione".Se una cellula contiene un gene difettoso quindi, perderà la sua capacità di controllo ed invece di seguire un normale ciclo di vita ne segue uno "anarchico", senza le regole conosciute, praticamente agisce senza l'obiettivo di collaborare con le altre cellule ma con il solo scopo di sopravvivere. Ogni cellula difettosa si riprodurrà creando ulteriori cellule difettose ed anche queste, riproducendosi, ne creerano altre: si è formata una "neoplasia", una crescita cellulare cioè non prevista. Alcune neoplasie si "autolimitano", crescono cioè fino ad un certo punto, non invadono gli organi circostanti ma restano confinate nel punto di origine o sono dotate di una sorta di "capsula" che le contiene: sono i "tumori benigni". Altre invece sono molto più aggressive: crescono senza sosta (a volte la crescita tumorale è impressionante, visibile quasi ad occhio nudo!), non restano confinate ma sono trasportate (con il sangue o la linfa) in organi distanti, non hanno nessuna capsula che le contiene permettendosi così di invadere gli organi circostanti. Sono i cosiddetti e temuti "tumori maligni", ovvero il cancro.
In realtà non è "obbligatorio" che una cellula difettosa causi un tumore. Ogni giorno nel nostro corpo si formano migliaia di cellule con difetti genetici ma il nostro sistema immunitario le riconosce come "ostili" e le distrugge senza dare loro la possibilità di riprodursi. Quando questo non accade inizia la riproduzione di una cellula cancerosa che darà origine ad altre cellule simili che a loro volta si riprodurranno dando origine ad un gruppo di cellule cancerose che continueranno la loro crescita e riproduzione, prima locale poi a distanza (fenomeno chiamato "metastatizzazione").Torniamo al discorso iniziale. Perchè ogni tumore è diverso da un altro?
Per diversi motivi.
Il primo è che ogni tumore è come una malattia dell'organo che colpisce. Il tumore alla prostata sarà un lontano parente di quello al fegato, si avrà in comune il meccanismo scatenante la malattia ma non vi sarà alcuna somiglianza tra le cellule dell'uno con quelle dell'altro. Per questo motivo non sarà possibile curare il primo allo stesso modo del secondo. Il secondo motivo è strettamente "cellulare". Ogni tumore sarà formato da cellule diverse, pur trovandosi nello stesso organo. Nel caso del tumore mammario ad esempio, vi sarà una neoplasia formata da cellule con dei recettori (sono come un bersaglio per varie sostanze, una cellula può avere recettori per ormoni, proteine ed altro) per gli estrogeni ed un'altra senza questi recettori, oppure un tumore con cellule che hanno una mutazione (quindi un difetto) in un gene e tumori che non hanno questo difetto ma lo hanno in un altro gene. Che la formazione del cancro (ed il suo studio...) sia tanto complicata, può farlo capire il fatto che in un tumore mammario sono conosciute almeno 1700 mutazioni e che solo 3 di esse sono state identificate in almeno il 10% delle persone colpite dalla malattia, mentre tutte le altre sono comparse in altri individui come reperto unico, presente solo in quella persona, come dire, il cancro non è solo un malattia singola per ogni sua apparizione ma cambia da un individuo all'altro.Incredibile, vero?


E' tanto complicato il meccanismo di sviluppo di un tumore che possiamo dire con sufficiente sicurezza che l'uomo non si libererà mai totalmente da questa malattia. Probabilmente miglioreremo le cure, la sopravvivenza, la qualità di vita, scopriremo meccanismi che ci permetteranno di rendere un tumore "curabile" ma, finchè non troveremo l'elisir dell'immortalità (che esiste solo nei libri di fantascienza), l'uomo morirà di tumore.
Ecco, parlare di tumori non è facile, i tecnicismi sono tanti ed il discorso è molto complicato. Se mi addentrassi nell'argomento non basterebbero 10 articoli, l'oncologia è una delle branche più complesse della medicina.Per lo stesso motivo curarlo non è per niente semplice.Una cellula "difettosa" resta un componente del nostro organismo. In oncologia esistono due tipi di tumori: quelli solidi (i tumori agli organi, quello del colon ad esempio o quello mammario) e quelli "della serie liquida" (ovvero quelli del sangue, come le leucemie).Nel caso dei tumori solidi abbiamo diversi tipi di cura: l'obiettivo è l'asportazione del tumore. Con un intervento chirurgico (eseguito con tecniche diverse secondo i casi) si asporta il più possibile (quando è ancora possibile, naturalmente) la massa tumorale. Non è sempre facile: a volte la massa è molto grande (esistono tumori di 20-30 cm di diametro, spesso "incollati" agli organi circostanti, addirittura infiltrati nei vasi sanguigni) e questo non ci permette di asportare tutto il tumore o lo permetterebbe ma a gravissimo rischio di morte (un tumore che infiltra tutti gli organi circostanti compresi i grossi vaso sanguigni è praticamente impossibile da asportare). Non ci resta che una possibilità: effettuare un trattamento chemioterapico (si chiama chemioterapia neoadiuvante o primaria) che faccia diminuire di dimensioni il tumore, facendolo regredire e permettendone l'asportazione. La stessa chemioterapia può essere utilizzata nei tumori ad alta probabilità di metastasi, prima di eseguire l'intervento chirurgico.A tumore asportato, secondo il tipo di malattia, il suo stadio e le condizioni del paziente, è possibile eseguire dell'altra chemioterapia per diminuire la possibilità che cellule neoplastiche in circolo possano creare metastasi a distanza (si chiama chemioterapia adiuvante), questo tipo di chemioterapia è effettuata solo se gli studi hanno dimostrato un buon effetto in quel tipo di tumore negli stadi avanzati.Per i tumori solidi vi è la possibilità di eseguire anche altri trattamenti: la radioterapia (ovvero l'esposizione del tumore a raggi X che hanno la capacità di distruggere le cellule neoplastiche), l'ormonoterapia (ovvero l'uso di sostanze che contrastano certi ormoni che "nutrono" alcuni tipi di tumore), le terapie immunitarie (che sfruttano gli anticorpi che colpiscono, distruggendole, alcune cellule tumorali dotate di particolari "bersagli"), eccetera.Come si vede (e questa è una risposta ai ciarlatani che fingono di rivelare un "grande segreto"), la chemioterapia NON E' la cura "del cancro" ma è utile prima e dopo l'intervento chirurgico. Esistono comunque alcuni tumori (testicolo, linfomi) solidi che riescono ad essere curati anche solo grazie alla chemioterapia e l'intervento, in questo caso, è secondario o a volte nemmeno previsto. In altri casi (polmoni, prostata, colon ed altri) la chemioterapia da sola NON cura il tumore.Un ultimo utilizzo della chemio (quando possibile ed efficace) è quello palliativo: quando non c'è altra possibilità, alcuni cicli di chemio riescono a prolungare la sopravvivenza del paziente o di mitigare gli effetti della malattia avanzata.
Nel secondo tipo di tumori, quelli liquidi come le leucemie, non vi è ovviamente alcuna possibilità di intervento chirurgico (non si può "operare il sangue"). Non ci resta quindi che affidarci alla chemioterapia. In questo caso i farmaci hanno valore direttamente curativo (ciò che è la chirurgia nei tumori solidi) e bisogna dire che il loro lavoro lo eseguono egregiamente. Oggi le neoplasie ematiche hanno un alto tasso di sopravvivenza, aumentato vertiginosamente negli anni.
Quali sono i limiti della chemioterapia?
Nei tumori liquidi vi sono alcuni effetti collaterali ma l'alto tasso di efficacia consente di considerarli "accettabili", in quelli solidi vi è il rischio di causare delle "resistenze" (simili a quelle che si causano con gli antibiotici usati in maniera indiscriminata).Se dopo alcuni cicli di chemio sopravvivono delle cellule neoplastiche, alcune di esse potrebbero presentare delle ulteriori mutazioni. Si adatterebbero cioè all'ambiente ostile (dovuto alle cure) mutando in modo da non subire alcun danno dai farmaci.E' l'evento più grave: se si crea una colonia di cellule che resistono ai farmaci non resta molto altro da fare.Se i chemioterapici sono efficaci?
La risposta è semplice: sì, basti pensare al loro ruolo nelle neoplasie del sangue, se non funzionassero per le neoplasie come le leucemie non ci sarebbe cura disponibile. La loro efficacia (come per qualsiasi farmaco) può variare e nelle neoplasie solide sono in alcuni casi efficaci (come coadiuvanti della chirurgia) in altri no. Esistono tumori nei quali la chemioterapia è inutile o addirittura controindicata. In ogni caso è quello che abbiamo oggi a disposizione. Forse un giorno la ricorderemo come una "vecchia terapia".

La chirurgia non può fare più di quello che fa e quindi la maggioranza delle ricerche attuali riguardano le cure mediche (cioè non chirurgiche), si parla sempre più spesso di trattamenti "personalizzati" proprio per trattare ogni cancro come unità singola. Per questo motivo sono sempre di più gli studi che analizzano le cellule di vari tumori singolarmente. Il futuro della terapia del cancro (che in parte è già presente) sarà quello di dare una cura non per "il cancro" ma per "l'individuo con quel cancro". Questo è uno dei motivi per cui se l'uomo è già andato sulla Luna ancora non riesce a curare "il" cancro, il problema è proprio questo: non esiste IL cancro.Un altro elemento che fa discutere in campo oncologico sono le statistiche: ne avevo già parlato in passato ma lo ripeto, le statistiche disponibili e facilmente consultabili, riguardano la sopravvivenza, nessuna statistica parla di guarigione (anche se oggi qualche centro sta provando a calcolare le statistiche di "lungosopravvivenza" a 10 e 15 anni, che possono essere considerate di guarigione), questo perchè quei numeri servono a dare dei riferimenti a capire se un tipo di tumore è più grave di un altro e per controllare l'efficacia delle cure. Le statistiche non mentono e non fanno false promesse, nessun medico e nessuna medicina potrà dare la sicurezza di una guarigione, di certo chi si prenderà cura di chi è malato ce la metterà tutta ed assicurerà l'impegno e l'assoluta buonafede nel fare il suo lavoro. Grazie alle statistiche ad esempio, scopriamo che la sopravvivenza di chi è stato colpito da tumore è aumentata continuamente quasi per tutte le forme di malattia (esistono ancora i cosiddetti "big killers", malattie neoplastiche che non riusciamo a curare come vorremmo), in certi casi, come in quello del tumore mammario, la sopravvivenza a 5 anni è aumentata in maniera vertiginosa in pochissimi anni. In altri casi molto dipende dal momento della diagnosi e dalle condizioni della persona colpita da malattia.

Per questo bisogna diffidare assolutamente di chi racconta di poter curare qualsiasi tipo di cancro, di avere risultati eccezionalmente superiori a quelli conosciuti o di poter guarire quasi sempre.
Perchè sperare e non smettere di combattere?
Prima di tutto perchè l'uomo non si arrende facilmente: i nostri nonni morivano di infezione, noi moriamo di malattie cardiovascolari o tumori. Secondo perchè la lotta si fa anche in nome di tutte quelle persone che hanno lottato e lottano ogni giorno, alle quali può essere utile anche un mese di vita in più, per le quali anche vivere accanto ai loro cari per un altro giorno è una grande vittoria, si lotta anche in nome di chi è stato travolto dalla paura ma alla fine ne è uscito fuori ed oggi vive una vita normale che è quello che più ha desiderato in quei giorni.
Visto che molti ciarlatani usano le "video testimonianze" per farsi pubblicità, oggi potremmo ricambiare con la stessa moneta. Per chi volesse conoscere qualche storia di "guariti", ecco quelle dell'AIRC (che giorno 13 maggio raccoglie fondi per la ricerca), nella loro pagina dedicata alle testimonianze, parole di persone che dopo aver vissuto la malattia vogliono tornare a respirare e vivere:
Non mi piace troppo sentirmi ripetere quanto sono stata forte e coraggiosa. Mi sono trovata in ballo e ho ballato. E la vita è stata generosa con me, regalandomi un presente luminoso (Michela, guarita da sarcoma) C'è comunque una sola certezza in medicina: se esiste una possibilità di sopravvivenza questa possono offrircela i farmaci, la ricerca e gli scienziati seri che permettono piccoli passi quotidiani, nessun ciarlatano, nessun "alternativo" e nessun "genio incompreso" ha mai salvato una vita ma ne porterà tante nella coscienza, perchè i soldi che guadagna a spese di chi cade nella loro rete non serviranno ad aprirgli le porte del paradiso ma a spalancargli quelle dell'inferno.
Alla prossima.
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Dentosofia: la vita tra i denti

Tue, 05/01/2012 - 12:42
Hai un problema in famiglia? Avrai i denti storti.Il lavoro va male? Un dente cariato è la conseguenza.Il marito tradisce? Ecco perchè hai degli incisivi sporgenti.
Niente male eh?
Eppure anche a me è capitato di cadere nelle grinfie dell'ennesimo delirio pseudomedico solo che all'abituale allergia che ho nei confronti di questi accalappiatori di allocchi si è aggiunto quello dovuto al fatto che in quelle grinfie c'era mio figlio.
Il mio dentista, ottimo professionista, persona perbene, gentile, capace e simpatico si è trasformato in un attimo in uno strano personaggio a metà tra l'indovino e Hamer. Preciso che il medico non aveva mai manifestato (con me) segni di squilibrio.

Qualche mese fa ho portato mio figlio da lui per un controllo. La sua abitudine a dormire a bocca aperta ed una certa sporgenza degli incisivi mi hanno indotto a fargli dare un'occhiata. Non sono odontoiatra ma non serviva esserlo per "preoccuparsi" già alle prime parole del mio collega, ma non per le condizioni dei denti di mio figlio ma per le parole che un professionista che sembrava serio e preparato stava per pronunciare.
"Tuo figlio ha problemi a scuola, vedi gli incisivi superiori? Sono lievemente sporgenti, questo rappresenta un problema scolastico che deriva da un cattivo rapporto con il padre, l'arcata dentaria superiore infatti rappresenta il lato paterno...". Ho strabuzzato gli occhi. Ma che stava dicendo?
Oltre al fatto che il rapporto con mio figlio lo considero ottimo (e lui va pure bene a scuola), cosa c'entra l'incisivo o l'arcata dentaria con i rapporti famigliari o l'andamento scolastico?
Ma il dottore continua: "i molari invece, sono il passato. Questo bambino ha sofferto per motivi di salute che ora ha risolto...". Non ne ho potuto più ed ho cominciato a balbettare qualcosa: "ma scusami, cosa stai dicendo? Mio figlio va bene a scuola, non ha mai avuto problemi di salute ed in ogni caso non vedo cosa c'entri la dentatura con la personalità e...".Il dentista si porta un po' indietro con il corpo ed alza le mani come per difendersi fisicamente: "Non sono pazzo, non preoccuparti, capisco che può sembrarti strano ma ci sono delle prove...degli studi..." lo interrompo: "ma quali studi? Che dimostrano che gli incisivi hanno un qualsiasi rapporto con i problemi scolastici o che il passato di una persona possa essere letto sui denti? Ma scherzi?"
Il collega ha notato probabilmente il mio "lievissimo" disappunto e cerca di recuperare: "Io lo so che voi medici [sic] preferite la medicina che ha prove scientifiche, lo capisco, ma dalla mia esperienza questa è quasi scientifica...cioè io non voglio che tu creda a tutto ma esistono libri ed io ho fatto dei corsi...una collega è stata in Francia ed i casi risolti sono tantissimi..."."Guarda, non voglio fare polemica - naturalmente il dentista non aveva idea di chi fossi, nel senso che non sa che mi occupo proprio di "sbufalare" le medicine alternative - lasciamo stare, hai dato un occhio a mio figlio, ti ringrazio, dimmi quanto devo e finiamola qui che è meglio. "Oh, ma io non sono pazzo..." continuava a ripetere...spiegandomi che il metodo da lui seguito prevede l'uso di una sorta di apparecchio di silicone (una specie di "bite", un morso di gomma) che il bambino avrebbe dovuto indossare tutta la notte e quando possibile di giorno facendo nel contempo una serie di "esercizi" con la lingua e con l'apparecchio stesso. Si chiama "attivatore" ed il costo è di qualche centinaio di euro."Lo usa anche la tua collega XYZ per sua figlia, già da otto mesi, puoi chiedere a lei..."
Rispondo: "Guarda, non devo chiedere, tu devi dirmi dove hai letto queste cose, ti rendi conto di cosa mi stai dicendo?"
"Sono teorie che esistono da tanti anni, sei tu che non sei aggiornato perdonami...sono io l'odontoiatra, non sono pazzo..."
Non ho detto che sei pazzo - faccio io - ma ti ho chiesto dove hai letto che gli incisivi superiori mostrano il tipo di rapporto tra padre e figlio, se non sai dirmelo pago e ci salutiamo senza alcun problema".

Insiste: "non ti faccio pagare, ci mancherebbe, però promettimi che leggerai il libro che ti consiglio, è stato scritto proprio dall'inventore di questa tecnica che ha risolto migliaia di casi, alla fine deciderai se fare seguire o meno questo metodo a tuo figlio"."Certo, leggo quello che preferisci, sarò pure lieto di darti un giudizio".
Il dentista mi scrive su un foglio di carta il titolo di un libro che compro subito dopo essere uscito dal suo studio.La lettura del testo è angosciante. Pensare che un professionista che mette le mani in bocca alle persone (ed ai bambini, sottolineo) si basi su una tale marea di deliri pseudomedici è preoccupante.
L'autore è un certo Michel Montaud, dentista francese che racconta una serie di episodi della sua vita che lo portarono a diffondere il metodo e diventare il breve tempo il "guru" mondiale di questa pratica.
Nel suo libro il francese inizia con una storia di famiglia, suo figlio non dormiva bene, faceva incubi e piangeva tutte le notti. Montaud se ne faceva una colpa, il suo lavoro lo teneva sempre lontano da casa (e dal figlio), lo stress e le responsabilità lo rendevano nervoso ed assente. Il bambino che aveva contemporaneamente un problema odontoiatrico (denti in eccesso e non allineati) continuava mese dopo mese con le sue crisi fino a presentare vere e proprie convulsioni notturne.
Montaud sentì parlare un omeopata di un rimedio "dolce" per risolvere i problemi odontoiatrici. Si rivolse quindi a lui che gli parlo dell'"attivatore", un morso in lattice che gli avrebbe permesso di risolvere il problema odontoiatrico del figlio senza estrazioni, dolori o interventi invasivi.
Dopo una settimana il bambino non ha più incubi, dorme benissimo e si sente sempre più in forma. Il padre è felicissimo.
In pochi mesi svaniscono i problemi odontoiatrici ed il dottor Montaud entra in una sorta di "estasi" (lui la definisce così) che gli fa concludere che non hanno importanza le prove scientifiche perchè, pur ammettendo che non vi sia alcuna ragione perchè quell'apparecchio in gomma funzioni, ha funzionato, a lui basta questo.
Inizia quindi a proporre lo stesso "attivatore" ad altri suoi conoscenti, poi a dei pazienti e su tutti i risultati sono strabilianti: problemi ai denti risolti, malesseri passati, vita in famiglia perfetta, guarigione da svariate malattie e tutto nella vita fila liscio: sembra la scoperta della panacea per tutti i mali.
Nel libro sono inserite diverse foto del "prima e dopo" la cura miracolosa con l'attivatore, alcune testimonianze (di risultati odontoiatrici ma non solo) eclatanti ma nessun riferimento scientifico, nemmeno ipotetico. Tutto si basa (e lo sottolinea lo stesso autore) sulla sua intuizione che non è stata nemmeno provata in maniera sistematica. Per lui è tutto vero e gli basta così.

A quanto pare la pratica non è così rara. Sono tanti i dentisti che utilizzano questo "attivatore" e che sostengono che i denti possano rappresentare qualcosa di più di un semplice "osso" dedicato alla masticazione. Qui però non discutiamo di postura o digestione, si parla di cose molto più profonde. Per esempio:L’incisivo centrale superiore destro, corrisponde all’archetipo maschile. Si tratta della nozione del padre, dell’uomo, dell’autorità, l’animus, (il lato maschile interiore presente sia nella donna che nell’uomo). L’incisivo centrale superiore sinistro corrisponde all’archetipo femminile. Si tratta della madre, della donna, dell’anima (il lato femminile interiore). Gli incisivi raccontano le reazioni di un individuo rispetto al padre, alla madre agli archetipi.
Oppure:
Avere una dentatura completa ed efficiente significa, poter masticare ciò che abbiamo prima deciso di far entrare nella bocca, essere certi di poterlo ridurre e trasformare. Proprio come avviene nel processo di mentalizzazione quando elementi appartenenti al Pensiero Inconscio, vengono via via trasformati dalla “bocca” . Non si discute cioè di postura o masticazione corretta (concetti conosciuti in odontoiatria e da tempo) ma di pensieri filosofici e psicologici collegati alla masticazione, la trasformazione del cibo come trasformazione dell'inconscio: in campo odontoiatrico sono balle (per dirla chiaramente).

La "bocca olistica" della dentosofia: ad ogni dente corrisponde un organo
Questa quindi è la "dentosofia".
Ideata nel 1953 da André Besombes e René Soulet a partire da un apparecchio in caucciù (oggi in silicone) che dovrebbe essere "indossato" (morso, inserito in bocca, ha due incavi in corrispondenza delle due arcate dentarie, quella inferiore e quella superiore), non esiste alcun riferimento scientifico o sperimentale che mostri un vantaggio o un beneficio derivante dall'uso di questo aggeggio.
Il grande sviluppo mondiale della pratica si ebbe attorno al 2000 quando Montaud, il medico che risolse i problemi di sonno e di denti del figlio, iniziò a girare il mondo facendo conferenze ed infine pubblicò il suo libro.
Montaud oggi organizza corsi per dentisti e conferenze.
La maggioranza dei "dentosofisti" pratica anche omeopatia, agopuntura ed altre medicine pseudoscientifiche definendosi spesso dentisti "olistici" o "naturali" (quando odio queste definizioni senza senso...come se gli altri odontoiatri fossero "innaturali" o "artificiali").
Per capire lo spessore scientifico di uno di questi medici "naturali", basti pensare che secondo lui è dannoso eseguire alcune cure dentali durante particolari fasi lunari e soprattutto, attenzione al segno zodiacale nei giorni dell'Ariete e del Toro pensare ai denti sarebbe un problema.
Ma so che chi legge, se segue regolamente il blog, non ha di che stupirsi.


Ma questo metodo, deliri psicofilosofici a parte, ha un fondamento pratico?
Scientificamente non è stato mai realizzato uno studio che misurasse la sua efficacia, nemmeno da chi l'ha inventato o lo diffonde.
In pratica si tratta di un morso di caucciù che "costringe" chi lo indossa nel sonno a respirare con il naso (la bocca è otturata dall'apparecchio). Questo comportamento potrebbe migliorare alcuni difetti di occlusione e persino alcune anomalie dei denti quando queste derivano proprio dalla cattiva abitudine (che a volte nasconde altri problemi, specie otorinolaringoiatrici) di respirare con la bocca durante il sonno.
Diciamo che se il problema è questo, il "trucchetto" dell'apparecchio potrebbe avere qualche senso. Non vi è alcun legame (aggiungerei "naturalmente") con il vissuto dell'individuo, con la sua vita personale, famigliare o lavorativa, questo è tutta una cortina fumogena per "vendere" meglio un semplice aggeggio di gomma (la cui produzione costa pochi centesimi di euro ma è in vendita ad alcune centinaia degli stessi) e prendere in giro i pazienti.
I clienti non mancano. Se da un lato esistono quelli che si fidano del proprio dentista un po' furbetto ed un po' "olistico" e quindi accettano l'apparecchio come se fosse un normale presidio medico, altri si lanciano a capofitto in queste situazioni "paranormali": appena sentono parlare di "odontoiatria psicoemozionale" o "attivatore energetico" trovano letteralmente pane per i loro denti (e per le loro credenze) e corrono a comprare l'apparecchio per le più svariate esigenze (anche se non esiste alcun problema, né ai denti né psicologico).
Che l'attivatore sia una bufala è possibile comprenderlo anche leggendo (sempre nel libro di Montaud) passi come:
Maladie, malattia in francese, si può scrivere anche "mal a dit" (male ha detto). Quando la malattia tace vuol dire che è stato integrato interiormente quello che aveva da comunicare, e che si è guariti (M. Montaud: Denti e Salute, pag.103)Tradotto in italiano dall'alternativese: quando non c'è più malattia, si è guariti (ma và?).

Nelle parole di questo dentista vi è molto della pseudoscienza hameriana, le malattie non sono "nemiche" ma sono "colpa" di chi le ha, quando ti rendi conto delle colpe e le espìi guarisci.
Se non si guarisce la "colpa" è dello stesso malato che non ha saputo comprendere il suo problema o non ha applicato alla lettera i suggerimenti del terapeuta.
Orribile. Scaricare al malato tutte le colpe della malattia è quanto di peggio possa fare un medico: se viene la malattia la colpa è del malato, se non si guarisce anche, se si guarisce il merito è del "terapeuta".

Ma a cosa sarebbe dovuto questo potere particolare dell'attivatore?
Si forma un legame tra mascella e mandibola che permette una circolazione continua di energia. La lingua in questa posizione collega il meridiano anteriore a quello posteriore. Questo è il segno dell’armonia ritrovata dentro sé stessi, in un corpo in cui i piani fisico, psichico e emozionale sono riunificati. (Denti e salute Michel Montaud)
Eccoli lì i termini da manuale. Inutile sottolineare che nella bocca non esiste nessuna "circolazione di energia" e che non vi è alcun meridiano.
Infine il punto più tipico del perfetto guaritore. Cosa guarisce l'attivatore?
E' presto detto:
Asma, alcolismo, tabagismo (vizio del fumo), allergie, sclerosi multipla, schizofrenia, depressione, AIDS...e tanto altro...fino all'onnipresente cancro.
Già, l'attivatore guarisce il cancro. L'autore del libro non lo dice espressamente (avesse almeno il coraggio delle proprie posizioni) ma fa presente che chi ha il cancro mastica prevalentemente a sinistra (Montaud, pag.116). Come correggere quindi questo "difetto"? Semplice: con l'attivatore.
E' riportato anche l'incredibile caso della nonnina che da decenni porta l'attivatore e continua, ad ottanta anni di età, a frequentare la piscina andando da un bordo all'altro più veloce di un ventenne.
Sembra la pubblicità di un integratore magico...

Non credo ci siano particolari discussioni da fare sull'argomento ma mi sembrava interessante perchè tocca un campo che non ho mai trattato, le medicine alternative in campo odontoiatrico. La dentosofia può essere considerata come un modo esotico e "confondente" che riesce a spillare soldi agli sprovveduti. Nessun motivo per preferirla ad altri metodi, nessuno studio, nessun beneficio dimostrato, nessuna plausibilità: perchè quindi spendere soldi per questa pseudoscienza? Perchè al solito "è bello" pensare che migliorando i denti con un "semplice" apparecchietto di gomma miglioreremmo noi stessi. Ma non è così.

Ah, con il dentista che aveva provato a rifilarmi l'attivatore è finita che dopo aver letto il libro gli ho detto chiaramente che si tratta di grosse bufale e che dovrebbe stare attento a proporle alla gente. Si è arrabbiato moltissimo ma non ha avuto nessun argomento per confutare la mia opinione.
Ha perso un paziente, anzi due, visto che era anche il mio dentista.
Anzi tre o quattro.
La collega che da otto mesi usava l'apparecchio per la figlia non ha ottenuto (aggiugo, naturalmente) alcun risultato ed ora ha cambiato anche lei dentista. Se questo succedesse un po' più spesso, molti medici che usano la ciarlataneria per attirare clienti cambierebbero strategia.

Così anche in questo caso è valido un consiglio che serve sempre: quando andate dall'odontoiatra fate domande, chiedete lumi, se è preparato ed aggiornato saprà rispondere a qualsiasi curiosità o richiesta. Se inizia a parlare di "energie", "attivatori", "olistico", chiudete la bocca (nel vero senso della parola) e scappate.

Alla prossima.
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Lettera aperta, non indignata, alla presidente della SIOMI

Sat, 04/21/2012 - 11:02
Che gli omeopati siano particolarmente suscettibili non è novità. Sembrano molto più iracondi dei loro colleghi "allopatici" e si indignano con estrema facilità.
Se così fossero i medici non omeopati sai che caos...quanti attacchi alla medicina (molto più numerosi di quelli all'omeopatia)? Quante false notizie e posizioni allarmanti? I medici continuano a fare il loro lavoro, esiste la libertà di scelta ed ognuno è libero di credere o meno alle notizie pubblicate in rete. Gli omeopati invece no. Appena qualcuno si permette di criticare le loro credenze o di spiegare le basi dell'omeopatia inizia una sorta di isteria collettiva, si dicono indignati, offesi, allibiti.Potrei rispondere che anche io sono allibito quando vedo colleghi che prescrivono granuli di zucchero per curare malattie ma il rispetto e la deontologia medica mi dicono di non criticare mai un collega.

Posso naturalmente criticare e discutere le sue idee ma senza attaccare la persona (che poi sarebbe anche una base dell'educazione e della convivenza civile).Questo, chissà perchè, non vale per gli omeopati e quando qualcuno si permette di dire che l'omeopatia è acqua (sai che rivelazione...) ecco che persino le società omeopatiche entrano in fibrillazione.
Sembra quasi di toccare un (grande) nervo scoperto. La loro "scienza" non si tocca, nonostante non vi sia alcuna plausibilità né alcuna prova di funzionamento dei grani ultradiluiti guai a dirlo, peggio ancora se "in pubblico". Peggio dei bigotti direbbe qualcuno.Tutto è nato per un mio articolo su "Il Fatto Quotidiano", testata on line con la quale collaboro da qualche settimana, che commentava la recente proposta di applicare le norme europee anche per i prodotti omeopatici. Bella notizia, ho scritto, finalmente un po' di chiarezza sui famosi granuli di zucchero venduti in farmacia, una garanzia per il consumatore, in fondo.
Il mio articolo non rivelava nessun segreto, non raccontava alcuna rivoluzione. L'argomento principale era "nei granuli omeopatici oltre la 12CH non vi è alcun principio attivo, c'è solo zucchero".Ma questa mia (banale) affermazione (e non sono certo io ad averlo scoperto) ha causato la crisi del mondo omeopatico italiano, quasi svegliatosi da due secoli di sonno (della ragione?) entra in fibrillazione ed addirittura è il presidente della SIOMI (Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata), Simonetta Bernardini, a muoversi a nome dei suoi iscritti pubblicando una "lettera aperta" (indirizzata al direttore del "Fatto Quotidiano") per protestare contro i presunti attacchi dell'"arrabbiato popolo dei blog" (eh?) nei confronti dell'omeopatia.Quale onore per me scoprire che le mie parole abbiano scomodato un'intera società medica...
La dottoressa Bernardini pubblica il suo grido di indignazione nel sito "Omeopatia33" riservato ai medici, eccolo:

 Informazione, media e crociate anti-omeopatiche

di Simonetta Bernardini
Cresce il fuoco anti-omeopatia nelle pagine dei blog. Fioccano le prese di posizione contro, sollecitate da qualche articolo del giornalista di turno e fomentate da un popolo di frequentatori dei blog compatti e determinati a scrivere contro questa medicina. Purtroppo, quel che manca è la minima parvenza di documentazione: si scrive così, tanto per dire qualcosa, e se c'è da attaccare l'omeopatia tanto meglio. Si scrive, allora, con parole grasse, quasi una psicoterapia del blog. Chi è arrabbiato si sfoga e l'omeopatia è un'ottima vittima sacrificale.
Ultimamente leggiamo due articoli sulla pagina online de "Il Fatto Quotidiano" che sconcertano non tanto per i contenuti contrari all'omeopatia, ma per i toni e i modi con i quali tali contenuti vengono esposti dai giornalisti. Che dire, infatti, di Bellelli che definisce l'omeopatia "cialtroneria ideologica" oppure del Di Grazia che parla di "stregonerie" e reitera l'errore che fu di Garattini ("Nei medicinali omeopatici non c'è mai nulla"), ignorando i milioni di molecole di principio attivo contenuti nelle diluizioni molecolari. Giornalisti che fanno impressione per la mancanza di conoscenze della materia. Quotidiani che fanno impressione per la scelta di mascherare una crociata con la parvenza di una "informazione".
La SIOMI, evidenziando l'assoluta mancanza di contraddittorio nella gestione di quel giornale, a differenza di altri grandi quotidiani che hanno speso ospitato la voce dei favorevoli e dei contrari (informazione, appunto), ha inviato una lettera privata al Direttore de Il Fatto Quotidiano. Come era prevedibile la lettera è stata ignorata, pertanto la Società ha optato per una lettera aperta. Certamente non si contesta l'opinione contraria, ma la manipolazione che si vuole fare dell'informazione quando essa prescinda dalla documentazione e dal diritto di replica.

Il problema è che, come al solito, gli omeopati (la dottoressa Bernardini evidentemente parla a loro nome) rispondono a cose mai dette, fanno giri di parole, usano argomenti che non hanno nulla a che fare con l'articolo "criticato" ed aggirano il problema senza preoccuparsi minimamente dei fruitori dell'omeopatia, i pazienti. Leggere la "lettera aperta" è il corollario dei luoghi comuni e delle "supercazzole" omeopatiche ed è incredibile come tutto questo provenga dal presidente di una delle più rappresentative società di omeopati. Non mi indigno, figuriamoci, ma tutto questo un po' mi lascia perplesso...
Ma andiamo per ordine.
Ecco la "lettera aperta" del presidente della SIOMI a proposito del mio articolo:Egregio Direttore,leggiamo con sgomento gli articoli contro l’omeopatia e contro i suoi cinque milioni di utenti in Italia, per non parlare delle migliaia di medici che hanno scelto di utilizzare nella loro pratica quotidiana anche questo strumento di cura.Come mai un giornale come il Suo per il quale molti simpatizzano, noi compresi, in Italia per la sua innegabile attenzione a scansare formalismi e pensieri convenzionali, di facciata, si schiera così apertamente contro una medicina?I medici che si avvalgono della medicina omeopatica non hanno rifiutato l’ortodossia ma certamente sono più sensibili a riconoscerne i limiti; i cittadini che si curano anche con l’omeopatia hanno una visione della loro salute più partecipativa (enpowerment?) più esigente verso la qualità della vita, ma spesso essi sono, semplicemente, malati cronici che non si rassegnano a stare male e basta, a essere solo “pazienti” (appunto), in quanto sopportatori di effetti collaterali di farmaci che non gli danno alcuna speranza di guarigione.Le domando: quanti di questi cittadini esigenti sono lettori del suo giornale? E che utilità può avere offenderli così? “Ciarpame ideologico” tuona Bellelli? Come definire altrimenti articoli così faziosi come quello di Bellelli o quello di Di Grazia? Belle penne che scrivono ignorando di cosa stiano parlando, alimentando un’arena che si aggira sui blog annusando l’arrivo della “carne”...Cosa ne sanno i Suoi giornalisti dell’omeopatia? Del nostro lavoro di medici. Chi siamo? Lo sanno, ad esempio, che l’omeopatia è già in molti ospedali in tutto il mondo e anche in Italia? Lo sanno, ad esempio, che chi le sta scrivendo, indignata, è una pediatra, endocrinologo, che ha trascorso venti anni della propria carriera nel servizio sanitario pubblico? Che le molte centinaia di medici che con queste parole rappresento, sono per lo più medici del servizio pubblico ogni giorno in corsia in università o in ospedale, negli ambulatori di medicina generale o di pediatria del territorio, medici due volte, perché hanno scelto la Medicina Integrata, perché hanno scelto l’alleanza tra strumenti di cura? “Penne” responsabili e attente che guardano i pazienti negli occhi e che ci pensano bene quando scrivono su una ricetta un farmaco chimico e/o un medicinale omeopatico?Due le soluzioni che mi vengono in mente.Potremmo, noi migliaia di medici esperti anche in omeopatia, stampare le pagine del Suo giornale e appenderle nei nostri studi a disposizione dei cittadini che si avvalgono anche dell’omeopatia. Una lettura che, certamente, tornerà prepotentemente alla memoria la mattina davanti all’edicola; un malessere ineludibile davanti al vostro giornale. E questo può essere un modo di fare informazione.Oppure, potrebbe, Lei, scegliere di divulgare informazione con il Suo giornale anziché propinare ideologia. In tal caso il Suo giornale potrebbe scegliere di documentarsi meglio: cosa sono i medicinali omeopatici? E’ proprio vero (perché non è vero) che c’è solo acqua fresca? E’ proprio vero (e non è vero) che non vi sono basi scientifiche, che non c’è letteratura scientifica? E’ proprio vero (ma non è vero) che siamo davanti ad un movimento di “visionari”?In tal caso, a nome della più rappresentativa Società scientifica di Medicina Integrata io sono a sua disposizione. Con, mi perdoni, traballante stima, saluti cordiali.Simonetta Bernardini, Presidente SIOMI
La collega per andare contro le "crociate" ha scritto forse con troppa foga.Non si spiegherebbe in altro modo la mole di inesattezze, fallacie ed errori che compie scrivendo questa "lettera". Sarà indignata ma un medico non deve mai farsi prendere dalla rabbia rischiando di compiere errori di valutazione.
IndignadosPrima di tutto non si capisce perchè la collega debba "attaccare" con minacce di boicottaggio il giornale per aver pubblicato il mio articolo (che è ospitato in un blog personale ed indipendente); com'è noto, il pensiero del singolo non sempre ricalca quello della testata che lo ospita o dovrei pensare che numerosi quotidiani, trasmissioni televisive e persino telegiornali, siano "complici" dell'omeopatia solo perchè dedicano articoli, speciali ed intere pagine a questa pratica. Le reiterate minacce di boicottaggio sono una sorta di "invito al silenzio" di antica memoria: chi non mi appoggia non sarà gradito con estensione dell'invito a boicottare il giornale in edicola ai pazienti con tanto di comunicati nei vari ambulatori omeopatici, un ottimo esempio di civiltà e dialogo, da parte della presindentessa della SIOMI. Meno male che si parla di "integrazione" tra la medicina e l'omeopatia. Complimenti.
Ma chi è sicuro dei fatti, chi ha numeri, che bisogno avrebbe di minacciare un giornale? Questo dimostra una carenza di argomenti ed una ricerca di consensi che una pratica che cerca di presentarsi come scientifica dovrebbe evitare accuratamente e qui a parlare è il presidente di una società di omeopatia.
Ma va bene. Non va tanto bene invece il classico ricorso al "numero di medici e pazienti" che ricorrerebbero all'omeopatia. Vogliamo contare quelli che si rivolgono alla medicina? O contiamo, peggio, chi si rivolge ai cartomanti? Sono vecchi argomenti e pure debolucci, gli omeopati sono ancora fermi a questo? Non ha qualcosa di più...come dire..."solido"?
La dottoressa Bernardini si chiede "Cosa ne sanno i Suoi giornalisti dell’omeopatia? Del nostro lavoro di medici. Chi siamo?".
Beh, non sono giornalista (che poi, anche se lo fossi stato, cosa ci sarebbe di scandaloso, un giornalista non può parlare di medicina?) e non lavoro per "Il Fatto", quindi "non sono il giornalista di nessuno" (immaginami, collega, sul picco di una montagna, braccia ai fianchi, petto in fuori, foulard svolazzante al vento mentre pronuncio questa frase con tanto di eco che scompare gradualmente), conosco l'omeopatia perchè l'ho studiata: ho studiato le sue basi, la teoria, ne vedo spesso i risultati, ho studiato farmacologia, fisica, biochimica, fisiologia. Ho letto tantissima letteratura, ho una laurea in medicina identica alla sua.
Del lavoro di medico ne so qualcosa, è il mio lavoro e quindi credo di poter parlare di medicina, esattamente come lei e come gli iscritti alla sua società che non sono "medici due volte" ma medici e basta, senza "valori aggiunti" o tolti. Cara collega, prima di scrivere "lettere aperte" ufficiali a nome di una società medica le consiglio di informarsi meglio, approfondire, controllare e soprattutto saper discutere, invece di minacciare, è un esempio di correttezza che io cerco sempre di applicare nel mio lavoro, anche quello più leggero in rete, perchè le informazioni che diamo le leggono tutti. Che ne direbbe se io iniziassi la mia "risposta" scrivendo "rispondo alla giornalista della SIOMI" esprimendo tra l'altro una poco dissimulata supponenza?Oltretutto, cara collega, anche l'autore dell'altro articolo che contesta assieme al mio è un collega, altro che "gggiornalista": medico, psicologo, professore universitario di biochimica, ex componente del CNR. Qui mi sa che non è il caso di ricorrere al principio di autorità, ce le suona a tutti e due...Per capire che io e l'altro autore siamo due suoi colleghi bastava leggere sotto il nostro nome o andare nella pagina "bio" dove è presente una piccola biografia: dottoressa, lei parla ufficialmente a nome di un'intera società di medici e non fa nemmeno lo sforzo di informarsi bene?

Ma poi mi chiedo: ora che ha scoperto (grazie a me) che si trova di fronte ad un collega (anzi a due!), come la mettiamo? Ho vinto qualche cosa?
:)
L'indignata e sbigottita dottoressa Bernardini si pone delle domande:
"Lo sanno, ad esempio, che chi le sta scrivendo, indignata, è una pediatra, endocrinologo, che ha trascorso venti anni della propria carriera nel servizio sanitario pubblico?", questo è un ulteriore ricorso al principio d'autorità, in parole popolari, un ricorso a "chi ce l'ha più grande" (e qui evito facili ironie). Io sono un ginecologo, ostetrico, con due diplomi universitari europei che ha trascorso 16 anni (e più) della propria carriera nel servizio sanitario pubblico italiano e straniero, nelle università e pure negli ambulatori di medicina generale, sono stato medico del 118 ed ho lavorato anche nel privato, nei pronto soccorso ed in guardia medica. In più la Boiron mi ha diplomato (con un corso on line) come omeopata certificato.
E allora? Chi ce l'ha più grande? Sicuramente lei, collega, lo dico per cavalleria come può comprendere, ma non sono questi gli argomenti che possano far decidere se una pratica sia scientifica o meno, con i giusti argomenti io discuterei anche con il camionista, non vado certo in giro a chiedere il titolo di studio. Sul concetto di "stregoneria" che tanto la fa arrabbiare, le ricordo che, come ho scritto, è stata la British Medical association ad usarlo e non è nemmeno una notizia recente, si fosse informata meglio avrebbe cercato di comprendere le posizioni dei nostri colleghi inglesi (sono medici, non giornalisti mi raccomando, gli inglesi sono più suscettibili di lei!) invece di indignarsi solo oggi e con il direttore del "Fatto".
La collega poi si lancia in una serie di domande:
E’ proprio vero (perché non è vero) che c’è solo acqua fresca?
Certo che è vero, non lo sa? Prenda un granulo omeopatico oltre la 12CH e lo faccia analizzare, scoprirà cose incredibili, le darò un indizio: "numero di Avogadro".Nell'articolo ho scritto proprio questo, in un rimedio omeopatico oltre la dodicesima diluizione, esiste solo il supporto che compone il granulo (o il liquido): zucchero o alcol quindi.Ha prove che dimostrino il contrario? Gli omeopati sono capaci di smentire questi dati di fatto o devono per forza ricorrere alle contorsioni dialettiche? Questo lo sa anche lei, dai, perchè nascondersi, lo ha anche ammesso, come vedremo dopo.
E’ proprio vero (e non è vero) che non vi sono basi scientifiche, che non c’è letteratura scientifica?
Certo che è vero. Non esiste alcun motivo, scientifico, logico o pratico, che possa far soltanto ipotizzare, che un prodotto omeopatico possa avere effetti superiori al placebo sulla salute. Esiste quel numero di Avogadro che le dicevo prima (non ricordo se fosse un giornalista o un chimico, ma era italiano) che rende l'omeopatia un fenomeno paranormale. Esistono anche alcuni studi traballanti che dicono il contrario (tutti in riviste del settore...guardacaso) ma come sa la scienza è fatta di prove rigorose e controllate e gli studi più rigorosi confermano che un granulo di zucchero non possa curare alcuna malattia: la letteratura scientifica più corretta dice proprio questo, le leggi della chimica e della fisica fanno lo stesso, la pratica clinica lo conferma. Voi stessi, gli omeopati intendo, non riuscite a spiegare per quale motivo la vostra pratica dovrebbe funzionare!Cosa vuole di più?
E’ proprio vero (ma non è vero) che siamo davanti ad un movimento di “visionari”?
Non lo so. Magari c'è qualcuno che davvero pensa, da sognatore, che un granulo di zucchero possa curare le malattie, io da medico so soltanto che, oltre a ritenerlo improbabile, questo davanti a me non è mai successo e le mie (solitarie) affermazioni sono confermate dagli esperimenti scientifici. Anche qui, che posso farci? Io ai miei pazienti devo offrire verità, pratiche scientifiche, non filosofie e lo stesso dovrebbe fare la collega Bernardini, la quale, nell'impeto della "lettera aperta" dimentica le nozioni di fisica, chimica e fisiologia che lei ha studiato esattamente come me, tanto che è consapevole della realtà. Lei stessa infatti alla domanda postale in un'intervista:
"se l’omeopatia funzionasse andrebbe contro tutti i principi della fisica, della chimica e della biologia: dopo 12 diluizioni centesimali è acqua diluita con acqua."
Rispondeva:
"Ha ragione. Ma questo è un problema più della fisica che dell’omeopatia".
Ma non ha appena scritto indignata e sbigottita che non è vero che un rimedio omeopatico contenga solo acqua?Cosa è successo nel frattempo?
Nuove conquiste della fisica? Nuovi capitoli di chimica? Non lo so e non mi spiego perchè lei non si indigna e sbigottisce allo stesso modo con se stessa.Anche alla domanda:
"Ma com’è possibile che quest’ultimi funzionino?"
lei, dottoressa, risponde: 
"E chi lo sa? Non ci sono spiegazioni."Non lo sapeva. Non ha alcuna spiegazione.
Ma allora perchè ora sbigottisce visto che ho scritto le stesse cose che lei mostra di conoscere benissimo? Cosa è cambiato in lei, cara collega? Quali stravolgimenti scientifici la fanno imbestialire così tanto per cose che fino a pochi mesi fa diceva anche lei?
Non ci sono spiegazioni, lo so, ma nel frattempo, le ha trovate?
Il mio articolo che tanto l'ha indignata serve semplicemente ad informare i pazienti (a cui lei sicuramente, come me, tiene più di ogni altra cosa al mondo, dopo i suoi cari) su ciò che si intende per omeopatia, su cosa contiene un granulo omeopatico, su cosa si basa la medicina che lei tanto difende. Perchè si indigna e minaccia?Perchè fa la differenza tra "farmaci chimici" e "farmaci omeopatici", di cosa sono fatti quei granuli: di "energie sottili" o di sostanze chimiche? Cerchi di spiegarsi meglio, collega Bernardini, perchè se i granuli omeopatici non sono "chimici" cosa comprano i suoi pazienti? Si tratta forse di trasmissione del pensiero? O di altri strani fenomeni paranormali? A me sembrava semplice zucchero chimico, perchè non mi spiega dove sto sbagliando? Mi corregga, se capace.
Mi sorprende inoltre la sua osservazione sulla mancanza di "dati scientifici" nell'articolo. Come lei capirà il mio non è certo uno scritto indirizzato ai colleghi ma un articolo divulgativo e la sintesi (anche se un riferimento bibliografico l'ho inserito) è necessaria, mi sembra infatti che anche lei, a supporto delle sue contestazioni, oltre alla minaccia di non acquistare più "Il Fatto" in edicola, non sia andata, sarà un'intimidazione efficace (non per me, certo) ma non è scientifica.Insomma, la sua risposta è nel più tipico stile degli omeopati, anzi, è proprio una risposta omeopatica: non contiene nulla oltre al supporto, nessun dato, nessun fatto, nessuna smentita a ciò che ho scritto, contraddice le sue stesse affermazioni e fa una rivelazione: i prodotti omeopatici non sono chimici.Ho sempre sostenuto che se gli omeopati lavorassero in silenzio sarebbero molto più utili alla medicina ed alla società ma chissà perchè hanno l'abitudine di urlare, minacciare (ricorda il recente caso Boiron?), aggredire e finiscono per farsi male da soli.

Facciamo una cosa allora, egregia dottoressa, visto che lei ama le "lettere aperte", io le lancio una "sfida aperta", sarebbe l'occasione migliore per smentire una volta per tutte il fatto che l'omeopatia sia una stregoneria senza senso (così potrebbe dare una risposta anche ai suoi dubbi):
ci mettiamo tutti e due da bravi colleghi collaboranti, davanti a 20 granuli: 10 di zucchero e 10 omeopatici diluiti oltre la dodicesima diluizione. Lascio a lei scegliere il mezzo o il macchinario più adeguato. Dovrà dirmi esattamente quali sono i granuli di zucchero e quali gli omeopatici. Accetta? Basta un sì o un no, così evitiamo infinite discussioni ed acrobazie parafisiche e rendiamo un servizio ai pazienti. Sono sicuro che per lei, presidente di una prestigiosa società omeopatica e sbigottita davanti alle mie affermazioni, sarà un esercizio semplicissimo che in un sol colpo metterà a tacere tante leggi scientifiche che sembrano darle torto. Informerò i miei lettori della sua decisione, passata l'indignazione saremo tutti lieti di capire da che parte è la verità.
Se accettasse, con mia estrema soddisfazione, sarà la prima volta che medici ed omeopati si scambino costruttivamente le proprie conoscenze, se non dovesse farlo sarei dispiaciuto ma a quel punto la inviterei a non scrivere lettere aperte ed indignarsi, solo perchè qualcuno ha il coraggio di spiegare al pubblico cos'è l'omeopatia e di cosa contiene un granulo con diluizione oltre la 12CH: nulla.L'aveva detto anche lei, d'altronde.
Cordiali saluti.

Nota: Il link al presente articolo è stato inviato alla segreteria della SIOMI via mail indirizzata alla dottoressa Bernardini.

Aggiornamento 28/04/12: Nessuna risposta da parte della dott.ssa Bernardini alla mia mail del 21 aprile 2012. Le ricorderò un'ultima volta la "sfida" ed in mancanza di risposte la considererò rifiutata. Forza dottoressa, coraggio!
:)

Aggiornamento 04/05/12: Nonostante un secondo messaggio (inviato via mail il 28/04/2012) la dottoressa Bernardini non si esprime e resta in silenzio senza rispondere alla mia proposta.
Tutto ciò mostra com'è facile indignarsi inviando lettere e criticando il prossimo (inanellando peraltro una serie di strafalcioni impressionanti) per poi non avere il coraggio di dimostrare le proprie posizioni personalmente. L'ennesima occasione persa per gli omeopati.
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Convegno: Esiste una medicina alternativa?

Fri, 04/20/2012 - 00:43
Piccolo resoconto del convegno di Padova dal titolo "Esiste una medicina alternativa?", organizzato dal CICAP Veneto, sono appena tornato.Organizzazione impeccabile, sala gremita, pubblico attento e piacevole conversazione finale.Gli argomenti trattati sono stati quelli che tratto di solito con qualche sorpresa che non dispiace mai.Una veloce spiegazione di cosa significa scienza, di cos'è un esperimento e di come ridurre gli errori. Un riassunto di cos'è l'omeopatia e dei motivi del suo (presunto) successo e la storia di Jorge Odon, il meccanico argentino che ha visto la sua invenzione (uno strumento ostetrico) sperimentata in vari ospedali del mondo (anche in Italia) e studiata persino dall'OMS: una bella risposta per chi dice che le lobby e le multinazionali impediscono l'innovazione, soprattutto se economica, è curioso infatti notare come un anonimo meccanico di Buenos Aires veda la sua idea sperimentata negli ospedali di tutto il mondo mentre decine di "geni incompresi" che avrebbero trovato la cura del cancro non riescono a farla sperimentare nemmeno nell'ospedale del proprio paesino, che i "geni" siano delle capre?
La storia la racconterò in un prossimo articolo.Momento clou che ha suscitato qualche brivido la visione degli strumenti ostetrici del 1800, quelli che hanno fatto nascere le nostre nonne e mamme (e pure qualcuno del pubblico, che ha voluto "toccare" con mano un forcipe, lo strumento che ha fatto nascere una lettrice del blog). La rassegna dei trucchi dei ciarlatani (fotomontaggi, casi costruiti ad arte, finte guarigioni) è un classico che non ci si stanca mai di mostrare ed infine la storia del cetriolo cinese, lo studio che ho inviato e che è stato accettato al congresso mondiale di oncologia svoltosi in Cina: chi non conosceva la storia (ma anche chi la conosceva!) ha riso a crepapelle. Per finire un riassunto dei successi della medicina, da quelli sul cancro a quelli delle vaccinazioni fino a porsi qualche domanda di tipo etico: fino a che punto è giusto "curare"?
Facce nuove, vecchie, qualcuno che conoscevo solo virtualmente e che ho avuto piacere di conoscere personalmente, tante dimostrazioni d'affetto. Rappresentate tutte le fasce di età e piccolo spazio finale per le domande. Non sarà diffuso alcun video del convegno (effettuate delle riprese d'archivio) mentre se dovessero arrivare fotografie le pubblicherò.
Io mi sono divertito.

Alla prossima.
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Ci vediamo a Padova?

Thu, 04/12/2012 - 13:14
Il 19 aprile, alle ore 18,00, terrò una conferenza a Padova dal titolo "Pseudoscienze in medicina" ovvero "Esiste una medicina alternativa?". L'incontro si svolgerà presso la sala ai caduti di Nassiriya del CdQ1 Centro di Padova. Ingresso da sotto la Torre dell'OrologioIl convegno, aperto al pubblico e ad ingresso gratuito (ma i posti sono limitati...), è organizzato dal Cicap Veneto nel contesto di una serie di conferenze che spiegano gli inganni della mente, la scienza e le pseudoscienze.Nel mio caso l'argomento è quello che tratto nel blog, cosa vuol dire scienza e ricerca, la differenza tra la scienza medica e la spazzatura venduta per scientifica, i trucchi dei ciarlatani ed un esempio di come il "complotto" invocato da tanti di loro per giustificare il disinteresse per le loro truffe sia solo un pretesto per giustificare il loro fallimento. Persino un meccanico è riuscito a fare studiare dall'OMS uno strumento medico di sua invenzione già sperimentato in diversi ospedali del mondo.


Insomma, esiste una medicina alternativa? Una medicina per definizione serve a migliorare la salute, quali sono i risultati di quelle che qualcuno chiama "pratiche alternative"? A cosa servono e su cosa si basano? Questi presunti risultati sono attendibili?
Chi segue regolarmente il blog forse risentirà argomenti già trattati ma ribadire certi concetti non fa mai male.In ogni caso sarà una buona occasione anche per conoscerci di persona, stringerci la mano e fare due chiacchiere. Se riuscirò ad organizzarmi porterò con me qualche strumento ostetrico da collezione, alcuni "da brivido", giusto per vedere con i propri occhi cosa trovavano in ospedale i nostri antenati.
Naturalmente sono invitati anche gli "alternativi" che se civili ed educati non possono che stimolare la discussione.

A presto!
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La storia di Daniel Hauser

Mon, 04/02/2012 - 21:00
Questa è la storia di Daniel Hauser e si svolge nel 2009 nel Minnesota (Stati Uniti).Daniel è un ragazzino di 13 anni nel pieno della sua vita. Alcuni disturbi inducono i suoi genitori a consultare il medico di famiglia che, visti i risultati dei controlli, li spinge a rivolgersi all'ospedale principale di Minneapolis. La diagnosi è terribile: linfoma di Hodgkin.Si tratta di una forma tumorale molto grave che però negli ultimi anni, grazie alle terapie che consistono essenzialmente in trattamenti chemioterapici e radioterapia, ha raggiunto una sopravvivenza particolarmente elevata (oltre l'85% a cinque anni). Dopo il comprensibile disorientamento Anthony e Colleen, rispettivamente padre e madre del ragazzo, riflettono sulle scelte del caso. Sono due seguaci delle medicine alternative e adepti di un culto pseudoreligioso che si riferisce a credenze degli indiani d'America, una sorta di setta che si chiama Nemenhah il cui leader si definisce naturopata e guaritore (sconsigliando le cure standard per affidarsi alle sue, anche per i tumori).I genitori di Daniel prendono la decisione peggiore appena finito il primo ciclo di chemioterapia dichiarano di rifiutare i successivi ricoveri in ospedale e le cure per il figlio, affidandosi ai ciarlatani che consigliano il solito "miscuglio" di vitamine, omeopatia, integratori e diete. Dopo una ricerca su internet, alla "cura" iniziale fu aggiunta "acqua ionizzata" per "alcalinizzare il pH sanguigno" (una delle tante bufale di internet).
Il caso negli Stati Uniti ha fatto scalpore perchè, vista la minore età del ragazzo, la giustizia dello stato americano ha disposto la cura "coatta" di Daniel, obbligando i genitori a sottoporlo ai trattamenti standard. Fu un caso molto dibattuto, sia per l'aspetto etico (è giusto che un tribunale decida al posto dei genitori per un minore?) che per quello medico (se i genitori sono convinti della validità delle cure alternative, è giusto che un tribunale li obblighi a rigettare le loro convinzioni?) ma anche religioso, la madre di Daniel dichiarava che alla base della sua decisione c'era anche la convinzione di seguire le norme del suo "guru". Il padre al contrario, cercava di sostenere la tesi "psicologica": Daniel era stato traumatizzato dalla morte di un suo zio che, dopo alcune sedute di chemio per un tumore che lo aveva colpito, era morto.
Fu battaglia, nei media e nei tribunali: perizie, medici, avvocati, ognuno diceva la sua e si formarono anche degli schieramenti nell'opinione pubblica con le parole di Daniel in tribunale che diventavano slogan nelle manifestazioni: "Sono contrario alla chemioterapia perchè distruttiva e velenosa [...] nessun uomo può interferire con il mio percorso spirituale".L'elemento che giocò il ruolo più importante nella vicenda fu lo stadio del tumore di Daniel, non era avanzato, con un trattamento immediato e con chemioterapia e radioterapia Daniel aveva altissime possibilità di sopravvivenza, al contrario "curarsi" con le medicine alternative lasciava un risicato 5% di possibilità di sopravvivenza a cinque anni, quello stimato come "remissione spontanea" per la malattia che aveva colpito il ragazzo.
Daniel Hauser con la madre ColleenLa storia non finì così perchè padre e madre di Daniel non si presentarono all'udienza finale del processo e fuggirono da Minneapolis rifugiandosi in California, evitando così l'applicazione delle misure decise dal giudice. Dallo stato americano la famiglia Hauser aveva intenzione di raggiungere Tijuana, in Messico, patria e sede delle più note cliniche di medicina alternativa del continente americano. Il padre, rimasto a casa, assicurava che era sua intenzione convincere la moglie a riportare il ragazzo a casa, a patto che la chemioterapia fosse accompagnata dalle medicine alternative: "all'ultimo controllo il tumore era raddoppiato di dimensioni, sono sicuro che mia moglie tornerà", disse Anthony Hauser.
Nonostante le intenzioni del padre, di Daniel e della madre si erano perse le tracce: erano di fatto ricercati dalla polizia ma di loro nessuna notizia. I circuiti "alternativi" americani organizzarono anche delle raccolte fondi per permettere a madre e figlio di nascondersi e poter proseguire le loro cure alternative. Tutto durò una settimana, madre e figlio tornano a casa in aereo ed accettano il ricovero in ospedale per eseguire le cure imposte e scortati dall'avvocato rilasciano dichiarazioni caute ma convinte "è stata la sentenza a farci essere qui, noi restiamo della nostra opinione".
Daniel si ricovera e viene sottoposto a tutti i trattamenti previsti.Oggi è vivo e considerato libero dalla malattia.
Dopo un anno dalla vicenda, Anthony, il papà di Daniel viene colpito da leucemia. Preferisce curarsi con metodi alternativi (ed essendo maggiorenne ha tutta la possibilità di rifiutare altre cure) ma muore ad agosto del 2011.L'eco del caso non è ancora del tutto spenta anche perchè dopo Daniel altri bambini sono stati sottratti a cure provate dai genitori convinti "olistici" con finali molto meno "lieti".
Questa è una storia come un'altra e forse più che sulla vicenda si dovrebbe discutere sul provvedimento del giudice, anche perchè un caso del genere prima o poi potrebbe accadere anche nel nostro paese.
Alla prossima.
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MedBunker Classic: il tumore che scompare

Mon, 03/26/2012 - 00:25
Nelle prossime settimane, saltuariamente, ripubblicherò dei vecchi articoli che per la loro curiosità, interesse o importanza, possono essere riletti da chi li ha persi. Questo in fondo è un segno di "vecchiaia", i primi articoli di questo blog risalgono ormai a più di tre anni fa e visto che tanti lettori sono "nuovi", può essere interessante per loro ritrovare vecchie notizie. Inizio da un articolo pubblicato in origine ad ottobre 2009 qui. Inoltre informo i lettori che ho iniziato a curare un mio blog su "Il Fatto Quotidiano".

Altro che il bicarbonato o la cartilagine di squalo, ma che Zapper e conflitti spirituali, il cancro sparisce con un po' di volontà e "forza della mente"!
La clinica cinese "senza medicine" non usa chissà quali metodi per curare il cancro usa semplicemente la forza di autoguarigione e qualche formuletta magica ed il cancro...sparisce nel nulla, si dissolve, si volatilizza. Tutto dovrebbe essere successo (uso il condizionale, le informazioni, scarse, si trovano con difficoltà) nella clinica cinese Huaxia Zhineng Qigong Center, dove si praticava (la clinica è stata chiusa) il Qi Gong, una sorta di cerimoniale di "autoguarigione" che curerebbe tutte le malattie, cancro compreso.La guarigione sarebbe immediata. Tutto si basa sulla meditazione, sul rilassamento e sulla forza di volontà del malato e dei "guaritori". Un tumore non guarisce in mesi o settimane, ma scompare, sotto gli occhi di tutti. Un osso fratturato non si ricompone in settimane ma torna integro in pochi minuti, sotto gli occhi di tutti.
Il bello è che questa guarigione ha la stessa validità di quelle di Hamer, di Simoncini, della Clark e di tutti gli altri guaritori. Perchè dovrebbe essere diversa dalle loro? C'è un tumore, arriva il guaritore ed il tumore scompare. E' evidente.
Non ci credete? Guardiamo assieme questo video che sta circolando da qualche giorno nei social network, sotto i vostri occhi, un tumore alla vescica scomparirà, restiamo di stucco...:


Una concorrenza spietata per i vari Simoncini, Hamer e Caisse.
Non vorrei perdere troppo tempo ad analizzare uno stupido gioco di magia, ma in breve spiego quello che succede nel video. Spero di farmi comprendere bene perchè quello che per me sembra evidente, per chi non è del mestiere può risultare poco chiaro... Eventualmente chiedetemi chiarimenti nei commenti.A giudicare dall'apparecchio ecografico, siamo all'inizio degli anni '80 (almeno per gli standard italiani).
Una dottoressa (o meglio, una donna con il camice, perchè non sappiamo di chi si tratta a proposito delle persone ritratte nel video) agisce come mentre si esegue una ecografia su una persona sdraiata e circondata da altri individui in camice.

La telecamera inquadra il monitor dell'ecografo. Comincia ad esserci qualcosa di strano.

L'immagine dell'ecografo è bloccata, è come una foto per intenderci.

Puntualizzo che l'ecografia è per definizione un esame "dinamico". Non si esegue per avere delle immagini fisse (quello si fa con le radiografie, i cosiddetti raggi X) ma per avere una visione d'insieme, attiva, totale, in movimento della zona da analizzare. Per capirci, se io guardo una foto tratta da una ecografia, ho poco da concludere, non avendo una visione d'insieme.Si parte quindi già in maniera strana: chi fa un'ecografia si muove nella zona di corpo che sta studiando e l'immagine nel monitor è in movimento.Invece qui abbiamo un'immagine fissa. Strano.A sinistra quindi vediamo un'immagine bloccata.
Quella che si vede nel monitor è in effetti l'immagine di una vescica piena (la zona nera è la vescica piena di urina, in ecografia appare infatti come una sacca a contenuto scuro, il nero è proprio l'urina) al cui interno sembrerebbe esserci qualcosa (un tumore? Non possiamo dirlo...ma prendiamo questa possibilità per buona), quella protuberanza che parte dal basso e si estende alla zona nera come una montagnetta.La signora in camice a questo punto fa apparire un'altra immagine nel monitor che così è diviso in due parti, la prima a sinistra con l'immagine bloccata (si dice "freezata") iniziale (della vescica con il "tumore") e la seconda a destra con l'immagine che dovrebbe essere (lo dice anche chi ha presentato il video) "in tempo reale" cioè quello che l'ecografista sta studiando in quel momento.

Ma così non è. Un'ecografia realizzata in tempo reale, è come detto un'immagine in movimento. La differenza tra un'ecografia reale ed un'immagine fissa è la stessa che passa tra una ripresa con videocamera ed un fermoimmagine. La prima per forza di cose è mossa, anche pochissimo ma MAI fissa, il semplice movimento della mano, persino la respirazione dell'operatore, fa muovere per forza le immagini. L'immagine fissa invece è, per definizione, ferma, immobile.

Nel video succede la stessa cosa. Quella che si vede a destra, NON E' la ripresa di una ecografia (anche lo stessa presenza del paziente renderebbe anche se di poco ma in movimento l'immagine) come si vorrebbe far credere per dimostrare la sparizione del tumore, è la ripresa di due immagini fisse, una a sinistra che mostra la vescica con al suo interno un rigonfiamento ed una a destra che mostra la stessa immagine dalla quale piano piano scompare il rigonfiamento (il tumore?). Negli apparecchi ecografici esiste una funzione che permette, dopo aver freezato (bloccato) un'immagine, di scorrerla fotogramma per fotogramma, per coglierne le differenza ed i particolari, potendo scorrere l'immagine in avanti o al contrario, un po' come si fa con la "moviola".Ebbene, l'unica dimostrazione che offre quel video è che l'equipe cinese è riuscita a far sparire qualcosa da un'immagine in un monitor. Non è testimoniata infatti nessuna sparizione in tempo reale o "davanti agli occhi di tutti". La cosa più plausibile che mi viene in mente è che l'immagine a destra del "tumore che scompare" è semplicemente il "collage" di più immagini della stessa vescica ottenute in tempi diversi e poi riunite in un'unica immagine e fatte scorrere in sequenza, per far comparire e scomparire il "tumore" a piacimento. Notare anche che al momento della comparsa di quell'immagine a destra, il "tumore" per qualche secondo appare e scompare...proprio come se qualcuno stesse scorrendo le varie immagini che compongono il collage preparato.Certo, arriverà sempre la persona "aperta mentalmente" che dirà che non è possibile per i mortali capire la potenza dell'autoguarigione e degli ecografisti cinesi, ma noi comuni mortali, per credere ad una guarigione incredibile, abbiamo bisogno di prove, non di parole.Spero che la mia spiegazione sia state esauriente, so anche che non servivano particolari doti scientifiche a spiegare il filmato ma era talmente curioso che "dovevo" mostrarlo.Ringrazio einemass per la preziosa e divertente segnalazione.
Alla prossima.
Aggiornamento 02/10/09
Colui che ha diffuso questo video presentandolo come prova di "guarigione immediata del tumore", si chiama Gregg Braden il quale ha tenuto diversi incontri anche in Italia (un paio di anni addietro a Milano) e che ha anche pubblicato libri sulle capacità della mente e della volontà, di cambiare quello che ci circonda, dai tumori al DNA, dalla luce agli atomi. Tutto infarcito di religione e spiritualità.
C'è chi definisce Braden come "Designer esperto di sistemi informatici (Martin Marietta Aerospace), geologo informatico (Phillips Petroleum) e supervisore operativo tecnico (Cisco Systems), Gregg Braden è oggi considerato un’autorità nel collegare le conoscenze del passato con la scienza, la medicina e la pace del nostro futuro"
A suo dire è stato autore di strabilianti esperimenti su cellule, fotoni, DNA, emozioni e sentimenti. Ed ha chi lo ascolta e lo benedice. Amen.Qui, uno spaccato dei pensieri e degli strabilianti "esperimenti" di Braden. Come dice lui, "non esistono limiti per la mente umana". E si vede, aggiungo io.Su You Tube uno spezzone riguardante proprio il "tumore che scompare in tempo reale" dell'incontro di Milano.
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