Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


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La Sindone e le storie impossibili (1)

Il punto sulla ricerca (pseudo)scientifica in attesa della prossima ostensione PARTE 1

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Un articolo sulla Sindone non potrà mai essere completamente esaustivo: la vicenda della reliquia torinese è intrecciata indissolubilmente in una curiosa miscela di sapere, forse unica, che abbraccia quasi tutto lo scibile: storia, archeologia, botanica, chimica, medicina legale, esegesi biblica, storia dell'arte, paleografia, numismatica, antropologia, fisica e non so quanti altri campi di ricerca. Ciascuno studioso, a modo proprio, ha cercato di fornire un contributo che potesse aiutare la scienza nell'emettere un verdetto definitivo e credibile sull'autenticità o sulla falsità della reliquia. Negli ultimi cent'anni di sindonologia il dibattito, però, si è mostrato un vero e proprio scontro senza esclusione di colpi e, talvolta, di insulti. Per controbattere punto per punto alle tante falsità dette e scritte sulla Sindone in questi ultimi decenni basterebbe a malapena un libro.
Purtroppo, gli studiosi si sono faziosamente divisi seguendo le proprie convinzioni personali: da una parte gli atei e gran parte dei protestanti, sostenitori della non autenticità della reliquia; dall'altra i cattolici, che sfruttano ogni mezzo a loro disposizione (bollettini parrocchiali, radio e TV private ecc.) per fare opera di persuasione e di catechizzazione. Occorre, quindi, rimarcare che la ricerca scientifica seria e rigorosa deve prescindere dalle motivazioni religiose di ciascuno studioso per proporre documenti ed esami e, quindi, valutarli criticamente. Come vedremo, la scienza, la storia antica e la letteratura forniscono una soluzione chiara, evidente e inequivocabile, nonostante i frequenti tentativi di manipolazione delle fonti storiche e letterarie.
Molto spesso mi sento rivolgere domande circa l'attendibilità dei test di laboratorio condotti sulla Sindone. Lo storico, ma anche il semplice appassionato di questo argomento, è talvolta disorientato da esami che sembrano contraddirsi in modo inconciliabile: chi sostiene che le macchie rosse presenti sul tessuto sindonico siano sangue umano1, chi, invece, ritiene che si tratti di un semplice pigmento colorante medievale2. La realtà è che la disinformazione fatta in questi anni dai mass media ha creato un'ignoranza profonda per ciò che riguarda la ricerca sindonica. Senza parlare dell'opera di vera e propria falsificazione sistematica delle fonti letterarie e di interpretazione storiografica faziosa promossa da alcuni studiosi cattolici integralisti. Qui non si tratta di offendere le convinzioni religiose dei credenti o di creare dubbi negli atei: la fede individuale di ciascuno di noi è una questione profondamente interiore e soggettiva, che non può essere sondata né messa in dubbio dalla scienza.
Per evitare di dilungarmi eccessivamente, concentrerò questo mio intervento su due argomenti: la datazione con il 14C effettuata nel 1988 e l'assenza di riferimenti storico-letterari sulla Sindone per almeno XII secoli dopo la morte di Gesù Cristo. Entrambi questi argomenti risultano avere un ruolo decisivo nel dibattito scientifico. Partiamo dall'esempio più emblematico: la radiodatazione della Sindone. Luigi Gonella, docente di Strumentazione Fisica al Politecnico di Torino, fu incaricato direttamente dal cardinal Ballestrero di sovrintendere tutte le operazioni scientifiche che portarono alla datazione con il radiocarbonio e di vigilare sulla regolarità e sull'ortodossia dei prelievi del tessuto. Nel 1988, dopo il risultato dei tre laboratori (Tucson, Zurigo, Oxford), che collocavano la Sindone nel basso Medioevo, fu montata ad arte una vera e propria campagna denigratoria contro Gonnella, reo, a detta dei sostenitori ad oltranza dell'autenticità della Sindone, di non aver "vigilato a dovere". L'illustre fisico, allora, si fece da parte e cercò di uscire da un dibattito senza esclusione di colpi che il risultato della radiodatazione aveva provocato. Lapidaria la sua risposta circa la possibilità di errore dei test al 14C:

Qual è il punto chiave? è un compito che potrei dare ai miei studenti. Per ringiovanire il tessuto di circa 1300 anni per farlo risalire all'epoca di Cristo bisognerebbe aver sostituito l'85% del carbonio. Ciò vorrebbe dire distruggere la struttura stessa del lino. Come è possibile sostituire 5 atomi su 6 di carbonio, senza mandar per aria tutto?3

Probabilmente occorrerà attendere il 2000, visto che si parla di nuove indagini scientifiche sul telo, per mettere tutti a tacere o forse, come già accadde nel 1988, per inasprire ulteriormente il dibattito. E' possibile che, se i prossimi test dovessero stabilire una datazione del I secolo d.C., si verifichi un'analoga campagna denigratoria dei sostenitori della falsità della reliquia. La questione non è però così semplice. Anche William Meacham, della Hong Kong Archaeological Society, autenticista convinto, ha affermato che: "Un'età radiocarbonica di 2000 anni non sposterebbe la bilancia verso l'autenticità, poiché solo il panno e non l'immagine verrebbero così datati".4
Al limite del codice penale anche le affermazioni di altri autenticisti: essi affermano che i campioni della radiodatazione furono prelevati da rammendi medievali esterni o, addirittura, che i frammenti di Sindone furono sostituiti. Basta ricordare, che all'intera operazione dei prelievi assistettero Franco Testore, titolare della cattedra di Tecnologie tessili al Politecnico di Torino, e Guy Vial, direttore del Museo Tessile di Lione. Insomma, due leader mondiali per ciò che riguarda i tessuti. Possibile che due luminari come Testore e Vial non si fossero accorti che il tessuto che stava per essere prelevato fosse un rammendo esterno e non la Sindone? A questa domanda retorica tutti possono rispondere semplicemente osservando il curioso disegno a spina di pesce 3/1 del tessuto della Sindone, impossibile da confondere con la banda di stoffa laterale. Ma c'è di più. Al prelievo erano presenti Michael Tite, direttore del British Museum di Londra, nominato garante dal Vaticano, e mons. Renato Dardozzi, in rappresentanza dell'Accademia Pontificia delle Scienze, il quale ha sempre dichiarato che le procedure seguite furono regolarissime. Ora, le spiegazioni possibili sono due: o gli illustri accademici e religiosi presenti all'operazione di prelievo dei campioni di tessuto della Sindone erano in realtà degli incompetenti, il che mi sembra assurdo; oppure ci fu un vero e proprio "complotto massonico", come ha sostenuto lo scomparso cardinale Anastasio Ballestrero5. E questo, sinceramente, mi sembra ancora più ridicolo. I tentativi di mettere in dubbio i risultati pienamente concordanti degli esami al 14C dei tre laboratori proseguirono senza sosta.
Nel 1993 un biologo dell'Università di San Antonio, nel Texas, Leoncio Garza-Valdès, affermò di aver scoperto che alcuni reperti archeologici risalenti ai Maya erano ricoperti da microrganismi del genere Lichenothelia, sostanze organiche che vi formerebbero sopra una patina bioplastica non facilmente identificabile. Questo fungo Ä a detta di Garza-Valdès Änel caso di radiodatazione in laboratorio ringiovanirebbe il tessuto. Tale teoria, tuttavia, è stata messa in dubbio dagli stessi organi di stampa della Diocesi di Torino, che hanno pubblicato un'intervista a A.J.T. Jull, dell'Università di Tucson che effettuò i test al 14C, il quale ha dichiarato con inequivocabile chiarezza:

Anche se vi fosse un fungo [rimasto sulla Sindone dopo le operazioni di ripulitura dei campioni prelevati] questo incorporerebbe il carbonio dal tessuto e avrebbe un contenuto in 14C simile a quello del tessuto stesso.6

Inoltre, lo stesso Jull, in un'altra occasione, è stato ancora più chiaro circa la possibilità che i campioni della Sindone datati con il metodo del radiocarbonio non fossero stati trattati e puliti accuratamente:

Il nostro campione della Sindone era molto pulito e su di esso non c'era alcuna patina. Anche se ipoteticamente quel microrganismo ci fosse stato, la quantità necessaria per far sballare di 1300 anni la radiodatazione sarebbe stata visibile a occhio nudo.7

La questione che l'incendio del 1532 abbia potuto provocare un errore nella datazione al 14C è talmente assurda che meriterebbe di essere liquidata con un paio di battute. Tuttavia, considerato che molte informazioni non sono mai arrivate al grande pubblico, è necessario bilanciare le tante falsità che sono state dette in questi anni. Le contestazioni più vivaci all'affidabilità dei risultati dei test al radiocarbonio si verificarono tra il 1993 e il 1995 quando un fisico russo Dimitri Kouznetsov, "Premio Lenin per la Fisica", dopo un esperimento, affermò che le condizioni che si erano verificate durante l'incendio del 1532 patito dalla Sindone all'epoca custodita a Chambéry avrebbero potuto essere la causa di un errore nella datazione. Kouznetsov studiò attentamente la reazione molecolare di un tessuto sottoposto a temperature tra i 200°-250° il quale, come nel caso della Sindone, era rimasto a lungo sotto l'azione di gas caldi prodotti da una combustione. Il russo si procurò un campione di lino di origine palestinese e lo inviò ai laboratori di Tucson (Arizona) per essere datato con il 14C,uno dei tre centri che nel 1988 avevano adottato il medesimo sistema per stabilire l'età del tessuto della Sindone. I professori Jull, Damon e Donhaue riconsegnarono il campione a Kouznetsov comunicandogli che il lino era databile attorno al 245 a.C. L'analisi corrispondeva perfettamente con la datazione archeologica del reperto. Quindi il fisico russo sottopose questo pezzo di stoffa alle medesime condizioni patite dalla Sindone nel 1532 e procedette ad una nuova datazione. Questa volta, però, chissà per quale arcano motivo, Kouznetsov non si rivolse più ai colleghi di Tucson, bensì fece analizzare il tessuto nel laboratorio russo di Protvino. Il risultato fu che la quantità di carbonio 14 si era notevolmente arricchita e il lino risultava ringiovanito di 1400 anni. Queste, in sintesi, le notizie note a tutti. Tra il '93 e il '95 fu organizzata una grande bagarre pubblicitaria: tournée in giro per l'Italia, grande eco nei mass media per gli esperimenti del russo e convegni in cui venivano presentati risultati a prima vista rivoluzionari. Ed ecco il rovescio della medaglia.
La rivista scientifica americana Journal of Archaeological Science ricevette il manoscritto dell'articolo di Kouznetsov e collaboratori il 14 marzo 1994, lo tenne fermo per due anni, richiese varie integrazioni e correzioni e infine lo pubblicò nel 1996 ma a condizione che, nello stesso numero, uscisse la puntuale confutazione degli scienziati del Laboratorio di Tuscon-Arizona. E così avvenne. Quando, nella primavera del 1996, il Centro Internazionale di Sindonologia di Torino organizzò una tournée di conferenze dell'analista russo in Italia, alla conferenza stampa convocata a Roma, fu data ai giornalisti solo la copia dell'articolo in inglese del russo, ma non anche di quello della sua confutazione scientifica contenuta nello stesso numero [del Journal of Archaeological Science].8
Per cui, non appena Kouznetsov pubblicò su una rivista scientifica il suo esperimento, che sembrava mettere in discussione l'affidabilità dei test al 14C, altri fisici avevano già trovato le falle degli esami di laboratorio del russo. La comunità scientifica internazionale ritenne già chiuso l'argomento9, mentre in Italia il russo viene ancora oggi osannato. Ma non è finita qui. Nello stesso anno in cui Kouznetsov comunicava per la prima volta i risultati dei suoi esperimenti, un convinto sostenitore dell'autenticità della Sindone, Mario Moroni, sconfessò clamorosamente gli studi del fisico russo10. Lo studioso italiano si procurò un campione di lino che risaliva al 650 d.C., lo tagliò in due parti di cui una fu consegnata al solito laboratorio di Tucson per la datazione al 14C e l'altro fu trattenuto. Il risultato degli esami al radiocarbonio diedero come risultato il 658 d.C. Moroni, quindi, sottopose l'altro campione di lino alle stesse condizioni fisico-chimiche subite dalla Sindone durante l'incendio di Chambéry e anche questo fu consegnato a Tucson per essere datato. Il risultato fu 545 d.C. con un'oscillazione in difetto o in eccesso di sessantacinque anni. Difatti, lo stesso Moroni ammise:

Si può affermare, come precisa il laboratorio dell'Arizona, che anche il riscaldamento subìto dalla Sindone nell'incendio di Chambéry, non abbia influenzato i 13C [...]; i 13C che sono stati misurati non mostrano alcun significativo scostamento. [...] Si consta, inoltre, che il calore e l'inquinamento da prodotti di combustione e che il calore da esplosione nucleare non hanno alcuna influenza sulla successiva misura della datazione del reperto da noi surriscaldato. Si può ritenere che la bassa temperatura interna del cofano, che è stato interessato dall'incendio di Chambéry, e le varie forme di irraggiamento ipotizzate non possano aver mutato l'età della tela sindonica.(pp. 55-59)

Dal '93 ad oggi si sono succeduti numerosi altri interventi contro l'attendibilità degli esperimenti di Kouznetsov e ciò che sorprende, ma non più di tanto, è che tra i tanti detrattori del fisico russo ci siano anche dei convinti sostenitori dell'autenticità della Sindone.
L'ultimo autorevole intervento è quello di Piero Savarino, professore di Chimica organica industriale all'Università di Torino e assistente scientifico del card. Saldarini, Custode pontificio della Sindone. Queste le sue parole:

I lavori [di Kouznetsov] devono però essere sottoposti a controlli sperimentali ulteriori, poiché alcuni tentativi di riprodurre i fenomeni non hanno fornito risposte soddisfacenti. Inoltre la quantità di "carbonio giovane" inglobato [a causa dell'incendio e della combustione dei gas] non sembra sufficiente a spiegare l'età misurata per via radiocarbonica, e le reazioni chimiche ipoteticamente coinvolte nel processo non sono così ben note e necessitano di ulteriori controlli. Infatti se l'età medievale della Sindone derivasse da carbonio estraneo più "giovane" inglobato dal lino, si dovrebbe pensare ad un fenomeno coinvolgente un incremento di peso fino all'ottanta percento.11

Paul Damon, fisico dell'Università dell'Arizona, ha dichiarato circa gli esperimenti di Kuznetsov: "Un incendio di per sé non altera la quantità di carbonio 14 di un oggetto: gli scienziati utilizzano quotidianamente questo metodo per datare pezzi di carbone"12. Infine, senza strumentalizzare troppo la vicenda, Kouznetsov è finito in prigione negli Stati Uniti per aver intascato i soldi da riviste scientifiche, alle quali aveva garantito di scrivere articoli sulle sue scoperte senza però mantenere la promessa. Inoltre, è stato accusato di truffa e furto, quindi arrestato e processato, per aver rubato un blocchetto di assegni e per essersene intestati un paio, che ha poi versato sul proprio conto bancario13. Di tutto questo, purtroppo, nemmeno una riga nei tanti quotidiani e periodici che avevano dedicato interi numeri alla tournée italiana del fisico russo. Peccato che, solo per fare un esempio, il settimanale cattolico Famiglia Cristiana avesse dedicato tre numeri ai rivoluzionari test di Kouznetsov che invalidavano gli esami al radiocarbonio e non abbia nemmeno scritto una sola parola sulla sua carcerazione e sui dubbi che la comunità scientifica internazionale ha espresso nei suoi confronti. Per farla breve: l'unico vero esperimento scientifico condotto sulla Sindone, la radiodatazione del 1988, ha emesso un verdetto inequivocabile, anche se per molti ritenuto imbarazzante. Il tessuto della reliquia torinese è stato realizzato in un periodo compreso tra il 1260 e il 1390. Il resto è solo mera speculazione di basso profilo scientifico.14

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Antonio Lombatti
Direttore della rivista scientifica Approfondimento Sindone

Links

Il sito ufficiale della Sindone
http://www.shroud.com
http://humanist.net/shroud

Note

  1. P.L. BAIMA BOLLONE, Sindone. La prova, Mondadori, Milano 1998, pp. 139-180.
  2. W.C. MCCRONE, Red Ochre and Vermilion on Shroud Tapes, in "Approfondimento Sindone" (d'ora in avanti citato come "AS"), 1 (1997), pp. 21-28
  3. Un'intervista integrale è pubblicata in appendice al libro di V. HAZIEL, La passione secondo Leonardo, Sperling & Kupfer, Milano 1998, pp. 171-176. Il volume di per sé non ha alcun valore scientifico e ripropone in modo acritico e afilologico le assurde conclusioni presenti in un libro inglese pubblicato quattro anni prima (L. PICKNETT, C. PRINCE, The Turin Shroud: In Whose Image? Bloomsbury, London 1994), in cui si affermava che l'attuale Sindone è opera di Leonardo da Vinci (ipotesi smentita da N.P. ALLEN, How Leonardo did not fake the Shroud, in "De Arte", 2 [1995]). Al di là di palesi errori storici (la Sindone che girava a Edessa nel 350 [p. 5], o che Geoffroi de Charny aveva deposto la Sindone a Lirey nel 1359-1360 [p. 12], peccato che fosse morto nel 1356), l'autrice cerca di convincere il lettore che la Sindone conservata a Torino non sia più la stessa esposta verso il 1356 a Lirey (per la controversia storica circa la prima esposizione pubblica: A. LOMBATTI, La Sindone e Geoffroi de Charny, in "AS", 1 [1997], pp. 29-50). Tuttavia, il medaglione ritrovato nella Senna prova con certezza che la reliquia oggi esposta sia la medesima di quella del XIV secolo e questo almeno per tre buoni motivi: la doppia impronta, frontale e dorsale, raffigurata su un tessuto a spina di pesce identico e unico come quello della Sindone; i tre forellini provocati da bruciature, presenti sulla medaglione e visibili sulla Sindone ancora oggi; i due stemmi dei proprietari del lenzuolo, Geoffroi de Charny I e Jeanne de Vergy
  4. W. MEACHAM, The authentication of the Shroud of Turin: An issue in archaeological epistemology, in "Current Anthropology", 3 (1983), p. 289
  5. Sindone, l'ombra dei massoni, in "Avvenire", 4 settembre 1997, p. 21. Si tratta di una lunga intervista a Ballestrero sugli esami del 1988
  6. D. VAN BIEMA, Science and the Shroud, in "Time", 16 (1998), p. 49
  7. Intervista pubblicata nella rivista "Sindon", 5/6 (1993), p. 56
  8. C. PAPINI, La Sindone: una sfida alla scienza e alla fede, Claudiana, Torino 1998, pp.142-143
  9. D.A. KOUZNETSOV, A. IVANOV, P.R. VELETSKY, Effects of fires and biofractionation of carbon isotopes on results of radiocarbon dating of old textiles: The Shroud of Turin, in "Journal of Archaeological Sciences", 1 (1996), pp. 109-122, con la successiva precisazione, in Italia ancora sconosciuta, di A.J.T. JULL, D.J. DONHAUE, P.E. DAMON, Factors affecting the apparent radiocarbon age of textiles: A comment on "Effects of fires and biofractionation of carbon isotopes on results of radiocarbon dating of old textiles: The Shroud of Turin" by D.A. Kouznetsov et al., in "Journal of Archaeological Sciences", 1 (1996), pp. 157-160
  10. L'esperimento e le seguenti notizie sono tratte da M. MORONI, "L'incendio di Chambéry e le radiazioni di tipo nucleare possono aver mutato l'età della Sindone? Verifiche sperimentali", in"Sindon", 5-6 (1993), pp. 49-61
  11. P. SAVARINO, Il tessuto e il carbonio 14, in Dossier Sindone, a cura di G. GHIBERTI e U. CASALE, Queriniana, Brescia 1998, pp. 140-141
  12. D. VAN BIEMA, Science and the Shroud, cit., p. 48
  13. Newsletter della "British Society for the Turin Shroud", n. 46 (1998), pp. 10-12
  14. Cfr. l'intervento del Direttore della Radiocarbon Accelerator Unit di Oxford, che eseguì gli esamisul frammento di Sindone, R.E.M. HEDGES, A note concerning the application of radiocarbon dating to the Turin Shroud, in "AS", 1 (1997), pp. 1-8


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