Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


Articoli :: Creazionismo :: La Voce Scettica 16

Si può discutere con i creazionisti?

Nei forum su Internet sono frequenti le discussioni sul creazionismo, asserita “teoria scientifica” alternativa all'evoluzionismo. Scorrendone qualcuna, si ha l'impressione che, anche quando il confronto di opinioni si mantiene nella massima correttezza, si svolga un dialogo tra sordi: una discussione non è mai del tutto inutile, ma in questo argomento si nota una particolare difficoltà di comprensione.
Chi scrive espone qualche riflessione sugli aspetti antiscientifici che tale concezione comporta: argomentazioni certo non nuove, ma che forse è opportuno ribadire a fronte del riproporsi di un atteggiamento che si credeva superato da tempo.
Con l'occasione si azzarda anche un'opinione sul rapporto tra la visione scientifica propria del CICAP e la religione, rapporto che (nell'ottica di chi scrive) non è di incompatibilità, bensì di mutua indipendenza. La discussione con i fondamentalisti religiosi si riduce invariabilmente a contrapporre ragione ad ipse dixit e pertanto sembra che un punto essenziale da esaminare sia il reale contenuto originario della Bibbia (intesa come Antico Testamento).
I fondamentalisti cristiani vogliono attenersi ad una interpretazione letterale dei libri (biblia) che la compongono, ma non precisano che i più antichi sono certamente stati trascritti da tradizioni orali prima in aramaico, forse da dialetti più antichi, poi nel greco del Codex Sinaiticus, poi in latino ed infine nei linguaggi moderni.
Questo è certo un processo che dà scarse garanzie di fedeltà anche per un testo sacro, trasmesso quindi con gran cura; i fatti tramandati sono inoltre difficilmente ricostruibili a partire dai miti in cui il loro ricordo si è sfumato; non per nulla si è formata una esegesi biblica di grande complessità nel tentativo di capire il senso delle affermazioni in molti passi, alcuni dei quali decisamente oscuri.
Sembra che della Bibbia esistano circa 80.000 traduzioni, tra le quali le differenze non sono poche, né lievi: viene da chiedersi se all'interno di una tale profusione non si riflettano in qualche caso anche le opinioni del traduttore.
Le letture medioevali hanno infine generato interpretazioni, diventate poi tradizionali, decisamente fantasiose, avvaloranti miracoli grandiosi su scala terrestre. Trascurando disinvoltamente passi più inaccettabili per la sensibilità moderna, quali quelli del Levitico relativi a “Colpe contro la famiglia” o “Aggiunta su ciò che è puro o impuro”, si presentano oggi come verità le traduzioni basate su argomentate e sottili disquisizioni sull'uso e significato di antichi termini ebraici.
Le considerazioni scientifiche vengono invece ignorate o, talvolta, distorte in confutazioni di disarmante assurdità. L'esperienza mostra che la volontà di credere si rivela ostacolo insormontabile nel dialogo: non si possono, infatti, trovare criteri di giudizio comuni tra chi parte dall'osservazione sistematica della natura per conseguire conoscenze scientifiche e chi invece le vuole trovare in un Libro che `a priori', come parola di Dio, deve fornire verità assolute per tutto e rispondere ad ogni domanda.
Legittimo sostenere che il Libro sia verità di fede perché parola di Dio che ha voluto la sua trasmissione esatta, o che il vero messaggio di esso è compreso solo da chi Dio sceglie per essere salvato. Quello che contestiamo è che tale verità si voglia estendere all'ambito scientifico.
Secondo alcuni creazionisti:

“Negli ultimi decenni il dibattito su “scienza della creazione”, “scienza delle origini” e “scienza teista”, si è andato accrescendo, creando un clima nel quale vecchie domande sono state riproposte con rinnovata attenzione.
“Scienza della creazione” (“creation-science”) è la definizione adottata dalla corte della Louisiana per indicare le motivazioni scientifiche portate a sostegno della tesi creazionista biblica;
“scienza teista”, infine, è utilizzata in opposizione a “scienza naturalista”, perché quest'ultima elimina l'ipotesi di Dio.”
L'espressione “scienza teista” è un'evidente contraddizione, poiché quando si attribuisse ad un intervento di Dio una spiegazione, ciò equivarrebbe allo “state contenti umana gente al quia” di dantesca memoria.
La scienza moderna, infatti, è un corpus di discipline che hanno in comune il metodo scientifico come criterio di giudizio sulla loro validità; nelle parole del prof. Regge “la scienza è attendibile, ma non infallibile, e procede per approssimazioni successive imparando dai propri errori”.
Tale metodo non accetta verità a priori, bensì consente il progresso del sapere con un umile sforzo per descrivere la realtà, senza la presunzione della filosofia di trovare la “ragion del mondo”.
Pertanto la visione scientifica non “elimina l'ipotesi di Dio”, né ha questo come scopo, bensì cerca di descrivere il mondo senza postulare interventi divini diretti sulla realtà, quali creazioni in sei giorni di 24 ore od altri miracoli.
La scienza, infatti, ha superato concezioni mistiche della natura, non accettando che:
  1. ogni pianeta abbia un angelo che lo spinge nella sua orbita;
  2. la vita sia nata da un “soffio divino” o che si mantenga per una “vis vitalis”;
  3. crisi psicomotorie siano dovute ad influenze diaboliche
e così via, spesso trovandosi di fronte l'ostilità di una religiosità così debole da aver l'esigenza che Dio agisca in modo visibile sulla natura e fornisca improbabili reliquie come prova di sé.
L'ipotesi di Dio è quindi estranea alla scienza, ma non contraria ad essa; diventa incompatibile quando si pretende di inserirla di forza entro una scienza che si espande senza scoprire un confine che, nell'ipotesi che esista, potrebbe essere chiamato Dio.
La strada dell'indagine scientifica è lenta e faticosa, ma il progresso così conseguito è reale e genera un sapere che può essere trasmesso ad altri per essere gradualmente aumentato; il voler trovare una spiegazione finale per tutta la realtà nelle (incerte) parole di un libro è credulità per le persone semplici, ma pigrizia intellettuale, o forse autoritarismo, per chi tale non è.
L'evoluzionismo per esempio non è certo ancora in grado di spiegare tutti i passi che hanno condotto al mondo vivente attuale, che neppure è ancora conosciuto completamente.
Le sue spiegazioni tuttavia, pur parziali ed incomplete, sono fondate su dati osservati ed interpretati in un quadro di rigorosa coerenza; nuovi dati possono completare, e talvolta anche correggere tali spiegazioni, ma non sembra che l'ipotesi di base possa essere messa in dubbio.
Discutiamo pure quindi di creazionismo, se proprio si vuole, e troviamo nuove ed incisive argomentazioni, abili controdeduzioni e così via, ma teniamo presente che il piano su cui ci si muove non è scientifico e pertanto l'oggetto reale della discussione, e la logica della stessa, non sono quelli che una mentalità razionale è abituata ad affrontare.

Mario Della Barba



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