Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un'organizzazione scientifica e pedagogica che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti delle pseudoscienze.


Pirobazia :: Scettici alla brace

"Scienza & Paranormale" 49 del marzo 2004

Il fisico Stefano Bagnasco del Gruppo Piemonte del CICAP racconta cosa è successo quando qualcuno ha proposto di fare quattro passi sulla carbonella...

All’inizio del 2003 i giornali di Torino ricevettero questo comunicato stampa:

    Il 28 febbraio 2003 il Gruppo Piemonte del CICAP, Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale, ha organizzato, in collaborazione con il Liceo Scientifico Statale N. Copernico, una pubblica dimostrazione di pirobazia.

    La temperatura del letto di braci è stata misurata (per mezzo di un pirometro a raggi infrarossi gentilmente prestato dal Dipartimento di Energetica del Politecnico di Torino) essere circa 850°.

    Dopo una breve conferenza dedicata agli studenti del liceo, tenuta dal dottor Stefano Bagnasco, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, hanno camminato sulle braci, tra gli altri, l’ingegner Andrea Ferrero, segretario regionale del CICAP, il dottor Mariano Tomatis, mentalista e prestigiatore, il dottor Bagnasco, il professor Riccardo Urigu, del Liceo Copernico, ed Enrico Agnello, dodicenne interessato alle attività del CICAP.

Cosa aveva spinto i cicappini del Piemonte a una simile prova di coraggio? Lo abbiamo chiesto a Stefano Bagnasco, fisico presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e componente del Consiglio Direttivo del CICAP-Piemonte.

L'intervista

Vuoi raccontare ai lettori di S&P come è venuta l’idea di camminare sulle braci in pubblico?

Grazie a un nostro amico, un insegnante di fisica presso un liceo di Torino. Ormai da alcuni anni la loro settimana scientifica prevede anche una conferenza tenuta dal CICAP. Proprio in quel periodo era scoppiato a Torino il caso di un’associazione, secondo alcuni una setta, che proponeva corsi di pirobazia a pagamento. Una persona era morta per un problema cardiaco durante uno di questi seminari, c’erano state delle denunce e la cosa aveva fatto un certo scalpore, per cui ci sembrava interessante indagare il fenomeno. Uno dei componenti del nostro gruppo, Luciano Penco, aveva più volte camminato sui carboni ardenti con una di queste associazioni e poteva non solo insegnarci qualche espediente per rendere il tutto più sicuro ma anche camminare per primo.

Come è poi andata la prima volta?

Prima di esibirci in pubblico, ovviamente, facemmo una prova tra noi.

Ci ritrovammo un sabato pomeriggio nel giardino di un nostro associato con macchine fotografiche, videocamere, una tinozza d’acqua, un kit di pronto soccorso, due quintali di legna e la prospettiva di una polenta con la salsiccia e abbondante barbera dopo l’ordalia: quella volta non avevamo in programma misure o esperimenti, volevamo solo farci passare la fifa e dimostrare a noi stessi che si poteva fare. Eravamo tutti un po’ nervosi, perché un falò da due quintali che scoppietta allegramente non è proprio uno spettacolo che invoglia a levarsi le scarpe e camminarci sopra, ma al calare del buio finimmo di preparare la brace e accendemmo le telecamere, poi ciascuno diede una ripassata al suo manuale di termodinamica preferito e... via!

Faceva in realtà talmente freddo che pochi secondi dopo essersi tolte le scarpe, i piedi erano completamente insensibili e probabilmente non ci saremmo accorti neanche se ci fossimo consumati i piedi fino alle caviglie. Dopo la prima volta, probabilmente un po’ ciucchi di adrenalina, tutti volevano riprovare più volte e continuavano a sghignazzare in modo indecoroso. Anche chi era venuto solo per guardare o, con la scusa di fare le foto, voleva cimentarsi per non essere da meno degli altri. Persino il figlioletto dodicenne di Giorgio Agnello, il padrone di casa, ha voluto provare, dopo aver ottenuto il permesso di entrambi i genitori...

E la volta successiva, in pubblico, come andò?

Tutti sulle braci: il giovane Enrico Agnello, solo 12 anni ma già un ottimo sperimentatore scettico.

Per non fare solo uno spettacolo organizzammo una conferenza al liceo Copernico, seguita da una dimostrazione. Volevamo che la cosa avesse una certa risonanza, senza però rischiare complicazioni con qualche fanatico, per lo meno in quell’occasione in cui eravamo soltanto ospiti. Così non pubblicizzammo l’evento, che formalmente era riservato agli studenti e alle loro famiglie, ma invitammo (con l’autorizzazione del preside) un paio di giornalisti nostri amici.

La serata fu divertente: avevo preparato una conferenza non troppo seriosa, in cui mostravo un filmato presentandolo come un serissimo documentario della BBC sulla pratica medioevale dell’ordalia. In realtà si trattava di uno spezzone di Brancaleone alle Crociate in cui il grande Gassman deve camminare lento su un tappeto di braci per dimostrare la sua fedeltà al Papa. Grandi risate, ovviamente, ma serviva per alleggerire la serata: immediatamente dopo partiva una lezione di fisica in piena regola... anche se rivedendo il filmato mi sono reso conto di aver indicato le equazioni sullo schermo usando un lungo cucchiaio di legno che avevo portato come esempio di oggetto con una bassa conducibilità termica. La camminata vera e propria andò liscissima, camminarono anche uno dei giornalisti, un paio di professori, qualche alunno più coraggioso e... di nuovo il figlio di Giorgio. Fu poi la sua foto a finire sul giornale!

Raggiungemmo lo scopo che ci eravamo prefissi: un centinaio di presenti si divertirono e, credo, impararono qualcosa, la presenza dei giornalisti ci fruttò una pagina intera con foto, articolo e intervista sulla cronaca di Torino de La Stampa. Effettivamente, su questo fenomeno c’è molta confusione: qualcuno lo riteneva così incredibile da pensare addirittura che avessimo usato delle braci finte!

Ma è sempre andato tutto bene? Da come lo racconti sembra facilissimo!

La pirobazia è un esercizio semplice e non eccessivamente pericoloso; bisogna però fare molta attenzione, per evitare incidenti. Ci sono alcuni accorgimenti da usare per ridurre la probabilità di incidenti, come mettere una tinozza d’acqua alla fine del letto di braci. Come aveva già notato Bernard Leikind nel 1985, una possibile causa di ustioni è costituita da piccoli tizzoni che aderiscono alla pianta del piede o si incastrano tra due dita, rimanendo così a contatto con la pelle molto più a lungo. Immergere i piedi in acqua alla fine non serve, come qualcuno immagina, a raffreddarli, ma a spegnere eventuali tizzoni; nonostante questo, ogni tanto capita di trovarsi poi qualche piccola vescichetta, non particolarmente dolorosa.

Ci sono poi altre precauzioni da prendere, come controllare accuratamente che non vi siano spunzoni acuminati o, peggio ancora, chiodi nella legna che brucia: sembra scontato, ma occorre stare molto attenti a non farsi male e perciò sconsigliamo di fare prove casalinghe senza la massima prudenza e possibilmente con l’aiuto di persone esperte.

Nonostante tutti questi accorgimenti, nel fare una prova in luglio Luciano si è scottato malamente. Perché? Non lo sappiamo ancora. La differenza principale con le altre volte in cui abbiamo provato è che era pieno giorno, con il sole a picco, e faceva molto caldo. Abbiamo fatto diverse ipotesi: le due più plausibili sono che la luce molto intensa abbia impedito di verificare che le fiamme fossero completamente estinte prima di provare a camminare, oppure che il caldo abbia fatto sì che la pianta del piede non potesse raffreddarsi a sufficienza tra un passo e l’altro.

A seguito di questa esperienza siamo diventati più prudenti, tanto che una volta abbiamo dovuto annullare una camminata per motivi di sicurezza. Era stata programmata durante una delle conferenze che si tenevano ad Experimenta, la mostra scientifica che si svolge ogni anno a Torino e che l’anno scorso era incentrata sulla magia. Solo durante una ricognizione la sera precedente ci accorgemmo che nell’unico posto dove avremmo potuto preparare il letto di braci il terreno era coperto da uno spesso strato di ghiaia, e che anche scavando leggermente il terreno sottostante era formato da molta ghiaia mista a terra. Ora, la ghiaia è molto pericolosa perché tende a mescolarsi alla brace: la pietra, avendo un calore specifico molto più elevato del legno, a quelle temperature ustiona immediatamente. In più era estate e faceva estremamente caldo; non ci sembrava ci fossero le condizioni per camminare in sicurezza, così dovemmo annullare la dimostrazione all’ultimo momento (come ci ha insegnato Luciano, le ustioni sotto la pianta dei piedi fanno un male terribile!)

Certo, avremmo potuto preparare uno zoccolo con del terriccio di riporto o qualcosa di simile, ma purtroppo ci rendemmo conto del problema solo quando era ormai troppo tardi per rimediare, nonostante gli organizzatori si fossero dati molto da fare per aiutarci. Fu un peccato, anche perché era presente l’inviata di una televisione locale, che dovette fare il servizio solo con qualche spezzone della conferenza e un paio di interviste ai relatori.

Ma queste associazioni che propongono la pirobazia dopo costosi corsi come l’hanno presa?

Come abbiamo scoperto documentandoci, è molto diffuso l’uso della pirobazia come esercizio finale in corsi di autostima, motivazione e cose del genere. È una cosa perfettamente legittima e, immagino, abbastanza efficace, dato l’elevato coinvolgimento emotivo (il tappeto di braci che brilla nel buio fa paura!) a meno che non si tenti di spacciare l’esercizio come una sfida alle leggi della natura, o come prova dell’acquisizione di poteri sovrannaturali. È vero che bisogna superare qualcosa per camminare sui carboni ardenti: non sono però i limiti imposti dalla natura ma la nostra stessa paura.

Siamo sempre stati molto attenti a spiegare che non ce l’avevamo con chi usava la pirobazia come onesto esercizio di controllo di sé, e che il nostro scopo era solo quello di mostrare un curioso e controintuitivo fenomeno fisico da qualcuno presentato come paranormale. A questi ultimi certamente la nostra iniziativa non ha fatto piacere.

Luciano è anche andato come ospite a un paio di dibattiti su televisioni locali; l’obiezione è sempre stata che la nostra camminata era troppo corta, e che non saremmo riusciti senza un apposito addestramento a camminare per decine di metri. In effetti il nostro letto di braci era più corto, circa cinque metri, ma solo per ragioni organizzative; per diversi anni il record di lunghezza, 52 metri, è stato detenuto da un fisico (scettico) della Pennsylvania.

Un altro buffo episodio è capitato durante un dibattito. Uno dei partecipanti sosteneva che, per camminare senza scottarsi, è necessario non porsi troppe domande ma, in sostanza, aver fede nelle proprie possibilità. Per fare un esempio, aggiunse che un fisico nucleare con due lauree probabilmente si sarebbe fatto male; poi, dopo essersi ricordato della mia presenza (purtroppo ho una laurea sola: deve essere quello che mi ha salvato) ha aggiunto: "poi, è una capacità che viene dall’esercizio cosciente della propria volontà: un cane, ad esempio, non sarebbe in grado di farlo". Pochi minuti dopo, proiettammo un video della prima esperienza del CICAP-Piemonte sulle braci, che si conclude proprio con un bel pastore tedesco che, sfuggendo al suo padrone, attraversa illeso il tappeto di braci. Avreste dovuto vedere la faccia del mio interlocutore...

Avete progetti di altre attività sull’argomento?

Ci siamo talmente divertiti e incuriositi che non smetteremo certo ora! La pirobazia ci interessa sia dal punto di vista didattico che da quello scientifico.

La conferenza, con o senza la dimostrazione pratica, fa ora parte del catalogo delle conferenze che offriamo regolarmente a scuole ed associazioni del Piemonte.

Inoltre, per meglio illustrare il principio su cui si basa il fenomeno, Giorgio Rivetto ha inventato un aggeggio scherzosamente battezzato pirobametro. Si tratta di due piastre, una in alluminio e una in legno, tenute a temperatura costante e collegate a una coppia di termometri. È ancora possibile toccare la piastra di legno a più di cento gradi senza ustionarsi, mentre già a cinquanta quella di alluminio scotta: esattamente il principio per cui è possibile camminare sulle braci anche a seicento gradi, ma non su una graticola alla stessa temperatura.

Dal lato dell’indagine, per la conferenza al liceo Copernico ci eravamo anche fatti prestare un pirometro dal Dipartimento di Energetica del Politecnico, per misurare la temperatura del letto di braci. Ottenemmo però lo strumento solo il giorno stesso della conferenza, quindi non ci fu tempo per impratichirsi o imparare a calibrarlo con precisione e le misure furono, di conseguenza, decisamente approssimative.

In ogni caso è un fenomeno molto complesso, ed è difficile fare calcoli o previsioni teoriche per stabilire, ad esempio, quali siano i margini di sicurezza, e ovviamente non vogliamo arrivarci per prove ed errori!

Anche la letteratura in materia, a parte quella antropologica, è scarna: chi ha fatto qualche misura [come Kjernsmo, il fisico norvegese di cui si parla nell’articolo di Andrea Albini, n.d.r.] si è occupato più della temperatura del letto di braci che di quella della pianta del piede, che è più importante anche se più difficile da misurare. Andrea sta cercando di costruire un modello matematico e io ho in progetto alcuni esperimenti, anche piuttosto sofisticati, per cercare di capirci qualcosa di più: quello che abbiamo fatto finora è stato più un lavoro didattico che una indagine scientifica, ma il divertente viene ora. I lettori di Scienza & Paranormale saranno certamente i primi a essere informati delle nostre scoperte!

Beatrice Mautino
Divulgatrice scientifica
Contatti: beatrice.mautino@gmail.com



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