Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


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L'allarme ripetitori

Risultati scientifici e percezione del rischio per i campi elettromagnetici

Nel corso di pochi anni si sono moltiplicate le preoccupazioni per l'inquinamento elettromagnetico, ribattezzato con sintesi giornalistica "elettrosmog". I timori e le proteste riguardano diversi tipi di apparecchiature, dai videoterminali agli elettrodotti, ma in questo articolo ci si limiterà alle stazioni radio base per telefoni mobili ed ai ripetitori radiotelevisivi, poiché al momento l'opinione pubblica è concentrata su questi impianti, senza considerare che sarebbe impossibile approfondire l'intero tema elettrosmog in questa sede.
In molte città sono sorti comitati spontanei contro la costruzione di nuove stazioni radio base per radiotelefoni. Legambiente, il WWF, il Codacons, i Verdi, Rifondazione, il Partito Umanista e altre associazioni hanno sollevato la questione elettrosmog con iniziative che vanno da proposte di legge a ricorsi al TAR.
I provvedimenti delle istituzioni riecheggiano la preoccupazione dell'opinione pubblica. Nel marzo scorso la Regione ha accolto il decreto ministeriale 381/1998 (noto come decreto Ronchi) che riduce il limite massimo della densità di potenza elettromagnetica a 1 W/m2 in tutte le aree e a 0,1 W/m2 in quelle abitate (cfr. Tabella 1); ricordiamo che il corrispondente limite fissato dalla Commissione Europea è di 2,4 W/m2. Nello stesso periodo il procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello ha aperto 34 procedimenti sugli impianti radiotelevisivi e sui ripetitori per telefonini; in quasi tutti i casi il pubblico ministero contesta alle emittenti ed alle compagnie telefoniche l'articolo 674 del codice penale, «getto pericoloso di cose»: sebbene l'atto di «gettare» le onde elettromagnetiche possa sembrare incongruo, in effetti è stato possibile estendere questo reato all'emissione di onde elettromagnetiche che potrebbero causare danni alla salute, anche in seguito ad una sentenza della Corte di Cassazione del 4 agosto scorso.

Un manifesto contro l'elettrosmog
a Torino. Le parole 'ripetitori per la telefonia cellulare' sono affiancate al
teschio dei pirati e al cartello 'pericolo radiazioni'

Figura 1: un manifesto contro l'elettrosmog a Torino

Il Gruppo di Lavoro Interministeriale per la tutela dall'inquinamento elettromagnetico, raggruppando i risultati delle ricerche svolte da diversi enti, ha individuato in Piemonte 21 siti nei quali i campi elettromagnetici superano i limiti previsti dalla legge. Di questi, ben 20 corrispondono a stazioni radiotelevisive e soltanto uno a stazioni radio base (ripetitori per telefoni mobili).
Uno dei luoghi più esposti è il Colle della Maddalena, affollato da una selva di antenne (54 emittenti radiofoniche e 28 televisive) che servono tutta l'area metropolitana di Torino. L'ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) vi ha rilevato diversi superamenti del limite di legge, fino ad un valore massimo di 3,1 W/m2 nella zona del parco giochi. Su questo episodio Guariniello ha aperto due indagini: quella consueta per «getto pericoloso di cose», più una seconda inchiesta per omicidio e lesioni colpose, fondata sui presunti legami fra elettrosmog e cancro. Nel mese di settembre Guariniello ha discusso con il direttore generale del ministero dell'Ambiente un piano di risanamento e il ministero ha costituito con la regione e i comuni interessati un gruppo di lavoro per stabilire un numero massimo di antenne nella zona e quindi rimuovere le altre. I comuni di Pecetto e Moncalieri sono stati i primi ad emanare ordinanze per ridurre i campi elettromagnetici prodotti dagli impianti radiotelevisivi.

Alcuni dati:

Le stazioni radio base dei telefoni mobili coprono in modo capillare pressoché tutto il territorio: ogni stazione ha il compito di servire una determinata area o cella (è per questa ragione che i radiotelefoni sono anche chiamati "cellulari"), le cui dimensioni dipendono dalla densità di popolazione e di conseguenza variano da qualche centinaio di metri nei centri delle città fino a 30 Km in alcune aree extraurbane. Le potenze installate vanno da un massimo di 300 W per i sistemi TACS a 50 W per i sistemi GSM, e per i futuri sistemi UMTS saranno dell'ordine di 10-15 W 3. Le frequenze usate sono di 900 o 1800 MHz a seconda del tipo di telefono. Questi impianti sono bidirezionali, cioè sia trasmittenti sia riceventi.

I ripetitori radiotelevisivi, che sono invece impianti monodirezionali, sono molto più localizzati, generalmente in aree poco popolate: dovendo coprire un'area molto maggiore rispetto alle stazioni radio base, hanno potenze molto più grandi (fino a 15 KW ciascuno). Le frequenze di trasmissione vanno da 0,5 a 110 MHz (radio) e da 170 a 850 MHz (televisione).

Si può concludere che l'elettrosmog, inteso come presenza nell'ambiente di onde elettromagnetiche artificiali, è un dato di fatto ed ha la tendenza ad aumentare nel tempo a causa del continuo sviluppo di attività industriali e civili che fanno uso di trasmissioni radio. L'importante però è stabilirne l'effettiva pericolosità, cioè capire se e in quali condizioni i campi elettromagnetici provocano danni alla salute.

È opportuno dividere gli effetti dei campi elettromagnetici in effetti fisici, biologici e sanitari:

  • un effetto fisico avviene quando una apparecchiatura elettrica determina nell'ambiente circostante una variazione rilevabile dell'intensità di campo elettromagnetico. Nel nostro organismo i campi elettromagnetici interagiscono con le cariche e le correnti elettriche presenti nel nostro corpo, ma non causano effetti biologici fino a quando il fenomeno non è così forte da ripercuotersi a livello cellulare o istologico.
  • Un effetto biologico avviene quando l'esposizione alle onde elettromagnetiche provoca qualche variazione fisiologica rilevabile in un sistema biologico, come le cellule, i tessuti o gli organi (ad esempio quando si osserva un riscaldamento di 0,1 gradi in alcuni tessuti provocato dalle microonde, oppure una leggera variazione del flusso di ioni calcio nelle membrane cellulari). Neppure un effetto biologico implica di per sé un danno alla salute: ad esempio non risulta che i due effetti citati abbiano conseguenze sanitarie.

Gli effetti biologici in genere vengono rilevati con studi di laboratorio, in colture cellulari o su animali.

  • Un effetto sanitario avviene quando l'effetto biologico è al di fuori dell'intervallo in cui l'organismo può normalmente compensarlo, e ciò comporta un danno alla salute. Un esempio di effetto sanitario di tipo cronico è quello dovuto a microonde sufficientemente intense da provocare un riscaldamento di un grado nel cristallino. Piccole esposizioni a campi elettromagnetici di questo livello possono provocare, se ripetute per lungo tempo, l'insorgere di una cataratta.

Gli effetti sanitari si evidenziano di solito con studi su animali di laboratorio oppure con studi epidemiologici, in cui si confrontano le condizioni di salute di un gruppo di persone esposte alla possibile fonte di rischio con quelle di un gruppo di persone non esposte (chiamato gruppo di controllo).
Ad un effetto sanitario corrisponde sempre un effetto biologico, e ad un effetto biologico corrisponde sempre un effetto fisico, anche se come abbiamo visto non è necessariamente vero il contrario (ad esempio la percezione visiva è un effetto biologico dovuto a campi elettromagnetici ma non comporta effetti sanitari). Tuttavia ci può essere un effetto sanitario senza che si conosca il corrispondente effetto biologico: ad esempio uno studio epidemiologico può trovare che una determinata sostanza è associata all'insorgere di tumori senza che se ne conosca il meccanismo di azione. Questa circostanza è alla base di molte polemiche sulla pericolosità dei campi elettromagnetici.

I limiti di legge si basano su misure di effetti fisici (parametri di esposizione), in quanto molto più facili da misurare in loco rispetto agli effetti biologici e sanitari, che sono legati al superamento di parametri dosimetrici, e questi ultimi si possono misurare solo in laboratorio, in condizioni standardizzate e semplificate. Le leggi applicano un fattore di sicurezza, cioè partono dal valore minimo al quale è stato possibile rilevare effetti biologici con esperimenti ripetibili, e impongono un limite molto minore, ad esempio 50 o 100 volte più basso (le varie nazioni adottano normative diverse, vedi Figura 2).

Misura dei campi

I parametri di esposizione sono l'ampiezza del campo elettrico [V/m], l'ampiezza del campo magnetico [A/m] (o dell'induzione magnetica [mT], che è legata al campo magnetico da una costante, la permeabilità magnetica), e la densità di potenza [W/m2].
Gli effetti biologici e sanitari dipendono in modo determinante dalla frequenza, al punto che un campo di uguale intensità può essere pressoché insignificante o assai pericoloso a seconda della frequenza.
Perciò nei diversi intervalli di frequenza i limiti massimi dei parametri di esposizione variano notevolmente, mentre per quanto riguarda la dosimetria si usano addirittura parametri diversi. Infatti per le basse frequenze i parametri dosimetrici usati sono la densità di corrente indotta [A/m2] o la corrente di scarica a terra [A], mentre per le microonde si adopera la quantità di potenza elettromagnetica assorbita per unità di massa, il cosiddetto SAR [W/Kg], responsabile sia del riscaldamento dei tessuti sia di altri effetti noti o ipotizzati.
È fondamentale quindi non confondere i campi a radiofrequenza con i campi a frequenza più alta, come i raggi X e i raggi gamma. Infatti, a differenza di questi ultimi, i campi a radiofrequenza di cui ci occupiamo in questo articolo non hanno energia sufficiente per rompere i legami chimici e per questa ragione sono chiamati radiazioni non ionizzanti (NIR).

Effetti biologici

I ripetitori radiotelevisivi e le stazioni radio base operano nel campo delle radiofrequenze e microonde. A queste frequenze l'energia viene facilmente assorbita dai tessuti biologici, in particolare da quelli ad alto contenuto d'acqua. Il conseguente aumento della temperatura corporea può indurre effetti di varia natura e quindi costituire, in linea di principio, un fattore di rischio per la salute.
Accanto a questi effetti di tipo termico (effetti acuti), è stato ipotizzato che, in conseguenza all'esposizione cronica a campi elettromagnetici, possano manifestarsi a lungo termine effetti anche gravissimi (tumori, malattie degenerative). Ma i risultati degli studi non mostrano effetti riproducibili fino a SAR di alcuni W/Kg (quindi molto al di sopra dei valori che si incontrano in condizioni normali), e per poter trarre conclusioni sulla reale consistenza degli effetti osservati saranno necessarie ulteriori ricerche.

Limiti di legge

Limiti del d.m. 381/98
Frequenza (MHz) Valore efficace campo elettrico (V/m) Valore efficace campo magnetico (A/m) Densità di potenza dell'onda piana equivalente (W/m2)
Tutti gli edifici 0,1 - 3 60 0,2 -
> 3 - 3000 20 0,05 1
> 3000 - 300000 40 0,1 4
Edifici con permanenze superiori a 4 ore tutte 6 0,016 0,1 *

*tra 3MHz e 300 GHz

Il limite di base del SAR per campi compresi tra 10 MHz e 10 GHz è fissato a 2 W/Kg da una Raccomandazione del Consiglio Europeo del 12 luglio 1999.
I limiti di campo indicati in Tabella 1, per esposizioni di tutto il corpo, sono stati ricavati imponendo che il SAR non superasse 0,08 W/Kg.
Per ogni intervallo di frequenze la tabella presenta tre limiti diversi, che non possono essere usati indifferentemente. Per le frequenze più basse il parametro dosimetrico di riferimento è la densità di corrente indotta, quindi la grandezza fisica da controllare è il campo, che è collegato ad essa, mentre nell'ambito delle radiofrequenze tutti gli effetti biologici noti dipendono dall'energia assorbita, pertanto il limite più importante è quello relativo alla densità di potenza. Dal momento che la potenza è proporzionale al quadrato del campo, una riduzione, poniamo, di 10 volte del campo elettromagnetico corrisponde ad una riduzione di 100 volte della potenza, quindi adoperare il parametro sbagliato fa sottovalutare enormemente l'entità del fattore di sicurezza.

Relazione fra la
densità di potenza necessaria per produrre effetti biologici noti e il livello
misurato nei pressi di antenne trasmittenti per telefonia mobile. Il D.M. 381/98
fissa come limite massimo un valore 4000 volte inferiore a quello minimo a cui
sono stati dimistrati effetti nocivi. Peraltro, nei pressi di una stazione
radiobase moderna la densità di potenza è 10 volte inferiore al limite di
legge.

Figura 2 - Relazione (in scala logaritmica) fra la densità di potenza necessaria per produrre effetti biologici noti, il livello imposto dalle norme ICNIRP e il livello misurato nei pressi di antenne trasmittenti per telefonia mobile. Dato che l'intensità di potenza necessaria per produrre effetti biologici dipende dalla frequenza, questa figura vale solo per frequenze comprese fra 800 e 2000 MHz (cioè quelle dei telefoni cellulari). In termini di potenza l'attuale legge italiana fissa per l'esposizione superiore a 4 ore un fattore di sicurezza circa 50 volte più basso di quello americano e i limiti previsti dalle proposte di legge sono ancora minori di 10 volte.

Effetti sanitari

La valutazione dei rischi per la salute indotti dai campi elettromagnetici è molto complessa, in quanto richiede competenze ampie e differenziate. Oltre ai pur numerosi studi di singoli ricercatori o gruppi specialistici (ad esempio biologi, fisici, o epidemiologi) sono necessarie le valutazioni espresse da commissioni interdisciplinari, che permettono di coordinare le varie competenze e di tenere conto dei diversi punti di vista, compensandone la soggettività. Tra le molte istituzioni che hanno promosso la formazione di questi gruppi di studio spiccano l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e la Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP).
In particolare, l'OMS ha avviato nel 1996 un Progetto Internazionale CEM (campi elettromagnetici), che prevede esplicitamente tra le sue attività la revisione critica degli studi sugli effetti biologici e sanitari dell'esposizione a campi elettromagnetici. Nell'ambito del progetto l'OMS cura anche la pubblicazione di note informative sulle problematiche legate ai campi elettromagnetici: queste note sono disponibili anche su Internet, tradotte in italiano dall'Istituto Superiore di Sanità.
Gli studi condotti dall'OMS hanno seguito alcuni criteri fondamentali universalmente adottati dalla comunità scientifica:

  • la letteratura scientifica può includere soltanto gli studi scientifici accreditati, cioè gli articoli pubblicati su riviste che prevedano un vaglio critico preventivo da parte di esperti di competenza accertata (il cosiddetto processo di peer review), oppure i rapporti di istituti nazionali o internazionali di riconosciuto prestigio;
  • le valutazioni sui diversi effetti biologici o sanitari devono basarsi sull'insieme dei lavori scientifici pertinenti, e non sui dati di singole ricerche;
  • i risultati degli studi (soprattutto quelli biologici o epidemiologici, caratterizzati da grandi variabilità) dovrebbero essere confermati da repliche indipendenti delle indagini, prima che si possa parlare di effetti documentati. Naturalmente ciò non toglie valore a nuovi risultati, che possono dare indicazioni importanti e fornire stimoli per ulteriori ricerche.

Veniamo ora alle conclusioni dell'OMS.
Il promemoria n.183 dell'OMS, «Campi elettromagnetici e salute pubblica. Effetti sanitari dei campi a radiofrequenza», si conclude con le seguenti osservazioni:

  • l'esposizione a campi elettromagnetici in radiofrequenza (RF) può causare riscaldamento o indurre correnti elettriche nei tessuti corporei. L'azione dominante dell'esposizione a RF è il riscaldamento per frequenze superiori a 1 MHz, l'induzione di correnti elettriche nel corpo per frequenze inferiori;
  • una revisione dei dati scientifici svolta dall'OMS nell'ambito del Progetto internazionale CEM (Monaco, Novembre 1996) ha concluso che, sulla base della letteratura attuale, non c'è nessuna prova convincente che l'esposizione a RF abbrevi la durata della vita umana, né che induca o favorisca il cancro;
  • dalla stessa revisione è emerso l'invito a compiere ulteriori studi per delineare un quadro più completo dei rischi sanitari, sopratutto per quanto concerne un possibile rischio di cancro connesso all'esposizione prolungata a bassi livelli di campi RF.

Considerazioni analoghe sono riportate nel Promemoria n.193 «Campi elettromagnetici e salute pubblica. I telefoni mobili e le loro stazioni radiobase» che, come indica il titolo, tratta il problema specifico della telefonia cellulare.
In questo caso però le caratteristiche di direzionalità dei fasci emessi e le basse potenze di uscita fanno sì che i livelli di campo in tutte le reali situazioni di esposizione siano inferiori a quelli prodotti dai ripetitori radiotelevisivi, e quindi non prefigurano effetti biologici significativi. Un limite delle conoscenze attuali è però la difficoltà di valutare gli effetti a lungo termine, in quanto la diffusione di massa di questi apparecchi è piuttosto recente. Alcuni studi, molto contestati sul piano della qualità metodologica, mostrano una relazione tra l'esposizione cronica, cioè prolungata nel tempo, a campi elettromagnetici anche di intensità molto bassa e un piccolo aumento del rischio di contrarre alcune patologie tumorali. Dato che i campi a radiofrequenza non sono in grado di rompere i legami chimici e quindi di danneggiare le molecole di DNA, essi non possono avere un'azione cancerogena diretta, ma l'ipotesi avanzata da questi studi è che possano avere un'azione epigenetica, cioè favorire lo sviluppo di un tumore innescato da altre cause, ancora sconosciute. Però questi studi non sono considerati probanti in quanto i rischi evidenziati sono molto bassi, non riguardano sempre lo stesso tipo di patologia ma tumori differenti di volta in volta e non sono confermati dal resto delle ricerche.
Alcuni scienziati hanno riportato altri effetti legati all'impiego dei telefoni mobili (e non alla vicinanza di stazioni radio base), tra cui cambiamenti nell'attività cerebrale, nei tempi di reazione e nell'andamento del sonno. Questi effetti sono minimi e non sembrano avere alcun impatto sanitario significativo.
In pratica l'unico effetto sanitario chiaramente dimostrato dalla ricerca dell'OMS è l'ovvio aumento del rischio di incidenti stradali in relazione all'uso di telefoni cellulari durante la guida (siano essi tenuti in mano o usati con dispositivi "a viva voce").
Nessuna delle recenti revisioni della letteratura ha concluso che l'esposizione ai campi a radiofrequenza prodotti dai telefoni cellulari o dalle stazioni radio base provochi alcun effetto negativo sulla salute. Le norme di sicurezza mettono al riparo da tutti gli effetti nocivi accertati, legati al riscaldamento indotto nei tessuti biologici dall'assorbimento di energia elettromagnetica.
D'altra parte nelle conoscenze attuali sono state individuate lacune che richiedono ulteriori indagini per giungere a una migliore valutazione dei rischi.
Infatti per il prossimo futuro sono in atto o in programma importanti ricerche.
L'OMS e la IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) stanno eseguendo una valutazione degli effetti cancerogeni dei campi elettromagnetici a radiofrequenza le cui conclusioni sono previste per il 2003, mentre per il 2004 è prevista la valutazione degli eventuali altri effetti sulla salute.

Misure precauzionali

Per quanto riguarda la nostra regione sono auspicabili l'istituzione di un "catasto delle sorgenti elettromagnetiche" in base alle caratteristiche ambientali e tecniche ed una pianificazione dei nuovi impianti coordinata tra tutti i gestori, con la consulenza dell'ARPA e la supervisione delle autorità amministrative. Oggi queste misure mancano, come è particolarmente evidente nel caso delle antenne radiotelevisive, ma sono previste dai disegni di legge attualmente in discussione.
Per chi è comunque preoccupato da possibili rischi per la salute, è possibile applicare alcune precauzioni. Per limitare le emissioni i radiotelefoni andrebbero usati preferibilmente all'aperto e per tempi non troppo prolungati, ma non in automobile, dato che la struttura metallica dell'autoveicolo causa un aumento della potenza di emissione e quindi dell'esposizione ai campi (tralasciando i pericoli per la circolazione a cui si è già accennato), tantomeno nelle abitazioni o negli uffici, dove sono disponibili telefoni fissi che evitano l'esposizione a campi elettrici significativi. I telefoni cordless hanno una potenza di gran lunga minore rispetto ai telefoni mobili e quindi il campo elettromagnetico che producono è trascurabile. I sistemi vivavoce o con auricolare riducono notevolmente l'esposizione, ma la loro efficacia è annullata se si parla tenendo il telefono in tasca, poiché in questo modo la sorgente di onde elettromagnetiche non viene allontanata dal corpo.

Considerazioni finali

Accanto alla sintesi dei risultati scientifici vorrei sollevare due questioni di metodo che ritengo fondamentali per una corretta analisi del problema. Il primo è il concetto di incertezza scientifica, troppo spesso frainteso. Una corretta interpretazione dei dati statistici è indispensabile per rendersi conto del rischio effettivo. Quando i risultati degli studi non danno una risposta definitiva sul reale rischio di una tecnologia, si è portati a temere l'esistenza di rischi imprevedibili non ancora scoperti. In realtà il significato di questi dubbi è opposto: se gli effetti per la salute fossero gravi, i risultati dei vari studi non sarebbero contrastanti e ci sarebbe un sostanziale accordo non solo sull'esistenza del rischio ma anche sulla sua entità. Al contrario, il fatto che i rischi delineati da alcuni studi (e non da altri) sia vicino all'incertezza statistica significa che, se anche questi effetti esistessero, sarebbero minimi e di gran lunga inferiori a quelli di altri fattori di rischio chiaramente accertati che però non suscitano altrettanto allarme (la lista dei possibili esempi purtroppo è molto lunga). Non è possibile dimostrare scientificamente l'assoluta innocuità dei campi elettromagnetici, così come di qualsiasi altra cosa: se si tenta di misurare un fenomeno inesistente, l'incertezza statistica fa sì che si ottenga un risultato piccolo ma non nullo. Dato che si compiono molti studi, ognuno dei quali esamina la correlazione tra esposizione ai campi elettromagnetici e diversi tipi di tumore, necessariamente qualcuno di essi mostrerà per qualche tipo di tumore (diverso a seconda degli studi) una frequenza leggermente superiore rispetto al gruppo di controllo, fatto che spinge a sospettare la nocività dei campi (e qualcun altro mostrerà per altri tipi di tumore una frequenza leggermente inferiore, cosa che non si prende in considerazione perché ovviamente nessuno si aspetta che i campi elettromagnetici siano curativi).

In secondo luogo vorrei rilevare che nelle iniziative di protesta e di mobilitazione contro l'elettrosmog, e in alcuni disegni di legge, accanto alle giuste richieste di una pianificazione dei nuovi impianti radio e dell'istituzione di una fascia di rispetto nei pressi degli edifici, sono presenti anche molte proposte che dal punto di vista scientifico appaiono incongruenti. Non giudico l'opportunità dei nuovi limiti proposti nei disegni di legge attualmente all'esame delle Camere, ma faccio alcune osservazioni. Le preoccupazioni dei cittadini, che si riflettono nelle proposte legislative, nascono più dalle stazioni radio base che dal radiotelefono in sé, nonostante quest'ultimo esponga l'utente a campi molto più intensi e tanto più alti quanto maggiore è la distanza dall'antenna più vicina (in quanto la potenza necessaria per la trasmissione del segnale è proporzionale alla distanza). Il ricorso presentato dal Codacons contro gli UMTS, motivato dall'opposizione alla «scriteriata installazione di circa 40.000 nuove stazioni radio base», non mi sembra coerente con l'obiettivo di combattere l'elettrosmog. È vero che le antenne UMTS saranno più numerose di quelle attuali ma la potenza unitaria sarà sensibilmente minore: il livello di campo generato nell'ambiente sarà sensibilmente minore di quello generato dagli impianti di prima generazione, soprattutto vicino alle antenne, dove si misurano i valori più alti. Inoltre le emissioni dei telefoni TACS sono molto più potenti di quelle GSM e UMTS. Una diffusione rapida dei telefoni UMTS potrebbe decongestionare la rete GSM e accelerare lo smantellamento della rete analogica TACS, responsabile dei livelli di campo più alti. Quindi, al contrario di quanto paventato, l'effetto complessivo sarebbe una riduzione dell'esposizione ai campi, sia per la minore potenza delle stazioni radio base sia per quella dei telefoni.

Mi auguro che queste osservazioni non appaiano insensibili alle istanze ambientaliste: al contrario, voglio rimarcare il principio che la difesa dell'ambiente, come qualunque attività politica, deve essere guidata da una approfondita conoscenza dei fatti per essere efficace; in caso contrario non è nemmeno escluso il rischio paradossale di adottare misure che portino più danni che benefici. Nel caso dell'elettrosmog è necessaria una solida conoscenza delle basi scientifiche: come si è visto, anche confondere il campo elettrico con la potenza può portare a valutazioni sbagliate.

Lo scopo di questo articolo è suscitare qualche interrogativo e spunto per saperne di più: i testi presentati in bibliografia e nei link rappresentano a mio avviso una valida base per approfondire.

Andrea Ferrero
Ingegnere di ALENIA Spazio, consigliere CICAP Piemonte
Contatti: andrea.gf@tiscali.it

Legislazione

Normative attuali
Raccomandazione 1999/519/CE del 12/7/1999
D.M. 381 del 10 Settembre 1998
Linee Guida Attuative del D.M. 381/98

Proposte di legge
Progetto di legge presentato da Rifondazione comunista alla Camera
Disegno di legge presentato dai Verdi al Senato

Links

Arpa Piemonte
Autorità garante telecomunicazioni
Enea
OMS
Raccolta di link su campi EM e salute
WWF e elettrosmog

Bibliografia

D.Andreuccetti, M.Poli e P.Zanichelli, Elementi di fisica delle onde elettromagnetiche e nozioni di base sugli indicatori di rischio, Modena, 17-19 settembre 1998.
M. Fronte, Campi elettromagnetici: innocui o pericolosi?, II ed., Avverbi, 1999.
J. Moulder, FAQ - Antenne per telefonia mobile e salute, Medical College of Wisconsin.
diponiblie anche online

Un particolare ringraziamento va a Gianni Comoretto, il cui aiuto nella stesura di questo articolo è stato fondamentale.



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