Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


La cripta delle reliquie

Gli altri due giovanotti che dividono con me l'ufficio all'Istituto di Fisica si devono essere ormai abituati alle strane telefonate che faccio di tanto in tanto, come quella volta che stavo cercando di noleggiare un elicottero (economico, mi raccomando) per sorvolare un cerchio nel grano o quando ho ripetuto per cinque volte di fila il suggerimento di venire a Lugano ad ascoltare una interessante conferenza, fino a che la registrazione lasciò soddisfatta la giornalista della radio svizzera. Un giorno, però, ci fu quella che le batté tutte.

"Pronto, parlo con la chiesa di Maria Ausiliatrice? Sì, mi passi la sacrestia, grazie. Buongiorno, ho letto che avete una reliquia del legno della Vera Croce; vorrei venire ad esaminarla insieme con uno studioso americano".

Avrete già capito che lo "studioso" altri non era se non Joe Nickell, Senior Investigative Fellow dello CSICOP e nostro ospite a Torino, mentre forse non immaginate quello che la risposta non mi fece sospettare: "Certo, abbiamo molte reliquie, venite quando volete, anche oggi pomeriggio va benissimo".

Nel piovoso pomeriggio, dopo una visita breve ma produttiva all'Archivio Storico della Città, raccontata altrove, Nickell ed io ci avviamo verso Maria Ausiliatrice. Dopo una breve perlustrazione, localizzammo sulla destra l'ingresso alla cripta. "Molte" reliquie era stato un eufemismo: la cripta trabocca di reliquie di ogni foggia e misura, di tutti i santi possibili ed immaginabili, più un buon numero di beati, venerabili ed altri personaggi minori.

Nickell era entusiasta. Venuto in Italia, tra l'altro, proprio per raccogliere materiale per un libro sulle reliquie aveva adesso a sua disposizione una collezione incredibile, file su file di teschi, tibie, femori, denti, cilici, cingoli, indefinibili pezzi di stoffa, frammenti irriconoscibili probabilmente di osso, tutti accuratamente catalogati con un piccolo cartiglio riportante, in latino, il nome del Santo.

Joe Nickell di fronte ad una delle innumerevoli teche

La vecchina che montava la guardia all'ingresso, opportunamente interrogata, ci rivelò orgogliosamente come la cripta ospiti più di cinquemila reliquie, con ancora molte altre immagazzinate da qualche parte, in attesa di essere riordinate ed esposte nelle cappelle laterali… una di queste, che da lontano ci sembrò decorata piuttosto pacchianamente con centinaia di pezzetti di vetro incastonati nell'intonaco, ad un esame ravvicinato si rivelò come letteralmente rivestita di teche in miniatura, ognuna contenente un minuscolo frammento d'osso dotato, beninteso, del regolamentare cartiglio in latino.

La reliquia più importante, il frammento del legno della Vera Croce che era lo scopo della nostra visita, fa bella mostra di sé al posto d'onore nell'abside, in una teca che divide con un flacone contenente alcune gocce del sangue di Cristo. Ottenuto il permesso delle autorità, sempre nella persona della vecchina all'ingresso, procedemmo a fotografare le reliquie, a fotografare la cripta fortunatamente deserta, e a fotografare Nickell che fotografava le reliquie, ma le sorprese non erano ancora finite.

La cappella della Vera Croce

Una lapide alla base delle scale, integrata con le informazioni della vecchina, ci rese edotti dell'esistenza di una figura che ci era ancora sconosciuta: il collezionista appassionato di reliquie. A quanto pare, infatti, questa gigantesca collezione di ossa venerabili apparteneva ad un privato, che l'aveva raccolta nel corso della sua vita e lasciata in eredità alla basilica intorno al 1920. Non riesco ad immaginare a cosa potesse assomigliare la casa di questo insolito personaggio, o come avesse fatto a convincere sua moglie ad accettare questa sua piccola, innocua mania… magari aveva riconvertito in cripta l'infernotto sotto la cantina.

La reliquia del giornoLa collezione è talmente vasta da includere tutti i santi del calendario (e molti altri… ho passato alcuni minuti spensierati e francamente un po' irrispettosi a cercare il santo col nome più improbabile, fermandomi infine soddisfatto davanti alla falange di San Gingulfo); per facilitare il pellegrino disorientato, in una specie di bacheca d'onore vicino all'ingresso viene esposta, ogni mattina, la "Reliquia del Giorno." Nickell, solitamente loquace, a questo punto era senza parole e decise di farmi lavorare un po'. Ci spostammo nella parte della cripta che ospita, insieme ad alcune brutte tele ottocentesche, le reliquie dei santi più antichi di Torino, San Massimo ed i martiri della Legione Tebea, dove passamo una buona mezz'ora a tradurre dal latino all'inglese le vicende dei primi cristiani piemontesi ed a trascrivere le lapidi sul taccuino, per sicurezza. Dopo aver tradotto (ed accuratamente trascritto) anche l'interminabile iscrizione che indica il posto dove a Don Bosco, in sogno, la Madonna ordinò di costruire la basilica, si dichiarò soddisfatto e ci avviammo all'uscita, non senza aver cerimoniosamente ringraziato, in due lingue, la gentilissima vecchina dell'ingresso.

La videointervista a Joe Nickell nella Galleria Subalpina

Fuori era ormai buio e pioveva: la videointervista che avremmo dovuto registrare non si poteva certo fare all'aperto come avremmo voluto. Ripiegammo sul torinesissimo "salotto" della Galleria Subalpina, tra i libri di Gilibert e le caramelle di Baratti, ma con sempre in mente le cinquemila ossa di santi esposte sotto la chiesa di Maria Ausiliatrice. Torino avrà anche la fama di città funerea e vagamente iettatoria, ma certo che qualche volta se la va proprio un po' a cercare…

Stefano Bagnasco
Fisico, ricercatore - I.N.F.N. e Università di Torino
Socio effettivo CICAP
Contatti: bagnasco@cicap.org



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