Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


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Arte e magia – 1

Arte paleolitica tra interpretazioni magiche e studi scientifici

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Scultura preistorica di un
bisonte
“Bisonte”, La Madaleine,
Francia 20.000-12.000 a.C.,
Musée des Antiquités Nationales,
St. Germain en laye

Molti hanno tentato di convincerci del valore “magico” dell'arte paleolitica, vediamo come queste teorie siano prive d'ogni fondamento prendendone qualcuna delle più in voga a campione. Provare ad interpretare un fenomeno artistico così lontano da noi, in assenza di un codice interpretativo valido, può portare a formulare delle teorie affrettate basate più su una “intuizione” del critico che su un'effettiva ricostruzione storico-artistica.

Le questioni relative al contenuto dell'arte paleolitica sono tuttavia molto più complesse di quanto non immaginassero i sostenitori dell'interpretazione “magica” e sembrano spesso in contrasto con molti dei loro presupposti. Molti critici (sia studiosi d'arte paleolitica come Reinach, Breuil, Begouen, Durkheim sia critici d'arte in generale fra cui addirittura Gombrich) sostengono che gli animali fossero raffigurati dall'uomo paleolitico per poterne garantire la cattura, giacché l'immagine avrebbe una sorta di “potenza magica” che agevolerebbe la caccia.

Se ciò fosse vero le pitture dovrebbero raffigurare gli animali che effettivamente l'uomo paleolitico cacciava, invece l'archeologia ci dimostra il contrario: la renna, in base a ritrovamenti d'ossa nelle caverne, fu il cibo principale del Paleolitico, ma appare molto di rado nell'arte; d'inverno gli uomini mangiavano la saiga, o antilope delle steppe, ma tale animale non appare mai nelle raffigurazioni; il mammut è invece raffigurato spesso (ad esempio a Rouffignac) nonostante la sua caccia risultasse, per ovvi motivi, molto difficile agli uomini del tempo e fosse pressoché assente nell'Europa occidentale.

Di fronte a queste argomentazioni i sostenitori della teoria della “magia simpatica” della caccia rispondono che, allora, gli uomini vollero raffigurare solo gli animali pericolosi; questo spiegherebbe la scarsità di figure di renne e l'abbondanza (seppure solo in alcuni luoghi) di quelle di mammut.

Ma anche questa teoria cade ben presto di fronte alle seguenti osservazioni: come mai vi sono raffigurazioni d'uccelli, animali per nulla pericolosi ma cacciati – resti d'ossa nelle caverne lo dimostranodagli uomini del Paleolitico? E come mai mancano del tutto le pitture di animali come il leone delle caverne e l'orso speleo, indubbiamente pericolosi e accertati come presenti (e frequenti) nell'epoca in discussione?

Se già la teoria della caccia era molto discutibile questa ci pare addirittura azzardata da parte di grandi nomi della critica… Un'altra teoria sostiene che la “potenza magica” delle raffigurazioni si verificasse provocando una moltiplicazione degli animali raffigurati in una sorta di “magia della fecondità”.
Ma anche questa teoria ci sembra alquanto incauta: prende piede dalla considerazione che spesso il ventre degli animali è “leggermente gonfio” ma ci pare decisamente fuori luogo interpretare il senso di una convenzione stilistica di migliaia di anni fa con gli occhi di un moderno.

Mi spiego: per l'”artista” paleolitico il cavallo poteva semplicemente avere il ventre un po' più gonfio di quanto sembri a noi moderni senza che ciò implichi una sua idea di fecondità. In più questa teoria è criticabile per il fatto che non emergono mai (o quasi mai) delle rappresentazioni di organi genitali o di atti sessuali nelle pitture (sia di figure umane sia animali); ci sembra plausibile che se si fosse voluto rappresentare una scena che richiamasse alla fecondità, si sarebbe potuta raffigurare la nascita di un cucciolo, la madre accanto al figlio, l'accoppiamento tra due animali.

Lorenzo Balbi

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Bibliografia

Peter J. Ucko, Andrée Rosenfeld, Arte paleolitica, Il Saggiatore, Milano 1969
Ernst H. Gombrich, La storia dell'arte raccontata da E.H.Gombrich, Einaudi, Torino 1989
Ave Appiano, Capire l'arte, Newton & Compton, Roma 1996
Stefano Zecchi, Capire l'arte, Mondadori, Milano 1999



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