Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


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“Tre civette sul comò”

22 febbraio 2005 - Ambarabàciccìcoccò. In principio era una filastrocca. Questa sera le "tre civette sul comò" (così recitava il titolo) si sono date appuntamento presso l’Unione Industriale di Torino di fronte ad una platea di qualche centinaia di persone. Un giornalista scientifico, Piero Bianucci, un filosofo, Maurizio Ferraris, e un logico matematico, Piergiorgio Odifreddi, si sono alternati raccontando qualcosa delle loro rispettive (e rispettabili) discipline. E proprio la loro rispettabilità si è rivelata il filo conduttore dei loro brillanti monologhi.
Bianucci ha aperto la serata ricordando la sempre maggior diffidenza verso la Scienza, troppo spesso confusa con il cattivo uso politico che viene fatto della tecnologia, e spesso (paradossalmente) vissuta in contrapposizione con ciò che è Naturale e quindi Buono. Con una serie di esempi molto vicini all’esperienza comune, il giornalista ha elencato innumerevoli casi di pervasività della Scienza nella vita quotidiana, dal motore elettrico dei frullatori (un’invenzione ispirata a Galileo Ferraris dagli spiragli alternati di luce e ombra, colti passeggiando sotto i portici torinesi) fino al Compact Disc e ai suoi innumerevoli e invisibili fori che ne codificano le melodie, per concludere con i navigatori satellitari, che senza le correzioni matematiche introdotte grazie alla scoperta della Relatività Ristretta e di quella Generale, produrrebbero un errore di localizzazione pari a 11 chilometri. Il filosofo Maurizio Ferraris ha elencato una serie di questioni per la cui analisi la Scienza non avrebbe molti argomenti da proporre; dall’ambito dell’Estetica («La montagna incantata è un capolavoro») a quello dell’Etica («E’ male picchiare i vegliardi»), dal concetto di Proprietà («Questa penna è mia») a quello delle questioni più vaghe e difficilmente definibili («Quando è cominciata esattamente la guerra di Waterloo?»). La rispettabilità della Filosofia in quanto disciplina di studio si scorgeva solo indirettamente nelle parole di Ferraris, maggiormente intenzionato a denunciare (o meglio, enunciare, perché non traspariva intento polemico nelle sue parole) gli intrinseci limiti della Scienza. Certo è che, dal discorso del filosofo torinese, non era immediatamente chiaro che la filosofia avesse un ruolo nella discussione degli argomenti da lui citati più di quanto avrebbero potuto averlo il misticismo o la religione.
Il logico Piergiorgio Odifreddi ha concluso la serata con un intervento dall’usuale tono canzonatorio ed esplicitamente anticlericale, esaltando a sua volta la rispettabilità e la centralità della Logica Matematica nella riflessione sui grandi temi come quello della religione, della politica e della società. In un turbine di racconti e riflessioni paradossali, infarcite di irriverenti giochi di parole, il Beppe Grillo della matematica ha mostrato l’aspetto logico e numerico di alcune realtà legate all’ambito religioso: l’assoluta (e illogica) discordanza tra il testo del Terzo Segreto di Fatima e la scena dell’attentato al Papa; il rapporto tra il numero di malati che vanno a Lourdes e quelli effettivamente miracolati, enormemente più basso del rapporto tra i malati nel loro complesso e quelli che guariscono per remissione spontanea; l’apparente (politeistica?) proliferazione, nelle città più varie (Fatima, Lourdes, Medjugorje), di Madonne, una delle quali (per turismo?) si trovava in piazza San Pietro proprio nell’istante in cui un cecchino sparava al pontefice... Le frecciate di Odifreddi sono poi state dirette a Socrate e alle "voci" di cui racconta in molte occasioni ("Oggi gli avrebbero consigliato uno specialista"), per concludere — rispondendo idealmente alle provocazioni di Ferrarsi — sul ruolo che la matematica può assumere all’interno della Politica e dell’Etica nel suo individuare ciò che è meglio ("più bene") e peggio ("più male") con un’opportuna applicazione della Teoria dei Giochi. L’implicito invito del titolo della serata era quello di fare, appunto, una "conta" per individuare uno dei tre. Fatti due calcoli, ho potuto in conclusione fare la mia conta in modo acconcio, scandendo i relatori in ordine cronologico inverso relativamente alla loro relazione e finendo, così, su Piero Bianucci.
Questa, scriverebbero Pauwels e Bergier - ha avverato il sogno della telepatia, della chiaroveggenza, della precognizione e della telecinesi con altrettanti strumenti tecnologici che consentono di trasmettere a distanza i pensieri nell’etere, osservare in diretta TV quel che accade sulla faccia oscura della luna, conoscere in anticipo le condizioni atmosferiche e spostare le montagne con l’azionamento di minuscoli joystick; aspetti "stuporosi" per i quali, purtroppo, la scuola italiana ha ben poca cognizione e sensibilità. Dal canto suo, quello di Odifreddi è stato uno show memorabile, condito di tante e tali riferimenti intertestuali da produrre quello stesso piacere culturale che si prova a leggere Il Pendolo di Foucault a caccia delle citazioni nascoste; quella che è ormai una firma inconfondibile, la scollacciatura, è stata anche un suo limite. L’irriverente (e dal mio punto di vista del tutto condivisibile) Analisi Logica delle dinamiche miracolistiche legate all’attentato al Papa — straordinaria arma retorica più volte impugnata dalle associazioni atee che di Odifreddi fanno un portabandiera — avrebbe potuto esser presentata sulle più assurde (e davvero illogiche) implicazioni della Fisica Quantistica o quella Relativistica, che sorgono nel loro aspetto più schizofrenico e folle quando vengono confrontate con le più intuitive leggi che vigono alle nostre dimensioni di esseri umani; arma retorica, questa, troppo spesso impugnata da improvvisati teorici del paranormale e delle più becere pseudoscienze.
Beninteso: le mie viscere amano Odifreddi per la sua mancanza di pudore e perché, come un bambino, non smette di gridare (anche in chiesa, durante la messa) che il re è nudo; peccato che a volte — in un eccesso di realismo — ne illustri con dovizia anche i brufoli, i comedoni e i punti neri dai quali (va detto) neppure la Scienza è immune. Solletica maggiormente il mio animo romantico l’eloquio disteso di Bianucci, apprezzamento che certo deriva da una mia particolare sensibilità verso i miracoli più autentici che accadono, i fenomeni "normali". Sebbene non abbia fatto cenno al ruolo della Filosofia nella società contemporanea, bisogna invece dar atto a Ferraris di aver colto degli ottimi esempi di questioni complesse ed (parzialmente, aggiungo io) estranee al dominio della Scienza. Mi torna in mente, a questo proposito, la breve e intensa poesia di Catullo dal prologo quasi informatico - "Odi et Amo", zero e uno. Cifre che ormai, grazie al digitale, traducono e regolano tutto quello che ci circonda; ma che non riescono ad estirpare la spinta ad interrogarci sull’Assurdo di cui è costituita la realtà umana. Perché questo accada, lo ignoro. Sed fieri sentior. Et excrucior.

Mariano Tomatis



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