Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


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Alla ricerca delle masche

Sul numero 14 de La Voce Scettica descrivevo alcuni luoghi a Torino e dintorni dove cercare fantasmi. Questa volta vi propongo la caccia alle streghe. Torino, città magica per eccellenza, non può esimersi dall'avere nel suo curriculum magico ed esoterico le streghe, o masche come vengono chiamate qui. Secondo Enrico Bassignana1 le masche piemontesi sono comunque meno pericolose delle streghe cattive dei racconti gotici, quindi se ne trovate qualcuna non abbiate paura, al massimo cercheranno di complicarvi solo un po' la vita.
Le masche hanno origine dalle leggende dei contadini e abitanti del Piemonte, che credevano a streghe e diavoli ogni volta che accadeva qualcosa di strano. È quindi quasi naturale che ogni vallata piemontese abbia il suo buon “pian dlè masche”, sebbene anche a Torino si narra di streghe mandate al rogo in piazza delle Erbe (oggi piazza Palazzo di Città).
Cominciamo con la zona del canavese, forse la più ricca di luoghi dedicati alle masche. Per andare verso Cuorgnè, passando da Caselle, si incontra l'indicazione del comune di Levone. In questo comune nel novembre del 1474 si poteva vedere un filo di fumo nero salire dalla pianura. L'inquisitore, insediato nel castello di Rivara, aveva mandato al rogo Francesca e Antonia, colpevoli di “incantesimi, malefizi ed eresie”2.
Poco più a nord troviamo Forno Canavese, famoso per il suo mulino a vento, copia pressoché perfetta dei mulini olandesi. Dietro al mulino c'è il “pian dlà spinà” in cui, secondo la leggenda locale, si riunivano le streghe locali per i loro rituali “Sabba”. Sempre in questa zona troviamo testimonianze del “pian del roc” sul Monte Soglio, dove pare siano state viste due donne ballare su una spianata di roccia, in compagnia di creature dalle forme strane. Restando in canavese troviamo Prascondù (al termine della valle di Ribordone, dopo Pont Canavese) dove, oltre ad un santuario dedicato a Maria Vergine, vi è anche il “pian dlè masche”.
Anche nella vicina valle di Lanzo esistono luoghi ritenuti ritrovo delle masche, come Vonzo (frazione di Chialamberto), dove nella leggenda alcuni elementi naturali vengono trasformati in “oggetti magici”; basta pensare al “roc delle masche” a Vonzo: “Narra la leggenda che su quel masso, il roc, solessero balzare di notte le masche di Vonzo. Una notte decisero di trasportare il masso fino a Lanzo e di posarlo proprio sul ponte del diavolo, per godere, il giorno dopo, dello stupore dei lanzesi per quel prodigio. Così si caricarono sulla testa l'enorme roccia e in volo, seguendo la Stura, arrivarono sino al ponte. Ma il diavolo non gradì che si mettesse in pericolo la sua costruzione e con tremende minacce costrinse le masche a riportare il masso a Vonzo. Nel viaggio di ritorno alle poverine pareva che a poco a poco le loro teste affondassero nella pietra, tanto il masso era pesante. Ci riuscirono a stento e ancora oggi si vedono incavate nella roccia le impronte delle teste, affondate per arte magica nella dura pietra.”3.
Vi sarebbero prove di un processo del 1470 nel biellese, nel periodo del ducato di Amedeo IX, quando il Vescovo di Vercelli era Urbano Bonivardo e l'Inquisitore e Vicario per la Diocesi di Vercelli era Nicola de Costantinis di Biella. L'accusata era una certa Giovanna, moglie di Antoniotto Monduro di Magliano, abitante a Salussola. Altro luogo ricco di masche è la val d'Ossola dove non mancano il Cianciàvero-rio delle streghe nel parco naturale di Alpe Veglia. Oppure, nei pressi di Domodossola, dove dietro al muro del Diavolo pare si registrasse un'intensa attività delle streghe e la letteratura autoctona testimonia spesso di eventi prodigiosi presso un pianoro chiamato “pian de strix”, cioè Piana delle Streghe.
Nel cuneese abbiamo invece Priero, che appare in qualche occasione citata negli studi sulla storia della caccia alle streghe. Ma, a differenza di altri luoghi entrati nelle memorie storiche per essere stati territorio di diffusione e presenza delle masche, Priero è conosciuta per aver dato i natali tra il 1456 e il 1460 a Silvestro Mazzolini, un domenicano che spese molto del suo tempo nelle indagini sui poteri della stregoneria4.
Naturalmente i luoghi dedicati alle masche sono ancora molti e non basterebbe un intero libro per raccoglierli tutti. A noi manca solo un luogo di culto, come hanno i nostri cugini liguri a Triora dove vi è un vero e proprio museo dedicato alle streghe. Ma esistono ancora le masche? Oggi non ci sono più i buoi a trascinare i carri, i gatti neri non fanno più paura e nessuno si avventura in un bosco di notte senza torcia, telefonino e scarpe da trekking.
Nonostante ciò, ancora oggi qualcosa nelle credenze è rimasto. Spiegare i tanti racconti di masche con l'ignoranza di altri tempi significa non tener conto della realtà attuale popolata di cartomanti, veggenti, settimini e guaritori, con lunghe file di persone che si rivolgono a loro con fiducia. Quindi, se andate a visitare i luoghi descritti, munitevi di un bel mazzo di aglio (come ci ricorda il Paperon de' Paperoni di disneyana memoria, nel combattere Amelia “la strega che ammalia”); oppure, come consiglia Enrico Bassignana nel suo “Piemonte Magico”, accompagnati da una Vergine che non abbia mai filato la canapa con il fuso. Forse le streghe non le incontrerete, ma se vi portate anche le acciughe e l'olio potrete sempre gustarvi una bella “bagna cauda” in compagnia della fanciulla.

Giorgio Rivetto

Note

  1. Enrico Bassignana, Piemonte Magico, Priuli & Verlucca.
  2. Maricla Boggio, Storie e luoghi segreti del Piemonte, Newton Compton Editori.
  3. Oltre Canavese e Valli di Lanzo Provincia di Torino, periodico bimestrale di informazione e cultura regionale, edito dalle Grafiche Ambert F.lli Pistono Editori.
  4. http://old.lapadania.com/1999/luglio/23/230799p20a01.htm
    http://www.geocities.com/Heartland/Ranch/7572/italiano/storici/silvestro.htm


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