La stanza del terrore

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  • 02-08-2017
  • di Andrea Berti
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In questo numero della rubrica vi riporto il racconto di un’interessante (dis)avventura capitata molto tempo fa al signor Aldo V. dalla provincia di Cremona, simpatizzante del CICAP.

“Circa 30 anni fa abitavo ancora con i miei genitori in una casa di tre piani. Al piano inferiore c'era una taverna con un caminetto, una cantina, una grossa sala, una cucina di piccole dimensioni e un bagno. Nei piani superiori c’erano rispettivamente un salotto, un altro bagno, e all’ultimo piano c’erano le camere da letto, compresa la mia. La casa era stata costruita intorno al 1700 e ristrutturata l’anno prima degli avvenimenti che vado a descrivervi. Nell’autunno di quell’anno, era il 1986, verso le due della mattina avvertii un rumore fortissimo proveniente dalla parete a fianco del mio letto, all’altezza della mia testa. Questo evento continuò a ripetersi per diverse notti, in maniera apparentemente casuale: non si manifestava tutte le notti, e l’ora in cui accadeva variava: certe volte avveniva alle tre, in altri casi all’una di notte. Con il passare delle settimane, questo fenomeno aumentò in termini di "potenza" e tendenzialmente si manifestò sempre prima: a dicembre si produsse intorno a mezzanotte. La cosa era inspiegabile. Al di là della parete dove sentivo il botto in questione, c’era l’esterno della casa, e la mia stanza si trovava a circa cinque metri di altezza. Impossibile arrivarci se non con una scala passando per il giardino. Ma non era possibile individuare nessun segno all’esterno e nemmeno in tutto il giardino. Inoltre, il cane che dormiva fuori, un guardiano molto attento e vigile, non si svegliava se non al momento del colpo, che attirava addirittura l’attenzione dei vicini di casa, i quali lo sentivano distintamente. A volte il colpo era preceduto da una sorta di lamento, come una risata, sorda, metallica. Era francamente terrificante, tanto che io non volevo più dormire in quella stanza. I miei genitori insistevano nel dire che ci doveva essere una spiegazione logica ma il mio terrore aumentava di giorno in giorno, anzi, di notte in notte. Aspettavo l’arrivo del "colpo" e non dormivo fino a quando non lo sentivo. A onor del vero, tale evento era unico e fino al "colpo" successivo non vi erano altre manifestazioni di alcun genere, a parte il “lamento”, che si udiva solo in alcuni casi. I miei genitori interpellarono il geometra che aveva costruito la casa, ma senza grandi risultati, anche perché lui sembrava più spaventato di me. Ad aumentare il terrore che ormai si era impadronito della mia esistenza a casa contribuì poi il racconto di un muratore che aveva avuto la sensazione che qualcuno gli parlasse in un orecchio mentre lavorava da solo nella costruzione della casa. Ci furono diversi interventi volti ad arginare il fenomeno, dal presunto medium del villaggio fino al prete che benedisse la casa, concentrandosi con particolare insistenza sulla "stanza del terrore" come la chiamavo io. Ad un certo punto decisi di andare a dormire al secondo piano, sul divano, e ogni notte aspettavo che il colpo arrivasse. Giunse la primavera e il fenomeno, così come era venuto, scomparve. Le spiegazioni degli esperti in materia, ormai convocati a decine, erano un concentrato di irrazionalità e fantasia. Passò l’estate senza colpi, e tornai a dormire nella mia stanza. Una notte di novembre, improvvisamente verso le quattro di mattina (era di domenica), ecco di nuovo la botta infernale, seguita però dalle urla di mio padre che, in contrasto con quello che io provavo in quel momento, sembrava felice! Urlava: "Ho capito! Ho capito cos’è!"

In breve: la sera prima avevamo avuto una cena con amici, tenutasi nella tavernetta al piano seminterrato. Avevamo acceso il camino, cosa che facevamo spesso quando le temperature si abbassavano sotto una certa soglia e quando avevamo ospiti in casa. Il caminetto era stato rifatto completamente, e la canna fumaria, probabilmente in acciaio, era stata fatta correre lungo la parete che generava il "colpo" notturno, passando esattamente di fianco al mio letto. La dilatazione di tale canna fumaria era progressiva quando si scaldava, ma quando si raffreddava evidentemente si creava una tensione elastica che "cedeva" improvvisamente dopo alcune ore dal completo spegnimento del caminetto. L’inverno prima avevamo utilizzato il caminetto praticamente tutti i giorni (era la novità) e in effetti il fenomeno si era manifestato tutti i giorni. Appena le giornate si intiepidirono, noi smettemmo di usare il caminetto e il "colpo" sparì. Decidemmo di far riparare la canna fumaria e il risultato che ottenemmo fu quello previsto: un muratore mise della lana di roccia nell’intercapedine e il "colpo" sparì del tutto.”

Ringraziamo il signor Aldo per averci permesso di pubblicare questo scritto; è un altro bell’esempio che ci fa capire quanto possa essere disarmante l’aver a che fare con un fenomeno misterioso al quale non si riesce a dare una spiegazione; immedesimandoci nell’accaduto capiamo quanto debba essere stato spaventoso dover “convivere” con quello strano fenomeno e possiamo così comprendere quale diversa piega possono prendere gli eventi se le persone, di fronte a fenomeni come quello descritto sopra, optano per “soluzioni” per nulla razionali. Si tratta di un meccanismo pericoloso che, come in una reazione a catena, può coinvolgere emotivamente l’intera famiglia, alimentando assurde superstizioni e paure.