Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


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Maghi, magotti, streghe ed untori

La superstizione nella letteratura. Un viaggio affascinante

Superstizioni e magia hanno fatto la fortuna di moltissimi generi letterari. Nei secoli sono state tramandate le storie più bizzarre e fantasiose, rinnovando in ogni momento la magia per un qualcosa di incredibile e nuovo, spesso in grado di sconfiggere lo sgomento di fronte alla consapevolezza della morte.
Le superstizioni hanno generato numerose leggende, permettendo il proliferare di racconti e film su oggetti e luoghi maledetti. Senza queste “premesse storiche” probabilmente non avremmo mai potuto vedere delle saghe come quelle di Indiana Jones o il divertentissimo film “La maledizione dello scorpione di Giava” (ma forse ci saremmo risparmiati “La maledizione della Luna Nera”…).
L'arte, però, non perdona: utilizza le immagini irrazionali create dalla mente umana per generare opere in grado di farci piacevolmente distrarre dalla realtà, ma con speculare crudeltà rende evidente quanto la non capacità di distinguere tra realtà e fantasia possa diventare un fenomeno grave e incontrollabile.
La letteratura a questo proposito è florida di romanzi che a leggerli quasi si sta male, poiché, purtroppo, di romanzato c'è ben poco. È il caso del capolavoro di Sebastiano Vassalli, “La Chimera”, la storia di una giovane ragazza, come tante strappata alla sua quotidianità, barbaramente torturata e bruciata sul rogo perché accusata di stregonerie. Piccole superstizioni hanno permesso nel passato di sfruttare le credenze popolari per sedare le insurrezioni contadine con eclatanti ed efferati autodafè. Questo lato della medaglia è il fulcro del racconto nella versione un po' romanzata delle rivolte contadine nel giallo storico “Q” di Luther Blisset.
La figura chiave in tutti questi testi è il capro espiatorio: il personaggio la cui offerta sacrificale, o più semplicemente l'eliminazione rituale, sia in grado di riportare il benessere. Il peso a livello sociale di questo procedimento irrazionale può essere misurato riflettendo su libri che ci narrano di personaggi esclusi per quelle superstizioni popolari che rendono i caratteri fenotipici rappresentativi della personalità, come nel racconto Rosso Malpelo di Verga. Fenomeno così serio da essere diventato oggetto di studio di una disciplina (fortunatamente defunta) inventata da Cesare Lombroso, la frenologia.
Ma non finisce qui. S'impone almeno un'ultima citazione: “La storia della colonna infame” di Alessandro Manzoni, basato sul saggio “Osservazioni sulla tortura” di Pietro Verri, una forte denuncia delle credenze popolari che nel Seicento hanno condotto alla tortura di innocenti cittadini. L'oggetto dell'accusa in questo caso era la capacità di diffondere la peste, a tal punto creduto verosimile da portare a coniare per queste persone il termine di “untori”. Mi fermo qui, consapevole di non aver citato pietre miliari, con l'unica pretesa di aver fornito qualche spunto di lettura per una riflessione sul fatto che, da sempre, “il sonno della ragione genera mostri” (“Memorie di Adriano”, Margherite Yourcenar).

Marika De Acetis
Biotecnologa,
dottoranda in Biologia Umana



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