Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


Leggende metropolitane :: L'anno in cui la Juve andò in B

"La Stampa", 19 aprile 2002

Pro Vercelli 19 punti, Casale 13, Torino 11, Piemonte 10, Novara 4, Juventus 3. Sì, ci fu anche l´anno in cui la Juve arrivò ultima. Era il 1913, la Grande Guerra stava fermentando e il campionato di calcio italiano diventava veramente nazionale quando nel Girone Piemontese la Juventus finiva in fondo alla classifica. Il racconto popolare aggiunge che quello fu anche l´anno, l´unico ad oggi, in cui i bianconeri avrebbero dovuto conoscere l´onta del calcio della serie B. Questa però è una leggenda metropolitana tutta torinese - o torinista -, perché la serie B allora non esisteva. E´ invece vero che proprio in quell´anno erano previste le retrocessioni in seconda categoria e gli abilissimi dirigenti bianconeri evitarono i campetti della periferia iscrivendo la squadra al girone lombardo.

Anche il Torino ha alimentato qualche voce, cresciuta sino a diventare leggenda: "Bill Gates vuole comperare la squadra". Invece è arrivato Franco Cimminelli, che non è proprio un parente stretto di Bill Gates.

Proprio di leggende metropolitane parla oggi all´Università ("Leggende metropolitane. Cosa c´è di vero?", aula 2 Facoltà Umanistiche, via Sant´Ottavio 20, ore 14,45), Lorenzo Montali, psicologo sociale dell´Università di Milano e responsabile delle relazioni esterne del Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale.

Chi non ha sentito parlare dell´ambulanza che rapisce i bambini per espiantare i reni? Chi non ha visto i cd fissati sul vetro posteriore dell´auto per "accecare" gli autovelox? "Tre le ipotesi fatte sinora - dice Montali - per spiegare come nascono le leggende metropolitane. La prima: i racconti suonano familiari e quindi plausibili, magari nati da pregiudizi. Esempio: i bambini rapiti da zingare nascondendoli sotto le gonne. La seconda: i racconti, ad esempio quelli sulle nuove tecnologie, mettono in guardia dai possibili pericoli che esse rappresentano. Esempio: le lampade solari che bruciano il fegato. La terza: si crede a chi racconta una leggenda perché la vita si basa sul meccanismo di fiducia nei confronti degli altri. Si crede alla mamma che ci dice cosa mangiare, si crede a ciò che dice un amico, la televisione". Ecco perché il passo dal ripetere con orgoglio che "a Torino c´è il secondo più grande Museo Egizio al mondo dopo quello del Cairo" (informazione reale), a quello di parlare della maledizione di Tutankhamon, è breve: come accadde pochi mesi fa, basta che qualche fanciulla abbia un malore davanti alle teche delle mummie - dopo ore di viaggio in pullman, a stomaco vuoto -, perché qualcuno ricordi che chissà dove nel Museo c´è un (inesistente), papiro che avverte: "La morte colpirà con le sue ali chiunque disturberà il sonno del Faraone". E quante chiacchiere sugli scavi per la metropolitana, mai fatti perché, chi non lo sapeva?, il sottosuolo celava un intrico di cunicoli. Non residui di fortificazioni. No. Catacombe.

Ancora, che sottile brivido poter raccontare, agli amici di passaggio in città, che tra l´obelisco di piazza Statuto e le statue di piazza Solferino ci sono accessi (segretissimi e perciò a noi sconosciuti, beninteso), che conducono direttamente al mondo degli Inferi. Finché, anno 2002, la metropolitana è uscita dai sogni di generazioni di ingegneri e urbanisti e macchinari ciclopici hanno cominciato a trivellare: catacombe? nessuna traccia; passaggi per incrociare lo sguardo di Satanasso? indirizzo sbagliato. Peccato: un paio di tipiche leggende metropolitane, ormai patrimonio di Torino come il Giandujotto, se ne sono andate così, per colpa di un banalissimo metrò.

Meno male che il prontuario delle leggende torinesi è ricchissimo. Soltanto per restare in tema inferi, si può continuare a suscitare meraviglia raccontando che sulla parete del Duomo rivolta verso Palazzo Chiablese ci sarebbe una freccia a indicare un´"uscita di sicurezza infernale". Il catalogo offre poi le celle dei sotterranei del Cottolengo che ospitano creature metà umane e metà animali e le stanze segrete sotto la Gran Madre. Qui, i più informati spiegano che seguendo lo sguardo della statua della Fede si troverebbe il punto in cui è stato nascosto il Santo Graal (ma non si faccia notare che al volto della statua manca il disegno della pupilla...). Recente è invece la leggenda della pantera che si aggira nel Chierese: i segni del suo passaggio erano dapprima "inequivocabili", quindi "dubbi", e poi tanti saluti anche al pittoresco cacciatore di fiere arrivato da Roma per catturare la belva mai vista. Forse, il gattone è stato cacciato dai protagonisti di un altra leggenda che riguarda la collina: nei dintorni di Superga, infatti, una banda di guerrieri Ninja (buoni, ovvio), vigilerebbe sulle coppiette in cerca di intimità con vista panoramica. Comunque sia, non è ancora stata trovata alcuna carcassa di pantera, né ci sono foto di Ninja.

Dalla collina al mare. Mare? Già, perché c´è qualcuno giura che, in certi punti della città, il mare si sente e guardando bene si potrebbe persino vedere. Anche Politecnico e Palazzo Nuovo hanno partorito leggende. "Da tempo - racconta Mariano Tomatis, del CICAP Piemonte, informatico e prestigiatore -, si sente dire che nei pressi del Poli e di via Sant´Ottavio si aggirano bionde a caccia di ragazzi. Obiettivo, anche in questo caso, i loro reni. Una grande e nota discoteca in provincia di Torino stava conquistando addirittura una sinistra fama per essere, in realtà, una clinica... Inutile dire che non è mai stata rintracciata una vittima".

Tomatis ricorda che anni fa a Torino cominciò la raccolta di tappi di plastica, scontrini della spesa e tagliandi di controllo. La voce che circolava diceva che raggiunta una certa quantità di codici a barre sarebbe stata regalata una carrozzella a un invalido. Finì così: "Nel gennaio del `92 la Confesercenti, in collaborazione con gli artiglieri della caserma Morelli di Popolo si impegnò ad acquistare un certo numero di carrozzelle perché "l´interesse, la sensibilità e l´impegno di coloro che ci avevano creduto dovevano comunque essere premiati"". Tomatis non si sorprende: "Ancora oggi si parla di alieni sul Musiné, per via di simboli interpretati come astronavi, mentre sono falsi degli Anni 70. Io stesso ho scritto un libro citando documenti in ordine opportunamente modificato per far credere che il Santo Graal si trovava a Torre Canavese, il paese di mio nonno. Quando ho saputo che il parroco durante la messa vantava la presenza del calice dell´Ultima Cena come il più grande tesoro del paese, ho spiegato che era solo una leggenda. Creata da me".

Marco Sartorelli



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