Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


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Sindone: la "Prova Definitiva"?

Una delle critiche più interessanti mosse nei riguardi del test del Carbonio-14, che ha datato la Sindone agli anni 1260-1320, è quella che prende in considerazione il cosiddetto "Codice Pray", un manoscritto illustrato conservato presso la Biblioteca Nazionale di Budapest; tra le pagine che lo compongono ne è stata individuata una che mostra un'immagine - a detta dei sindonologi - "molto interessante".
Di che cosa si tratta? In alto si vede Gesù disteso su una pietra sepolcrale che viene unto da un uomo (forse Giuseppe d'Arimatea). In basso, invece, è rappresentata la scena della Risurrezione, con un angelo che mostra alle donne il sepolcro vuoto. Alcuni particolari di questa immagine la rendono "appetibile" agli occhi dei sindonologi, più di tutto la sua datazione: tra il 1192 e il 1195. Se, infatti, si riuscisse a dimostrare che il disegnatore ha voluto rappresentare la Sindone sul manoscritto, risulterebbe evidente il fatto che il telo sarebbe più vecchio di quanto risultato dalle analisi al 14C. Ecco che cosa fanno notare coloro che la ritengono la prova definitiva dell'esistenza della Sindone già sul finire del XII secolo: Gesù disteso sulla pietra sepolcrale ha le braccia incrociate sul pube, come l'Uomo della Sindone; accanto all'angelo, in basso, sulla pietra sepolcrale è riposta la Sindone, chiaramente riconoscibile per la sua struttura a lisca di pesce; tale lenzuolo riporta quattro bruciature negli stessi punti visibili ancora oggi sulla Sindone. Di fronte ad una prova tanto schiacciante anche il più scettico potrebbe essere indotto a mettere in dubbio il test del 14C. Siamo davvero in presenza della Prova Definitiva?
In realtà ci troviamo di fronte ad una spiacevole forzatura; tutti i libri che sostengono l'autenticità della Sindone non si preoccupano di far notare alcuni particolari sempre presenti sul "Codice Pray" che, però, fanno seriamente dubitare della reale natura dell'oggetto rappresentatovi. Le mani incrociate sul pube, ad esempio, non sono prova incontrovertibile del fatto che l'immagine si ispiri alla Sindone: qualunque illustratore avrebbe, per pudore, ritratto un corpo nudo in quella postura - stavano ungendo il corpo di Gesù, e dunque la presenza di un perizoma sarebbe stata assurda. Si nota, poi, chiaramente sotto il corpo disteso di Gesù un lenzuolo dalle molte pieghe (dunque di morbida fattura), mentre nell'immagine sottostante ciò in cui i sindonologi vedono la Sindone è in realtà la sovrapposizione di due rettangoli all'apparenza rigidi e decorati in modo differente, uno a scalini, l'altro a croci; parrebbero più lapidi che parti di un lenzuolo. I quattro punti disposti secondo le bruciature si spiegano benissimo non appena ci viene fatto notare che altri puntini del genere (in realtà cerchiolini) si trovano un po' su tutta la scena, come elementi decorativi sulla veste dell'angelo e su quella delle donne. L'identificazione con la Sindone, in questo modo, perde ogni valore.
Non pago di queste osservazioni, Antonio Lombatti ha spulciato tra le altre pagine del manoscritto e ha fatto un'interessante scoperta analizzando l'ultima illustrazione del "Codice Pray". In essa appare Gesù risorto seduto su un trono, sorridente, con le braccia aperte. Sulle palme delle mani sono chiaramente riconoscibili due ferite da chiodo. E' chiaro che se l'illustratore avesse avuto la Sindone come modello, avrebbe rappresentato le ferite sui polsi di Gesù e non sulle palme. Questo fatto rende ulteriormente improbabile che il "Codice Pray" abbia qualche legame con la Sindone o che sia stato realizzato da qualche testimone oculare.
Mentre l'immagine del sepolcro e dell'angelo che annuncia la Risurrezione si può facilmente trovare su tutti i principali libri autenticisti dedicati alla Sindone, possiamo scommettere che quest'ultima non verrà mai presa in considerazione dagli stessi, perché non in linea con la tesi che si vuole sostenere.
Il significato che può avere la Sindone per il credente non viene minimamente scalfito da affermazioni che potrebbero provarne la natura artificiale - sarebbe come mettere in dubbio il profondo senso di ammirazione ed elevazione che si prova di fronte ad opere "artificiali" dall'imponente maestosità, per qualcuno la Cappella Sistina, per altri le piramidi d'Egitto. Al contrario il fatto di nascondere alcuni particolari e di rendere pubblica solo una parte dei risultati realmente raggiunti va a turbare l'onestà filologica e scientifica che deve essere alla base di qualunque ricerca. E' con questo spirito che proponiamo in questo numero di "La Voce Scettica" la seconda e ultima parte dell'articolo di Antonio Lombatti sulla Sindone, dove verranno analizzate le principali teorie elaborate nel corso degli anni dalla Sindonologia Ufficiale per riempire il "buco" di oltre mille anni tra la morte di Cristo e la comparsa del telo sindonico in Francia, a Lirey.
Sono molti i testi che Lombatti porta a sostegno della sua tesi, documenti che - come la versione integrale del "Codice Pray" - difficilmente potranno trovare posto sui vari libri a favore dell'autenticità che accompagneranno l'Ostensione 2000, e che dunque saranno certo graditi a tutti gli studiosi della Sindone, in particolare a coloro che desiderano conoscere anche la voce dell'altra campana.

Mariano Tomatis
Prestigiatore mentalista
Contatti: tomatismariano@hotmail.com



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Ricerca scientifica e pseudoscientifica sul telo conservato nel Duomo di Torino


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