Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


Articoli :: Creazionismo :: La Voce Scettica 16

Donde veniamo?

Come è nata la teoria dell'evoluzione, su che basi poggia e quali dati la supportano.

La teoria dell'evoluzione

La scienza ha ormai assodato l'origine della specie attraverso la teoria dell'evoluzione. Una delle più frequenti obiezioni dei creazionisti si basa sul fatto che l'evoluzionismo è “solo” una teoria, facendo riferimento all'accezione comune del termine che trova il suo sinonimo nel termine “opinione”. Questo non è corretto poiché il termine teoria scientifica indica in realtà una “spiegazione ben sostanziata di alcuni aspetti del mondo naturale e che può incorporare fatti, leggi, inferenze e ipotesi testate”1 , una cosa ben diversa da un'opinione. Le prove sperimentali che convalidano questa teoria derivano dall'osservazione ripetuta di eventi presenti in natura, come l'analisi dei fossili, indubbiamente abbondanti e mai in contraddizione con la teoria scientifica. Inoltre, le acquisizioni della geologia, della biochimica, dell'astrofisica, della cosmologia convergono a conclusioni coerenti con la teoria dell'evoluzione.

Charles Darwin

Charles Darwin

La moderna teoria dell'evoluzione per mezzo della selezione naturale ha le sue origini nel XIX secolo nel lavoro di Charles Darwin, che fondò una nuova branca della scienza, la biologia evoluzionista. Nei suoi celebri testi presentò l'analisi dei dati raccolti lungo i suoi viaggi e le conclusioni che ne trasse. In particolare fissò i pilastri della teoria dell'evoluzione: le specie non sono fisse ma si evolvono, l'evoluzione è un fenomeno che ha portato da un'unica specie alla ramificazione in specie diverse. Questo fenomeno di trasformazione avviene per gradi e il meccanismo attraverso cui opera è la selezione naturale.
In pratica l'evoluzione avviene attraverso il perpetuarsi di due passaggi: il caso genera delle varianti negli organismi viventi e solo quelle in grado di adattarsi meglio all'ambiente in cui si trovano sopravvivono. Questa semplice teoria, corroborata da miliardi di dati, ha trovato in ogni tempo ostilità e pesanti contestazioni. Senza dubbio parte di queste sono dovute ad alcune rivoluzioni del pensiero insite proprio in questa teoria, che vale la pena di citare come spunto di riflessione.
Innanzitutto la teoria di Darwin spiega la evoluzione sotto termini materialistici, indipendenti dall'esistenza di Dio, ponendosi in contrasto con il racconto biblico. Quindi, introduce il concetto che all'interno della popolazione ogni individuo è unico nella propria diversità, a differenza della visione dei tipologi che sostenevano che all'interno di un determinato gruppo gli individui sono identici, e completamente diversi da quelli di un altro. Ponendo il caso come fattore innescante la variabilità, abolisce il finalismo che prevedeva l'evoluzione delle specie mossa da una forza interiore verso un determinato fine. Come conseguenza a ciò, abolisce il determinismo secondo cui era possibile prevedere il futuro di una specie. Ultima, ma sicuramente quella di maggior impatto, mina, anche se solo parzialmente, l'antropocentrismo, poiché per l'uomo propone un percorso evolutivo come per tutte le altre specie animali.
Charles Darwin ipotizzò che i primi antenati dell'uomo sarebbero stati ritrovati in Africa, dove oggi vivono scimpanzé e gorilla, da cui presumeva un origine comune. Nonostante Raymond Dart cinquant'anni dopo abbia trovato i resti dell'Australopithecus africanus e quindi quelli dell'A. robustus, solo negli anni cinquanta il concetto di progenitori umani di aspetto scimmiesco divenne ampiamente accettato.
La teoria dell'evoluzione è stata poi raffinata dai biologi evoluzionisti nel corso degli anni. La versione più moderna è quella elaborata da Stephen Jay Gould, che va sotto il nome di teoria dell'equilibrio punteggiato. Secondo questa teoria la nascita di una specie avviene con improvvise esplosioni che possono durare anche milioni di anni, dopo lunghi periodi di pausa.
Quindi, la teoria dell'evoluzione è costantemente sottoposta a verifica, sia con l'implementazione di dati osservati (lettura dei fossili, studio dei genomi) che con la realizzazione di esperimenti nel perfetto rispetto del metodo scientifico, contrariamente a chi definisce gli evoluzionisti dei semplici fondamentalisti scientifici.

Il creazionismo

Uno scimpanzé-Amleto, seduto su
una catasta di libri, fissa un teschio umano con aria interrogativa.

All'eterna domanda sulle origini dell'uomo, le risposte a nostra disposizione si dispongono su due piani diversi: quello delle religioni, basate sulla fede, e quello della scienza, basate su dati scientificamente dimostrati e su ipotesi supportate da verifiche sperimentali.
Le religioni pongono un'entità soprannaturale all'origine del mondo basandosi su un'interpretazione letterale, e non simbolica, dei testi sacri, secondo diverse dottrine che vengono comunemente indicate con il termine di creazionismo. Merita particolare attenzione il creazionismo scientifico, che tenta di dimostrare con dati scientifici le conclusioni creazioniste, capovolgendo in questo modo il procedimento scientifico che per definizione analizza i dati per trarre le conclusioni e non viceversa. Queste dottrine possono assumere diverse sfumature che vanno, in Italia, dall'estremismo dei testimoni di Geova a posizioni più aperte, anche se con atteggiamento diffidente, della Chiesa cattolica.
Il fenomeno del creazionismo è particolarmente importante nel mondo anglosassone e in alcune particolari realtà; un esempio eclatante è il caso dello stato del Queensland, in Australia, dove a scuola si insegna al posto della teoria dell'evoluzione. Nello stato americano del Kansas, in cui opera Tom Willis, leader della Creation Science Association, è stato abolito per più di tre anni l'insegnamento dell'evoluzionismo da scuola.
Secondo Willis, Darwin sarebbe stato uno spirito d'inganno inviato da Dio per costringere coloro che rifiutavano di amare la verità a credere a una falsità. Willis si sbilancia anche su altri campi della scienza e afferma che “qualunque fisico che si sia occupato seriamente del problema non sa dire se sia la terra a girare intorno al sole o viceversa”.
Seppure in maniera più contenuta, l'attivismo creazionista è presente anche nel nostro paese, come dimostrato dall'organizzazione di alcuni convegni sul nostro territorio proprio sulla scienza della creazione e sull'antievoluzionismo.
Tra gli scienziati italiani nel campo delle scienze della vita non spicca alcun negazionista della teoria dell'evoluzione: la posizione assunta dagli evoluzionisti cattolici è, in larga parte, quella di interpretare il messaggio della Bibbia non in modo letterale, sul come e quando siamo stati creati, ma in maniera simbolica, sul perché esistiamo.
Unici illustri sostenitori del creazionismo sono un fisico, Antonio Zichichi, e un biologo che si professa filosofo e “a cui sono cadute tutte le teorie scientifiche”, Giuseppe Sermonti.
Ma la convivenza tra la visione religiosa e quella scientifica è possibile? Il metro di misura è molto diverso, difficile trovare un punto d'incontro, anche se non mancano scienziati che affermano sia possibile, come il fisico Freeman J. Dyson, vincitore del premio Templeton2. Freeman ha scritto diversi testi formulando ipotesi sull'origine molecolare della vita, e proponendo la realizzazione di esperimenti per validarle. Secondo questo autore i problemi di comunicazione nascono quando religione e scienza propongono dei dogmi e li dichiarano infallibili. Come dargli torto?

Nel DNA la storia della vita

Disegno di un tratto della
doppia elica del DNA.

La doppia elica

Il progetto che stabilisce in linea di massima l'aspetto e le caratteristiche di un individuo è contenuto nel suo genoma, una specie di libretto di istruzioni per l'assemblaggio di un organismo. Il supporto su cui sono scritte queste informazione è universale ed è la molecola di DNA. Le diverse specie viventi non condividono solo lo stesso materiale per conservare e trasferire attraverso le progenie il proprio genoma, ma anche lo stesso identico codice genetico, cioè lo stesso linguaggio. In pratica, il genoma del batterio e quello dell'uomo usano le stesse “parole” per descrivere come vanno costruite, ad esempio, le strutture che costituiscono l'impalcatura delle cellule.
L'ultima tangibile dimostrazione viene dalle biotecnologie, le quali permettono di trasferire le istruzioni genetiche in individui di specie diverse da quelle da cui sono state tratte, ed ottenere lo stesso prodotto. Questo è un'evidenza dell'origine comune di tutte le forme viventi, corroborata dal fatto che i cosiddetti organismi superiori contengono nel loro genoma praticamente tutti i geni, con lievi variazioni, presenti nelle forme di vita inferiori, quali i batteri.
I dati ottenuti dall'analisi del DNA hanno portato a concludere che il genoma dell'organismo primordiale nell'evoluzione si è arricchito di nuove istruzioni, derivate da duplicazioni e rimescolamento delle parole già presenti inizialmente. In questo modo si sono evoluti esseri viventi progressivamente più complessi, ma che si sono affermati proprio grazie al fatto che la loro complessità permetteva loro di adattarsi meglio ad ambienti, e cambiamenti di questi, favorendone quindi la riproduzione e la perpetuazione del proprio genoma.
Questo discorso in realtà non va applicato al singolo gene del singolo individuo, ma all'insieme di geni di una popolazione di numero ridotto che si è isolata da altre. All'interno di questa, le modificazioni genetiche si evolvono in maniera indipendente da quello cha accade ad altre popolazioni, e l'accumulo di variazioni per lunghi periodi, in presenza di isolamento, può rendere due popolazioni geneticamente incompatibili, ovvero non in grado di dar luogo a progenie fertile. Così nascono le nuove specie.
La variabilità genetica nasce spontaneamente e casualmente ogni volta che si genera un individuo: infatti, il sistema che a livello molecolare si occupa della riproduzione del materiale genetico è tutt'altro che un sistema fedele di copiatura e introduce continuamente variazioni.
Dal punto di vista evoluzionistico, la variabilità genetica costituisce un fattore positivo offrendo un serbatoio di potenzialità utili per l'adattamento ai cambiamenti di ambiente.
Gli scienziati hanno messo a punto una metodologia, la tecnica dell'orologio molecolare, che permette di calcolare il tempo trascorso dalla separazione fra due specie e popolazioni, analizzando la differenza di mutazioni accumulate. I risultati combaciano in maniera sorprendente con quelli degli studi di paleontologia e, per quanto riguarda l'uomo, con quelli di linguistica.
In pratica, si allineano le sequenze di DNA di specie diverse e si registra il numero e la posizione di porzioni identiche e diverse. Questi valori sono un indice della distanza tra le specie in termini di evoluzione. Vengono utilizzati per costruire i famosi alberi genealogici attraverso complessi programmi di analisi che combinano i dati stessi, l'analisi statistica su questi e i modelli evolutivi già descritti per altri geni.
I lavori di Luigi Cavalli Sforza, Paolo Menozzi e Alberto Piazza hanno ricostruito attraverso l'analisi del DNA in dettaglio il passato più remoto della nostra specie. In particolare hanno dedotto nei dettagli i tempi e le modalità di questa epopea durata decine di millenni e iniziata più o meno 100000 anni fa con la prima migrazione verso il Medio Oriente e finita solo 800 anni fa, con l'ultima migrazione in Nuova Zelanda e negli arcipelaghi più remoti della Polinesia.
Gli studi di Svanite Pääbo hanno consentito di stabilire che quando l'homo sapiens giunse in Europa, più o meno 40000 anni fa, la trovò già occupata da un'altra specie umana, l'uomo di Neandertal, culturalmente molto avanzata. Le due specie hanno convissuto a lungo, fino a 28000 anni fa, senza mai mescolare il patrimonio genetico. Il motivo per cui oggi la nostra specie sia l'unica del genere Homo è ancora ignoto, ma è interessante notare che non è sempre stato così.

Marika De Acetis
Biotecnologa,
dottoranda in Biologia umana

Note

  1. Definizione della National Academy of Sciences
  2. Premio Templeton http://www.templetonprize.org

Bibliografia

Stephen Jay Gould, Il pollice del panda, 1994
Stephen Jay Gould, Il sorriso del fenicottero, 1985
Charles Darwin, Sull'origine delle specie, 1859
Charles Darwin, Sull'origine dell'uomo, 1871
Giuseppe Sermonti, Dimenticare Darwin, 2003
Antonio Zichichi, Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo, 2002
Freeman J. Dyson, Origini della vita, Bollati Boringhieri, 2002
Luigi Luca Cavalli Sforza, Geni, popoli e lingue, Adelphi, 1996

Link

SYNTHETIC THEORY OF EVOLUTION: An Introduction to Modern Evolutionary Concepts and Theories
(http://anthro.palomar.edu/synthetic/Default.htm)



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