Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


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Torino tra la duplice maledizione e una improvvisa Cassandra

Il ricordo di una maledizione tra mito e leggenda

Nell'ultimo S&P si è visto, nell'articolo “La maledizione di Cleopatra”, come sia possibile inventare e fare collegamenti arbitrari al fine di creare leggende di maledizioni.

Più si ripercorre la storia e più è possibile trovare aneddoti che riguardano fenomeni ammantati di mistero, ma che probabilmente, a una attenta analisi e a una eventuale ricerca storica, presentano evidenti falle. Naturalmente, tra questi luoghi di avvenimenti così fantastici, non poteva certo mancare la città di Torino, vertice del triangolo magico, centro di esoterismo in Europa, la Torino magica del Santo Graal, ma anche la Torino demoniaca, la Torino capitale del giallo.

È caratteristica e documentata (in modo sommario) la storia “della duplice maledizione della strega bruciata”, che affonda le radici nella Torino del 600, all'epoca in cui il longobardo Agilulfo, che regnò dal 591 al 616, nominò duca della città Arioaldo, al quale aveva dato in sposa la figlia Gundeberga.
In questa Torino una donna (non si è rintracciato il nome) accusata di chissà quale infamia, fu trascinata presso le Torri Palatine e su ordine del vescovo Ursicino, fu “abbruciata”; trattamento riservato alle persone accusate di stregoneria, non ancora in uso a quei tempi, ma che troverà, con la Santa Inquisizione, una forma di esecuzione capitale.
Si racconta che la donna bruciando abbia lanciato una maledizione contro i suoi persecutori, urlando che, a breve distanza di tempo, il Duomo di Torino sarebbe stato bagnato due volte dal sangue nel medesimo giorno.

Il caso vuole, o forse la predizione è stata inventata “a ritroso” per dare più visibilità al fatto, che qualche tempo dopo, nel Duomo di Torino venga ucciso il duca Garipaldo da un sicario, prontamente, a sua volta, ucciso dagli uomini di scorta. Ora, percorrendo velocemente la linea del tempo, attraverso la Torino medievale, affollata di botteghe di artigiani, mercanti, professionisti, medici, avvocati e notai, una città molto operosa e produttiva, arriviamo a tempi più vicini a noi.
Le vecchie case sono state abbattute e al loro posto e, sullo stesso perimetro, sono state costruite case di tre o quattro piani, mantenendo però quella caratteristica di via medievale Torino.

Una traccia però è rimasta e la troviamo in Via dei Mercanti 9, la casa chiamata “dei Romagnano”, tipica tardomedievale, costruita con pietre disposte a lisca di pesce e listate da file di mattoni, con finestre ogivali e decorazioni in cotto.
Questa casa è stata abitata nell'Ottocento da un singolare personaggio, che si fregiava della qualifica di “mago” (definizione omnicomprensiva), al secolo Vans Clapiè.
Il sedicente mago si considerava un benefattore (pare non operasse a fine di lucro), metteva a disposizione le sue facoltà, si occupava di magnetismo (sull'onda del mesmerismo, corrente pseudoscentifica propugnata dal medico austriaco Mesmer Franz Anton 1734-1815), ma riteneva di avere soprattutto particolari doti di preveggenza (sembra avesse previsto il giorno e l'ora di morte del conte di Cavour e che avesse profetizzato lo sbarco dei Mille in Sicilia, con sei anni di anticipo).
Fece diverse predizioni e ricevette anche un attestato di pubblica riconoscenza, da parte di un certo Ferrero, pubblicata il 3/11/1861 sul giornale “L'Opinione”, che gli assicurò una momentanea fama, ma che gli attirò anche l'irritazione della gente, unita a una buona dose di invidia.
Ma un caso particolare provocò una vera sollevazione contro il Clapiè per la sua smania di anticipare fatti drammatici e vestirsi così da Cassandra (figlia di Priamo re di Troia che ebbe da Apollo il dono della profezia) in un tessuto popolare ignorante (in senso buono) e superstizioso.
Era il 16 ottobre del 1875 e all'angolo di via Pietro Micca, il mago parlò di un sogno, anticipato giorni prima da una lettura di cristalli, nel quale vedeva un negozio andare a fuoco; il fumo denso che fuoriusciva dalla vetrina impediva di vedere l'insegna e, dopo una esplosione, il caseggiato andava in fiamme.
Le persone che l'ascoltavano sbigottirono e i più scettici quando, il 28 ottobre successivo, la drogheria Tortora in via Milano prese fuoco, affermarono che era una coincidenza (gli incendi non erano infrequenti stante le strutture lignee e le inconsistenti norme di sicurezza).
Ma quando alcuni giorni dopo il Clapiè tentò un esperimento nella casa in via dei Mercanti, si sviluppò una colonna di fumo; accorsero i gendarmi e spensero un fuocherello innocuo, ma faticarono molto a sottrarre il mago a una folla inferocita che voleva linciarlo.
Da quel giorno non si seppe più nulla del signor Vans Clapiè che sparì nel nulla; il mago che aveva abitato nella casa medievale, il maggior esperto in Torino di cristallomanzia e arti magiche, il personaggio che si era prodigato e che aveva suscitato riconoscenza e invidia, la novella Cassandra che era capace di prevedere il futuro, non aveva previsto la sua ingloriosa fine.
Questi e altri avvenimenti dimostrano come, nel tessuto storico di una città come Torino, possano convivere fatti storici documentati rigorosamente da diverse fonti e racconti che, per la loro inconsistente attendibilità e la loro carenza documentale, escono dalla storia ed entrano più propriamente in quel fantastico e immaginifico mondo del folclore popolare.

Mario Perazzini

Bibliografia

Renzo Rossotti, Storia insolita di Torino, Newton & Compton Editori, 2002



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