Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


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La ricerca della verità

Cosa c'è di vero

Questa frase si sente ripetere spesso da una parte di persone (a differenza di chi accetta supinamente quello che gli è propinato senza alcun discernimento), di fronte a fatti che richiedono chiaramente una valutazione.
Il desiderio di scavare nella notizia, di ricercare una motivazione logica e, attraverso una analisi rigorosa, pervenire all'accertamento della verità (vera o presunta), è presente in tutti quelli che coltivano uno spirito critico.
Il fatto di non avere certezze assolute, è stata la molla che ha permesso alla scienza di non avere stasi e di progredire nel corso dei secoli, ma ha creato lo svantaggio di lasciare in uno stato d'incertezza e di insicurezza, le persone che sentono il desiderio di conoscere la realtà nel suo più intimo stato. La verità è la caratteristica di ciò che è vero, rispondente alla realtà, ma ha in sé una forte connotazione di relatività; ci sono numerose verità: c'è la verità soggettiva, oggettiva, personale, intima, la verità storica, rivelata, teologica, di fede, la verità filosofica, esistenzialista, scientifica, etc..
Questo termine fondamentale "verità", non soltanto nel discorso filosofico, ma anche nel discorso comune e scientifica, è fortemente connesso con il problema della conoscenza.
Storicamente è stato affrontato, sin dai tempi antichi, da Aristotele (384-322 a.C.) nella "Metafisica", dai platonici, dai primi cristiani (dove si trova l'identificazione della verità con Dio stesso: "Io sono la via, la verità, la vita"-Vangelo giovanneo), da Agostino (teologo filosofo 354-430), dagli averroisti (nella filosofia medievale era la dottrina che sosteneva la doppia verità, quella dimostrata razionalmente che può differire dalla verità creduta per fede) e così, sino ai giorni nostri, lungo tutta la storia del pensiero occidentale.
Ma se andiamo a guardare il significato etimologico della parola che in greco significa verità (Alétheia: alla lettera "non nascondimento"), vediamo che per essere onesto con se stesso, non bisogna ignorare la necessità di cercare di portare alla luce il massimo della conoscenza, per arrivare ad accertare, con consapevolezza, la realtà che ci circonda.
Quello che è conoscibile con i nostri sensi e con i mezzi messi a disposizione dalla tecnologia scientifica, ha la forza di fornirci almeno una verità conoscibile, mai però incontrovertibile, una verità scientifica. Nel nostro mondo convivono fattori razionali, espressi da menti razionali, e fattori irrazionali, lasciati ad un arbitrio mutevole, immaginifico, fantastico, che trasuda di misticismi magici che affondano le radici in quel substrato esoterico di un'età ormai passata e che non ha prodotto che scarsa consapevolezza del sé, e che si nutre del più bieco oscurantismo medievale.
Questa proliferazione d'astrologi, di maghi, di sensitivi, di cartomanti, di sedicenti chiaroveggenti, non è altro che il colpo di coda di una vecchia storia di prevaricazione sull'uomo, che ormai libera dei trabocchetti dell'ignoranza, vorrebbe alzarsi ad un altro livello di umanità, più consapevole dell'essere su questo mondo, non in forza di un disegno divino o naturale, ma per caso, affermando la sua unicità nella storia del mondo.
Non c'è traccia di egoismo o di arroganza in tutto ciò, ma c'è il desiderio di affermare che, in questa grande occasione che ci capita, dobbiamo liberarci di quei fardelli inutili che bloccano le nostre capacità intellettive, che hanno permesso l'avanzare continuo della scienza (conoscenza), relegando a miti e leggende (argomento peraltro interessante sotto l'aspetto antropologico) tutto ciò che completa la lunga storia dell'uomo.
Anche se la fantasia, non lo nego, aiuta a vivere e non dobbiamo assolutamente bandirla dalla nostra mente, il razionale deve convivere con la fervida immaginazione per completarsi e per attingere da essa quello stimolo ad osare di immaginare un futuro migliore, pieno di speranze concrete, dove lo spirito critico possa convivere con lo spirito estroso, mantenendo però le proprie competenze specifiche.
Nell'ottica del "non nascondimento" l'intenzione è di progredire nella necessaria conoscenza, senza presunzione di aver scoperto tutti i segreti della vita, tutte le leggi della natura, sempre spronati nell'infinita ricerca, ricordandoci, a monito, l'ultimo detto, prima di morire, di Pierre Simon Laplace (astronomo, matematico e fisico 1749-1827) "Ciò che sappiamo è poca cosa; quello che non sappiamo è immenso".

Mario Perazzini



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