Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


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La parrucca del Templare

L'uomo della Sindone è Jacques de Molay?


Fig 1: Jacques de Molay

Tra i vari argomenti affrontati da Cristopher Knight e Robert Lomas nel volume “La chiave di Hiram” (edito in Italia da Mondadori) quello che attira subito l'attenzione, riguarda le “prove” - che i due autori sostengono di aver trovate - che consentirebbero di affermare che l'immagine dell'uomo della Sindone sia quella dell'ultimo Gran Maestro dei Templari, Jaques de Molay, torturato dagli inquisitori e deposto in una sindone prima di ventre arso vivo sul rogo. Le pseudoargomentazioni scientifiche ricordate da Knight e Lomas rappresentano, in realtà, la negazione stessa della storia, o meglio, la totale ignoranza e mistificazione di un argomento così complesso e articolato come quello del presunto rapporto tra Sindone e Templari. Ma procediamo per gradi.
«Alla morte di Tibald Gaudin, gran maestro del tempio, furono in pochi a sorprendersi della nomina di Jaques de Molay al più alto ufficio dell'Ordine», leggiamo nella Chiave di Hiram. Per smentire questa affermazione, è sufficiente ricordare brevemente come in realtà si svolsero i fatti immediatamente precedenti all'elezione di Jacques de Molay. Egli nacque nel 1244 circa e intraprese il noviziato nei Tempio di Beaune, a quel tempo sotto la giurisdizione del Gran Priorato di Champagne-Voulaine. Attorno al 1265 fu ricevuto nell'Ordine nella stessa Beaune, in Borgogna, da Amaury de la Roche, Maestro di Francia, e da Humbert de Pairaud, visitatore generale del Tempio di Francia, Inghilterra, Germania e Provenza. La sua elezione a Maestro non fu delle più semplici. Il dibattito fu acceso, viste due autorevoli candidature che gli furono opposte: Hugues de Pairaud, che era stato siniscaico dell'Ordine per sedici anni, e Gerard de Villiers, tesoriere e comandante del Tempio di Parigi. De Molay fu eletto al vertice dei Templari soltanto nell'autunno del 1294, a Cipro, approfittando dell'assenza del suoi due rivali più quotati. Jaques de Molay non fu mai un Maestro all'altezza della situazione. Negli anni in cui si svolse il processo, la fase più delicata di tutta la storia dell'Ordine, egli non riuscì ad organizzare nulla di rilevante per salvare se stesso e i suoi fratelli dalla rovina. Fu un uomo mediocre, culturalmente e giuridicamente limitato per intraprendere azioni risolute. Forse, nella sua ingenuità, riteneva di poter difendere e tutelare l'Ordine semplicemente ribadendo la sua assoluta trasparenza e l'ortodossia dei comportamenti dei suoi compagni. Probabilmente nemmeno il più abile e diplomatico dei maestri sarebbe riuscito ad evitare la soppressione. Ciononostante, il giudizio su Jaques de Molay resta, nel complesso, negativo.
Jaques de Molay fu dunque effettivamente l'ultimo Gran Maestro dell'Ordine dei Templari, arrestato nell'ottobre del 1307 dai balivi e dai siniscalchi regi su ordine di Filippo il Bello di Francia nel nome dell'Inquisizione. Storicamente non ci sono notizie precise su come venne torturato; è addirittura possibile che il Gran Maestro e altri dignitari non abbiano subito le violenze degli inquisitori. L'autorevole storico tedesco Heinriche Finke, per esempio - autore di un volume monumentale sul processo ai Templari - ritiene che Jacques de Molay non sia stato mai torturato dagli inquisitori. «Che Jaques de Molay sia stato sottoposto a orribili torture non è da dubitarsi», assicurano invece Knight e Lomas. Da quale documento possano trarre una conclusione così definitiva non è dato sapere. Gli autori affermano che, dopo le pesanti torture inflitte a de Molay, il grande inquisitore Guillaume Imbert prese un lenzuolo e vi avvolse il corpo ormai quasi cadavere, come ultimo segno di disprezzo verso la massima autorità templare. Questa affermazione, tuttavia, è facilmente confutabile e non trova alcun fondamento storico. Anzitutto il corpo dell'uomo della Sindone è certamente quello di un morto ed è stato provato, oltre ogni ragionevole dubbio, da illustri medici legali e biochimici: l'individuo non respirava nel momento in cui fu avvolto nel lenzuolo altrimenti, anche con una respirazione ridotta al minimo, avrebbero dovuto essere visibili degli aloni in prossimità delle narici. Perciò, l'ipotesi dello svenimento di Jaques de Molay e del suo “risveglio”, per essere poi bruciato al rogo come relapso sull'Ile de Paris, è scientificamente insostenibile. L'altro aspetto che Knight e Lomes non hanno per nulla tenuto in debita considerazione è l'età anagrafica del Gran Maestro dei Templari e quella dell'uomo della Sindone; i medici hanno stabilito che si tratta del cadavere di un individuo di sesso maschile con una robusta corporatura, la cui età si aggira, grossomodo, sulla trentina. Bene, sappiamo per certo che quando, egli doveva avere circa settant'anni. Ed ecco, allora, che la fragile costruzione storica dei due ricercatori inglesi cade in frantumi. Come si può sostenere che l'uomo della Sindone sia un individuo di settant'anni?
L'ultima inconsistenza storica presente è il ritratto di Jaques de Molay che nella “Chiave di Hiram” viene raffrontato con quello dell'uomo della Sindone.
In effetti il ritratto affiancato a quello dell'uomo della Sindone presenta alcune innegabili somiglianze: capelli folti, barba lunga e bipartita, naso lungo. Gli autori, però, omettono di citare da dove provenga quella immagine. Ed è qui che il libro si dimostra ancora una volta frutto di mera speculazione sul nulla storico. Nelle fonti iconografiche citate in fondo al volume, per ciò che riguarda il ritratto di de Molay, Knight e Lomas affermano che esso proviene dalla loro collezione privata. Che cosa significa? Vi chiederete voi. Semplice: o gli autori non sanno da quale manoscritto o miniatura provenga quel ritratto, oppure l'ha disegnato qualche loro amico. Viste le caratteristiche del tratto, si può ragionevolmente ipotizzare che esso sia stato dipinto alla fine del XVIII secolo o, al massimo, all'inizio del XIX, vale a dire quasi coevo al più noto ritratto di Jaques de Molay. Non esiste una raffigurazione del Gran Maestro risalente al XIV secolo. Non c'è dubbio che quello stereotipo di de Molay sia notevolmente successivo. Inoltre, in entrambi si nota chiaramente l'età anagrafica di cui forse erano all'oscuro solo Knight e Lomas, a quanto pare.


Fig 2: dal Royal
Manuscript 20 C VII

La più nota rappresentazione resta quella del Royal Manuscript 20 C VII, conservato nel British Museum di Londra, databile verso la fine del XIV secolo (fig. 2).
In esso sono raffigurati il Precettore di Normandia Geoffroy de Charny (ca. 1251- 1314), e Jaques de Molay, legati ad un palo e bruciati vivi. Anzitutto, nessuno dei due presenta i segni delle tumefazioni provocate dalle presunte torture di cui parlano i due ricercatori inglesi. Secondariamente, uno di essi ha la barba, ma entrambi hanno i segni della tonsura monacale e questo particolare è nettamente visibile.


Fig 3

Basta osservare anche una miniatura (fig.3) presente nella Chronica di Giovanni Villani del 1340 ca., conservato nella Biblioteca Vaticana (cod. Ching. LVIII, 296, f. 191v.), in cui sono dipinti dei cavalieri templari arsi vivi dall'Inquisizione: Tutti, nessuno escluso, hanno sì la barba lunga, ma anche la tipica tonsura monacale che veniva praticata a tutti i fratelli dell'Ordine. Knight e Lomas potrebbero forse replicare che a Jaques de Molay venne messa una parrucca.

Antonio Lombatti
Direttore della rivista scientifica Approfondimento Sindone
Fonte: Avvenire, 20 agosto 1997



Sindone
Ricerca scientifica e pseudoscientifica sul telo conservato nel Duomo di Torino


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