Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


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Il Castello della Manta e l'affresco misterioso

L'Antartide su un soffitto cinquecentesco?

Il castello della Manta

In provincia di Cuneo, sul versante sinistro della Valle Varaita, sorge una fortificazione che, nel XII secolo, unitamente a quella di Revello, Verzuolo, Costigliole e Busca, costituiva una linea di protezione del Marchesato di Saluzzo. La costruzione, non imponente, è molto antica e solo nel 1370 subisce un primo ampliamento per diventare la residenza del Marchese di Saluzzo, Tommaso III. Ma merito della sua fama si deve al figlio naturale Valeriano che, nel 1416 alla morte del padre, nell'ideale di “vita cortese” di forte presa agli albori del 1400, si circonda di artisti e arricchisce il castello di un ciclo di affreschi magnifici oltre che notevole pregio. Nelle poche ma splendide sale e nel sottostante giardino esotico, si svolge la vita di corte dove il fenomeno di mecenatismo contribuisce allo sviluppo di arti figurative. La nostra attenzione viene catturata dallo splendido Salone Baronale, affrescato da Giacomo Jaquerio (1375-1453) che rappresenta “Sfilata di eroi ed eroine” con l'allegoria della ”Fontana della Giovinezza” attribuita a un allievo dello Jaquerio o a suo nipote Giovanni.

Di questa sala, che avrebbe bisogno di una lunga dissertazione storica, politica e artistica (consiglio a tutti una visita in loco), non mi soffermo per passare a una seconda sala denominata ”Sala delle feste”. Questa sala, di epoca rinascimentale, venne edificata, nel corso del 1500, per ospitare balli e ricevimenti; gli affreschi della volta risentono del gusto dell'epoca di ritrarre antichi soggetti romani. Al centro del soffitto è presentato l'episodio del profeta Elia (rapito in cielo su un carro di fuoco), con due tondi a fianco: nel primo figurano tre angioletti e nel secondo una rappresentazione del globo terrestre (poco menzionata negli opuscoli in vendita).

L'affresco misterioso

L'affresco misterioso

Ma cosa ha di particolare questo affresco del planisfero terrestre, di “curioso” e di “misterioso”? In questa rappresentazione trova posto anche l'Antartide (in modo molto approssimativo) che non era ancora stata scoperta nel 1500 e la cui conoscenza, secondo alcuni, prevede una cognizione scientifica che supera le possibilità dei navigatori e dei disegnatori di mappe dell'epoca. Facciamo una breve cronistoria: già nell'antichità i pitagorici e Platone stesso, specu- lavano sull'esistenza di una terra circumpolare nell'emisfero meridionale; al tempo di Claudio Tolomeo (100-170 d.C.) era immaginato un continente a meridione dell'Oceano Indiano e, nel 1570, in una mappa disegnata da un cartografo olandese, Abraham Oertel, viene definita “Terra Australis Incognita”. È proprio alla ricerca di questa “Terra Australis Incognita”, oggi meglio nota come Australia, che il navigatore inglese James Cook (1728-1779), viaggiando per l'emisfero australe a bordo della sua Resolution, ne determina l'esistenza tra il 1773 e il 1774; l'effettiva esplorazione delle regioni antartiche è molto più recente e risale al XIX secolo. Ora, tornando all'affresco del Castello della Manta, quando il soffitto sarà restaurato a cura del FAI, che ne è il proprietario, si potrà accertare quello che alcune guide affermano circa un restauro nel 1700 (queste ipotesi non sono suffragate da testimonianze attendibili). I cultori delle varie ipotesi ufologiche (da Atlantide ai Raeliani) naturalmente asseriscono con certezza che tutto deriva da un popolo, vissuto prima della nostra storia, capace di conoscenze tecnologiche derivate da civiltà extragalattiche, pervenute mascherate (attraverso riti, formule, trattati esoterici e alchemici, segreti dei templari e chi più ne ha ne metta) sino agli uomini del medioevo. Il loro ultimo cavallo di battaglia è la carta di Piri Re'is, disegnata su una pergamena nel 1513 dall'ammiraglio turco Piri Ibn Haci Mehmet, dove viene rappresentata parte del globo terrestre con l'unita Antartide. Anche se il particolare è “curioso” dimostrando peraltro varie inesattezze (il Rio delle Amazzoni compare due volte, i Caraibi sono errati in scala e disposizione, mancano oltre 150 km di costa americana e l'Antartide, pur essendo verosimile, non è così accurata come si vorrebbe far credere), basterebbe leggere le parole scritte a margine dall'ammiraglio Piri, che certifica le basi scientifiche alle quali si è riferito per disegnare la stessa: “Documento basato su antiche carte greche e arabe e su mappe tracciate da Colombo e su carte e resoconti verbali di altri esploratori del Nuovo Mondo”. Tutto ciò dimostra che sia l'affresco del castello della Manta sia le varie carte nautiche del medioevo (compresa quella di Piri Re'is) non sono altro che le varie elaborazioni della capacità rappresentativa dei nostri predecessori, ricchi di coraggio, capacità e di fantasia, ma scarsi di quella tecnologia che ha sorretto il progresso scientifico. L'Antartide, che per i molti cultori di scienze “alternative” rappresenta l'ultimo continente ancora sconosciuto dove porre la mitica Atlantide (ipotizzano uno scorrimento della crosta terrestre sul mantello tale da portare l'isola di Atlantide, descritta da Platone, alle latitudini attuali), ora è unicamente la più grossa riserva di ghiaccio del mondo (oltre il 90% di tutto il ghiaccio della terra) e tale resterà fino a quando non si capirà che la natura dispensa i suoi segreti solo a coloro che li ricercano con metodo scientifico.

Mario Perazzini

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I misteri della mappa di Piri Re'is, di Diego Cuoghi


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