Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


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Arte paleolitica e magia – 2

Come la teoria sia efficace nello spiegare il fenomeno artistico e come possa rendere ridicole alcune ricerche condotte da studiosi desiderosi di rivelare la “potenza magica” delle incisioni rupestri

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Disegno dagli studi di
Breuil per il noto 'Stregone' di Les trois Frères, sala detta 'del santuario'.

Disegno dagli studi di Breuil per il noto "Stregone" di Les trois Frères, sala detta "del santuario."

Dopo aver cercato di suscitare nel lettore una sorta di "diffidenza" verso quelle teorie che troppo frettolosamente ricorrono alla magia per interpretare l'arte paleolitica, cercheremo ora di proporre una linea interpretativa più "scientifica", basata sullo studio dei ritrovamenti e su indagini etnografiche recenti. La teoria della pura rappresentazione o "dell'arte per l'arte" si basa sul presupposto che l'uomo paleolitico aveva una natura necessariamente semplice ed era probabilmente incapace di sviluppare concetti magico-religiosi. I paleolitici sono divenuti artisti perché ammiravano le cose belle che li circondavano e le raffiguravano sulle pareti interne delle caverne, unico luogo in cui quelle immagini sarebbero state al riparo dalle intemperie atmosferiche. Se lasciamo un foglio bianco ad un bambino dell'asilo, egli raffigurerà ciò che gli è più caro: i familiari, la maestra, il cane… La stessa situazione è correlabile all'uomo paleolitico che di fronte alla scoperta dell'arte decide di rappresentare gli elementi a lui più vicini: gli animali, i suoi strumenti, se stesso. Il paragone mi sembra ancora più valido per il discorso della rappresentazione delle mani: non c'è un solo bambino che non abbia, almeno una volta, tracciato su un foglio il contorno della propria mano.
Molte volte la teoria dell'arte per l'arte è criticata secondo presunte illuminanti ricerche svolte sugli aborigeni australiani, osservabili come "neo-uomini paleolitici". Le ricerche dovrebbero provare come la pittura primitiva sia da collegarsi esclusivamente a pratiche mitico-rituali.
In realtà da fonte indigena non si è ancora ottenuta alcuna prova diretta in tal senso e, a volte, i risultati hanno portato a prove contrarie. Come accadde per l'indagine di Mountford che trovò, "in una grotta, dei dipinti raffiguranti la caccia, la cattura e la cottura di un emù, dipinti che avrebbero dovuto contenere tutti gli elementi della magia della caccia. Interrogando gli aborigeni sul significato della pittura, seppe che non aveva alcun significato magico, ma rappresentava solo il ricordo di una caccia fortunata. Se volevano catturare un emù, gli fu risposto, cantavano un canto magico il quale rendeva l'uccello tanto stupido e sonnolento che poteva essere avvicinato e colpito senza difficoltà". Ancora una volta, come abbiamo già visto per altre teorie, gli studiosi fanno supposizioni per nulla avallate da prove tangibili.
Non pretendo, schierandomi a favore della teoria dell'arte per l'arte, di raggiungere la verità. Anzi, credo che la teoria sia ancora imperfetta; ma ritengo che debba costituire il punto di partenza per ogni ricerca seria svolta nel campo dell'arte paleolitica. Un punto di partenza su cui lavorare, interrompendo quella "guerra" a suon di pubblicazioni che da anni si fanno gli studiosi del settore e, soprattutto, interrompendo molte di quelle grottesche ricerche condotte dagli stessi per convincerci delle loro idee. Ne cito tre che reputo, tra le tante, le più goffe. Breuil cercò di convincerci che il disegno di un cervo fosse quello di un sacerdote travestito da animale e ne fece addirittura un disegno. Giedion affermò che le mani ritratte nelle pitture rupestri venivano dapprima mutilate in riti magici, quindi se ne faceva un calco. Per anni cercò, invano, una tribù moderna che facesse un rito simile. Chalet volle invece interpretare alcune impronte nella sabbia di una grotta come la testimonianza di una danza magica svolta in una cerimonia d'iniziazione, salvo poi scoprire che descrivevano il banale andirivieni nella grotta. Senza poi parlare di coloro che nelle pitture hanno visto addirittura degli UFO…

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Lorenzo Balbi
Responsabile Ufficio Stampa CICAP Piemonte
Contatti: lorenzo-20@libero.it

Peter J. Ucko, Andrée Rosenfeld, Arte paleolitica, Il Saggiatore, Milano 1969
Ernst H. Gombrich, La storia dell'arte raccontata da E.H.Gombrich, Einaudi, Torino 1989
Ave Appiano, Capire l'arte, Newton & Compton, Roma 1996
Stefano Zecchi, Capire l'arte, Mondadori, Milano 1999



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