Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


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Leggende metropolitane a Palazzo Nuovo

Il 19 aprile il Palazzo delle Facoltà Umanistiche ha ospitato una conferenza sulle leggende metropolitane, dal titolo "Che cosa c'è di vero?". Era presente all'incirca un centinaio di persone, per la maggior parte studenti e docenti di materie letterarie.
Il Relatore, Lorenzo Montali, si è laureato in filosofia a Milano con una tesi sulle leggende metropolitane; ha conseguito il dottorato di ricerca presso l'università di Pavia e attualmente è titolare di un assegno di ricerca presso il Dipartimento di Psicologia l'Università Milano Bicocca. Collabora con la rivista Focus, su cui tiene una rubrica mensile sulle leggende metropolitane, ed è il responsabile relazioni esterne del CICAP.
La relazione è stata preceduta da un'introduzione di Stefano Bagnasco, che ha illustrato al pubblico presente scopi ed attività del CICAP.
La parola è poi passata a Montali, che ha iniziato citando alcuni esempi di leggende metropolitane tratti dalla canzone "Mio cugino" di Elio e le Storie Tese e sottolineando un aspetto comune alla quasi totalità di questi racconti: essi non riguardano mai direttamente chi li riferisce o suoi conoscenti, ma sempre amici di amici; chi si occupa di leggende metropolitane tenta di rintracciarne la fonte, ma raramente questa ricerca ha successo.
Nessuno ha scoperto ad esempio chi ha fatto partire qualche anno fa la raccolta di codici a barre (o biglietti dell'autobus usati) che avrebbe permesso acquistare materiale sanitario.
Il relatore ha poi mostrato al pubblico alcune immagini che mettono in luce come la nostra percezione visiva possa essere facilmente ingannata: spesso non vediamo le cose come sono realmente, ma come un certo contesto in qualche modo di costringe a vederle; vengono introdotti anche elementi di desiderio e di esperienza. Nel caso di illusioni ottiche come quella notissima dei due segmenti si può però scoprire l'errore effettuando una misurazione.
Questo non è sempre possibile nello studio delle leggende metropolitane, in quanto esse riguardano spesso fatti non verificabili o realtà sociali che possono dare adito a più interpretazioni.
Spesso alle leggende metropolitane viene data credibilità poiché una spiegazione sbagliata viene comunque preferita ad un'assenza di spiegazione.
Può accadere che la diffusione delle leggende metropolitane venga involontariamente favorita dai giornalisti, che talvolta non pongono sufficiente attenzione nell'accertare l'effettiva veridicità dei fatti di cui vengono a conoscenza. In questi casi è molto difficile convincere poi la gente che si tratta di notizie false, soprattutto se il giornale in questione è ritenuto affidabile.
È il caso dei kit per creare gatti bonsai, che si potrebbero acquistare via internet. Nel sito, ideato per celia da uno studente del Massachussets Institute of Tecnology di Boston, si trova la pubblicità di particolari formine in cui i gattini andrebbero inseriti appena nati. Questi attrezzi, di varie forme a seconda dei gusti del cliente, bloccherebbero la crescita dei malcapitati felini creando così dei mici in miniatura. La burla è abbastanza riconoscibile; un sito che reclamizza un prodotto senza mostrare ai potenziali acquirenti prezzi e modalità di vendita è quantomeno insolito; invece le proteste di chi c'era comunque cascato sono state così numerose da indurre il M. I. T. a rimuovere dal proprio spazio informatico le pagine incriminate; esse hanno però trovato ospitalità altrove, continuando a suscitare scandalo ed orrore in chi le vedeva. Sono partite così catene di e-mail che, denunciando questo barbaro fatto, hanno varcato l'Atlantico giungendo anche in Europa. Anche nel nostro paese c'è chi ha creduto alla faccenda: su un noto quotidiano è apparso un articolo intitolato "Fermiamo l'orrore" ed alcune associazioni animaliste hanno dato avvio ad azioni legali. Per quanto diverse settimane fa siano stati pubblicati articoli che spiegano dettagliatamente il carattere goliardico della faccenda, continuano a circolare in rete inviti a boicottare il sito (chi scrive ne ha ricevuto uno pochi giorni fa).
Raramente all'origine di una leggenda metropolitana vi è però una sola persona. Montali ha definito la maggior parte di esse come "prodotto di un discorso sociale". Quando qualcuno narra fatti incredibili in forma ipotetica ("Pensa se accadesse..."), può succedere che chi lo ascolta fraintenda e riporti la vicenda come reale ("Sai, al bar c'era uno che raccontava che..."); dopo qualche passaggio la faccenda diventa certa ("Hai saputo? È successo che..."). Inoltre, poiché è desiderio di chiunque essere creduto, chi riporta notizie di fatti insoliti tende ad aggiungere particolari per risultare più credibile; questo fatto da origine a differenti versioni delle stesse leggende.
Sbalorditiva è la velocità con cui si originano e si diffondono queste storie, soprattutto se riguardano fatti che hanno impressionato il pubblico; alcuni giorni dopo l'11 settembre, a Milano si raccontava di una signora (naturalmente amica di un amico di chi racconta...) che, avendo compiuto una buona azione nei confronti di un immigrato, veniva ammonita dallo stesso a non prendere la metropolitana nei giorni successivi, poiché vi sarebbe stato un attentato; posso testimoniare che una variante circolava anche qui a Torino: secondo una ragazza che aspettava il tram alla mia stessa fermata una bomba sarebbe esplosa presso il centro commerciale Le Gru; la fonte sarebbe stata un'amica di una sua amica, anch'essa naturalmente ammonita da un immigrato con cui aveva parlato sul pullman. È interessante notare come in questo caso la vicenda sia stata adattata alle caratteristiche di città differenti.
Esistono però anche storie che circolano praticamente identiche in luoghi molto distanti fra loro. Anche negli Stati Uniti si racconta, infatti, dello studente di filosofia che, dovendo svolgere un tema intitolato "Perché studi filosofia?" scrive solo "Perché no?", ottenendo la massima valutazione. Sempre in U.S.A. si racconta dello scolaro che, dovendo spiegare in un tema che cos'è per lui il coraggio, consegna subito il foglio con scritto "QUESTO".
In chiusura ci sono stati diversi interventi del pubblico, chiara espressione di come il relatore abbia saputo stimolare l'interesse dei presenti.

Claudio Pastore



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