Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


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Perché si crede

Il 27 aprile Maurilio Orbecchi, medico psicoterapeuta specialista in psicologia clinica, nella sala conferenze del "Centro servizi per il volontariato" di Via Toselli 1/A a Torino, ha cercato di spiegare perché la credenza nei fenomeni paranormali è così diffusa nonostante oltre un secolo di indagini non abbia prodotto prove della loro esistenza.

Maurilio Orbecchi ha innanzitutto spiegato che la dicotomia credere-sapere, come anche bene-male e bello-brutto, è un esempio di immagini collettive universali non riducibili al contesto (sociale, culturale, istituzionale) in cui le si trova. Bisogna cioè distinguere tra il credere in sé e il contenuto della credenza (la dottrina): mentre il secondo riguarda il pensiero, è legato ad istituzioni che lo promuovono, il primo appartiene alla sfera emotiva e psicologica. Si trovano atteggiamenti religiosi in molte attività “laiche” all'apparenza (tifo, psicoterapia, difesa della natura, politica1), ma che in definitiva non sono diverse dalla religione se non nella dottrina. Capita spesso che persone che escono da una religione ne abbandonino solo la dottrina, senza lavorare sulla parte emotiva e psicologica di sé stessi e ricreando i difetti della credenza precedente nelle nuove attività in cui si cimentano.

Alla base del bisogno di credere vi sono elementi connaturati all'esistenza umana. Primo fra tutti è la paura della morte, così profondamente incisa dentro di noi che è possibile superarla solo in rari casi; Orbecchi ricorda la propria esperienza in un reparto di malati terminali, dove i più o negavano la propria condizione o cercavano conforto nella speranza offerta dalle pratiche alternative, mentre quasi nessuno era consapevole della propria sorte. Inoltre la condizione umana (nascita non per scelta, piccolezza di fronte all'universo, solitudine, mancanza di chiarezza sul senso della vita, precarietà, dolore, morte) è di per sé assurda, molto difficile da reggere e comprendere, e ciò porta a prendere in considerazione o ad accettare certe proposte di spiegazioni proprio perché assurde - atteggiamento condensato nel motto “credo quia absurdum” (credo perché assurdo) di Tertulliano, uno dei padri della Chiesa.
Religione e magia hanno in comune la fede in situazioni che vanno al di là dei dati di conoscenza verificabili, ma si distinguono per la prospettiva esistenziale che sottintendono. La religione offre una visione complessiva del mondo in cui l'io è impotente, ma in cui esiste comunque una volontà esterna, che può essere anche il semplice divenire della natura, che dà senso alla vita se ci si abbandona; non tenta cioè di eliminare ciò che spaventa le persone, ma ne consente il superamento in una dimensione spirituale esterna ad esse e, più in generale, alla sapienza del mondo. La religione è una vera categoria dello spirito che permette all'uomo di indagare sé stesso e di esprimersi creativamente in letteratura, poesia, arte, architettura e così via. La magia, invece, si preoccupa di far funzionare bene le cose qui e ora, di cancellare dalla quotidianità il negativo. Religione e magia si rivolgono quindi a persone con diversi valori: a chi cerca il senso della vita la prima, a chi vuole risolvere i propri bisogni materiali la seconda; questo spiega l'esplosione della magia proprio in questo periodo storico.
Ovviamente questa categorizzazione mira più a evidenziare le due prospettive che a descrivere ciò che si vede nella pratica concreta della religione e della magia, in cui spesso sono presenti entrambi gli atteggiamenti.

Una domanda che spesso si pone il CICAP è perché molte persone intelligenti credano ad affermazioni assurde, consultino i maghi prima di prendere decisioni, etc. Normalmente per intelligenza (cognitiva) si intende ciò che è misurato con il QI attraverso test standard. Sebbene non esista consenso su che cosa di preciso sia misurato da questi test, ne è stata provata l'utilità pratica nella vita quotidiana. Recenti ricerche di neuroscienziati come Damasio e Ledouxhanno però mostrato che la rottura dei collegamenti cerebrali tra le aree dedicate alle emozioni e il resto del cervello rende i soggetti colpiti incapaci di prendere delle decisioni, nonostante mantengano prestazioni di QI elevato. Ne segue che le decisioni non sono mai un'attività puramente razionale, ma una combinazione di razionalità ed emotività, o, detto altrimenti, non dipendono solo dall'intelligenza cognitiva, ma anche dall'intelligenza emotiva; la prima non può dunque essere il parametro per valutare la propensione ad abbracciare credenze irrazionali. Più in generale, si può affermare che il comportamento dipende profondamente da situazioni psicologiche.
Inoltre, poiché è radicata la tendenza ad abbracciare una visione del mondo, in maniera più o meno consapevole2, sia sotto l'aspetto emotivo che sotto quello razionale (totalismo), è necessario avere ben chiaro che anche all'interno di una visione scientifica il substrato irrazionale “di fede”, con tutti i comportamenti missionari e fanatici conseguenti, può essere molto elevato. E' dunque necessario che l'uomo sia consapevole che la differenza tra credenze e conoscenze non riguarda soltanto l'acquisizione di un metodo, né tantomeno di una dottrina, ma anche l'accettazione dell'atteggiamento e della filosofia di fondo che sono alla base della scienza e che si ritrovano nella filosofia illuminista, la quale, pur mostrando i limiti delle altre visioni e combattendole attraverso una forte polemica culturale e di informazione, non ne impedisce comunque le espressioni. Orbecchi ritiene dunque che qualsiasi atteggiamento persecutorio sia determinato da problemi personali che nulla hanno a che fare con la scienza. C'è quindi il rischio molto concreto di trasferire il coinvolgimento emotivo dell'esperienza religiosa alla discussione delle affermazioni scientifiche e di soddisfare il bisogno di protezione con la conoscenza scientifica, riproducendo atteggiamenti oscurantisti ove meno ce se si aspetterebbe. Segni di tale fraintendimento sono, sul piano emotivo, l'intendere un errore come una dissacrazione della Verità e il prendersi troppo sul serio, nell'azione pratica, la tendenza a passare dall'azione educativa a quella giudiziaria (la riproposizione della caccia alle streghe che l'Illuminismo aveva combattuto). Un esempio storico di questo atteggiamento è fornito dall'identificazione di sé col destino biologico di cui erano convinti i nazisti.

Da un punto di vista personale, non è sufficiente quindi soltanto mostrare i limiti della magia e delle pseudoscienze, cosa che ha ovviamente un chiaro significato culturale, ma anche cercare di interrogarsi, mirando all'acquisizione di un equilibrio interiore che consenta di smussare le proprie spigolosità al fine di non presentare al mondo un Io intollerante che avrebbe in sé molto del religioso, nel senso oscuro della parola.
Il compito del CICAP, conclude Andrea Ferrero, deve essere appunto quello di limitarsi a diffondere il metodo scientifico e di lasciar trarre le conseguenze alle singole persone.

Note

  1. La politica moderna nacque nel Settecento quando la diffusione dei giornali fornì argomenti di discussione alternativa alle dispute teologiche che avevano dominato la cultura dei secoli precedenti.
  2. Questo fatto è stato molto ben osservato durante le indagini del CICAP, in cui si è scoperto che quasi sempre maghi, sensitivi, etc. sono in buona fede. Secondo Orbecchi, anche una persona che comincia convinta di non avere doti paranormali nella maggior parte dei casi finisce con l'autoconvincersi dei propri poteri, anche perché se non si è convinti è assai difficile convincere gli altri, come spiegato su tutti i manuali per venditori.

Sergio Chiappino



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