Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


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Reliquie, miracoli, frodi e razionalità

Copertina di Dizionario critico delle reliquie e delle immagini miracolose
Collin de Plancy
Dizionario critico delle reliquie e delle immagini miracolose

Valeva la pena di parlarne. Il Dizionario critico delle reliquie e delle immagini miracolose1 di Collin de Plancy, oggetto della mia tesi di laurea, ha suscitato interesse tra il pubblico del VI convegno nazionale del Cicap. La sessione di poster "L'insolito all'Università" ha così consentito agli interessati di storia del paranormale religioso di discutere su questo testo poco conosciuto e oggi molto difficilmente reperibile.
Ma che cos'è il Dizionario critico delle reliquie e delle immagini miracolose2? Si tratta di un vasto repertorio alfabetico, pubblicato a Parigi negli anni 1821-22, degno della migliore tradizione enciclopedica settecentesca, che elenca tutte le reliquie e le immagini miracolose esistenti o esistite in Europa fino a quegli anni, corredato di aneddoti e informazioni sui culti sviluppatisi al loro cospetto e sui racconti prodigiosi ad esse relativi.
Un'overdose di reliquie, quindi, di spoglie mortali di santi, di parti di esse e dei più svariati oggetti che si pretendeva fossero appartenuti a Gesù, alla Vergine, ai santi o semplicemente che avessero avuto un minimo di contatto fisico con loro. Un'overdose di immagini, soprattutto mariane, alle quali, al pari delle reliquie, si attribuivano poteri miracolosi di diverso genere. Emerge la testimonianza di una religiosità di gusto necrofilo che l'autore, erede dei lumi del XVIII secolo, si propone di arginare inducendo il lettore alla riflessione razionale e al senso critico. Un proposito che egli persegue informando su tutte le assurdità legate a tali culti, come l'esistenza di una stessa reliquia in svariati luoghi diversi o rimarcando il gusto macabro o l'origine pagana soggiacente a molti aspetti di questa discutibile forma di religiosità, che egli considera completamente estranea al messaggio evangelico.

Per farci un'idea circa lo stile e il contenuto del Dizionario delle reliquie, diamo la parola a Collin de Plancy:

"ALBANO, - primo vescovo della Gran Bretagna. Il suo corpo, che fu visitato mille anni dopo la sua morte, fu trovato così integro come se fosse stato vivente, ma si corruppe non appena lo sistemarono nella sua cassa. Questo corpo era ad un tempo, nel quattordicesimo secolo, in Inghilterra, a Roma e a Colonia." 3

"FELICITA,- martire in Africa nel terzo secolo, con santa Perpetua. Il suo corpo era quadruplo. Lo mostravano a Roma, a Bologna, a Vierzon nel Berry e nel monastero di Dèvre, nella stessa provincia. Non si sa dire come il corpo di questa santa sia venuto da Cartagine in Europa. Un'altra santa Felicita patì il martirio a Roma, con i suoi sette figli nel secondo secolo; i leggendari dicono che ella non morì con una qualche dolcezza se non dopo aver visto massacrare tutti i suoi figli, che ella temeva di lasciare al secolo. Il suo corpo e quelli dei suoi figli furono per lungo tempo perduti. Si è saputo tuttavia ritrovarli e li si onora a Roma nella chiesa di San Marcello." 4

Non è difficile notare l'ironia sottile e critica sulle leggende che giustificavano, in modo non sempre credibile, il ritrovamento dei corpi, secoli dopo la loro sepoltura. Naturalmente, ogni esemplare della stessa reliquia aveva, nella maggior parte dei casi, la sua leggenda a sostegno della propria autenticità.
Macabri feticci di dubbia origine, insomma, che presentati tutti insieme in un così vasto archivio non possono evitare di farci riflettere. Pensiamo, ad esempio, al racconto evangelico di S. Giovanni Battista e teniamo conto che, per secoli, esso fu tenuto vivo nel ricordo dei fedeli non solo tramite l'esposizione di una quindicina di teste, che Collin de Plancy rintraccia in alcune chiese europee, ma anche tramite parti distaccate, la cui enumerazione non può che suscitare disgusto:
"Un cervello di S. Giovanni è nell'abbazia di Tiron (...), un altro a Nogent-le Rotrou. Un orecchio sta a Parigi, un altro a Saint Flour e un altro ancora a Praga. Si ricordano inoltre una quarantina di altre teste che non possiamo indicare esattamente con sicurezza." 5

Ma veniamo ai miracoli. Le leggende sulle reliquie e sulle immagini raccolte da Collin de Plancy sono straripanti di soprannaturale e, in molti casi, servivano a sanzionare quei culti superstiziosi che trasformavano la venerazione dei santi in una pratica di medicina alternativa. Molti santi diventavano così titolari di poteri terapeutici assolutamente individuali e fra loro diversificati. Come, ad esempio:

"GUALTIERO, - primo abate di Saint-Martin de Pontoise. Il suo corpo rimase nella sua abbazia, dove egli era morto nel 1099. I religiosi di questa abbazia benedicono un'acqua, nella quale immergono un osso del santo, che essi chiamano acqua di San Gualtiero; essa guarisce dalla febbre. (...)" 6

Pratiche di tipo magico, quindi, e di conseguenza infiniti racconti di miracoli, ai quali l'autore dimostra di non credere. E li confuta, seguendo un filo conduttore assolutamente razionale, degno della migliore tradizione voltairiana e straordinariamente attuale:

"Ma che pochi miracoli ci sarebbero se li si potesse esaminare da vicino, si può persino dire che non ne esisterebbero affatto." 7

Attraverso moltissimi esempi, l'autore ci illustra come i miracoli appartengano quasi sempre a un passato favoloso e incontrollabile, quando non sono eventi di normale origine naturale, attribuiti a fattori soprannaturali per momentanea non conoscenza delle cause scatenanti. Oppure, essi sono il risultato di errori di valutazione o di vero e proprio inganno, sovente considerato necessario perché finalizzato a ciò che veniva considerato un bene supremo. Di fatto, le "pie frodi" hanno rappresentato per secoli un inganno a fin di conversione, un mezzo troppo spesso preferito dagli ecclesiastici per indottrinare il popolo e creare nel contempo vere e proprie industrie del miracolo. Le offerte estorte ai più semplici tramite disgustose menzogne erano solo una delle discutibili conseguenze dell'ingegnosità di chi intendeva mantenere la propria posizione di potere, limitando l'altrui capacità e libertà di giudizio.

"(...) Crocifisso di Boksley. Dopo che Enrico VIII ebbe soppresso i conventi in Inghilterra, tra gli strumenti delle pie frodi che vennero scoperti in questi superbi asili della fannullonaggine si parla soprattutto del famoso crocifisso di Boksley, che si muoveva e camminava come una marionetta. Questo crocifisso veniva chiamato Statua di Grazia. (...) I monaci, sempre ingegnosi, avevano abilmente inventato delle molle che facevano muovere a piacimento questo miracoloso crocifisso; e questa santa industria aveva per lungo tempo edificato gli inglesi devoti e procurato grandi profitti al monastero. (...)" 8

Tramite il rifiuto delle pie frodi, Collin de Plancy esprime e sostiene la necessità di una società caratterizzata dal diritto alla corretta informazione. Una società dove nessuno potrebbe più ingannare impunemente altre persone, per nessuno scopo, una società dove nessuno dovrebbe sottostare a un'autorità interessata a mantenere il popolo in una sorta di eterna infanzia intellettuale e culturale. La conoscenza storica e scientifica diventa perciò un diritto di tutti e la sua diffusione viene elevata a dovere morale, al quale le persone colte non si possono sottrarre.
Il nostro autore delega quindi alle persone "illuminate" 9 il compito di diffondere un'informazione seria, egualitaria e rispettosa della dignità di ogni essere umano.
Quest'ultimo, in sostanza, è il messaggio del Dizionario delle reliquie, un ideale democratico difficile da accettare per coloro che cercavano di governare la società francese dei primi decenni del XIX secolo promuovendo l'ideologia di una necessaria Restaurazione politica e religiosa dopo gli sbandamenti della Rivoluzione e dell'Impero. Un ideale col tempo rinnegato anche dallo stesso Collin de Plancy che, dopo circa vent'anni dalla pubblicazione del Dizionario delle reliquie, si converte ad un Cattolicesimo obbediente e acritico, diventando in questo modo strenuo difensore di tutto ciò che aveva precedentemente criticato. La sua scrittura diventa così paladina delle gerarchie ecclesiastiche del suo tempo e produce molte opere a difesa dei concetti di autorità e di tradizione.
Viene da chiedersi quanto questa conversione possa considerarsi sincera...
Di fatto, indagando sulla biografia dell'autore, emerge che, dopo la pubblicazione del Dizionario delle reliquie, egli dovette affrontare alcuni problemi seri, tra i quali un processo, subito proprio per aver pubblicato tale opera. Nel frattempo, la Francia e l'Europa in genere vedevano uno straordinario revival della magia nonché la diffusione di gruppi esoterici e sette sataniche che sembravano potenzialmente capaci di sostituire la religione cristiana tradizionale con una accozzaglia di superstizioni di vario genere."L'uomo ha bisogno di fede, se rifiuta la vera cade nell'altra" 10, dichiara Collin de Plancy convertito, giustificando così il suo impegno per la causa cattolica.
Ma al lettore di oggi nulla offrono le sue opere di convertito.
La conversione di Collin de Plancy lascia perplessi se si tiene conto che il Dizionario delle reliquie non aveva lo scopo di demolire la fede cristiana, ma anzi, di restituirla alla lettera del Vangelo, depurandola da tutti quei culti feticisti, superstiziosi e assurdi che la inquinavano.
In ogni caso, lasciando da parte i dubbi sulla sincerità della conversione del suo autore, il Dizionario delle reliquie resta un documento che ancora oggi parla al lettore, donandogli elementi utili per uno sguardo disincantato sul paranormale religioso e proponendo un'etica umanistica che non necessita di dogmi e di miracoli. Un messaggio più che mai attuale, che eleva la razionalità a valore assoluto, irrinunciabile e trasversale a ogni fede o ideologia, unica porta di accesso verso un effettivo progresso scientifico e ideologico.

Clelia Canna
Laureata in lingue e letterature straniere moderne, lavora nell'export. Segue le problematiche del paranormale religioso. Fa parte del CICAP Gruppo Lombardia

Bibliografia

Collin de Plancy. 1821-22. Dictionnaire critique des reliques et des images miraculeuses. Paris. Guien.

Note

  1. (1) Collin de Plancy. 1821-22. Dictionnaire critique des reliques et des images miraculeuses. Paris. Guien.
  2. Nel seguito dell'articolo, per brevità, ci riferiremo a quest'opera in termini di Dizionario delle reliquie.
  3. Ibidem, Vol. I, p. 10
  4. Ibidem, Vol I, p. 305
  5. Ibidem, Vol. II, p. 28
  6. Ibidem, Vol I, p. 348
  7. Ibidem, Vol. II, p. 68
  8. Ibidem, Vol. I, pp. 203-204
  9. Ibidem, p. LVIII
  10. Collin de Plancy. 1864. Légendes des commandements de Dieu. Paris. Plon. (p. 6)



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